
L'oro (XAU/USD, CFD Pepperstone) ha chiuso la seduta del 19 febbraio 2026 a 5.047,70 USD/oncia, con un rialzo dell'1,03% in una singola sessione. La soglia psicologica dei 5.000 USD — che nelle ultime settimane aveva funzionato come spartiacque tra le fasi di debolezza e quelle di recupero — è stata nuovamente superata con decisione, portando il mercato a contatto diretto con la zona di resistenza intermedia in area 5.050–5.100 USD.
Il quadro complessivo del 2026 rimane quello di un bull market strutturale, ora però attraversato da una fase di elevata volatilità post-picco: dopo il massimo assoluto a 5.597,91 USD toccato nelle prime settimane dell'anno, l'oro ha subito un sell-off violento fino ai minimi in area 4.401 USD (fine gennaio–inizio febbraio 2026), per poi costruire un recupero progressivo che oggi riporta i prezzi nella fascia critica 5.000–5.100 USD.
Il recupero dai minimi di febbraio 2026 è stato alimentato da una serie di fattori convergenti:
Aspettative Fed più accomodanti. I dati sul mercato del lavoro USA più deboli del previsto e un'inflazione core PCE attesa in lieve rialzo (0,3% vs 0,2% precedente) hanno riacceso le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel secondo semestre 2026. Un contesto di tassi reali in calo è storicamente uno dei driver più potenti per i prezzi dell'oro.
Domanda strutturale delle banche centrali. Le istituzioni finanziarie continuano ad acquistare oro come riserva strategica: J.P. Morgan prevede acquisti di circa 800 tonnellate da parte delle banche centrali nel corso del 2026, un livello record che fornisce un supporto di fondo difficilmente reversibile nel breve periodo.
Tensioni geopolitiche persistenti. L'incertezza geopolitica globale continua ad alimentare la domanda di bene rifugio, con l'oro che mantiene il suo ruolo di asset di copertura privilegiato in fasi di stress dei mercati.
Debolezza strutturale del dollaro. L'indice DXY si è indebolito dai picchi di fine 2025, sostenendo indirettamente i prezzi delle materie prime denominate in USD.
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La struttura tecnica aggiornata
Le medie mobili principali dipingono ancora un quadro rialzista su base daily. La 21-day SMA a 5.006,49 USD rappresenta il pivot dinamico di breve periodo: il prezzo che chiude stabilmente sopra questa soglia segnala il ritorno in territorio tecnico positivo, e la seduta del 19 febbraio ha fatto esattamente questo. Più in basso, la 50-day SMA a 4.703,94 USD — in decisa traiettoria ascendente — presidia il supporto strutturale di medio periodo, testimonianza della forza accumulata nel trend primario, mentre le medie di lungo periodo (100 e 200 giorni) si trovano anch'esse ben al di sotto delle quotazioni correnti e continuano a salire, rafforzando il bias rialzista strutturale nonostante l'esitazione di breve termine. Sul grafico Pepperstone, la SMA intermedia a 4.976,83 USD è stata appena superata al rialzo — un segnale di momentum positivo da non trascurare. L'unico elemento che ancora "pesa" sulla struttura è il SuperTrend, rimasto in modalità "Down Trend" con riferimento a 5.386,44 USD: questo conferma che, rispetto ai massimi storici, siamo ancora tecnicamente all'interno di una fase correttiva del trend primario.
Misurando il movimento dal massimo storico assoluto a 5.597,91 USD fino al minimo correttivo di inizio febbraio a 4.401,99 USD, i livelli di Fibonacci che emergono sono i principali riferimenti operativi di breve-medio termine. Il 50% di ritracciamento si colloca a 4.999,94 USD: il prezzo si trova ora appena sopra questa soglia, che funge da prima resistenza chiave e da confine tra una fase di recupero ordinato e un ritorno al dominio rialzista. Una chiusura giornaliera stabile sopra 5.000 USD — come accaduto nella seduta del 19 febbraio — conferma il superamento di questa soglia critica. Il livello successivo, il 61,8% di Fibonacci a 5.141,05 USD, rappresenta il target naturale del recupero in corso: un daily close sopra 5.141 potrebbe estendere il movimento verso l'area 5.200–5.250 USD. Sul lato del supporto, la fascia 4.902–4.920 USD è la base del consolidamento, dove è emersa con sistematicità la domanda nelle ultime sedute.
Sul fronte del momentum, l'RSI a 14 periodi si posiziona a 57,40, in zona neutra-positiva. Questo livello è particolarmente significativo per tre ragioni: è ben lontano dall'ipervenduto registrato ai minimi di inizio febbraio; non mostra ancora eccessi rialzisti che potrebbero anticipare un'inversione di breve; lascia spazio tecnico per ulteriori estensioni verso le resistenze superiori senza che il momentum sia già "esaurito". A supportare la lettura positiva concorre anche il dato volumetrico: nella seduta del 19 febbraio i contratti scambiati hanno raggiunto quota 225.070, superiore alla media recente, segnale di partecipazione crescente al movimento rialzista e indicatore positivo per la sostenibilità del recupero.
Il mercato si trova ora all'interno di una fascia tecnica decisiva, leggibile come un "laboratorio" in cui si confrontano la volontà dei compratori di stabilizzare il bull market e i tentativi dei venditori di riaprire una fase di normalizzazione più profonda. La fascia 4.900–4.970 USD è la base operativa del consolidamento: in quest'area si sono concentrati gli acquisti sistematici delle ultime sedute — "buy the dip" istituzionali, coperture di posizioni corte e supporto delle medie mobili di breve periodo. Il minimo di giornata a 4.981,58 USD ha testato e rispettato questa fascia. Sopra, la zona 5.000–5.006 USD è il pivot psicologico e tecnico per eccellenza: la soglia dei 5.000 coincide quasi esattamente con il 50% di Fibonacci (4.999,94) e con la 21-day SMA (5.006,49), e superarla in chiusura è il primo segnale di forza strutturale — cosa avvenuta con decisione nella seduta di ieri. Ancora più in alto, la fascia 5.050–5.141 USD è la zona di resistenza intermedia dove si concentrano le prese di profitto dei compratori entrati sui minimi e le prime vendite dei trader che attendevano il recupero: il 61,8% di Fibonacci a 5.141 USD è il vero ostacolo tecnico da superare per considerare strutturalmente esaurita la fase correttiva. Un breakout oltre 5.141 aprirebbe infine la strada verso il range 5.200–5.390 USD, dove si concentrano volumi storici e dove il SuperTrend in modalità ribassista a 5.386,44 USD eserciterebbe la sua funzione resistiva più significativa.

Il rispetto del supporto dinamico in area 4.900–4.970 USD e la chiusura stabile sopra il 50% di Fibonacci a 5.000 USD confermano, nello scenario rialzista, che la correzione dai massimi storici è stata una fase fisiologica all'interno di un trend primario ancora intatto. In questo quadro, l'oro consolida sopra 5.000 USD e attacca progressivamente 5.141 (61,8% Fibonacci), il cui superamento apre la strada verso 5.200–5.250 USD nel breve termine. Su un orizzonte di 3–6 mesi, le proiezioni istituzionali indicano un possibile retest dei massimi storici a 5.597,91 USD e, in un contesto macro favorevole — Fed in modalità dovish, dollaro strutturalmente debole, tensioni geopolitiche persistenti — estensioni verso 5.670–6.000 USD. J.P. Morgan ha recentemente alzato il proprio obiettivo sull'oro con proiezioni che puntano a 6.300 USD entro fine 2026, alimentate dalla domanda record delle banche centrali e dalla tendenza di lungo periodo dei "real asset" a sovraperformare in contesti di inflazione persistente.
Nello scenario alternativo, invece, un cedimento stabile sotto 4.920 USD accompagnato da volumi in aumento e candele giornaliere ribassiste segnalerebbe che il recupero è stato soltanto un rimbalzo tecnico all'interno di una correzione più ampia. In questo caso il mercato inizierebbe a cercare nuovi equilibri verso 4.760–4.800 USD come primo supporto intermedio, con la rottura della 50-day SMA a 4.703,94 USD che aumenterebbe il rischio di un ritorno verso i minimi di inizio febbraio in area 4.400–4.450 USD. Una confluenza di fattori negativi — dati USA più forti del previsto, tono hawkish della Fed, dollaro in rafforzamento — potrebbe accelerare questa dinamica. La resistenza chiave in ottica ribassista rimane il 50% di Fibonacci a 5.000 USD: un rifiuto deciso di questa soglia con inversione verso il basso rilancerebbe con forza lo scenario correttivo.
Più che il livello di prezzo in sé, la vera domanda che il mercato sta formulando in questi giorni è di natura narrativa: l'oro a 5.000 USD è ancora "economico" rispetto al potenziale del ciclo rialzista avviato nell'area 3.000 USD, oppure la correzione dai massimi storici è appena iniziata?
Il grafico restituisce questa incertezza con precisione geometrica: dopo un ciclo rialzista di straordinaria ampiezza (+70% a 1 anno), il sell-off dai massimi e il successivo recupero hanno costruito una struttura tecnica complessa. Le medie mobili restano rialziste, il momentum si è normalizzato senza eccessi, e i livelli di Fibonacci funzionano come riferimenti rispettati.
In un contesto del genere, la chiave non è anticipare il prossimo swing, ma valutare quanto la storia raccontata dal prezzo — un bull market sull'oro alimentato da de-dollarizzazione, domanda delle banche centrali e incertezza geopolitica strutturale — resti coerente con la capacità del mercato di difendere i supporti chiave e di trasformare l'attuale recupero da rimbalzo tecnico a nuovo impulso rialzista.
I prossimi giorni, e in particolare la reazione del mercato ai dati sul PCE USA e ai verbali della Fed, forniranno indicazioni decisive su quale delle due narrative prevarrà.