
Wall Street si presenta alla settimana del 17 agosto con gli indici azionari vicini ai massimi storici, sostenuti dal rallentamento delle pressioni sui prezzi e dalla persistente forza del comparto tecnologico.
Il contesto, tuttavia, non è privo di rischi: valutazioni elevate, volumi in calo e possibili prese di beneficio impongono cautela.
Nella seduta del 13 agosto, l'S&P 500 ha chiuso a 7.798,99 punti, stabilendo un nuovo record, mentre il Nasdaq è salito a 26.803,03 punti. La seduta successiva ha registrato un arretramento, ma i principali indici statunitensi hanno comunque concluso la settimana in prossimità dei massimi.
Il sostegno al mercato è arrivato soprattutto dalle aspettative meno aggressive sulla Federal Reserve. I dati recenti sull'inflazione alla produzione hanno infatti contribuito a ridimensionare i timori di nuovi rialzi dei tassi, mentre il mercato continua a valutare la possibilità di un atteggiamento più accomodante nei prossimi mesi.
La risposta per il Nasdaq è chiara: la struttura resta rialzista finché l'indice riesce a difendere l'area compresa tra 29.500 e 29.700 punti.
Questi livelli rappresentano zone tecniche caratterizzate da una significativa concentrazione di volumi e, proprio per questo, possono trasformarsi in aree decisive per la prosecuzione del movimento. Il superamento di 29.700 punti ha rafforzato la pressione degli acquisti e avvicinato l'indice alla soglia psicologica dei 30.000 punti. Una stabilizzazione sopra questo livello potrebbe aprire la strada verso 30.740 punti e, successivamente, verso le aree di massimo raggiunte nel precedente impulso rialzista.
Il quadro deve però essere letto insieme alla dinamica dei volumi. Quando un indice sale mentre i volumi diminuiscono, il rialzo non è necessariamente compromesso, ma la sua sostenibilità diventa più vulnerabile. In altre parole, il mercato può continuare a crescere, ma necessita di nuovi flussi di acquisto per evitare che il breakout si trasformi in un falso segnale. Lo scenario costruttivo rimane valido sopra 30.000 punti. Al contrario, una discesa sotto 29.500 punti aumenterebbe il rischio di una correzione verso i supporti dinamici, con prima area di attenzione intorno a 28.800 punti.
A mantenere alta l'attenzione sul comparto tecnologico contribuiscono anche le notizie legate agli investimenti nell'intelligenza artificiale. Nvidia continua a rappresentare uno dei principali barometri del tema AI, mentre l'eventuale quotazione di Anthropic potrebbe diventare un catalizzatore per l'intero settore. Secondo le indiscrezioni disponibili, la società potrebbe valutare una IPO tra settembre e ottobre, ma non risulta ancora annunciata una data ufficiale né depositato il prospetto definitivo. [
Il Nasdaq 100 CFD quotato su Pepperstone si trova attualmente in una fase di consolidamento dopo i recenti massimi, con i prezzi che oscillano intorno ai 30.150 punti nella seduta di venerdì 14 agosto 2026. I futures E-mini Nasdaq 100 hanno chiuso a 30.141,75 punti con una flessione dello 0,15%, mentre il contratto continuo ha registrato 30.154 dollari, segnando una variazione negativa di 34,50 punti pari allo 0,11%. La sessione di venerdì ha riflesso un sentiment cautamente ribassista dopo dati macroeconomici statunitensi meno favorevoli, in particolare le vendite al dettaglio che hanno deluso le aspettative degli analisti.
Nonostante la chiusura negativa, i futures avevano mostrato guadagni dello 0,2% durante la giornata, segnalando quella volatilità intraday tipica della fase estiva con volumi ridotti e posizioni in aggiustamento prima della chiusura settimanale. Il Nasdaq Composite si attestava a 26.729,16 punti al 14 agosto, in lieve ritracciamento dai 26.803,03 punti del giorno precedente, confermando una fase di digestione dopo il rally dei mesi precedenti.
Sul fronte delle medie mobili, la struttura tecnica del Nasdaq 100 futures evidenzia una configurazione mista che riflette la transizione tra il trend rialzista di lungo periodo e il consolidamento di breve termine. Il prezzo si colloca attualmente al di sopra delle medie mobili a 20 e 50 periodi sul grafico daily, mantenendo intatto il bias rialzista di medio termine, ma la vicinanza alla media a 200 periodi suggerisce una possibile fase di test dei supporti dinamici. La media mobile a 50 giorni, che rappresenta un importante livello di supporto dinamico nel trend primario, rimane inclinata positivamente e continua a fornire sostegno al prezzo, anche se la distanza tra prezzo e media si è ridotta nelle ultime sedute, indicando un rallentamento della spinta momentum. La media a 200 giorni, ancora in territorio positivo, conferma che il trend di lungo periodo rimane intatto, ma la compressione tra le diverse medie suggerisce una possibile fase di accumulo o distribuzione prima della prossima direzione significativa.
L'indicatore Relative Strength Index a 14 periodi sul Nasdaq 100 si attesta attualmente intorno a livelli neutri, oscillando tra 50 e 55, il che riflette un equilibrio temporaneo tra forze rialziste e ribassiste senza eccessi di acquisto o vendita. Questo livello di RSI, superiore alla soglia di 50 ma ben distante dalla zona di ipercomprato sopra 70, indica che il momentum rimane moderatamente positivo ma senza la forza esplosiva necessaria per spingere l'indice verso nuovi massimi nel breve termine. La lettura dell'RSI suggerisce che il mercato sta attraversando una fase di digestione dopo il rally precedente, con i trader che valutano attentamente i prossimi catalyst macroeconomici prima di prendere posizioni direzionali più aggressive. La divergenza tra prezzo e RSI rimane assente, confermando che non vi sono segnali di indebolimento nascosto del trend sottostante.
L'analisi dei pattern candlestick sulle ultime sedute rivela una serie di formazioni indecise con corpi ridotti e ombre bilanciate, tipiche di una fase di consolidamento e incertezza direzionale. La candela di venerdì 14 agosto ha mostrato un'apertura a 30.210,75 dollari, un massimo di 30.283 dollari e un minimo di 30.028,50 dollari, chiudendo a 30.154 dollari con una variazione negativa di 34,50 punti, configurando una candela ribassista ma con un range contenuto che non segnala panico venditore. La presenza di ombre superiori e inferiori ben sviluppate indica che entrambe le forze, acquirenti e venditori, hanno testato i livelli estremi senza riuscire a mantenere il controllo, tipico di una fase di equilibrio temporaneo. La struttura del prezzo mostra un rispetto dei livelli di supporto immediati intorno ai 30.000 punti, che rappresentano un'area psicologica importante, mentre la resistenza chiave si colloca sopra i 30.300-30.400 punti, dove si concentrano i massimi recenti.
La configurazione tecnica attuale suggerisce uno scenario di range trading nel breve termine, con il Nasdaq 100 CFD che potrebbe oscillare tra i 30.000 e i 30.400 punti in attesa di nuovi catalyst direzionali. Un break deciso sopra i 30.400 punti con volumi in aumento potrebbe riattivare il momentum rialzista e aprire la strada verso i massimi storici, mentre una rottura al di sotto dei 30.000 punti con chiusura daily confermata potrebbe innescare una correzione più profonda verso i 29.500-29.700 punti.
La media mobile a 50 giorni e l'RSI neutro suggeriscono che il bias rimane moderatamente positivo, ma la mancanza di forza momentum richiede cautela nell'ingresso di nuove posizioni long senza conferma di breakout.

La tendenza dell’S&P 500 resta chiaramente positiva, ma il primo vero campanello d’allarme tecnico suonerebbe solo con una chiusura decisa sotto 7.735 punti. L’indice ha beneficiato di un’accelerazione accompagnata da un gap rialzista e ha superato la precedente area record intorno a 7.640 punti, confermando la forza del movimento con un nuovo massimo storico vicino a 7.800 punti. Finché i prezzi rimarranno sopra il supporto di 7.735, il mercato potrà tentare una nuova estensione rialzista, trasformando i vecchi massimi in una base di supporto solida.
Cosa succede se 7.735 cede
Una violazione di 7.735 punti potrebbe favorire prese di beneficio più ampie e un ritorno verso la chiusura del gap individuata nell’area di 7.450 punti. Questo livello rappresenta una zona di possibile stabilizzazione, ma non eliminerebbe completamente il rischio di inversione. Sotto 7.500 punti, infatti, la lettura tecnica diventerebbe più fragile: una discesa sotto questa soglia potrebbe segnalare che il mercato non sta semplicemente correggendo, ma sta iniziando a rivedere la struttura rialzista costruita nelle settimane precedenti.
La risposta del VIX è interlocutoria: la chiusura sotto 17 punti conferma un clima ancora favorevole al rischio, ma l’area di ipervenduto può preparare il terreno a un rimbalzo della volatilità. Il VIX ha chiuso la settimana vicino ai minimi dell’anno, intorno a 14,85, riflettendo un ambiente di bassa volatilità tipico delle fasi di “melt-up”.
Un recupero sopra 17 non significa crollo
Un recupero del VIX sopra 17 punti non implicherebbe automaticamente l’inizio di un crollo azionario, ma sarebbe un segnale da monitorare con attenzione. Una crescita dell’indice della volatilità indica generalmente una maggiore richiesta di protezione da parte degli operatori, e in un contesto di indici sui massimi e momentum ancora positivo, anche una sorpresa macroeconomica o geopolitica può produrre movimenti rapidi. La combinazione attuale richiede quindi una lettura equilibrata: non è una condizione necessariamente ribassista, ma è una configurazione in cui la prudenza paga.
La risposta per i listini europei è più prudente: DAX ed EuroStoxx hanno raggiunto nuovi massimi, ma le ombre superiori sulle candele e i segnali di distribuzione suggeriscono che gli acquisti stanno incontrando una resistenza crescente. Il DAX si è spinto in area 26.600 punti, dove sono emerse vendite ripetute, mentre la presenza di numerose shadow superiori segnala che, durante la seduta, i compratori hanno tentato di spingere i prezzi più in alto, ma non sono riusciti a mantenere integralmente il controllo in chiusura.
EuroStoxx: massimo a 6.570, primo supporto a 6.536-6.400
Anche l’EuroStoxx ha aggiornato il massimo in area 6.570 punti, con la formazione di una candela di possibile reversal che richiede una verifica nelle sedute successive. Il segnale diventerebbe più significativo soltanto con una conferma ribassista, mentre il primo supporto da difendere si trova nell’area 6.536-6.400 punti. Una perdita decisa di questa fascia potrebbe aprire spazio verso 6.300 punti, livello in cui si concentrerebbe una verifica importante della tendenza primaria.
La risposta per il dollaro è negativa nel breve periodo: il Dollar Index continua a muoversi sotto pressione e deve recuperare con decisione quota 100 per interrompere la sequenza di debolezza. L’indice ha aperto la seduta di venerdì appena sotto 100,00 per poi scivolare verso 99,50, testando ripetutamente un’area di supporto che ha retto più volte ma senza produrre un’inversione strutturale.
99,50 tiene, ma il rischio è 99 e poi 98
L’area 99,50 punti ha funzionato più volte da supporto, ma la reazione dei compratori non è stata sufficiente a produrre un’inversione strutturale. La presenza di una configurazione ribassista e il possibile cedimento dell’RSI mantengono aperto lo scenario di una discesa verso 99 punti e, successivamente, verso 98 punti. Una chiusura giornaliera sotto 99,50 aprirebbe la strada a 99,00 e poi 98,50, con il minimo di primavera intorno a 97,60 come pavimento del grafico.
Macro e geopolitica pesano sul biglietto verde
Il dollaro resta esposto a diversi fattori macroeconomici: aspettative sui tassi statunitensi, dati sull’inflazione, andamento dei consumi e conseguenze commerciali dei dazi. Anche il quadro geopolitico può influenzare il biglietto verde, soprattutto attraverso l’energia e i flussi verso gli asset considerati più difensivi. La serie di dati USA più deboli del previsto, inclusi retail sales e sentiment dei consumatori, ha spinto il mercato a pricedare tagli dei tassi, mantenendo il dollaro in difficoltà.

EUR/USD si trova in una fase tecnica delicata: il recupero sopra 1,15 ha migliorato il quadro di breve periodo, ma soltanto una rottura stabile dell’area 1,1500-1,1580 potrebbe trasformare il rimbalzo in un movimento rialzista più strutturato. Il riferimento ufficiale della BCE per il 14 agosto 2026 era pari a 1,1567 dollari per euro, mentre le quotazioni della settimana hanno evidenziato un massimo in area 1,1581 e un minimo a 1,15185.
La riconquista di 1,1500 costituisce un segnale costruttivo, ma non ancora sufficiente per decretare l’inversione del trend. Questa soglia ha già respinto diversi tentativi di accelerazione e, per questo motivo, il mercato dovrà produrre chiusure convincenti sopra 1,15 e possibilmente oltre 1,1580.
Una permanenza sopra quest’area confermerebbe la presenza di compratori disposti a difendere i minimi recenti. Al contrario, un nuovo ritorno sotto 1,1500 manterrebbe EUR/USD all’interno di una fase laterale e aumenterebbe il rischio di un ritracciamento verso 1,1470-1,1460.
La resistenza più importante si trova in prossimità di 1,1630, area indicata dalla media mobile a 200 giorni nella lettura tecnica considerata. Il superamento di questo livello avrebbe un significato maggiore rispetto a una semplice estensione del rimbalzo, perché potrebbe coincidere con la rottura della trendline superiore del canale discendente di medio periodo.
La fascia 1,1620-1,1650 rappresenta quindi una vera zona di verifica per il cambio. In caso di breakout confermato, il primo obiettivo tecnico potrebbe collocarsi a 1,1685, massimo ciclico precedente, mentre una prosecuzione del movimento riporterebbe in primo piano la soglia psicologica di 1,1700.
Se invece l’area dovesse respingere nuovamente il prezzo, EUR/USD potrebbe tornare a muoversi all’interno del canale discendente. In questo scenario, 1,1500 diventerebbe il primo supporto da difendere, seguito da 1,1470 e dalla zona 1,1400.
Il dollaro statunitense ha perso parte del sostegno ricevuto dai dati sul mercato del lavoro, alimentando le aspettative di una Federal Reserve meno restrittiva. Secondo le ricostruzioni disponibili, il rapporto sull’occupazione di luglio ha evidenziato una contrazione dei posti di lavoro non agricoli pari a 23.000 unità, contro attese per una crescita di 80.000, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1%.
Questi dati hanno rafforzato l’ipotesi di un possibile allentamento della politica monetaria statunitense e hanno ridotto la domanda per il biglietto verde.
Per EUR/USD, tuttavia, il vantaggio dell’euro non può essere considerato strutturale finché il cambio non riuscirà a superare le resistenze tecniche comprese tra 1,1580 e 1,1650.
Anche i dati europei hanno contribuito a mantenere il quadro relativamente favorevole alla moneta unica. La stima flash di Eurostat indica una crescita del PIL dell’area euro dello 0,4% nel secondo trimestre del 2026 rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% su base annua; il dato dell’Unione europea è stato pari rispettivamente allo 0,5% e all’1,2%.
Le medie mobili disponibili per il 14 agosto delineano un’impostazione complessivamente positiva, anche se con segnali meno uniformi sul brevissimo periodo. La media a 5 giorni, a 1,1568, fornisce un’indicazione rialzista, mentre quella a 10 giorni, a 1,1571, segnala una condizione di vendita legata alla vicinanza del prezzo.
Le medie a 20, 50, 100 e 200 giorni sono invece rispettivamente in area 1,1558, 1,1541, 1,1540 e 1,1541 e risultano orientate a favore degli acquirenti secondo la rilevazione tecnica consultata.
Questa configurazione suggerisce che il mercato conserva una base positiva, ma il prezzo deve ancora confrontarsi con la resistenza dinamica individuata in area 1,1630.
Sul grafico settimanale, il cambio rimane sopra le principali medie di riferimento. Il momentum, però, appare più equilibrato rispetto a quello osservato sul giornaliero: la struttura non è ribassista, ma nemmeno sufficiente per parlare di una nuova fase impulsiva.
L’RSI a 14 periodi si colloca intorno a 63-64, un livello coerente con un momentum favorevole agli acquirenti ma ancora distante dalla tradizionale area di ipercomprato. L’indicatore, quindi, lascia spazio a un ulteriore tentativo rialzista senza segnalare, da solo, un eccesso capace di anticipare necessariamente un’inversione.
Sul timeframe settimanale, invece, l’RSI vicino a 51 indica un equilibrio più marcato tra compratori e venditori. Il dato suggerisce che l’eventuale breakout dovrà essere accompagnato da una crescita effettiva della pressione in acquisto e non soltanto da un temporaneo superamento intraday.
Lo Stocastico si mantiene in area neutrale, mentre lo StochRSI si trova in territorio di ipervenduto. Quest’ultima condizione può favorire un recupero di breve periodo, ma non costituisce una conferma autonoma di inversione: il segnale diventerebbe più significativo soltanto insieme alla rottura delle resistenze statiche e dinamiche.
La struttura recente dei prezzi mostra una reazione degli acquirenti nella zona 1,1520-1,1530. Il recupero dai minimi giornalieri e la presenza di ombre inferiori evidenziano la capacità del mercato di respingere le vendite su quei livelli, almeno nel breve periodo.
La fascia 1,1550-1,1580 rimane però il principale terreno di confronto. EUR/USD ha testato più volte quest’area senza riuscire a consolidare il movimento al rialzo, una dinamica compatibile con una fase di accumulazione ma anche con un potenziale esaurimento del rimbalzo.
Per distinguere i due scenari sarà importante osservare la qualità delle chiusure giornaliere. Un superamento accompagnato da continuità e da una successiva tenuta del livello potrebbe confermare il breakout; una falsa rottura seguita da un ritorno sotto 1,1500 riporterebbe invece il controllo ai venditori.
Lo scenario rialzista diventerebbe più credibile con una chiusura stabile sopra 1,1580 e, soprattutto, con il superamento di 1,1630. In quel caso, EUR/USD potrebbe puntare inizialmente a 1,1650, poi a 1,1685 e infine a 1,1700.
Lo scenario neutrale prenderebbe forma con un ritorno del cambio all’interno dell’intervallo 1,1500-1,1580. In questa configurazione, il mercato resterebbe in consolidamento e la direzione successiva dipenderebbe dalla rottura di uno dei due estremi. Lo scenario ribassista si attiverebbe invece con una violazione di 1,1500 e una successiva perdita di 1,1470. Il movimento potrebbe estendersi verso la media a 50 giorni, indicata in area 1,1465, e successivamente verso 1,1400.
Il quadro tecnico in una frase
EUR/USD conserva un’impostazione costruttiva sopra 1,1500, ma soltanto il superamento confermato di 1,1630 trasformerebbe il recupero in un segnale rialzista di medio periodo; fino ad allora, il cambio resta in una fase di consolidamento tra supporti difensivi e resistenze ancora intatte.
La risposta per GBP/USD è costruttiva finché il cambio rimane all’interno dell’ampia congestione compresa tra 1,31 e 1,36. Una rottura sopra 1,36 potrebbe proiettare la sterlina verso 1,38 e, in uno scenario di ulteriore indebolimento del dollaro, verso 1,40.
1,36: un livello psicologico e tecnico chiave
Si tratta di un’area di prezzo particolarmente significativa, perché rappresenta un livello non osservato stabilmente dalla fase successiva al primo lockdown legato alla pandemia. Il superamento avrebbe quindi un valore tecnico e psicologico importante, segnando un cambiamento di momentum per la sterlina.
AUD/USD: breakout sopra 0,7050, target 0,72
Anche AUD/USD ha mostrato segnali di forza. Il breakout sopra 0,7050 ha migliorato la struttura del cambio e il ritorno vicino a 0,7110 mantiene aperta la possibilità di un movimento verso 0,72. Per entrambe le valute, il principale rischio è rappresentato da un recupero del dollaro. Un rafforzamento del biglietto verde potrebbe infatti invalidare rapidamente i breakout e riportare i cambi verso le precedenti aree di congestione.

L’oro sta costruendo le basi per un nuovo assalto rialzista, ma il segnale definitivo arriverà solo con il superamento confermato della trendline discendente. Dopo i breakout sopra 4.200 e 4.300 dollari l’oncia, il metallo prezioso ha testato quota 4.450 dollari e ora si prepara a confrontarsi con una resistenza dinamica di primaria importanza che potrebbe determinare la prosecuzione del trend verso 4.600 dollari.
La base di consolidamento 4.150-4.350 dollari ha creato le fondamenta del rally
L’area tra 4.150 e 4.350 dollari ha rappresentato una solida piattaforma di accumulazione accompagnata da una marcata compressione della volatilità, creando le condizioni ideali per l’espansione successiva dei prezzi. Questa fase di consolidamento ha permesso al mercato di assorbire le prese di beneficio e di costruire una nuova base di domanda prima di lanciare l’assalto alla trendline discendente del canale correttivo. La successiva espansione ha riportato il prezzo verso la resistenza dinamica, dove ora si concentra l’attenzione dei trader per il prossimo movimento significativo.
Il breakout sopra la trendline apre la strada verso 4.600 dollari
Un breakout confermato sopra la trendline discendente potrebbe innescare una nuova fase di accelerazione con obiettivo primario a 4.600 dollari l’oncia. In questo scenario, il superamento della resistenza dovrebbe essere accompagnato da una crescita significativa dei volumi, così da ridurre il rischio di un falso segnale e confermare l’interesse reale degli acquirenti a questi livelli. I target successivi si estendono verso 4.650 dollari, dove una più ampia zona di offerta potrebbe attrarre venditori e generare una nuova fase di consolidamento.
Il primo livello di supporto critico emerge intorno a 4.300 dollari, una fascia che ora rappresenta la linea di demarcazione tra il mantenimento del bias rialzista e una correzione più profonda. Una perdita di questo livello potrebbe riportare l’oro verso 4.100-4.150 dollari, dove si concentrerebbe la prima area di stabilizzazione del movimento e dove i buyer potrebbero tornare a difendere le posizioni. Per i trader operativi, il range 4.310-4.320 dollari rappresenta il supporto immediato da monitorare nel breve termine, mentre la zona 4.173 dollari costituisce il riferimento per il medio termine.

Il petrolio WTI naviga in acque turbolente tra 80 e 85 dollari, con la geopolitica del Medio Oriente che ha ripreso il ruolo di driver principale dopo settimane di predominio dei fattori macroeconomici. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, unite alle preoccupazioni sull’offerta globale, hanno sostenuto i prezzi nonostante un aumento inaspettato delle scorte commerciali statunitensi, creando un quadro tecnico complesso dove i livelli chiave devono essere confermati da chiusure convincenti.
La risposta rialzista sopra 82-82,30 dollari richiede conferma dai volumi
Il mercato del petrolio mostra una risposta rialzista sopra la fascia 82-82,30 dollari, ma resta esposto a forti oscillazioni tipiche di una fase in cui la geopolitica domina la dinamica dei prezzi. La chiusura del gap in area 84 dollari ha rafforzato l’impulso, mentre un superamento confermato di 85 dollari potrebbe aprire una fase di accelerazione verso 86 e, più avanti, 90 dollari. Tuttavia, questi movimenti devono essere accompagnati da volumi coerenti con la direzione del trend per evitare falsi segnali nelle prime fasi di espansione della volatilità.
La struttura grafica evidenzia compressione e pattern di continuazione
La struttura tecnica del WTI evidenzia una fase di compressione culminata con il breakout sopra 79 dollari e una successiva conferma oltre 81 dollari, con la possibile formazione di un triangolo o di una configurazione “cup and handle” che mantiene aperto uno scenario di prosecuzione rialzista. Sul grafico a 4 ore, un pattern candlestick Hammer formatosi vicino al supporto chiave a 80,53 dollari segnala un potenziale aumento dei prezzi nel breve termine, mentre il MACD in graduale risalita in territorio negativo suggerisce che il momentum rialzista si sta rafforzando.
Falsi segnali sono frequenti nelle prime fasi di espansione della volatilità
Questi pattern tecnici, seppur promettenti, possono generare falsi segnali nelle prime fasi di espansione della volatilità, specialmente quando la geopolitica introduce elementi di imprevedibilità che sfuggono all’analisi puramente grafica. Per questo motivo, la conferma dovrebbe arrivare da chiusure convincenti sopra le resistenze e da volumi coerenti con il movimento, evitando di anticipare i breakout senza una validazione sufficiente del mercato. L’RSI a 53 suggerisce un momentum moderatamente positivo senza eccessi di acquisto, lasciando spazio a ulteriori guadagni prima di raggiungere condizioni di ipercomprato.
La fascia 82-82,30 dollari rappresenta ora la linea di demarcazione critica
Sul lato opposto, la fascia 82-82,30 dollari rappresenta ora una zona decisiva che separa il mantenimento del bias rialzista da una correzione più profonda. Una perdita di 80 dollari indebolirebbe il quadro tecnico e riporterebbe il mercato in una zona di maggiore equilibrio tra domanda e offerta, con possibili estensioni verso 78,42 e 76,02 dollari. Per i trader che operano il CFD WTI, i livelli chiave da monitorare sono il supporto 80,53 dollari per il breve termine e la zona 78-80 dollari per il medio termine, con un break sopra 82,67 dollari che potrebbe innescare un movimento verso 85-87 dollari.
Gli scenari per il petrolio WTI
Una rottura decisa sopra gli 82,67 dollari potrebbe aprire la strada verso le resistenze a 85,09 e 87,30 dollari, con potenziali estensioni verso 90 dollari se la geopolitica mantiene la pressione sull’offerta. Sul lato inferiore, il supporto immediato emerge a 80,53 dollari, seguito dalle zone a 78,42 e 76,02 dollari, mentre una discesa sotto i 74,00 dollari esporrebbe il petrolio a ulteriori correzioni verso i 71-73 dollari. Il range di scambio previsto per agosto 2026 si estende tra 67,93 e 106,74 dollari, riflettendo l’elevata incertezza e la volatilità attesa nei prossimi giorni.

Le big tech mostrano segnali divergenti che richiedono una lettura attenta dei livelli tecnici, con Apple chiamata a difendere supporti critici mentre Amazon e Google testano resistenze chiave per confermare la prosecuzione del trend. La selezione dei singoli titoli diventa fondamentale in un contesto dove il settore tecnologico nel suo complesso mantiene una direzione comune ma con tempistiche e intensità differenti.
Apple deve difendere 300 dollari per evitare una correzione verso 270
La risposta per Apple è strettamente legata alla difesa del supporto psicologico a 300 dollari: sopra questo livello il titolo può ancora tentare il recupero, mentre una rottura decisa sotto la soglia aumenterebbe il rischio di discesa verso 270 dollari. Il titolo ha mostrato una performance debole nelle ultime settimane, con volumi più elevati nei giorni di ribasso rispetto a quelli di rialzo, indicando una condizione tecnica di distribuzione che richiede cautela. La resistenza principale si trova intorno a 312-315 dollari, mentre un breakout confermato sopra 342-345 dollari potrebbe riportare il prezzo verso 344 e, in caso di ulteriore forza, verso 350 dollari.
Amazon mostra segnali di reversal dopo la resistenza a 280 dollari
Amazon mostra segnali di reversal dopo aver incontrato una resistenza significativa in area 280 dollari, con il titolo che scambia attualmente intorno a 265 dollari dopo un rally del 14,86% year-to-date. La capacità del titolo di riconquistare la soglia dei 270-280 dollari sarà importante per valutare la possibilità di una nuova estensione rialzista, sostenuta dalla crescita accelerata di AWS e dalle prospettive positive nel cloud computing. I livelli di supporto immediato emergono tra 260 e 263 dollari, mentre una perdita di 253-255 dollari indebolirebbe il quadro tecnico e aprirebbe la strada a correzioni più profonde.
Google rimane sotto 350 dollari mentre il supporto si forma tra 330 e 340
Google rimane sotto la resistenza di 350 dollari, con il supporto che si è formato tra 330 e 340 dollari dopo un rally impressionante del 71,99% negli ultimi dodici mesi. Sopra 350 dollari il titolo potrebbe puntare verso 375 dollari, mentre sotto 330 dollari aumenterebbe il rischio di accelerazione ribassista verso 310-320 dollari. Il titolo ha mostrato una performance solida year-to-date con un guadagno del 10,8%, ma la vicinanza ai massimi storici richiede una conferma dei volumi per evitare falsi breakout in una fase di possibile consolidamento.
Nvidia, AMD, Intel e Microsoft: l’intelligenza artificiale resta il motore
Il comparto dell’intelligenza artificiale mantiene un bias positivo ma sempre più selettivo, con Nvidia e AMD che conservano una struttura rialzista mentre Intel e Microsoft devono dimostrare di poter superare le rispettive resistenze per confermare la prosecuzione del trend. La selezione dei singoli livelli tecnici diventa cruciale proprio quando l’intero settore tende a muoversi nella stessa direzione, rendendo fondamentale l’identificazione dei punti di ingresso e uscita ottimali.
Nvidia conserva un’impostazione costruttiva sopra 200 dollari
Nvidia ha già superato quota 200 dollari e conserva un’impostazione costruttiva, con i supporti da monitorare nell’area 215-216 dollari e 200 dollari che rimane il livello tecnico fondamentale: una discesa sotto questa soglia indebolirebbe sensibilmente il quadro. Il titolo si scambia intorno a 219 dollari con previsioni che indicano un potenziale raggiungimento di 225-238 dollari entro fine agosto, sostenuto dalle aspettative di ricavi tra 93 e 95 miliardi di dollari nel prossimo report trimestrale. La domanda di acceleratori AI e il ramp-up della piattaforma Blackwell continuano a guidare le prospettive rialziste, rendendo Nvidia uno dei titoli di riferimento del settore.
AMD ha reagito dal supporto di 460 dollari verso 500
AMD ha reagito dal supporto di 460 dollari ed è tornata verso 500 dollari, con il superamento di quest’ultima area che potrebbe aprire uno scenario verso 600 dollari, sostenuto dalle prospettive di crescita degli investimenti infrastrutturali nell’intelligenza artificiale. Il titolo è incluso tra le migliori azioni AI da acquistare nel 2026, con una valutazione che appare ragionevole rispetto al potenziale di crescita degli utili e delle vendite nei prossimi dodici mesi. I livelli di supporto critici emergono tra 460 e 470 dollari, mentre una perdita di 450 dollari indebolirebbe il quadro tecnico e aprirebbe la strada a correzioni più profonde.
Intel e Microsoft devono confermare il superamento delle resistenze
Intel ha recuperato quota 100 dollari ma rimane compressa sotto 110 dollari, dove una rottura confermata potrebbe aprire la strada verso 120-125 dollari, mentre una perdita di 95-98 dollari indebolirebbe il quadro e riporterebbe il titolo in zona di equilibrio. Microsoft, dopo il breakout, si mantiene vicino a 500 dollari, anche se la contrazione dei volumi può segnalare l’arrivo di prese di beneficio che richiedono cautela prima di nuovi ingressi. Il titolo ha mostrato una performance solida ma la vicinanza ai massimi storici e la riduzione dei volumi suggeriscono una fase di consolidamento prima di eventuali nuovi assalti alle resistenze superiori.
La settimana entrante rappresenta una prova di tenuta dei breakout conquistati nelle sessioni precedenti, con tre scenari principali che i trader devono monitorare attentamente per adattare le proprie strategie operative. Il calendario macroeconomico offre ulteriori elementi di volatilità, con dati su inflazione, prezzi alla produzione, occupazione e vendite al dettaglio che precedono la pubblicazione dei verbali della Federal Reserve prevista per il 19 agosto.
Il primo scenario è la prosecuzione rialzista con indici sopra i record
Il primo scenario è quello della prosecuzione rialzista, con Nasdaq sopra 30.000 punti, S&P 500 sopra 7.735 punti, oro oltre la trendline discendente e petrolio sopra 85 dollari. In questo contesto, i titoli tecnologici e le materie prime beneficerebbero di un rinnovato impulso rialzista, con i breakout confermati che attirerebbero nuovi capitali e alimenterebbero ulteriori guadagni. La chiave per questo scenario risiede nella capacità dei mercati di mantenere i livelli appena conquistati e di generare volumi coerenti con la direzione del trend.
Il secondo scenario prevede una pausa di consolidamento senza rotture
Il secondo scenario è quello della pausa, dove indici e materie prime potrebbero consolidare i guadagni senza compromettere la struttura principale del trend. In questo caso, i supporti tecnici diventerebbero più importanti dei nuovi massimi, con i trader che cercherebbero opportunità di ingresso su ritracciamenti controllati verso livelli chiave. Una fase di consolidamento permetterebbe al mercato di assorbire le prese di beneficio e di costruire una nuova base di domanda prima di eventuali nuovi assalti alle resistenze.
Il terzo scenario è la correzione con la perdita dei livelli chiave
Il terzo scenario è quello della correzione, che prenderebbe forma con la perdita dei livelli chiave: Nasdaq sotto 29.500 punti, S&P 500 sotto 7.735-7.500 punti, EuroStoxx sotto 6.400 punti, Dollar Index sotto 99 e oro sotto 4.300 dollari. In questo contesto, i trader dovrebbero ridurre l’esposizione e difendere i profitti accumulati, aspettando segnali di stabilizzazione prima di considerare nuovi ingressi. Una correzione di questa entità rappresenterebbe un’opportunità di acquisto per chi crede nella prosecuzione del trend di lungo periodo, ma richiederebbe pazienza e disciplina nell’attesa di conferme tecniche.
Il calendario macroeconomico offre ulteriori elementi di volatilità, con i dati su inflazione, prezzi alla produzione, occupazione e vendite al dettaglio che precedono la pubblicazione dei verbali della Federal Reserve prevista per il 19 agosto. Questi documenti possono fornire indicazioni preziose sulle intenzioni della Fed riguardo alla politica monetaria, influenzando le aspettative sui tassi di interesse e, di conseguenza, la valutazione dei titoli azionari e delle materie prime. In un mercato vicino ai record, non è sufficiente chiedersi se i prezzi possano salire ancora: la domanda centrale è se saranno in grado di mantenere i livelli appena conquistati, ed è proprio dalla risposta a questa domanda che dipenderà la direzione della settimana di Ferragosto.
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