
La stagione delle trimestrali entra in una fase cruciale con i conti di Alphabet (Google) e Tesla, due nomi chiave del settore tecnologico e dell’universo “Magnificent 7”.
Le loro trimestrali di oggi arrivano in un momento delicato per il Nasdaq, che negli ultimi mesi ha alternato fasi di forte ottimismo sul tema intelligenza artificiale e cloud a momenti di correzione legati a valutazioni tirate, tassi d’interesse ancora elevati e maggiore selettività da parte degli investitori.
Alphabet pubblica i risultati del secondo trimestre 2026 dopo la chiusura di Wall Street, con attese di mercato che restano aggressive sul fronte crescita e margini, soprattutto per Google Cloud e per l’ecosistema AI legato a Gemini e alle TPU proprietarie.
Tesla, dal canto suo, porta in dote numeri di produzione e consegne già molto forti, ma con il mercato concentrato sulla capacità dell’azienda di trasformare volumi record in margini sostenibili e cassa, in un contesto di concorrenza crescente e investimenti pesanti su robo‑taxi, guida autonoma e business dell’energy storage.
Per Alphabet, la chiave della trimestrale non è solo “battere o meno le stime”, ma mostrare una traiettoria chiara su tre assi: pubblicità, cloud e AI. Il consenso LSEG e le principali case d’investimento si aspettano per il secondo trimestre 2026 ricavi intorno ai 116–120 miliardi di dollari, in crescita di poco sopra il 20% su base annua, e un utile per azione (EPS) vicino a 2,86–2,95 dollari, in aumento di oltre il 20–25% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Una parte consistente di questo miglioramento arriva proprio da Google Cloud, dove il mercato ha ormai spostato l’attenzione dal solo tema “scale” al nodo cruciale della redditività: dopo anni di investimenti per costruire capacità e quota di mercato, ora gli investitori vogliono vedere margini operativi in consolidamento e un percorso credibile verso livelli di profittabilità di medio periodo comparabili ai competitor.
La componente AI è il secondo grande capitolo della storia di Alphabet in questa stagione di trimestrali. I numeri di revenue sono ancora difficili da isolare in modo granulare, ma gli analisti guardano con attenzione a tutti gli indizi su monetizzazione di Gemini (nei prodotti consumer, nella ricerca e nell’enterprise), e sulla vendita delle TPU e delle soluzioni di calcolo orientate a carichi AI complessi.
Una guidance convincente su come l’ecosistema AI si tradurrà in ricavi e margini nei prossimi trimestri può fare la differenza tra una reazione positiva del mercato e una lettura più prudente, soprattutto alla luce del rally già visto su molte big tech dopo i primi segnali della “AI boom”. In questo contesto, l’andamento della price action di Alphabet negli ultimi mesi – con il titolo che si muove sotto i massimi di primavera in un canale di consolidamento – racconta proprio la tensione tra aspettative molto alte e una domanda di prove concrete sulla sostenibilità della crescita.
Alphabet (GOOGLE) arriva alla trimestrale Q2 2026 in una fase di compressione: il trend di fondo resta rialzista, ma nel breve prevale una pressione correttiva. Il titolo si muove intorno ai 347 dollari, con volumi sotto la media, segnale di attesa in vista dei risultati. Dopo il massimo sopra 400 dollari di giugno, i prezzi si sono stabilizzati in un range 320–360, indicando una pausa più che un’inversione.
Sul piano tecnico, la resistenza chiave è in area 354–356 dollari (coincidente con il SuperTrend ribassista), mentre il primo supporto passa tra 345 e 347.
La rottura di uno di questi livelli potrebbe innescare il prossimo movimento direzionale, anche perché medie mobili ravvicinate e RSI neutrale riflettono un equilibrio tipico delle fasi pre-evento.
La direzione dipenderà quindi dalla trimestrale: dati solidi, soprattutto su cloud e AI, potrebbero spingere il titolo verso 360–370 e riaprire lo scenario di nuovi massimi; al contrario, numeri deboli o guidance prudente rischiano di portare a una rottura dei supporti, con possibili estensioni verso 340 e 320–325 dollari. In sintesi, il mercato è in stand-by e pronto a reagire al catalizzatore imminente.

Tesla arriva a questa trimestrale con un quadro operativo interessante: il secondo trimestre 2026 ha visto una produzione di oltre 450.000 veicoli e consegne superiori a 480.000 unità, ben sopra le attese di consenso che si collocavano intorno alle 406.000 consegne.
Questo incremento di volumi, con un +25% anno su anno e un +30% circa rispetto al primo trimestre, segnala che la domanda per i modelli Tesla non è scomparsa, nonostante la concorrenza di altri produttori EV e il rumore legato alle scelte del management. Tuttavia, il mercato ha reagito con prudenza a questi dati: il titolo ha visto giornate di forte volatilità, con fasi di ribasso anche marcato, segno che gli investitori sono concentrati non solo sul “quanto si vende”, ma su “a che prezzo” e con quali margini.
Il baricentro della trimestrale sarà quindi su margini lordi automotive, free cash flow e qualità della guidance. Il consenso vede ricavi trimestrali in area poco sopra i 22 miliardi di dollari e margini lordi che continuano a risentire della pressione sui prezzi, della necessità di investire su nuove piattaforme (robo‑taxi, guida autonoma, robotica) e del rollout delle soluzioni di energy storage.
La strategia di Tesla negli ultimi trimestri è stata quella di accettare una compressione dei margini a breve per difendere volumi e preparare il terreno per nuovi driver di crescita, ma questo trade‑off non sempre viene premiato dal mercato, soprattutto in un contesto di tassi alti e di maggiore attenzione alla generazione di cassa. La reazione del titolo dopo i conti dipenderà in larga parte dalla capacità del management di convincere gli investitori che il mix tra veicoli, software, robo‑taxi ed energy storage può tornare a generare rendimenti interessanti sul capitale investito nel medio periodo.
Tesla si avvicina alla trimestrale Q2 2026 con un quadro tecnico più instabile e volatile rispetto ad altri big tech. Nonostante il recente rimbalzo verso area 379 dollari, il titolo resta inserito in una struttura laterale ampia (340–420), con volumi in calo che riflettono l’attesa del mercato. La forte escursione degli ultimi mesi, dal minimo sotto i 300 dollari fino ai quasi 500, conferma un profilo ad alta volatilità e una fase ancora in ricostruzione.
Nel breve, i livelli chiave sono ben definiti: la prima resistenza passa in area 393 dollari (SuperTrend ribassista), seguita dalla zona 409–420, mentre il supporto immediato si colloca tra 369 e 370 dollari, con base più solida a 340. Le medie mobili molto ravvicinate e un RSI sotto 50 segnalano un momentum ancora debole e una compressione che spesso anticipa movimenti più ampi.
La trimestrale sarà quindi decisiva. Dati solidi su consegne, margini e sviluppo di guida autonoma potrebbero spingere il titolo oltre 393 e riattivare un test dell’area 409–420, con possibili estensioni superiori. Al contrario, numeri deludenti o segnali di pressione competitiva rischiano di riportare i prezzi sotto 370, aprendo spazio verso 340. In sintesi, Tesla resta in una fase di rimbalzo tecnico ma con basi fragili, e più esposta a reazioni brusche rispetto ad altri titoli del settore.

Alphabet e Tesla non sono solo due storie aziendali: per molti investitori globali rappresentano termometri della tenuta del comparto tecnologico e della propensione al rischio sull’intero mercato USA. Alphabet è uno dei pesi massimi del Nasdaq, con un ruolo centrale nell’ecosistema advertising+cloud+AI, mentre Tesla è spesso considerata una proxy del tema “innovazione + mobilità elettrica + tecnologia applicata all’industria”. In una fase in cui il Nasdaq ha beneficiato del revival tecnologico e dell’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, ma sconta anche valutazioni impegnative e tassi ancora elevati, trimestrali come queste possono definire il tono delle prossime settimane.
Una combinazione di conti migliori delle attese e guidance solide da parte di Alphabet e Tesla potrebbe rafforzare la narrativa di una tecnologia USA ancora in grado di crescere a ritmi superiori alla media del mercato, sostenendo il sentiment su Nasdaq e, per riflesso, su tutti gli indici legati al comparto growth.
Al contrario, numeri deboli su margini, segnali di rallentamento sulla monetizzazione dell’AI o un messaggio prudente sul ritmo degli investimenti potrebbero innescare prese di profitto, soprattutto su titoli che arrivano alla stagione delle trimestrali da livelli di prezzo già elevati rispetto alla storia recente. In uno scenario di questo tipo, i trader più attivi considerano spesso le trimestrali di grandi nomi come possibili turning point per il breve periodo: non tanto come “evento singolo”, quanto come cambiamento di narrativa su interi settori (cloud, AI, EV, hardware) e sulla traiettoria complessiva del rischio azionario USA.
Operare su titoli come Alphabet e Tesla, o su indici che ne riflettono l’andamento, in corrispondenza delle trimestrali significa esporsi a movimenti potenzialmente molto bruschi: gap in apertura, spike intraday, inversioni rapide sulla base di pochi numeri o di una frase in conference call. In un contesto del genere, la gestione del rischio diventa centrale: dimensione delle posizioni, uso della leva, definizione di orizzonte temporale e consapevolezza della propria tolleranza alle oscillazioni sono elementi fondamentali per evitare che un singolo evento di mercato impatti in modo eccessivo sul portafoglio complessivo.
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