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Petrolio a 90 dollari, Nasdaq in calo e dollaro incerto: il G20 parla la lingua di Nvidia

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
2 set 2026
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Petrolio sopra 90 dollari, Nasdaq in calo e dollaro incerto mentre il G20 parla di Nvidia: analisi tecnica, scenari macro e formazione Edufin Pepperstone.

Il petrolio a 90 dollari cambia l’equilibrio dei mercati globali

Il petrolio si è stabilizzato sopra i 90 dollari al barille, diventando il nuovo baricentro di un quadro macroeconomico in cui inflazione, rendimenti obbligazionari e rotazioni settoriali sugli indici azionari si intrecciano in modo sempre più complesso. 

La seduta del 2 settembre 2026 conferma il ruolo centrale dell’energia e dell’intelligenza artificiale nella narrativa di mercato: il crude oil tiene i riflettori accesi sull’inflazione, mentre Nvidia entra di fatto nell’agenda politica del G20 come interlocutore privilegiato sulla costruzione delle infrastrutture globali per l’IA.

In questo contesto, leggere i mercati richiede non solo competenza tecnica, ma anche la capacità di interpretare trend, volatilità e flussi di capitale in un mondo in cui energia, tecnologia e politica monetaria viaggiano ormai sulla stessa corsia.

Il petrolio ha rotto in modo strutturale l’area psicologica dei 90 dollari, con quotazioni intorno a 90,25 dollari al barile e una performance mensile superiore al 12%, mentre su base annua il rialzo sfiora o supera il 40% a seconda del benchmark considerato.

Il movimento di fine agosto, innescato dal breakout di un triangolo di accumulazione tra 84 e 85 dollari, ha generato una corsa di volatilità che ha chiuso il gap in zona 91,12 e spinto i prezzi fino a 92,50 dollari. Il greggio si colloca così nella parte alta del canale di regressione lineare rialzista, trasformando la fascia 87–92 dollari in un’area decisiva per distinguere tra un semplice consolidamento e l’avvio di una nuova onda impulsiva.

Sul piano macro, questo livello non è solo tecnico: un petrolio stabilmente sopra i 90 dollari riaccende le preoccupazioni inflattive, complica il lavoro delle banche centrali e ridisegna i premi per il rischio su obbligazioni, valute e azioni.

 

Petrolio Crudeoil

 

Inflazione ostinata e dati sul lavoro tengono le banche centrali sotto pressione

La forza del petrolio arriva in un contesto in cui l’economia americana viene descritta dalla Federal Reserve come sostanzialmente solida, con un mercato del lavoro ancora robusto, mentre l’area euro continua a confrontarsi con un’inflazione ben al di sopra degli obiettivi di lungo termine, alimentata anche dalla dinamica dei prezzi energetici.

I dati recenti sui prezzi al consumo europei hanno confermato la difficoltà a riportare l’inflazione su livelli più gestibili, mentre la variazione dell’occupazione non agricola negli Stati Uniti ha segnalato un aumento dei disoccupati che dovrà essere confermato o smentito dai prossimi report su richieste di sussidi e buste paga. Questi appuntamenti restano tra i principali catalizzatori in grado di muovere in modo significativo indici, dollaro e curva dei tassi.

In questo scenario, le banche centrali si trovano strette tra la necessità di non spegnere la crescita e l’obbligo di non perdere il controllo dell’inflazione, con il petrolio che funziona da moltiplicatore di pressioni sui prezzi e sulle aspettative di mercato.

Il G20 scopre la “lingua di Nvidia” per l’infrastruttura globale dell’IA

Il G20 ha di fatto scoperto la “lingua di Nvidia” nel momento in cui Jensen Huang, amministratore delegato del gruppo, ha sottolineato come le infrastrutture di intelligenza artificiale siano già ampiamente diffuse nei paesi sviluppati e debbano ora essere estese alle economie emergenti, sfruttandone anche le risorse naturali per alimentare data center e server dedicati all’IA.

“In the end, what every single country will have to recognize is that (AI) is infrastructure, just as it’s water, roads, electricity, the internet”, ha dichiarato Huang ai ministri del G20, chiedendo di trattare l’IA come una vera e propria infrastruttura strategica per la competitività nazionale.

In Borsa, Nvidia resta uno dei riferimenti assoluti del comparto tech, con il titolo che oscilla nella fascia 220–225 dollari per azione, in recupero rispetto alle sedute più difficili dei giorni precedenti. La volatilità intraday ha portato i prezzi a testare massimi sopra i 223 dollari prima di riposizionarsi su valori leggermente inferiori, coerenti con una fase di consolidamento dopo i forti rialzi dell’anno.

Dell sorprende il mercato e traina il comparto server e digitalizzazione

Dell ha sorpreso il mercato con conti superiori alle attese e un incremento deciso della distribuzione per azione, da 4 a 7 dollari, generando un rally di oltre il 10% e riportando il titolo verso le resistenze chiave.

Il superamento dell’area 475 dollari ha spinto gli operatori a guardare ai massimi storici in zona 515 dollari, con un effetto traino potenziale su tutto il comparto legato a server, quantum computing e digitalizzazione. In questo segmento, Oracle e Meta mostrano impostazioni più costruttive, mentre su Tesla, Palantir e Microsoft prevale una fase di consolidamento sotto resistenze dopo i rialzi delle scorse settimane.

I numeri di Dell confermano come la domanda di infrastrutture fisiche per l’IA – server, storage, networking – sia uno dei grandi temi di ciclo, complementare alla narrativa sui chip e sui modelli di linguaggio.

 

Nasdaq

 

Il Nasdaq corregge ma resta in trend positivo su base annuale

Il Nasdaq corregge con decisione nel breve termine, restando sotto pressione dopo la formazione di una possibile testa e spalle con target tecnico in area 27.700 punti e un arretramento di poco superiore all’1% sui future di settembre, scesi intorno a 29.186 punti.

Il quadro di medio termine, tuttavia, resta positivo: il Nasdaq 100 chiude la prima parte del 2026 con un rendimento year-to-date vicino al 15%, segnalando che la correzione delle ultime sedute si inserisce in un trend annuale ancora rialzista, ma che richiede maggiore selettività e attenzione ai livelli di supporto e resistenza.

In questa fase, la differenza tra “tecnologia generica” e “tecnologia infrastrutturale per l’IA” diventa sempre più marcata, con i mercati che premiano chi mostra visibilità sui ricavi e sulla capacità di spesa in conto capitale.

L’indice americano mantiene un assetto neutrale-rialzista nel breve termine, sostenuto dal posizionamento del prezzo al di sopra della SuperTrend, collocata a 28.554,5, e della media mobile semplice (SMA) a 28.959,5. Tuttavia, la presenza di una resistenza intraday a 29.166,6 continua a rappresentare un ostacolo significativo, impedendo al mercato di esprimere una chiara prosecuzione del movimento positivo.

Sul grafico emerge una figura tecnica riconducibile a un “testa e spalle”, composta da spalla sinistra, testa e spalla destra, attualmente in fase di completamento. Questo schema, storicamente associato a possibili inversioni di trend, resta un elemento da monitorare nelle prossime sedute, soprattutto in relazione all’eventuale rottura della neckline, linea di conferma del pattern.

L’indicatore RSI si colloca a 46,79, in una fascia neutra che non segnala condizioni di ipercomprato o ipervenduto, riflettendo un mercato privo di squilibri estremi. Sul fronte dei volumi, si registra un valore di 443,68K, inferiore alla media di 497,54K: la minore partecipazione suggerisce una certa prudenza da parte degli investitori, con la spinta rialzista che non trova ancora un supporto convincente nei flussi operativi.

Tra i livelli chiave, emerge la resistenza a 29.170, punto di svolta per un’eventuale prosecuzione al rialzo. Sul lato opposto, i supporti si collocano nell’area 28.960–28.880, seguiti dal supporto di trend a 28.555, coincidente con la SuperTrend, e dalla SMA a 28.468, che rappresenta un ulteriore riferimento in caso di allargamento della correzione.

Nel breve termine, il NAS100 appare bloccato in un range compreso tra 28.880 e 29.170, in attesa di un catalizzatore in grado di sbloccare la situazione. La direzione futura dipenderà dalla capacità del mercato di superare la resistenza superiore o, in alternativa, di cedere terreno rispetto ai supporti immediati, con il pattern testa e spalle che potrebbe influenzare la percezione del rischio tra gli operatori.

S&P 500, Dow Jones e VIX raccontano una rotazione di mercato più prudente

S&P 500 e Dow Jones raccontano una rotazione di mercato più prudente, con il primo che mantiene variazioni giornaliere positive ma contenute e il secondo che evidenzia una forza relativa superiore rispetto al comparto tecnologico.

La volatilità, misurata dal VIX, si è attestata per diverse sedute in prossimità della resistenza in area 16–16,40 punti e potrebbe rientrare verso livelli inferiori se le prossime giornate non porteranno shock macro o geopolitici. Un eventuale ritorno verso i 16 punti sarebbe coerente con una fase di assestamento del sentiment dopo l’aumento di nervosismo legato a inflazione e dati sul lavoro.

Il messaggio degli indici americani è chiaro: il mercato non sta vendendo il rischio in blocco, ma sta ridistribuendo il capitale verso settori e titoli percepiti come più difensivi o meglio posizionati rispetto al nuovo regime di tassi e inflazione.

DAX ed Eurostoxx segnano la fragilità dell’Europa di fronte all’inflazione

Il DAX ed Eurostoxx segnano la fragilità dell’Europa di fronte all’inflazione, con l’indice tedesco che rompe al ribasso in modo deciso l’area 26.100 punti dopo la “doccia fredda” dei dati sui prezzi dell’area euro.wealthinsights.

L’Eurostoxx oscilla sui minimi in area 6.350 punti, testati durante la seduta precedente, e fatica a trovare una direzione chiara, segnalando una fase di cautela estesa su buona parte degli indici europei. 

Ogni nuovo dato macro viene letto in chiave di impatto sui tassi e sul costo del credito per imprese e famiglie, in un contesto in cui la BCE deve bilanciare sostegno alla crescita e controllo dell’inflazione.wealthinsights.

Rispetto agli Stati Uniti, l’Europa appare più esposta allo shock energetico e meno capace di assorbire un petrolio stabilmente alto senza ripercussioni sui margini aziendali e sui consumi.

Il Dollar Index scende e il dollaro perde forza selettiva

Il Dollar Index scende intorno a 99,55 punti e il dollaro perde forza selettiva contro alcune valute chiave, segnalando un progressivo alleggerimento delle posizioni lunghe dopo mesi di relativa dominanza.

L’euro-dollaro resta agganciato alla zona di supporto in area 1,1570, che per ora regge evitando una discesa più verticale dell’euro, mentre la sterlina oscilla intorno a 1,3491 contro dollaro con movimenti moderati ma coerenti con un quadro di leggera fragilità della valuta britannica.

Lo yen rompe i massimi di cambio e segnala un più ampio riposizionamento sulla liquidità, con il cambio USD/JPY che sfonda al ribasso il point of control e il supporto a 160, scivolando verso 158,70 e sancendo una perdita vicina all’1% per il dollaro.

In parallelo, molte istituzioni finanziarie si stanno riposizionando sul mercato dei rendimenti obbligazionari, attratte dalla crescita dei coupon sia sulle emissioni governative sia sul segmento corporate, con strategie di carry trade e diversificazione cross‑asset che riducono il ruolo esclusivo del biglietto verde come valuta rifugio.

Le valute commodity e i metalli preziosi tornano al centro della scena

Le valute commodity tornano al centro della scena con un dollaro australiano in recupero, che si riporta in area 0,7150–0,7168 contro il biglietto verde e segnala un rinnovato interesse per i mercati legati a crescita globale, materie prime e rendimenti obbligazionari in aumento.

Questo mosaico valutario riflette un cambiamento graduale nel mercato della liquidità, dove il dollaro smette di essere l’unico rifugio e lascia spazio a strategie più articolate che combinano esposizione a economia reale, tassi e volatilità controllata.

L’oro conferma il suo ruolo di asset rifugio dinamico, reagendo con un rimbalzo deciso dopo un affondo intraday verso area 4.280–4.289 dollari l’oncia e chiudendo la seduta con un recupero di circa l’1% e un guadagno vicino ai 49 dollari dai minimi di giornata.

Nonostante l’attenzione mediatica sia concentrata su petrolio e tecnologia, una parte degli operatori continua a utilizzare il metallo giallo per coprire i rischi legati a inflazione, volatilità finanziaria e possibili shock di politica monetaria, mantenendo l’oro al centro delle strategie di risk management.

Argento e metalli industriali reagiscono alla combinazione di inflazione ed energia, con il silver che mette a segno un rimbalzo intorno al 2% dopo il test dei supporti in area 64 dollari.

La dinamica dei metalli preziosi e industriali conferma la sensibilità del comparto alla combinazione di aspettative inflattive, andamento dei prezzi energetici e percezione del rischio sistemico, elementi che continuano a guidare la domanda di asset reali in un portafoglio diversificato.

 

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