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Previsioni Nasdaq, Petrolio, Oro, EUR/USD e GBP/USD: i livelli chiave della settimana del 27 luglio 2026

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
25 lug 2026
Share
Analisi tecnica e previsioni su Nasdaq 100, petrolio WTI, oro, EUR/USD e GBP/USD: scopri i livelli chiave e gli scenari di mercato da monitorare nella settimana del 27 luglio 2026

Appuntamenti chiave della settimana 27-31 luglio 2026

La settimana che si apre lunedì 27 luglio si presenta come una delle più dense dell'estate sul fronte degli appuntamenti market moving. 

Sul piano azionario, gli operatori dovranno gestire un calendario di trimestrali senza precedenti per densità di mega-cap coinvolte: martedì tocca a Visa, mercoledì sarà la volta di Microsoft e Meta, giovedì di Apple e Amazon, in un susseguirsi di risultati che manterranno la volatilità sul Nasdaq particolarmente elevata per l'intera settimana. 

Sul fronte macro, l'appuntamento dirimente arriva mercoledì 29 luglio con la decisione sui tassi d'interesse della Federal Reserve e la successiva conferenza stampa del FOMC, un catalizzatore diretto per il Dollar Index e, di riflesso, per l'intera struttura di rischio dei mercati globali. 

Venerdì 31 luglio sarà invece la volta dell'indice dei prezzi al consumo dell'Eurozona, dato rilevante per la traiettoria di EUR/USD e GBP/USD nelle settimane successive. Questi appuntamenti rappresentano i principali motori per i livelli tecnici su Nasdaq 100, WTI Crude Oil, XAU/USD, EUR/USD e GBP/USD nella settimana entrante.

La settimana borsistica chiusa il 25 luglio ha registrato un netto peggioramento del sentiment su Wall Street, con il Nasdaq che ha proseguito la correzione già avviata la settimana precedente, portandosi in area 28.100-28.150 punti dopo aver perso, dai massimi di inizio giugno in area 30.776 punti, circa il 10% complessivo. Il dato più significativo è che questo ritracciamento si è manifestato nonostante trimestrali sostanzialmente positive di Alphabet e Tesla: il mercato ha interpretato con sospetto alcune dinamiche di earnings management, in particolare su Alphabet, letta da più operatori come un'operazione di sostegno al prezzo tramite buyback più che una reale sorpresa sui fondamentali, mentre Tesla ha accusato un forte calo dell'earning price per share portando il titolo in gap down. 

Sul fronte delle materie prime, il petrolio WTI ha vissuto una settimana di forte volatilità geopolitica, schizzando dagli 81 dollari fino quasi ai 94 dollari al barile per le tensioni tra Iran e Stati Uniti nell'area del Golfo, prima di stabilizzarsi in chiusura di settimana in area 91 dollari. 

L'oro ha proseguito la fase di compressione intorno ai 4.000-4.200 dollari l'oncia, mentre il Dollar Index è tornato un asset preferito dai trader, sfiorando i 102 punti. I driver macro che hanno mosso i mercati nella settimana appena conclusa sono stati le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, la raffica di trimestrali tech con reazioni contrastanti e l'attesa crescente per la decisione della Fed e per le trimestrali di Microsoft, Meta, Apple e Amazon nella settimana entrante.

 

Nasdaq 100: pressione ribassista pesante, supporto critico in area 28.000

Il Nasdaq 100 entra nella settimana del 27 luglio in una fase tecnica delicata e più fragile rispetto alla settimana precedente: la correzione si è intensificata, portando l'indice a testare direttamente la soglia psicologica dei 28.000 punti dopo aver violato più supporti intermedi nelle ultime sedute.

Il Nasdaq 100, monitorato tramite i CFD Pepperstone su TradingView, ha chiuso la seduta più recente a 28.135,2 punti, in calo dell'1,50% (-429,0 punti), con un range di giornata compreso tra un minimo di 28.038,5 e un massimo di 28.559,0. Dai massimi di inizio giugno in area 30.776 punti, l'indice ha ormai maturato una perdita di circa il 10%, un ritracciamento che, come emerso anche nell'analisi della settimana precedente, aveva già portato l'indice a testare l'area del 30% di Fibonacci sulla gamba rialzista tra marzo e giugno, collocata intorno ai 28.300 punti. Quel livello è stato ora violato, e il prezzo tratta sotto sia la SMA breve (29.085,4) sia la SMA più lenta (28.257,2), con il SuperTrend in configurazione Down Trend a 28.852,9 punti che agisce da resistenza dinamica immediatamente sopra le quotazioni attuali.

Livelli tecnici di riferimento

Il livello più rilevante da monitorare nella settimana entrante è l'area 28.000 punti, soglia psicologica e tecnica di primaria importanza che il mercato sta testando direttamente dopo la rottura dei precedenti supporti in area 28.300. Una tenuta duratura sopra questa soglia, con un possibile rimbalzo verso l'ostacolo intermedio in area 28.850-29.100 punti (coincidente con il SuperTrend ribassista e la SMA breve), sarebbe il primo segnale tecnico di stabilizzazione. Una rottura confermata sotto 28.000, con chiusura di sessione inferiore a questo livello, aprirebbe invece spazio a un'accelerazione verso l'area 26.750-27.100 punti, dove si colloca il ritracciamento del 50% Fibonacci della gamba rialzista di lungo periodo e un supporto statico di swing rilevante. La resistenza principale nel breve resta il range 29.000-29.100 punti, ormai trasformatosi in zona di offerta dopo la rottura ribassista delle ultime due settimane.

Scenari per la settimana del 27 luglio

Il quadro che emerge è quello di un mercato tecnicamente debole nel breve, con un RSI daily sceso a 39,34 (RSI-based MA a 42,93), valori che si avvicinano alla soglia di ipervenduto ma non la confermano ancora in maniera netta. Fino a quando il Nasdaq 100 si mantiene sopra i 28.000 punti, esiste la possibilità che l'indice stia costruendo una base di stabilizzazione in vista delle trimestrali di Microsoft, Meta, Apple e Amazon attese tra mercoledì e giovedì, quattro catalizzatori di primaria importanza per la price action dell'intero comparto tecnologico. Un cedimento della soglia dei 28.000 punti, invece, ridisegnerebbe il profilo di rischio dell'intero comparto e renderebbe prioritaria la gestione delle posizioni in essere, soprattutto in un contesto dove il VIX resta sopra i 18-19 punti, coerente con uno scenario di cautela diffusa.

 

Nasdaq

 

EUR/USD: supporto sotto stress in attesa dei dati europei

L’EUR/USD arriva alla settimana del 27 luglio in una posizione tecnica più fragile rispetto alla settimana precedente, con il cambio che deve confrontarsi con un dollaro tornato più forte e con un contesto di mercato ancora favorevole al biglietto verde. 

La coppia si muove in prossimità di un’area chiave compresa tra 1,1350 e 1,1400, con il mercato che guarda soprattutto alla decisione della Fed di mercoledì 29 luglio e ai dati sull’inflazione dell’Eurozona attesi per venerdì 31 luglio.

Dopo aver difeso nella settimana precedente la fascia 1,1350-1,1420, l’EUR/USD ha esteso la fase di debolezza in linea con il rafforzamento del dollaro osservato nelle ultime sedute. 

Il contesto resta condizionato anche dall’aumento della domanda di dollaro in uno scenario geopolitico più teso, mentre sul fronte europeo la BCE ha mantenuto i tassi fermi al 2,25% nella riunione del 23-24 luglio, confermando un’impostazione attendista ma ancora prudente.

L’inflazione dell’area euro ha mostrato a giugno un rallentamento al 2,8% dal 3,2% di maggio, segnale che ha dato alla BCE un po’ di margine per restare ferma nell’immediato, ma non abbastanza da cancellare del tutto i rischi di pressione sui prezzi nei prossimi mesi. Questo rende i dati in arrivo a fine mese particolarmente importanti, perché potrebbero influenzare le aspettative sulla traiettoria futura della politica monetaria europea.

Dal punto di vista tecnico, il livello di 1,1350-1,1400 rappresenta l’area di supporto immediata più importante per l’euro. Una tenuta sopra questa fascia, soprattutto se accompagnata da una Fed meno aggressiva del previsto, potrebbe favorire un rimbalzo verso la resistenza intermedia di 1,1500-1,1550.

Sul lato opposto, una rottura stabile di 1,1350 aprirebbe spazio verso 1,1270-1,1300, mentre un’ulteriore accelerazione del dollaro — con il Dollar Index sopra area 102 — potrebbe estendere il movimento verso 1,1180-1,1200. La struttura resta quindi impostata su un equilibrio fragile, con un supporto che al momento sta assorbendo la pressione ma senza segnali chiari di inversione forte.

Scenario per la settimana

L’evento dirimente della settimana resta la Fed. Un tono restrittivo, in linea con il recente rafforzamento del dollaro, continuerebbe a penalizzare l’euro e aumenterebbe la probabilità di un test dei supporti inferiori, mentre un’apertura anche solo parziale verso futuri tagli dei tassi USA fornirebbe ossigeno alla coppia. In questo senso, il comportamento dell’EUR/USD dipenderà più dalla reazione del dollaro che da una forza autonoma dell’euro.

I dati sull’inflazione europea di venerdì 31 luglio agiranno da contrappeso, ma il loro impatto sarà probabilmente più significativo sulle aspettative di medio periodo che sul movimento immediato della seduta. La BCE ha già segnalato un approccio guidato dai dati e, almeno per ora, non mostra urgenza di cambiare linea, ma un eventuale nuovo scarto al rialzo dell’inflazione potrebbe riaccendere il dibattito nelle settimane successive.

Livelli da monitorare

In sintesi, sopra 1,1400 l’euro avrebbe ancora margine per tentare un recupero più credibile verso 1,1500-1,1550, mentre sotto 1,1350 il quadro diventerebbe più debole e più esposto a una discesa verso 1,1270-1,1300. Se il dollaro dovesse rafforzarsi ulteriormente dopo la Fed, il rischio di un’estensione verso 1,1180-1,1200 diventerebbe concreto.

Il messaggio operativo è quindi chiaro: l’EUR/USD resta in una fase di pressione tecnica, con un supporto sotto stress e con la direzione finale della settimana legata soprattutto alla combinazione tra Fed, inflazione europea e tono complessivo del dollaro.

 

eurusd

 

GBP/USD: la sterlina alla prova della forza del dollaro

La sterlina britannica resta più resiliente dell’euro, ma anche GBP/USD sta affrontando una fase delicata, con il dollaro che continua a esercitare pressione in vista della Fed e, subito dopo, della Bank of England. Il cambio si muove intorno a 1,3374-1,3438, un’area che conferma un’impostazione ancora costruttiva nel breve, ma non abbastanza forte da parlare di rottura rialzista consolidata.

Dal punto di vista tecnico, il quadro resta impostato su un consolidamento sopra i supporti chiave, con una fascia di equilibrio compresa tra 1,3300 e 1,3450. 

Le letture più recenti indicano una prima resistenza in area 1,3440-1,3460 e un supporto immediato tra 1,3350 e 1,3415, mentre l’area 1,3250-1,3300 rimane il vero livello discriminante di medio periodo. Finché il prezzo resta sopra questa zona, il mercato conserva la possibilità di difendere la struttura di recupero costruita nelle ultime settimane.

L’impostazione di breve termine è quindi ancora moderatamente positiva, ma con segnali di cautela. I segnali tecnici disponibili mostrano il cambio sopra le principali medie mobili di breve, con RSI in area neutrale-rialzista e volatilità contenuta, elementi che indicano un mercato in attesa di un catalizzatore forte più che in accelerazione direzionale. In altre parole, GBP/USD non appare fragile in modo marcato, ma neppure abbastanza solido da superare con decisione la resistenza 1,3450-1,3550 senza un nuovo impulso macro.

Scenario per la settimana

Nella settimana del 27 luglio il driver principale sarà ancora il dollaro. 

Se la Fed dovesse mantenere un tono più restrittivo del previsto, il cross potrebbe tornare rapidamente a testare 1,3300 e, in estensione, 1,3250; al contrario, un indebolimento del dollaro dopo la riunione potrebbe favorire un nuovo tentativo di recupero verso 1,3450 e poi 1,3550. Anche la BoE resta un elemento importante, ma il mercato sembra guardare prima di tutto alla traiettoria della politica monetaria americana e alla reazione del biglietto verde.

Livelli da monitorare

In sintesi, il quadro operativo resta questo: sopra 1,3300 la sterlina conserva margine di tenuta; sopra 1,3450 il recupero diventerebbe più credibile; sotto 1,3250, invece, il rischio è un ritorno a un contesto tecnico più debole con spazio verso 1,3150. Per il momento, dunque, GBP/USD si presenta come un cambio in equilibrio precario, sostenuto da una struttura non ancora deteriorata, ma ancora dipendente dalla forza del dollaro.

 

GBPUSD

 

Dollar Index: baricentro valutario nella settimana della Fed

Il Dollar Index si conferma il principale baricentro valutario della settimana del 27 luglio, con un ruolo potenzialmente decisivo nell’orientare la direzione dei principali cambi e, in modo indiretto, anche la price action di indici azionari e commodity. Dopo il recupero dai minimi dell’area 95,5-96 punti, il biglietto verde ha costruito una base tecnica più credibile e si è riportato sopra quota 100, consolidando una struttura di breve periodo che resta ancora costruttiva.

Sul piano tecnico, il Dollar Index mantiene una configurazione positiva ma ancora prudente. Gli indicatori di momentum restano favorevoli: RSI in area neutro-rialzista, MACD sopra lo zero e ADX su livelli sufficienti a indicare una tendenza in formazione, più che un semplice rimbalzo occasionale. Anche il quadro delle medie mobili appare coerente con questa impostazione, con le medie di breve che continuano a sostenere il prezzo e con il mercato che resta ben ancorato sopra l’area psicologica 100-101.

La prima resistenza significativa si colloca in area 101,8-102,0, che rappresenta la soglia più importante da superare nel breve periodo. Solo una rottura convincente di questa fascia, accompagnata da un tono più restrittivo della Fed, potrebbe aprire spazio verso un’estensione in area 104-105 punti; si tratta però di uno scenario condizionato e non ancora di base. 

Finché il prezzo rimane sotto 102, il mercato sta ancora lavorando un recupero tecnico e non una vera accelerazione di trend.

Sul lato opposto, il supporto immediato resta in area 100,7-100,8, con il livello psicologico 100-101 che continua a fare da spartiacque per la tenuta della struttura rialzista di breve. Una perdita stabile di questa fascia indebolirebbe il quadro tecnico e riporterebbe il focus verso la zona 99-100, che resta il vero supporto di medio periodo da monitorare. In altre parole, la tenuta sopra 100 mantiene viva l’ipotesi costruttiva; la perdita di questo livello riaprirebbe invece spazio a una fase di correzione più profonda.

La chiave di lettura resta il classico equilibrio tra crescita, inflazione e comunicazione della banca centrale. La riunione Fed della settimana è il vero catalizzatore del movimento: il mercato non guarda soltanto alla decisione sui tassi, ma soprattutto al messaggio della banca centrale su inflazione, condizioni finanziarie e traiettoria futura della politica monetaria. In questo contesto, anche le trimestrali tech possono influenzare il sentiment globale e, di riflesso, la domanda di dollaro come valuta difensiva o di copertura.

Dal punto di vista operativo, il messaggio è abbastanza chiaro: sopra 100-101 il Dollar Index resta in fase di costruzione positiva, sopra 101,8-102 può entrare in una fase più espansiva, mentre sotto 100 torna vulnerabile a una correzione più ampia. Per il mercato FX questo significa che EUR/USD, GBP/USD e le valute legate al rischio restano sensibili alla lettura della Fed e alla tenuta del supporto tecnico del dollaro. Anche oro e indici americani continueranno a reagire in modo molto diretto alla forza o alla debolezza del biglietto verde.

 

 

Petrolio Crude Oil: rally geopolitico verso i massimi, ipercomprato in vista della FED

Il petrolio WTI si presenta alla settimana del 27 luglio con un'impostazione tecnica in netta accelerazione rialzista, dopo una settimana dominata dalle tensioni geopolitiche tra Iran e Stati Uniti che hanno spinto il prezzo del greggio a movimenti particolarmente ampi.

Il WTI Crude Oil, tradato attraverso i CFD Pepperstone su TradingView, ha chiuso la seduta più recente a 91,318 dollari al barile, in forte rialzo del 4,89% (+4,257 dollari), con un'apertura a 88,208 dollari e un range di giornata compreso tra un minimo di 87,938 e un massimo di 91,788 dollari. Il movimento si inserisce in un contesto di forte volatilità: nella settimana appena conclusa il prezzo è passato da un minimo di area 81 dollari fino a un massimo intraday che ha sfiorato i 94 dollari, per poi assestarsi attorno ai 91 dollari in chiusura di settimana. 

Il prezzo tratta ora ampiamente sopra entrambe le medie mobili di riferimento (SMA a 74,094 e 87,902) e sopra il SuperTrend rialzista a 85,433, una configurazione tecnica che conferma il cambio di regime rispetto al precedente trend ribassista di lungo periodo.

Livelli tecnici di riferimento

La resistenza più immediata da monitorare nella settimana entrante è l'area 91,800-92,000 dollari, corrispondente al massimo appena testato: un superamento stabile di questa soglia, accompagnato da un aggravarsi delle tensioni nell'area del Golfo e dello Stretto di Hormuz, potrebbe innescare un'estensione verso l'area psicologica dei 94-95 dollari, già toccata nei picchi della scorsa settimana. 

Sul lato del supporto, il livello da difendere in ottica costruttiva è l'area 87,900-87,000 dollari, coincidente con la SMA più reattiva e con il minimo di seduta più recente; una rottura di questo pavimento riporterebbe il prezzo verso il pivot intermedio di area 85.000-84.500 dollari, coincidente con il SuperTrend rialzista, la cui violazione metterebbe in discussione l'intera configurazione bullish delle ultime settimane.

Scenari per la settimana del 27 luglio

Il fattore più rilevante per la direzionalità del WTI nella settimana del 27 luglio resta la dinamica geopolitica tra Iran e Stati Uniti, in grado di amplificare o ridimensionare rapidamente le pressioni tecniche in atto: un'escalation ulteriore delle tensioni nell'area del Golfo potrebbe accelerare il movimento verso 94-95 dollari, mentre una distensione dei toni diplomatici, combinata a dati sulle scorte EIA in aumento, potrebbe ricondurre il prezzo verso l'area 87-88 dollari e allungare la fase di consolidamento. L'RSI daily, attualmente a 71,84 (RSI-based MA a 61,42), segnala un ipercomprato tecnico che invita alla prudenza sulle nuove entrate al rialzo, in un contesto dove anche la decisione della Fed di mercoledì potrebbe influenzare indirettamente il prezzo del greggio attraverso il canale del dollaro.

 

Crude oil

 

Oro: la tenuta dei 4.000 dollari resta la chiave della settimana

L'oro attraversa una fase di verifica tecnica particolarmente delicata, con il metallo prezioso alle prese con un supporto psicologico di enorme rilevanza in un contesto macro dominato dall'attesa per la decisione della Federal Reserve.

Dal picco registrato nella prima parte del 2026, in area 5.600 dollari l'oncia, l'oro ha intrapreso una discesa ampia e progressiva che lo ha ricondotto in prossimità dei 4.000 dollari, con una perdita di circa 1.600 dollari dal massimo. Il movimento ribassista si è sviluppato in un contesto di generale rivalutazione degli asset di rischio, con l'oro che ha ceduto parte della sua funzione di hedge inflattivo in favore di una maggiore propensione al rischio degli investitori istituzionali. 

Nella settimana appena conclusa il supporto dei 4.000 dollari è stato nuovamente testato, in un contesto ulteriormente complicato dal forte rialzo del petrolio legato alle tensioni Iran-USA, che ha in parte sottratto flussi di protezione tipicamente destinati all'oro; il metallo tratta attualmente in area 4.016-4.073 dollari, senza che si sia registrata una rottura convincente al ribasso, il che mantiene aperta la possibilità tecnica di un doppio minimo in formazione.

Livelli tecnici di riferimento

Il livello dei 4.000 dollari l'oncia resta il cardine dell'analisi sull'oro anche per la settimana entrante. Una permanenza dei prezzi al di sopra di questa soglia, specialmente in caso di un tono accomodante della Fed mercoledì 29 luglio, sarebbe il primo segnale di un possibile completamento del doppio minimo. Il ritracciamento del 30% della gamba ribassista si colloca in area 4.500 dollari, primo target tecnico significativo in caso di inversione; solo una stabilizzazione sopra quella zona consentirebbe di ipotizzare un recupero più duraturo verso i 4.800-5.000 dollari. Sul lato del ribasso, una rottura decisa dei 4.000 dollari con chiusura settimanale inferiore aprirebbe spazio verso l'area 3.750-3.800 dollari, dove si trovano supporti statici di lungo periodo.

Scenari per la settimana del 27 luglio

Il principale elemento di catalisi per l'oro nella settimana del 27 luglio sarà la decisione della Federal Reserve sui tassi e il tono della successiva conferenza stampa. Una Fed percepita come più accomodante, magari in scia a dati di inflazione USA in raffreddamento, potrebbe ridare slancio al metallo prezioso, alimentando flussi di acquisto verso gli asset rifugio proprio nel momento in cui la volatilità sul Nasdaq resta elevata per le trimestrali tech. Al contrario, una Fed che confermi un atteggiamento restrittivo, unita a un dollaro ancora forte in area 100-102 punti sul Dollar Index, manterrebbe l'oro sotto pressione e renderebbe più probabile un test ulteriore, e potenzialmente una rottura, dei 4.000 dollari.

 

Gold

La settimana in sintesi

La settimana del 27 luglio si presenta come uno dei banchi di prova più densi dell'estate per i mercati finanziari, con la Fed di mercoledì 29 e la raffica di trimestrali tech (Microsoft, Meta, Apple, Amazon) a fare da veri catalizzatori direzionali su tutte le asset class. Il Nasdaq 100, dopo aver perso circa il 10% dai massimi di inizio giugno, arriva a un bivio tecnico cruciale sulla soglia psicologica dei 28.000 punti: la tenuta di questo livello, con RSI ancora lontano dall'ipervenduto conclamato (39,34), lascia aperta la possibilità di una stabilizzazione in vista degli utili, mentre un cedimento aprirebbe la strada verso 26.750-27.100.

Il petrolio WTI resta il grande protagonista della settimana, con un rally alimentato dalle tensioni Iran-USA che ha portato il prezzo sopra i 91 dollari; l'RSI in ipercomprato (71,84) invita però a monitorare con attenzione eventuali segnali di esaurimento, soprattutto in caso di distensione geopolitica. L'oro resta ancorato alla difesa dei 4.000 dollari, con la Fed che rappresenta il vero ago della bilancia tra un possibile doppio minimo di inversione e un'estensione della fase ribassista verso 3.750-3.800.

Sul fronte valutario, il Dollar Index si confirma protagonista silenzioso ma decisivo: la sua forza recente, con target verso 102-105 punti in caso di Fed restrittiva, mantiene sotto pressione sia l'EUR/USD (supporto critico 1,1350) sia il GBP/USD (supporto strutturale 1,3250-1,3300), entrambi in attesa di un catalizzatore che ne definisca la direzione nelle prossime settimane, con i dati sull'inflazione europea di venerdì 31 a completare il quadro.

In sintesi, la settimana del 27 luglio si configura come un vero stress test per la tenuta dei trend in atto su tutte le principali asset class: la combinazione tra decisione Fed, trimestrali mega-cap e tensioni geopolitiche sul petrolio renderà la gestione del rischio, più che la ricerca di rendimento aggressivo, la priorità operativa per i trader che monitorano Nasdaq 100, WTI Crude Oil, XAU/USD, EUR/USD e GBP/USD tramite i CFD Pepperstone su TradingView.

 

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