
Il cambio EUR/USD si muove in un quadro di medio termine ancora improntato a una debolezza dell’euro dopo il massimo oltre 1,20 registrato a inizio anno, con una correzione di circa 600 pip nelle ultime settimane. Nelle sedute più recenti il cross ha tentato un recupero dai minimi in area 1,1400, con i prezzi che nella mattinata del 18 marzo gravitano attorno a 1,15–1,1550 dopo due giornate consecutive di rimbalzo.
Sul fronte fondamentale, il mercato resta concentrato sul tema “tassi e inflazione” negli Stati Uniti, dove il dollaro continua a beneficiare delle attese di politica monetaria restrittiva a fronte di un contesto di crescita moderata e pressioni inflazionistiche ancora non pienamente riassorbite. La Federal Reserve si riunisce in questi giorni: la decisione sui tassi e la conferenza stampa del FOMC sono previste tra il 18 e il 19 marzo, con il mercato che sconta, al momento, il mantenimento del costo del denaro in area 3,75%, ma con forte sensibilità a qualsiasi segnale sulla traiettoria futura dei tagli.
Per l’area euro, il cambio guarda alla dinamica dei prezzi al consumo e alle prossime decisioni della Banca Centrale Europea, dopo una lunga sequenza di tagli dei tassi (otto nell’ultimo anno) e una successiva fase di “pausa vigilante” che ha alimentato incertezza sulla reazione dell’istituto di Francoforte a un eventuale nuovo shock inflattivo. Nel breve, l’attenzione è rivolta alla pubblicazione dell’inflazione dell’Eurozona (CPI y/y atteso al 2,0%) e alla riunione BCE del 19 marzo, con i mercati che prezzano al momento un mantenimento dei tassi di deposito al 2% ma non escludono, più avanti nel 2026, l’ipotesi di una stretta se la componente energetica dovesse riaccendere le pressioni al rialzo sui prezzi.
Sul calendario odierno spiccano, oltre ai dati europei, il Producer Price Index statunitense (PPI m/m atteso allo 0,5%) e l’avvio del meeting Fed: un’eventuale sorpresa verso l’alto sul fronte dei prezzi alla produzione, in combinazione con un tono più “hawkish” nella conferenza stampa, avrebbe potenzialmente un impatto restrittivo sulle aspettative di allentamento e potrebbe rafforzare il dollaro a scapito dell’euro. In parallelo, il quadro geopolitico (in particolare le tensioni in Medio Oriente e il riflesso sui prezzi dell’energia) resta un fattore di rischio asimmetrico che, se prolungato, tende a favorire la valuta statunitense rispetto a quella europea, già penalizzata dalla fragilità ciclica dell’Eurozona.
Dal punto di vista tecnico, il movimento discendente sviluppatosi dal massimo di fine gennaio in area 1,2085 ha condotto il cambio su un minimo recente in zona 1,1400–1,1410, da cui è in corso un rimbalzo ancora da considerare, al momento, di natura correttiva all’interno di un trend primario ribassista. Su grafico daily, le medie mobili esponenziali a 50 e 100 giorni si stanno avvicinando a un potenziale incrocio ribassista (la 50 in avvicinamento al di sotto della 100), segnale tipicamente coerente con una fase di distribuzione e possibile prosecuzione della tendenza negativa nel medio periodo.
La struttura dei prezzi mostra come il cross si mantenga sotto l’area di massimo di fine gennaio e al di sotto dei principali livelli di ritracciamento di Fibonacci del movimento discendente, con il 23,6% posizionato intorno a 1,1637, livello che rappresenta un primo spartiacque tecnico fra semplice correzione e potenziale revisione del quadro ribassista. In questo contesto, una regressione lineare applicata al segmento che va dal picco di 1,2085 al minimo in area 1,1400 evidenzia una pendenza negativa ancora marcata, con i corsi che in queste sedute stanno testando la parte centrale della “banda” di regressione: l’eventuale permanenza dei prezzi sotto la linea mediana favorirebbe la lettura di un rimbalzo all’interno di un canale discendente.
Sulle scale temporali di breve (H4 e H1), si osserva un recupero sopra la fascia 1,1500–1,1530, con alcuni studi che indicano area 1,1529–1,1545 come zona di resistenza dinamica di breve, dove convergono livelli statici e la parte superiore di pattern correttivi emergenti. Finché i prezzi rimangono contenuti al di sotto del cluster resistenziale 1,1635–1,1650, la configurazione delle medie mobili e della regressione lineare di periodo continua a inquadrare la fase attuale come un semplice pullback tecnico in una cornice strutturale ancora favorevole al dollaro.
L’oscillatore RSI, osservato sul daily, si è progressivamente riportato da condizioni prossime all’ipervenduto (in corrispondenza del minimo in area 1,1400) verso valori più neutrali, accompagnando il rimbalzo delle ultime due sedute senza, però, mostrare finora segnali chiari di inversione strutturale. Alcune analisi segnalano il test di una trendline discendente sull’RSI, dalla quale potrebbe originare un temporaneo recupero dei prezzi, coerente con scenari di breve che prevedono un test delle resistenze di area 1,1545 prima di un possibile ritorno delle pressioni ribassiste.
Sul piano dei pattern, diversi studi individuano la configurazione di un potenziale “wedge” (cuneo) di inversione sulle ultime barre, con la parte superiore del pattern in coincidenza con la zona 1,1545–1,1575 e la parte inferiore ancorata ai supporti in area 1,1400–1,1365. Il comportamento dei prezzi rispetto ai bordi di questo cuneo assume rilievo operativo: una reazione negativa sulla parte alta accompagnata da candele di rifiuto (upper shadow estese e chiusure lontane dai massimi) manterrebbe in essere l’ipotesi di prosecuzione del downtrend, mentre una rottura netta e confermata al rialzo, con chiusure giornaliere sopra 1,1635, aprirebbe spazio a un’ulteriore estensione verso l’area 1,18.
Nei time frame inferiori, le ultime sessioni hanno mostrato candele di recupero relativamente ordinate, prive per ora di configurazioni impulsive particolarmente estreme, compatibili con un rimbalzo tecnico sostenuto più da ricoperture che da un cambio di percezione fondamentale. In assenza di pattern di inversione daily forti (come engulfing rialziste su livelli chiave o hammer su supporti primari confermati da volumi), il quadro candlestick complessivo resta coerente con una fase di consolidamento/rimbalzo all’interno di una struttura discendente dominante.
Sul fronte dei livelli statici, il primo supporto significativo resta in area 1,1400, minimo recente e zona più volte richiamata dalle analisi come riferimento chiave di breve-medio periodo. Un’estensione della debolezza al di sotto di questo livello proietterebbe i corsi verso supporti inferiori in area 1,1365, indicata da alcuni studi come obiettivo di completamento del movimento correttivo e possibile target di rottura del cuneo ribassista. Più in basso, eventuali affondi troverebbero altre aree di interesse tecnico, ma al momento il focus di mercato rimane concentrato sul corridoio 1,1365–1,1400.
Dal lato opposto, la fascia 1,1500–1,1530 rappresenta la prima area di resistenza di rilievo, all’interno della quale il cross ha recentemente tentato dei breakout intraday, senza tuttavia imprimere ancora una direzionalità definita su scala giornaliera. Al di sopra, l’area 1,1545–1,1575 coincide con la parte alta del pattern di tipo “wedge” e con un cluster tecnico richiamato da diversi studi, la cui violazione aprirebbe la strada a un test dei massimi di periodo più ambiziosi in zona 1,1635–1,1650, livello in cui transita anche il 23,6% di ritracciamento del movimento discendente da 1,2085.
Un superamento stabile della soglia 1,1635–1,1650, confermato da chiusure daily e accompagnato da un RSI in crescita sopra area 50, costituirebbe il primo vero segnale tecnico di indebolimento del trend ribassista in atto da fine gennaio. Fino ad allora, il corridoio di oscillazione principale individuato da molte analisi rimane compreso tra il supporto a 1,1365–1,1400 e il blocco resistenziale 1,1545–1,1635, con l’eventuale uscita direzionale da questo range destinata a fornire indicazioni più chiare sul prossimo tratto di medio periodo.

Riassumendo il quadro, il cambio EUR/USD si presenta al 18 marzo 2026 inserito in una tendenza di medio termine ancora orientata al ribasso, con le medie mobili principali prossime a un incrocio negativo e una regressione lineare daily che continua a evidenziare una pendenza sfavorevole all’euro. Il rimbalzo in corso dai minimi di area 1,1400 ha riportato i prezzi in prossimità di una fascia di resistenza importante (1,1500–1,1545), ma allo stato attuale le evidenze tecniche restano più coerenti con un movimento correttivo che con un’inversione strutturale di tendenza.
In uno scenario di prevalenza del dollaro, alimentato da dati USA solidi (PPI, prossime letture su inflazione e crescita) e da una Fed orientata a mantenere tassi elevati per un periodo prolungato, la rottura confermata dei supporti 1,1400–1,1365 aprirebbe spazio a nuovi minimi dell’anno, in continuità con la gamba ribassista partita dal massimo di 1,2085. In alternativa, un contesto in cui l’inflazione USA sorprenda al ribasso, la Fed adotti toni più accomodanti e la BCE appaia relativamente più ferma o addirittura più restrittiva, favorirebbe scenari di graduale riassorbimento della debolezza dell’euro, con possibili estensioni sopra 1,1635 e proiezioni tecniche in direzione di area 1,18 nel medio periodo.
In ogni caso, la combinazione di calendario macro fitto (dati inflattivi, decisioni delle banche centrali, indicatori congiunturali) e livelli tecnici ben definiti suggerisce che la prossima fuoriuscita dal range 1,1365–1,1635 potrà fornire indicazioni significative sulla direzione dominante dei prossimi mesi, fermo restando che le valutazioni qui esposte hanno carattere esclusivamente analitico e descrittivo e non costituiscono in alcun modo raccomandazione di acquisto o vendita di strumenti finanziari.
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