
Nella seconda settimana di febbraio 2026 il Nasdaq 100 oscilla nell’area 24.500–25.300 punti, in consolidamento dopo i massimi storici toccati a fine gennaio in prossimità di 26.150–26.200 punti, livello che continua a rappresentare la principale resistenza strategica nel breve periodo. Il range delle ultime 52 settimane si colloca grossomodo tra 16.500 e 26.180 punti, segnalando un rerating molto profondo del comparto tech rispetto ai minimi del 2025, ma anche un grado di estensione tale da rendere fisiologiche correzioni del 5–8% all’interno di un bull market strutturalmente ancora intatto.
La fase che si apre a metà febbraio mostra un Nasdaq 100 in modalità di “digestione” dei precedenti rialzi: dopo il test dei 26.000 punti di fine gennaio, l’indice ha ritracciato fino in area 24.400–24.500, con successivi tentativi di recupero verso 25.000–25.300 punti, più assimilabili a un “grinding” laterale-rialzista che a un nuovo rally esplosivo. Questo comportamento è coerente con uno scenario in cui gran parte delle notizie positive – prospettiva di tagli Fed nel corso del 2026, narrativa IA ancora dominante, trimestrali nel complesso robuste delle big tech – risulta in larga misura già incorporata nei prezzi, mentre il mercato richiede adesso conferme più concrete sulla traiettoria degli utili.
Sul fronte della volatilità implicita lo scenario è meno compresso rispetto a inizio anno: il VIX è risalito da area 14–15 di fine 2025 a valori intorno a 17–21 nella seconda metà di gennaio e nei primi giorni di febbraio, con picchi oltre 21 in corrispondenza delle fasi di correzione degli indici USA. La media di gennaio si è attestata comunque su livelli storicamente moderati (intorno a 16–17 punti), coerenti con un regime di trend rialzista ordinato ma con premi per il rischio meno compressi rispetto ai minimi del quarto trimestre 2025.
Questo ambiente sostiene un sentiment ancora costruttivo ma più selettivo: il mercato continua a premiare le società che battono le attese su ricavi e margini, mentre penalizza in modo rapido qualunque segnale di rallentamento nella guidance, soprattutto tra i titoli growth ad alta duration. Le difese sui supporti del Nasdaq 100 in area 24.400–24.500 diventano quindi cruciali per mantenere intatto lo scenario di semplice correzione tattica all’interno di un bull market di medio periodo.
L’“effetto IA” resta il principale driver di narrativa e di flussi: molte mega cap tecnologiche che dominano il Nasdaq 100 continuano a investire aggressivamente in data center, semiconduttori e modelli di intelligenza artificiale, mantenendo multipli di valutazione elevati rispetto alla media storica e al resto del listino USA. In questa fase il mercato non si limita più a prezzare la storia di crescita futura, ma chiede una traduzione sempre più visibile di tali investimenti in crescita degli utili per azione e dei flussi di cassa, riducendo lo spazio per multipli puramente “priced for perfection”.
La forte concentrazione dell’indice su un nucleo ristretto di colossi tech e comunicazioni – molti dei quali al centro dell’onda IA – produce un doppio effetto: amplifica il potenziale di nuovi massimi storici in caso di execution convincente, ma aumenta al tempo stesso la vulnerabilità del Nasdaq 100 a shock idiosincratici su guidance, controlli regolamentari, geopolitica o eventuali misure restrittive su export tecnologico e dazi. In altre parole, la leadership ristretta regge ancora la struttura rialzista di medio periodo, ma rende il quadro di breve più binario e meno indulgente agli errori.
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A metà febbraio 2026 la struttura tecnica del Nasdaq 100 resta impostata al rialzo sul medio periodo, ma con segnali evidenti di raffreddamento del momentum e un test più ravvicinato dei principali supporti dinamici.
Le quotazioni si muovono in area 24.600–25.300 punti, dopo il pullback dai massimi storici in zona 26.100–26.300 registrati tra fine 2025 e inizio 2026. Gli ultimi dati disponibili indicano un indice che tratta leggermente sotto la media mobile a 50 giorni (circa 25.400–25.500 punti), ma ancora sopra la 200 giorni, configurando uno scenario di correzione ordinata all’interno di un impianto di lungo periodo ancora bull.
Le stime e le analisi su US100/NQ collocano l’area chiave delle medie di breve-medio termine (SMA/EMA 20–50) poco sopra i prezzi attuali, a ridosso di 25.200–25.500 punti, mentre la SMA/EMA 200 giorni si posiziona più in basso, in prossimità di 23.300–23.700 punti, con alcune view che individuano un cuscinetto di lungo periodo ancora più profondo in area 23.000. In questo quadro, un ritorno dei prezzi verso 23.500–23.000 costituirebbe una correzione importante ma compatibile con la tenuta del trend di fondo, mentre la permanenza sopra il corridoio 24.000–24.800 mantiene il bias strategico orientato agli acquirenti.
Le letture più recenti degli indicatori di momentum mostrano un quadro meno tirato rispetto ai mesi precedenti: su vari studi tecnici l’RSI(14) daily oscilla in zona neutrale–positiva, indicativamente fra 48 e 55, dopo le fasi di ipercomprato viste sul test dei massimi. Questo posizionamento segnala una pressione compratrice ancora prevalente sul medio periodo, ma con maggiore spazio per fasi di consolidamento e ri-prezzamento laterale.
L’ADX, su molte letture daily, rimane su valori contenuti, spesso sotto 20, indicando un trend di brevissimo non particolarmente direzionale nonostante il quadro rialzista di fondo. La combinazione di RSI moderatamente positivo e ADX debole è tipica delle fasi di grinding e di range rialzisti: le rotture delle principali resistenze richiedono quindi catalizzatori macro o earnings più forti per trasformarsi in un’accelerazione direzionale, mentre nel day-by-day prevalgono rotazioni settoriali e ribilanciamenti.
La price action delle ultime settimane racconta un mercato che fatica a costruire ulteriori massimi dopo il picco di inizio anno: le sedute sulla fascia 25.500–26.100 hanno spesso mostrato upper shadow significative, segno di prese di profitto sistematiche sui tentativi di breakout. Il successivo arretramento verso area 24.600–24.700 è avvenuto in modo più correttivo che impulsivo, con chiusure spesso nella metà superiore del range giornaliero e difese puntuali dei supporti dinamici di breve.
Su timeframe weekly emergono configurazioni di indecisione in corrispondenza dei massimi storici (spinning top, barre a corpo ridotto), che fotografano un equilibrio più fragile tra compratori e venditori: la direzione del prossimo movimento ampio dipende in misura crescente dalla stagione degli utili tech, in particolare dai titoli IA-centrics, e dal tono delle prossime comunicazioni della Federal Reserve sul timing dei tagli dei tassi nel 2026.

Il quadro dei livelli statici e dinamici individua alcune aree cruciali per il breve-medio termine. Sul lato delle resistenze, un primo cluster sensibile si colloca tra 25.250 e 25.500 punti, zona dove si sono concentrati diversi massimi di inizio febbraio e che molti desk indicano come snodo tecnico primario. Al di sopra, restano centrali i massimi storici in area 26.100–26.300 punti, corrispondenti a una fascia di offerta strutturale che ha respinto i tentativi di estensione nei mesi scorsi.
Oltre questo “cappello” tecnico, alcune proiezioni mensili individuano margini teorici di estensione verso 27.500–28.000 punti nel corso del 2026, a condizione che una rottura confermata delle resistenze avvenga con incremento dei volumi e sorprese positive sugli utili, soprattutto nel segmento IA e semiconduttori. In assenza di questi catalizzatori, lo scenario più probabile resta quello di un ampio canale laterale con polarità 24.000–26.000/26.300.
Sul fronte dei supporti, la prima fascia difensiva di rilievo si colloca intorno a 25.000–25.100 punti, area che diverse analisi tecniche identificano come “linea del sand” di breve e pivot psicologico di mercato. Subito sotto, la zona 24.600–24.800 punti, dove recentemente si è concentrata domanda in acquisto sulle correzioni, rappresenta il primo vero stress test per il trend di medio periodo: un ritorno in quest’area, con RSI che rientra verso un intorno di 50, sarebbe coerente con una normale fase di ri-prezzamento dentro un bull market.
Il supporto strategico di più ampio respiro resta l’intervallo 24.000–24.600 punti, che molti studi individuano come parte bassa di un possibile canale laterale 24.000–26.000 in assenza di breakout convinti. In questo range le strategie istituzionali di rotazione intra-tech e accumulo graduale su debolezza continuerebbero a giocare un ruolo centrale; solo un deterioramento marcato, con ritorno stabile sotto 24.000 punti e successivo attacco all’area delle medie di lungo periodo (SMA/EMA 200 in zona 23.000–23.500), sposterebbe il baricentro dello scenario verso una correzione più strutturale e non più classificabile come semplice consolidamento ciclico.
Nel 2026 il quadro macro USA resta nel complesso favorevole agli asset rischiosi, con crescita moderata ma ancora resiliente e un ruolo centrale degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. L’inflazione prosegue nel rientro rispetto ai picchi 2022–2023 ma viene stimata ancora leggermente sopra il 2% a fine anno, in area 2,4–2,6%, configurando uno scenario di inflazione “bassa ma non pienamente domata”.
La Federal Reserve mantiene a inizio 2026 i Fed funds nel corridoio 3,50–3,75% dopo i tagli del 2025 e i mercati monetari prezzano una discesa graduale verso livelli più vicini al neutrale (intorno al 3–3,25%) entro fine anno, con 2–3 possibili riduzioni da 25 punti base condizionate ai dati su inflazione e lavoro. Questo contesto – tassi in calo moderato, inflazione solo leggermente sopra target e crescita non recessiva – continua a supportare le valutazioni delle società growth e tech ad alta duration che pesano in modo rilevante sul Nasdaq 100.
Per il Nasdaq 100 ciò implica un profilo “strutturalmente positivo ma più selettivo”: l’indice si muove vicino ai massimi storici, in un’area di resistenze tecniche tra circa 25.500 e 26.100–26.300 punti, dove si concentrano le fasi di consolidamento e le correzioni di breve. I supporti tecnici di maggiore rilievo restano le fasce 24.600–25.000 e, più in basso, 24.000 punti, che delimitano la parte bassa di un potenziale canale laterale 24.000–26.000 utilizzato da molte analisi come riferimento per valutare la solidità del bull market di medio periodo.