
L’oro (XAU/USD, CFD Pepperstone) resta inserito in un bull market storico, con i prezzi che a fine gennaio 2026 oscillano in area 5.250–5.300 $/oncia dopo aver toccato massimi oltre 5.400 $ nelle ultime sedute, in un contesto di forte volatilità e brevi correzioni intraday.
Il rally degli ultimi mesi ha portato il guadagno su base annua a livelli eccezionali, alimentando il dibattito tra chi parla di bolla speculativa e chi vede nell’oro il cuore di un nuovo paradigma di lungo periodo per la gestione del rischio sistemico.
Il quadro macro resta complessivamente favorevole all’oro: da un lato la prospettiva di tagli dei tassi da parte delle banche centrali nel corso del 2026 attenua il rendimento reale degli asset obbligazionari, riducendo il costo opportunità di detenere un bene privo di cedola come l’oro.
Dall’altro, le tensioni geopolitiche persistenti e i segnali di rallentamento della crescita globale mantengono elevata la domanda di strumenti difensivi e decorrelati, con l’oro che resta il punto di riferimento per banche centrali, istituzionali e investitori retail alla ricerca di coperture contro shock di mercato e rischi di policy.
In questo contesto la componente di flussi legata all’hedging si somma a una componente speculativa crescente, che amplifica la velocità dei movimenti di prezzo e rende più frequenti spike direzionali seguiti da rapide fasi di prese di profitto.
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Dal punto di vista tecnico, l’oro mostra ancora una struttura chiaramente rialzista, con il prezzo che nel mese di gennaio è passato da area 4.300–4.400 $ a livelli superiori a 5.300 $, disegnando un’accelerazione quasi parabolica.
Le principali medie mobili esponenziali e semplici a 50, 100 e 200 giorni risultano ben distanti sotto i prezzi correnti: area 4.800–4.900 $ per la 50 giorni, intorno a 4.500–4.600 $ per la 100 giorni e poco sopra i 4.300–4.400 $ per la 200 giorni, configurando un classico “ventaglio rialzista” tipico delle fasi di bull market maturo con forte momentum di fondo.
Questa distanza marcata dai supporti dinamici indica al tempo stesso la solidità del trend primario e una crescente vulnerabilità a fasi di normalizzazione, in cui eventuali correzioni anche profonde resterebbero, almeno inizialmente, inquadrate come pullback all’interno di una tendenza ancora dominante verso l’alto.
L’analisi tramite regressione lineare sugli ultimi mesi evidenzia un canale statisticamente molto inclinato verso l’alto, con i prezzi che da inizio gennaio si sono progressivamente spostati dalla zona centrale verso la parte superiore del corridoio, fino a lavorare stabilmente nella fascia più estrema del canale.
Questo comportamento è tipico delle fasi di accelerazione avanzata, in cui il mercato non solo sale, ma lo fa con un ritmo crescente e con scarti relativamente contenuti verso il basso rispetto alla traiettoria principale del trend, segnale di una pressione degli acquirenti ancora prevalente.
Allo stesso tempo, la permanenza prolungata nella banda superiore del canale statistico suggerisce che il margine di ulteriore salita “lineare” tende a restringersi, mentre aumenta la probabilità di fasi di riavvicinamento alla linea mediana via consolidamenti orizzontali o correzioni più marcate verso le aree di supporto dinamico.
Sul fronte dei livelli statici, il grafico dell’oro mette in luce una serie di zone chiave che rappresentano potenziali punti di equilibrio tra domanda e offerta.
La lettura delle ultime candele giornaliere mostra barre ampie e spesso chiuse nella parte medio‑alta del range nelle fasi di salita, a conferma di una pressione rialzista ancora significativa, ma con ombre superiori in aumento in prossimità dei massimi assoluti, segnale dell’emergere di vendite selettive sui livelli più elevati.
Sui timeframe settimanali, le candele che accompagnano la rottura dei precedenti massimi storici presentano corpi estesi coerenti con un’espansione del trend, ma lasciano spazio a successivi pattern di consolidamento laterale anche prolungato, fisiologici dopo movimenti così intensi.

Nel 2026 l’oro si conferma un asset in pieno bull market, sostenuto da un mix di fattori macro favorevoli (prospettiva di tassi meno restrittivi, incertezze geopolitiche, domanda strutturale di protezione) e da un impianto tecnico che, nonostante le prime avvisaglie di fatica, resta complessivamente coerente con una tendenza rialzista di ampia portata.
Allo stesso tempo, la combinazione di prezzi vicini ai massimi storici, distanza significativa dalle principali aree di supporto e centralità psicologica della soglia dei 5.000 $ rende verosimile un’evoluzione meno lineare rispetto alle fasi precedenti, fatta di alternanze più frequenti tra nuove accelerazioni e fasi di consolidamento o ri‑prezzamento delle aspettative.
In questo quadro l’oro si comporta come un barometro sensibile dello stato d’animo dei mercati globali: più il rally prosegue, più diventa cruciale osservare non solo il livello assoluto dei prezzi, ma soprattutto la reazione del mercato alle sorprese macroeconomiche, alle decisioni delle banche centrali e agli eventuali shock geopolitici, elementi che determineranno se l’attuale corsa verrà ricordata come una bolla speculativa o come l’inizio di un nuovo paradigma di lungo periodo per i beni rifugio.