
L’oro apre il 2026 con quotazioni nell’area 4.430–4.470 dollari l’oncia, leggermente al di sotto dei massimi storici registrati nella seconda metà di dicembre 2025 oltre i 4.700 dollari l’oncia, dopo un anno in cui il metallo prezioso ha messo a segno un rialzo superiore al 60% su base annua. L’andamento delle prime sedute dell’anno evidenzia una fase di consolidamento a ridosso dei massimi, con un movimento prevalentemente laterale che si inserisce in un quadro di lungo periodo ancora orientato al rialzo, sostenuto da condizioni finanziarie meno restrittive e da una domanda strutturale elevata.tradingeconomics+5
Contesto macro e politica monetaria
Sul fronte macroeconomico, l’inizio del 2026 vede la Federal Reserve in una fase matura del ciclo di allentamento, con il federal funds rate collocato nel range 3,50–3,75% dopo tre tagli da 25 punti base nel 2025, che hanno riportato i tassi ai livelli più bassi dal 2022. Le indicazioni emerse dal dot plot e dalle comunicazioni ufficiali segnalano, al momento, l’ipotesi di un solo ulteriore taglio nel corso del 2026, scenario che contribuisce a mantenere i tassi reali su livelli contenuti e a limitare il costo opportunità di detenere oro rispetto agli asset remunerati.schwab+2
Oro, dollaro e condizioni finanziarie
Sul fronte valutario, il dollaro USA rimane al di sotto dei picchi di forza registrati nel biennio 2022–2023, in un contesto in cui il ciclo dei rialzi è ormai alle spalle e le aspettative di mercato su nuove strette monetarie risultano ridimensionate. Questa combinazione di dollaro meno forte e tassi reali compressi contribuisce a contenere la pressione ribassista sull’oro, che mantiene una buona tenuta anche nelle fasi di temporaneo rafforzamento del biglietto verde, confermando la correlazione negativa di medio periodo tra XAU/USD e indice del dollaro.investing+3
Flussi, banche centrali e strumenti di investimento
La dinamica dei prezzi dell’oro resta influenzata anche dai flussi verso strumenti d’investimento collegati al metallo giallo e dagli acquisti delle banche centrali, che nel 2025 hanno continuato ad aumentare le riserve come strumento di diversificazione rispetto al dollaro. Secondo le analisi di settore e i dati più recenti su ETF e acquisti ufficiali, la combinazione di interesse degli investitori istituzionali, accumulo da parte delle autorità monetarie e utilizzo dell’oro come componente strategica di portafoglio costituisce un fattore di supporto per le quotazioni all’inizio del 2026.gold+3
Geopolitica e ruolo di bene rifugio
Il contesto geopolitico resta un elemento centrale nella lettura del mercato, con il 2025 che ha visto il metallo giallo beneficiare di una serie di shock e tensioni internazionali che ne hanno rafforzato il ruolo di bene rifugio. Anche l’avvio del 2026 è caratterizzato da un livello elevato di rischio politico e di incertezza – dalle tensioni in America Latina agli sviluppi nei teatri di crisi già aperti – fattori che continuano a generare domanda di copertura e contribuiscono a mantenere l’oro su livelli storicamente elevati.businessamlive+4
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Prezzo attuale, medie mobili e regressione lineare
I dati di inizio gennaio 2026 indicano per l’oro un range operativo compreso fra 4.450 e 4.480 dollari l’oncia, con chiusure in area 4.460–4.470, in recupero dopo le prese di profitto seguite ai massimi di fine 2025 e ancora al di sopra della fascia di consolidamento di fine dicembre. Su base mensile, la performance resta positiva (circa +5% nell’ultimo mese) e si inserisce in un quadro annuo che continua a mostrare un rialzo intorno al 60–65%, confermando la presenza di un trend primario marcatamente rialzista.
Le medie mobili giornaliere restituiscono una configurazione coerente con un bull market avanzato: elaborazioni tecniche esterne collocano la 200-day SMA poco sopra area 3.700 dollari, ben distante dai prezzi correnti, con uno scarto superiore al 40% che segnala la forza della tendenza di lungo periodo. Sul fronte di breve e medio periodo, i corsi si mantengono al di sopra delle principali medie veloci (5 e 20 giorni), che si presentano inclinate verso l’alto e funzionano come supporti dinamici sulle correzioni, mentre le divergenze correttive emerse dopo l’accelerazione di fine 2025 restano al momento contenute entro un contesto direzionale ancora favorevole ai compratori.
L’impostazione di fondo può essere sintetizzata anche tramite una regressione lineare applicata ai prezzi delle ultime settimane, che evidenzia una pendenza positiva della linea di tendenza e scostamenti moderati intorno al trend centrale, compatibili con un movimento ordinato all’interno di un canale ascendente. La distanza tra la linea di regressione e i minimi locali di fine dicembre suggerisce che il mercato sta lavorando nella parte medio-alta del canale, una configurazione tipica delle fasi di consolidamento dopo un’accelerazione direzionale, in cui il mercato alterna estensioni e pause senza compromettere la struttura rialzista di fondo.

Momentum, RSI e pattern candlestick
Sul versante del momentum, le letture di RSI su timeframe giornaliero risultano in area 58–61, valori che segnalano una zona neutro-positiva: non si tratta di un ipercomprato estremo, ma di un livello coerente con un trend rialzista in fase di consolidamento più che di esplosione. Alcune analisi tecniche intraday evidenziano un RSI che tende a rimbalzare da una trendline rialzista interna, indicando che le correzioni delle ultime sedute hanno contribuito a scaricare parte degli eccessi accumulati nel rally di fine 2025 senza alterare la struttura portante del bull market.
Dal punto di vista della price action, le prime sedute di gennaio mostrano inizialmente candele ad ampio range con chiusure prossime ai massimi, tipiche di una sequenza di breakout direzionale all’interno di un canale ascendente, seguite da barre con corpi più contenuti e shadow superiori e inferiori che definiscono una fase di congestione piuttosto che un’inversione conclamata. Tale configurazione è compatibile con pattern di consolidamento assimilabili a “flag” o “pennant” dopo un rally verticale, mentre l’assenza di segnali ribassisti netti su base daily – come engulfing ribassisti dominanti sui massimi o shooting star confermate da follow-through – suggerisce un mercato più impegnato a riordinare le forze che a invertire il trend.
La lettura combinata di RSI, medie mobili e candlestick indica che un eventuale ritorno dell’oscillatore verso area 65–70, accompagnato da candele wide range a prevalenza rialzista e da rotture confermate delle resistenze di breve, fornirebbe un segnale di rinnovata spinta direzionale a favore di una prosecuzione del movimento ascendente. Al contrario, una progressiva perdita di momentum con RSI in discesa sotto area 50 e chiusure ripetute al di sotto delle medie veloci costituirebbe il primo campanello d’allarme di un possibile deterioramento della struttura tecnica nel breve periodo.
Struttura tecnica, supporti e resistenze
L’analisi multi-timeframe continua a inquadrare l’oro in un trend primario decisamente rialzista, mentre il quadro di breve mostra una fase di consolidamento correttivo che si sviluppa all’interno di un canale ascendente di medio periodo. Il primo supporto di rilievo si colloca nell’area 4.365–4.400 dollari, zona in cui gravitano i minimi di inizio gennaio, il bordo inferiore del canale rialzista e alcune delle medie più veloci che hanno accompagnato il movimento partito dall’area 4.300–4.350.
Sul lato superiore, la fascia 4.480–4.500 dollari rappresenta una resistenza tecnica e psicologica importante, più volte richiamata dalle analisi come livello spartiacque oltre il quale il mercato potrebbe tentare una riestensione verso i massimi assoluti e oltre. Diversi modelli previsivi e scenari elaborati da desk e case d’investimento individuano, in caso di rottura confermata e mantenimento del contesto macro accomodante, obiettivi potenziali in area 4.800–5.000 dollari, livelli coerenti con la proiezione del canale rialzista e con il target di alcune figure di continuazione di medio periodo.
In questo quadro, una violazione decisa del supporto compreso tra 4.365 e 4.300 dollari costituirebbe un primo segnale di deterioramento tecnico, aprendo spazio a una correzione più profonda verso aree di prezzo lavorate nel quarto trimestre 2025 e implicando una riduzione della pendenza della regressione lineare di medio periodo. Viceversa, una sequenza di chiusure giornaliere sopra 4.480–4.500 dollari, supportata da un RSI in accelerazione e da candele ad ampio range a prevalenza rialzista, confermerebbe la continuazione del trend primario e potrebbe proiettare l’oro verso una nuova gamba ascendente all’interno del ciclo avviato nel 2025.
Correlazioni, argento e quadro di insieme
Sul piano intermarket, l’oro continua a mostrare una relazione inversa con dollaro e rendimenti reali, traendo beneficio dalle fasi in cui il mercato prezza scenari di crescita moderata e politiche monetarie relativamente accomodanti rispetto ai picchi restrittivi del biennio precedente. In parallelo, il comparto dei metalli preziosi nel suo complesso mantiene un profilo sostenuto, con l’argento che ha anch’esso archiviato un 2025 di forte accelerazione e un Gold/Silver Ratio sceso nell’intorno di 58–60 all’inizio del 2026, a conferma di una compressione rispetto ai massimi degli anni passati e di una fase ancora favorevole per il segmento.
Nel complesso, l’oro a inizio 2026 presenta un quadro tecnico robusto: trend primario rialzista, medie mobili ascendenti, regressione lineare a pendenza positiva, RSI in zona di forza ma non estrema e pattern candlestick riconducibili a un consolidamento all’interno di un canale ascendente. Questo assetto rimane compatibile con uno scenario di continuazione del bull market, pur lasciando spazio a fasi correttive più profonde qualora il quadro macroeconomico o la traiettoria dei tassi reali dovessero modificarsi in modo significativo rispetto alle condizioni che hanno sostenuto il rally del 2025.