
Nelle ultime settimane EUR/USD ha esteso il recupero partito dai minimi di metà marzo, ma resta inserito in una struttura di fondo non pienamente direzionale, con quotazioni nella parte medio‑alta del range annuale ma ancora sotto i massimi di inizio 2026. Il massimo finora dell’anno è stato registrato il 27 gennaio 2026 in area 1,2080–1,2085 (high 1,2081), mentre il minimo è stato segnato il 13 marzo in zona 1,1410–1,1411.
Dopo il minimo di marzo, il cambio ha messo in atto un progressivo rimbalzo: il 1° aprile 2026 EUR/USD ha chiuso a 1,1590 con un massimo intraday a 1,1627, mentre l’8 aprile quota nella fascia 1,16–1,17 (close 1,1684, high 1,1697, low 1,1592), confermando il posizionamento nell’area 1,1550–1,17. Sul fronte macro, l’ultima ondata di dati sull’inflazione core statunitense ha mostrato una dinamica ancora superiore all’obiettivo della Federal Reserve, mantenendo i fed funds in un corridoio restrittivo intorno al 3,50%–3,75% e rafforzando la narrativa “higher for longer”.
In area euro, la BCE ha confermato il tasso sui depositi al 2% dopo i tagli del 2025, ma il recente rallentamento dell’inflazione headline e core permette un atteggiamento più attendista rispetto alla Fed. Il differenziale di politica monetaria rimane quindi moderatamente favorevole al dollaro, ma meno pronunciato rispetto alle fasi di massima divergenza: questo contribuisce a spiegare come l’euro sia riuscito a reagire dal supporto 1,14 pur senza trasformare il quadro di medio periodo in un trend rialzista strutturale.
Dal massimo del 27 gennaio in area 1,2080–1,2085, il grafico daily evidenzia una gamba discendente che ha condotto progressivamente i prezzi verso i minimi del 13 marzo, con low ufficiale a 1,1411 e chiusura a 1,1422.
In questa fase si è sviluppata una chiara sequenza di massimi e minimi decrescenti, con rottura di supporti intermedi in area 1,17–1,16 e 1,15.
A partire dal minimo di marzo, il cambio ha avviato un movimento di recupero: già il 16 marzo EUR/USD era tornato sopra 1,15 (close 1,1507 dopo un low 1,1415), e tra fine mese e inizio aprile le chiusure si sono stabilizzate nel corridoio 1,1520–1,1590. L’8 aprile il mercato lavora tra 1,1590 e 1,17, collocando l’attuale quotazione nella parte medio‑alta del range che va dai minimi di marzo ai massimi di inizio anno.
Questo profilo può essere letto come un rimbalzo correttivo all’interno di un quadro di medio termine ancora condizionato dalla precedente gamba ribassista, finché la zona 1,20–1,21 non verrà riavvicinata.
Al tempo stesso, la capacità del cambio di mantenersi sopra 1,15 e di lavorare in area 1,16–1,17 segnala un indebolimento della pressione ribassista più intensa vista tra febbraio e inizio marzo, aprendo spazio a una fase più laterale con elementi di potenziale transizione.
L’analisi delle medie mobili esponenziali giornaliere mostra una configurazione intermedia: le medie lente (per esempio le 100 e 200 sedute) mantengono una pendenza ancora leggermente negativa, riflesso del movimento discendente partito dai massimi di gennaio, mentre le medie più corte (10–20 sedute) hanno iniziato a piegarsi al rialzo seguendo il rimbalzo dai minimi. I prezzi attuali si muovono in prossimità o poco sopra le medie veloci, ma restano in area di test rispetto a quelle di medio termine, confermando l’assenza di una vera inversione strutturale.
Una regressione lineare calcolata sul tratto 27 gennaio–13 marzo continua a presentare pendenza complessiva negativa, coerente con la dominanza residua della tendenza ribassista di medio periodo.
All’interno del canale concettuale definito da tale regressione, la posizione attuale del cambio nella parte centrale‑alta della banda suggerisce che il recupero in corso stia testando livelli tecnici rilevanti: una rottura e stabilizzazione sopra 1,1635–1,1650 costituirebbe il primo segnale di riequilibrio verso un quadro più neutrale.
Gli oscillatori di momentum, in particolare l’RSI giornaliero, si sono allontanati dalle zone prossime all’ipervenduto che avevano accompagnato i minimi di metà marzo, posizionandosi ora in una fascia intermedia coerente con un recupero non esasperato (RSI intorno a valori neutrali, lontani sia da 30 sia da 70 sui principali feed tecnici).
L’assenza di condizioni di ipercomprato marcato, unita a una volatilità contenuta rispetto ai picchi di febbraio‑marzo, indica un equilibrio relativamente fragile tra forze rialziste e ribassiste.
Le letture grafiche a breve termine evidenziano la formazione di piccole figure di compressione e triangoli di consolidamento, con oscillatori che oscillano in un range moderato senza indicare una direzione prevalente.
Questo schema è tipico delle fasi di “attesa”, in cui il mercato monitora i prossimi dati macro (in particolare inflazione USA ed area euro) e le reazioni delle banche centrali: l’uscita dalle figure di congestione potrebbe accompagnarsi a un incremento del momentum, ma la direzione dipenderà dall’esito dei prossimi appuntamenti di calendario.
La mappa dei livelli statici, aggiornata con i dati reali, individua le seguenti aree di interesse:

Alla data dell’8 aprile 2026, il quadro tecnico di EUR/USD può essere sintetizzato come una fase di recupero significativo dopo una correzione rilevante, ma ancora inserita in una struttura generale che non ha cancellato del tutto la precedente tendenza discendente. Il cambio si trova nella parte medio‑alta del range recente, in prossimità di resistenze (1,1580–1,1615 e 1,1635–1,1650) che fungeranno da discrimine tra un semplice rimbalzo e una potenziale transizione verso una configurazione più neutrale o leggermente favorevole all’euro.
L’evoluzione dei prezzi su queste fasce, insieme al comportamento dei supporti in area 1,1450–1,1410 (ed eventualmente 1,1370), sarà influenzata in modo decisivo dai prossimi dati di inflazione USA ed area euro e dai successivi orientamenti di Fed e BCE: sorprese “hawkish” sul fronte statunitense o segnali più accomodanti da parte della BCE potrebbero riattivare pressione sul cambio, mentre dati più morbidi negli USA e un approccio meno aggressivo della Fed rispetto alle attese aprirebbero spazio a un’estensione del recupero verso 1,17–1,18.
Le considerazioni contenute in questo articolo hanno natura esclusivamente descrittiva e analitica e non costituiscono in alcun modo raccomandazione di investimento o suggerimento operativo.