
L’entusiasmo generato ieri da SpaceX sembra già affievolirsi. Nella mattinata di giovedì 22 ottobre 2026 i futures americani indicano un’apertura in ribasso per Wall Street, con il mercato tecnologico sotto pressione dopo i bilanci di Tesla e Meta e con il petrolio tornato a pesare sull’umore degli investitori.
Sulle ultime rilevazioni, i contratti sull’S&P 500 segnavano circa l’1,1% in calo, mentre quelli sul Nasdaq 100 perdevano fino all’1,8%. Anche il Dow Jones era orientato al ribasso, pur in misura contenuta.
La vera sorpresa della settimana arriva da SpaceX, che ha presentato il suo primo trimestre in utile da quando è quotata in Borsa. Nel terzo trimestre del 2026 la società di Elon Musk ha registrato ricavi per 14,6 miliardi di dollari, superiori ai 12,7 miliardi attesi dal consenso e in crescita del 161% su base annua.
Ancora più rilevante è stato il salto di redditività: l’utile netto ha raggiunto 4,4 miliardi di dollari, contro una perdita di 1,1 miliardi nell’anno precedente, mentre l’EBITDA rettificato è salito a 8,8 miliardi di dollari, superando di gran lunga le stime. Gli utili rettificati per azione sono stati di 45 centesimi, ben oltre i 13 centesimi previsti dagli analisti.
Il mercato ha premiato immediatamente questi numeri: ieri SpaceX ha chiuso con un balzo del 7,8%, a 386,47 dollari, diventando il principale motore del rally tecnologico. A ciò si aggiunge l’ipotesi di fusione con Tesla, confermata da Musk durante la call con gli analisti, che ha riaperto le speculazioni su una possibile integrazione tra automotive, energia, AI e missione spaziale.
Tesla ha pubblicato risultati sostanzialmente positivi, ma non sufficienti a sostenere il titolo dopo la chiusura. Nel terzo trimestre la casa automobilistica ha registrato ricavi per 28,05 miliardi di dollari, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente e poco sopra le stime di 27,9 miliardi.
L’utile rettificato per azione è stato di 48 centesimi, superiore ai 43-45 centesimi previsti dal mercato. Tuttavia, il risultato evidenzia una crescita ancora debole: i ricavi automotive sono scesi del 3% a 20,56 miliardi di dollari, mentre quelli del segmento energia hanno ceduto il 16% a 2,88 miliardi. Il rialzo del 33% dei ricavi da servizi e altre attività, arrivati a 4,61 miliardi, non è bastato a compensare la debolezza del core business.
Il vero problema è arrivato dalla prospettiva sugli investimenti: Tesla ha ridotto la guida sulla capex per il 2026 da 25 a 20 miliardi di dollari. Dopo la conference call, il titolo ha perso circa il 5,35% negli scambi after-hours, perché gli investitori temono che il taglio possa rallentare i progetti su intelligenza artificiale, Robotaxi e robotica.
Meta ha chiuso il terzo trimestre con ricavi per 64,6 miliardi di dollari, in crescita del 26% su base annua e superiori ai 63,37 miliardi attesi. La società di Mark Zuckerberg ha inoltre indicato per il quarto trimestre un intervallo di ricavi tra 73 e 76 miliardi di dollari, sostanzialmente in linea con le previsioni degli analisti.
Sul fronte degli utili, però, il quadro è più complesso. L’EPS diluito GAAP è stato di 3,83 dollari, in forte crescita rispetto a 1,05 dollari dell’anno prima, ma condizionato da una significativa componente straordinaria legata a contenziosi e maggiori investimenti nell’AI. Escludendo tale onere, Meta avrebbe registrato un utile operativo di 22,9 miliardi di dollari e un EPS di 7,40 dollari, sopra le attese.
Il mercato resta quindi diviso: da un lato la crescita dei ricavi e gli investimenti in modelli AI come Muse confermano la solidità del business pubblicitario; dall’altro l’aumento delle spese e l’onere legale alimentano dubbi sulla redditività futura.
Il secondo fattore di pressione è rappresentato dal petrolio. I prezzi sono saliti ai massimi degli ultimi cinque mesi, dopo nuovi attacchi mortali in Arabia Saudita e le informazioni secondo cui Stati Uniti e Israele starebbero valutando piani per un rinnovato intervento contro l’Iran dopo le elezioni di midterm del prossimo mese.
Per i mercati, l’escalation rappresenta un rischio doppio: da un lato può alimentare l’inflazione attraverso i costi energetici, dall’altro può spingere gli investitori a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi. È proprio questa combinazione a spiegare la prudenza sui futures tecnologici, il segmento più sensibile alle aspettative di crescita e ai tassi.
L’attenzione sarà concentrata sulla reazione di Tesla all’apertura ufficiale, sull’andamento di Meta dopo i risultati misti e sulla capacità dell’S&P 500 di difendere i livelli raggiunti ieri, quando aveva chiuso a 7.757,17 punti, a meno dell’1% dal massimo storico toccato all’inizio del mese.
In sintesi, ieri Wall Street ha premiato la narrazione SpaceX-AI, sostenuta da un trimestre eccezionale della società di Musk. Oggi, però, il mercato sembra voler mettere alla prova la solidità di quella stessa narrazione: Tesla deve dimostrare che il rallentamento degli investimenti non comprometterà il progetto tecnologico, mentre Meta dovrà convincere gli investitori che la crescita dei ricavi potrà reggere il peso delle spese per l’intelligenza artificiale.

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