
Nel corso della settimana dal 29 giugno al 3 luglio 2026, i mercati finanziari hanno mostrato una chiara dinamica di rotazione settoriale, accompagnata da un contesto macro e geopolitico ancora incerto. Il risultato è stato un quadro complessivamente contrastato, con divergenze evidenti tra indici azionari, asset rifugio e comparti ciclici.
Il tema dominante è stato quello di un “rally selettivo”, in cui la leadership di mercato si è progressivamente spostata dai titoli growth e tecnologici verso settori più difensivi e value.
Il Dow Jones Industrial Average ha mostrato una buona tenuta, avvicinandosi ai massimi storici in area 40.000–41.000 punti, sostenuto dalla forza dei titoli industriali, finanziari ed energetici.
Al contrario, il Nasdaq Composite ha registrato una settimana più debole, penalizzato dalla pressione sul comparto semiconduttori e da prese di profitto sui titoli a maggiore capitalizzazione. La debolezza del settore chip ha rappresentato uno dei principali fattori di freno per l’intero indice.
L’S&P 500 ha evidenziato una divergenza significativa tra la versione tradizionale (market cap weighted) e quella equiponderata (equal-weight). Quest’ultima ha sovraperformato, segnalando un ampliamento della partecipazione al rialzo oltre i soliti mega-cap tecnologici. Si tratta di un segnale tipico delle fasi di rotazione, spesso osservato nelle transizioni di ciclo.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio ha mostrato una progressiva debolezza nella seconda parte della settimana. Il WTI si è riportato in area 70–75 dollari al barile, influenzato sia da prospettive di domanda meno aggressive sia da un parziale allentamento delle tensioni geopolitiche, in particolare sul fronte mediorientale.
L’oro ha invece recuperato terreno dopo una fase correttiva di breve periodo, tornando sopra i 2.300 dollari l’oncia. Il movimento è stato sostenuto da dati macroeconomici statunitensi leggermente più deboli, che hanno ridimensionato le aspettative di ulteriori strette monetarie da parte della Federal Reserve, favorendo gli asset rifugio.
Nel mercato valutario, il dollaro statunitense è rimasto complessivamente solido, pur mostrando segnali di consolidamento verso fine settimana. L’EUR/USD si è stabilizzato in area 1,08–1,10, in un contesto di equilibrio tra differenziali di tasso e aspettative macro.

Il Nasdaq 100 rallenta dopo il tentativo di sfondare la soglia dei 30.000 punti, chiudendo la settimana tra il 29 giugno e il 3 luglio 2026 a 29.329,21 punti, in calo dell’1,61% rispetto alla settimana precedente. Dopo aver toccato un massimo intraday a 30.044,50, l’indice ha rapidamente perso slancio, scendendo fino a un minimo di 29.087,33. La struttura della candela settimanale evidenzia una chiara shooting star, con una lunga ombra superiore che segnala un deciso rifiuto delle aree di massimo e un primo indebolimento del momentum rialzista.
Il livello dei 30.000 punti si conferma quindi una resistenza psicologica rilevante: il breakout è stato tentato ma non sostenuto, trasformando l’area in un ostacolo immediato per le prossime sedute. Sul lato opposto, il supporto di breve si colloca in area 29.000 punti, già testato più volte nel corso della settimana, mentre una rottura più netta potrebbe aprire spazio verso la fascia 28.800–29.000, zona tecnica di maggiore rilevanza.
Dal punto di vista delle medie mobili, il quadro si è deteriorato. Il prezzo è scivolato sotto la media mobile a 50 periodi, attualmente a 29.562,99, che ora agisce come prima resistenza dinamica. Anche la media mobile a 200 periodi, posizionata a 29.809,20, resta al di sopra dei prezzi, rafforzando la pressione ribassista e segnalando una perdita di struttura nel trend rialzista di medio periodo.
L’RSI a 14 periodi si attesta a 39,36, evidenziando un momentum in indebolimento ma ancora lontano da condizioni di ipervenduto. Questo lascia margine a eventuali rimbalzi tecnici di breve, senza però escludere ulteriori fasi correttive nel caso di nuova pressione in vendita.
La regressione lineare sul timeframe daily continua a mostrare una pendenza positiva, a indicare che il trend di fondo non è ancora compromesso. Tuttavia, il prezzo si sta avvicinando al limite inferiore del canale, un segnale che conferma il progressivo raffreddamento della spinta rialzista.
In sintesi, il Nasdaq 100 si trova in una fase di transizione: la struttura di fondo resta costruttiva, ma i segnali tecnici di breve termine indicano un mercato più fragile, con i venditori tornati attivi in prossimità dei massimi.

L’EUR/USD chiude la settimana in sostanziale equilibrio, fermandosi a 1,1437 (+0,02%), dopo aver oscillato in un range ristretto tra 1,1430 e 1,1475. Una fase di consolidamento che segue il rimbalzo avviato dall’area 1,1360 e che riflette un mercato in attesa di nuovi catalizzatori, con l’area di 1,15 sempre più al centro dell’attenzione.
Dal punto di vista tecnico, il quadro resta costruttivo nel breve-medio periodo. Il prezzo si mantiene sopra la media mobile a 50 giorni (1,1414) e sopra la media mobile a 200 giorni (1,1412), due livelli ora allineati che rafforzano la zona di supporto dinamico. La tenuta di quest’area rappresenta un elemento chiave per la continuità del trend rialzista avviato nelle scorse settimane.
L’RSI a 14 periodi si attesta a 62,16, in territorio positivo ma ancora lontano dalla soglia di ipercomprato. Il momentum resta quindi favorevole ai compratori, pur mostrando i primi segnali di maturazione che potrebbero tradursi in una fase di pausa o in movimenti più laterali nel breve termine.
La regressione lineare sul timeframe daily evidenzia un canale ascendente moderato, con il prezzo posizionato nella fascia centrale. Un’impostazione che suggerisce una tendenza ancora rialzista, ma priva, al momento, della forza necessaria per un breakout deciso. In questo contesto, l’area compresa tra 1,1490 e 1,1500 rappresenta la principale zona di resistenza: una rottura confermata potrebbe aprire spazio a un’estensione del movimento rialzista.
Sul fronte opposto, i supporti si concentrano tra 1,1410 e 1,1400, con un livello più strutturale in area 1,1360. Una violazione di questi livelli indebolirebbe il quadro tecnico, esponendo la coppia a una correzione più ampia.
Dal punto di vista delle candele, la settimana si chiude con una doji, segnale classico di indecisione. L’equilibrio tra compratori e venditori resta fragile, soprattutto in prossimità delle resistenze. Anche il MACD, pur mantenendo un’impostazione rialzista, mostra segnali di possibile divergenza negativa: un campanello d’allarme che invita alla prudenza nel caso in cui il cambio non riesca a superare con decisione quota 1,1475.


L’oro torna protagonista e chiude la settimana a 4.176,43 dollari l’oncia, in rialzo dell’1,27% rispetto alla chiusura precedente, dopo aver guadagnato 52,47 dollari. Il metallo prezioso ha messo a segno un recupero deciso dopo il minimo toccato in apertura di settimana a 3.942 dollari, sostenuto dai dati più deboli sul mercato del lavoro statunitense e dalle crescenti aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.
Dal punto di vista tecnico, il quadro resta costruttivo. Il prezzo si mantiene sopra la media mobile a 50 giorni, collocata a 4.092,96 dollari, e anche sopra la media a 200 giorni, a 4.057,90 dollari, confermando una struttura ancora solida sia nel breve sia nel lungo periodo. La tenuta di queste aree rafforza l’idea che il rimbalzo non sia stato solo tecnico, ma abbia riportato interesse concreto sul comparto.
L’RSI a 14 periodi si posiziona a 67,24, in area rialzista ma ancora sotto la soglia di ipercomprato. Il momentum resta quindi favorevole ai compratori, anche se la vicinanza a quota 70 invita a mantenere cautela: il mercato conserva forza, ma potrebbe iniziare a mostrare i primi segnali di saturazione nel brevissimo termine. In parallelo, il MACD resta impostato positivamente, con valori coerenti con una fase di espansione del trend rialzista.
Sul fronte della struttura grafica, il recupero appare particolarmente significativo perché ha permesso all’oro di uscire da un canale discendente sul timeframe settimanale, rafforzando l’ipotesi di una possibile inversione di medio termine. Il breakout dell’area 4.100 dollari, corrispondente alla neckline di un potenziale double bottom, aggiunge ulteriore credibilità allo scenario di continuazione del rialzo.
I livelli da monitorare restano chiari. La prima resistenza si colloca in area 4.200 dollari, livello psicologico e massimo recente, mentre il supporto immediato passa da 4.150 dollari. Più in basso, la soglia di 4.100 dollari rappresenta il vero livello discriminante: una sua tenuta confermerebbe la forza del rimbalzo, mentre una sua rottura rimetterebbe in discussione l’impostazione attuale.
Sul piano candlestick, la formazione di un hammer in area di minimo, vicino alla banda inferiore di Bollinger, ha anticipato il movimento di recupero, confermando la presenza di compratori attivi sui livelli più bassi. Una sequenza tecnica che rafforza l’idea di un mercato tornato a cercare con decisione i massimi.

Il WTI chiude la settimana poco sopra i 68 dollari al barile, in un contesto di mercato che resta prudente e ancora privo di direzione netta. Il contratto con scadenza più vicina ha terminato la seduta del 3 luglio 2026 a 68,08 dollari, dopo aver toccato un massimo a 69,26 e un minimo a 68,08, mentre il Brent si è mosso in area 71,58 dollari al barile.
La fase attuale mostra un greggio bloccato in una fascia tecnica delicata, con il mercato che sembra più in attesa di un catalizzatore che davvero orientato a scegliere una direzione. Il quadro di breve termine resta fragile: il prezzo oscilla sotto le principali resistenze e fatica a recuperare slancio, mentre la struttura settimanale suggerisce una consolidazione che potrebbe precedere un’accelerazione, in un senso o nell’altro.tmgm+1
Sul piano tecnico, il WTI resta impostato in modo ancora debole, con le medie mobili di riferimento che si collocano sopra i prezzi e confermano una pressione ribassista di fondo. In questo scenario, la fascia 69,50–70,00 dollari rappresenta la prima area di resistenza rilevante, mentre il supporto immediato si concentra tra 67,00 e 66,50 dollari; una rottura più netta sotto quest’area aprirebbe spazio verso quota 65 dollari.
L’RSI si mantiene in area neutra, intorno a 48, e segnala un mercato in equilibrio, senza un vantaggio chiaro per compratori o venditori. Anche la configurazione delle ultime sedute, caratterizzata da candele piccole e corpi compressi, è coerente con una fase di attesa: una volatilità in ritirata che spesso anticipa un movimento più ampio.
La regressione lineare sul timeframe weekly conserva un’impostazione discendente, con il prezzo che si avvicina alla parte bassa del canale. Finché il greggio resterà sotto la zona psicologica dei 70 dollari e sotto le resistenze dinamiche, il rischio resta sbilanciato al ribasso, anche se un rimbalzo tecnico dal supporto attuale non è da escludere.
