
La coppia EURUSD ha interrotto l’avanzata oltre 1,20 e sta ora digerendo il movimento in una fase di consolidamento, rientrando nel range 1,17–1,19 dopo il rally che l’ha vista rafforzarsi di oltre il 13% su base annua.
Il Dollar Index (DXY) scambia intorno a 97,5 punti, in lieve recupero rispetto ai minimi recenti ma ancora in calo di oltre il 9% su 12 mesi, a conferma di un quadro di debolezza strutturale del dollaro in un contesto di aspettative di tassi USA gradualmente più bassi nel corso del 2026.
Il FOMC del 27–28 gennaio ha confermato il corridoio dei federal funds al 3,50%–3,75% e un approccio prudente, con la Fed che sottolinea la dipendenza dai dati e un sentiero di allentamento solo graduale, elemento che mantiene il bias ribassista di medio periodo sul dollaro ma lascia spazio a rimbalzi tattici quando i dati sorprendono al rialzo.
Le attese di mercato scontano un lento aggiustamento dei tassi verso area 3,25%–3,50% entro fine anno, mentre la BCE mantiene un’impostazione più cauta sui tagli, con uno spread di rendimento ancora favorevole al dollaro ma in restringimento, che sostiene un euro strutturalmente più forte ma soggetto a fasi di presa di profitto.

Gli oscillatori di momentum descrivono una correzione “ordinata” all’interno di un trend rialzista, con il recente storno di circa 300 pips che riporta gli indicatori su livelli più equilibrati dopo l’eccesso generato dal movimento verso 1,20–1,21.
L’RSI multi‑giornaliero, che nelle scorse settimane era entrato in zona di ipercomprato, si è riportato verso la fascia centrale, coerente con una fase di consolidamento in cui una ulteriore flessione verso area 50–55 sarebbe ancora compatibile con la prosecuzione del trend principale.
Il MACD rimane in territorio positivo, ma con istogramma in progressivo ridimensionamento e primi segnali di divergenza, confermando l’idea di rallentamento del momentum più che di inversione direzionale vera e propria.
La regressione lineare tracciata dai minimi del 2025 indica ancora una pendenza positiva, con i prezzi che al momento oscillano nella parte centrale del canale, suggerendo che pullback verso 1,18–1,1750 rientrino in una fisiologica dinamica di mean reversion interna alla struttura rialzista.
Il breakout dell’area 1,1850–1,1900 verso 1,2050–1,2100 ha contrassegnato la gamba rialzista principale, seguita ora da una sequenza di candele correttive che ha riportato EURUSD all’interno di un range più stretto, con volatilità tornata su valori medi intorno a 100 pips giornalieri.
Le candele delle ultime sedute mostrano corpi più piccoli e ombre superiori in prossimità di 1,1850–1,19, segnale di prese di beneficio e di maggiore cautela in vista dei prossimi dati macro, mentre la parte bassa del range in area 1,1730–1,1700 assume il ruolo di primo “test” per la solidità del trend.
Dal punto di vista dei livelli, 1,1800 resta la soglia strategica di brevissimo, con supporti successivi a 1,1730 e 1,1670–1,1650, mentre sul lato superiore le resistenze di breve sono localizzate a 1,1870–1,1900 e poi in area 1,1970–1,2050, oltre le quali il mercato potrebbe riattivare una fase di momentum verso 1,21–1,22.
La permanenza dei prezzi all’interno del corridoio 1,17–1,19 nelle prossime sedute favorirebbe la costruzione di una base di consolidamento, mentre una rapida riconquista e tenuta di 1,19–1,20 segnalerebbe la fine anticipata della correzione e il ripristino della pressione rialzista.