
Nella parte finale di gennaio 2026 il Nasdaq 100 viaggia nell’area 25.500–25.900 punti, poco distante dai massimi storici segnati tra fine 2025 e inizio anno, con un picco ufficiale intorno a 26.100–26.200 punti secondo le principali serie storiche.
Il range delle ultime 52 settimane si colloca approssimativamente tra 17.000 e 26.100 punti, a testimonianza di un forte rerating del comparto tech rispetto ai minimi precedenti, ma anche di un livello di estensione tale da rendere fisiologiche correzioni del 3–5% all’interno di un bull market ancora intatto.
La settimana che si apre il 2 febbraio mostra un Nasdaq 100 sostanzialmente in consolidamento dopo aver superato per brevi tratti la soglia psicologica dei 26.000 punti, con una dinamica più da “grinding higher” che da rally esplosivo, coerente con una fase in cui gran parte delle notizie positive – tagli Fed attesi, narrativa AI, utili solidi delle big tech – risulta già in buona misura prezzata.
La volatilità implicita rimane contenuta: il VIX ha registrato per gennaio 2026 un valore medio intorno a 16,3 punti, livello compatibile con l’assenza di stress sistemico e con trend rialzisti ordinati, ma che al tempo stesso comprime i premi per il rischio e riduce il margine di errore in caso di sorprese negative su earnings o dati macro.
Questo contesto favorisce un sentiment costruttivo ma più selettivo: la tenuta dei massimi richiede conferme dal fronte utili e, soprattutto, la capacità delle big tech di trasformare gli ingenti investimenti in intelligenza artificiale in crescita effettiva degli utili e dei flussi di cassa, non più solo in espansione dei multipli “priced for perfection”.
La concentrazione del Nasdaq 100 su un numero ristretto di mega cap – molte delle quali al centro dell’onda AI – produce un duplice effetto: da un lato amplifica il potenziale di nuovi massimi in caso di execution convincente; dall’altro aumenta la vulnerabilità dell’indice a shock su guidance, regolamentazione, geopolitica o dazi che colpiscano i colossi tecnologici.
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L’analisi delle medie mobili continua a indicare un impianto rialzista di fondo. A inizio 2026 il Nasdaq 100 scambia sopra un cluster di SMA/EMA di breve e medio periodo: le stime su indici analoghi (US100) collocano la SMA 20, 50 e 100 giorni rispettivamente in area 25.400, 25.300 e 24.800 punti, configurando il classico set-up di uptrend sano, con prezzo che mantiene una distanza moderatamente positiva dai principali supporti dinamici.
La SMA 200 resta più in basso, intorno a 23.000–23.100 punti, fungendo da “linea della salute” del trend di lungo periodo: una correzione profonda verso questi livelli sarebbe significativa ma non necessariamente distruttiva per la struttura bull di fondo, mentre la permanenza sopra il cluster 24.000–24.800 mantiene il quadro strategico favorevole agli acquirenti.
Sul fronte del momentum, l’RSI(14) daily si mantiene in zona neutrale–positiva, con letture di inizio gennaio intorno a 52–55, ben al di sopra della soglia di equilibrio 50 ma lontano dall’ipercomprato, a sostegno di una prevalenza della pressione compratrice con margine per fasi di consolidamento laterale.
L’ADX su vari studi tecnici resta su valori relativamente bassi (area 12–13), indicativo di un trend sottostante non particolarmente direzionale nel brevissimo ma comunque incanalato al rialzo; questa combinazione di RSI moderatamente positivo e ADX debole è tipica di fasi di grinding e range rialzisti, in cui le rotture di resistenze richiedono catalizzatori forti per innescare un’accelerazione.
A livello di price action, le ultime settimane mostrano una sequenza di candele con chiusure spesso nella metà superiore del range giornaliero ma con ombre superiori più marcate in prossimità di 25.800–26.200 punti, evidenziando prese di profitto in area massimi storici.
Su timeframe weekly emergono pattern di indecisione (spinning top, barre a corpo ridotto) in corrispondenza delle aree di massimo storico, segnale di un equilibrio più delicato tra compratori e venditori, in cui la direzione successiva dipende in misura crescente dal flusso di utili del comparto tech e dalle comunicazioni della Federal Reserve.
Il quadro dei livelli statici e dinamici identifica alcuni cluster di prezzo rilevanti per il breve-medio termine.
Sul lato delle resistenze, un primo livello sensibile resta in area 25.800–25.850 punti, in linea con massimi recenti citati anche in analisi di fine 2025, e rappresenta un “gateway” tecnico prima di un eventuale allungo verso 26.100–26.200 punti, corrispondente ai massimi storici ufficiali.
Oltre questa soglia, le proiezioni tecniche mensili ipotizzano estensioni graduali verso l’area 27.000–27.500 punti nel corso del 2026, a condizione che la rottura delle resistenze avvenga con volumi in aumento e sorprese positive sugli utili, soprattutto delle componenti AI-centriche dell’indice.
Sul fronte dei supporti, la prima fascia difensiva di rilievo emerge intorno a 25.000–25.300 punti, in corrispondenza di un importante pivot psicologico e del cluster di medie di breve periodo, zona in cui si è già osservata domanda in acquisto sulle correzioni di inizio anno.
Un gradino più in basso, l’area 24.600–24.800 punti, in correlazione con le stime di SMA 100 e con i principali supporti price-based di fine 2025, rappresenta il primo vero “stress test” per il trend di medio periodo: una discesa fin qui, con RSI che rientra verso area 50, sarebbe compatibile con una normale fase di ri-prezzamento dentro un bull market; rotture nette e persistenti al di sotto aprirebbero spazio a un ritorno verso la zona 24.000–24.250.
Il supporto strategico di più ampio respiro resta compreso tra 24.000 e 24.600 punti: diverse view tecniche individuano in questo intervallo il range inferiore di un possibile canale laterale 24.000–26.000 qualora venisse a mancare un breakout convinto delle resistenze di inizio anno; all’interno di tale banda le strategie di rotazione e accumulo graduale su debolezza continuerebbero a svolgere un ruolo centrale nell’operatività istituzionale.
Solo un deterioramento marcato, con ritorno stabile sotto 24.000 punti e attacco deciso all’area delle medie di lungo periodo (SMA 200 intorno a 23.000), rimetterebbe in discussione l’ipotesi di semplice consolidamento, spostando il baricentro dello scenario verso una fase correttiva più strutturale.

Il quadro macro USA per il 2026 rimane nel complesso favorevole agli asset rischiosi: le principali fonti macro indicano una crescita moderata, un’inflazione che prosegue nel rientro rispetto ai picchi 2022–2023 ma resta leggermente sopra il target del 2%, e un percorso di tassi Fed in graduale discesa dopo la normalizzazione 2024–2025.
Le aspettative sui Fed funds implicano ulteriori tagli nel corso del 2026 con l’obiettivo di sostenere l’espansione senza riaccendere in modo destabilizzante l’inflazione; questo mix, se confermato, rappresenta un supporto importante per le valutazioni delle società growth e tech ad alta duration, cuore pulsante del Nasdaq 100.
In sintesi, il Nasdaq 100 entra a febbraio 2026 come un indice strutturalmente positivo ma più selettivo: vicino ai massimi storici, sostenuto da un contesto macro relativamente favorevole e dalla narrativa AI, ma esposto al rischio di fasi di consolidamento e correzioni tecniche soprattutto in corrispondenza del cluster di resistenze 25.800–26.200 punti.
Finché i prezzi resteranno al di sopra delle aree di supporto 24.600–25.000 e, in seconda battuta, 24.000 punti, il bull market di medio periodo potrà considerarsi intatto; al contrario, rotture estese e confermate sotto queste soglie imporrebbero una revisione più prudente dello scenario, con maggiore enfasi sulla selettività settoriale e sulla qualità degli utili generati dai progetti legati all’intelligenza artificiale.