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Nasdaq, Inflazione USA, dollaro e Wall Street: i livelli decisivi per i mercati nella settimana del 10 agosto

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
8 ago 2026
Share
Inflazione USA, dollaro e Wall Street: i livelli chiave da monitorare nella settimana del 10 agosto. Scopri gli scenari per Nasdaq, S&P 500 ed EUR/USD.

Inflazione, Nasdaq, Oro, Petrolio e mercati valutari: gli scenari della settimana dal 10 agosto 2026

Inflazione USA, dollaro e Wall Street: i livelli decisivi per i mercati nella settimana del 10 agosto sono al centro dell’attenzione degli investitori, perché i prossimi dati macroeconomici statunitensi potrebbero segnare un punto di svolta nella direzione dei rendimenti, del dollaro e degli indici azionari. 

La settimana si apre con un mercato particolarmente sensibile ai segnali provenienti dall’economia americana, dopo i primi chiari segnali di rallentamento emersi dal mercato del lavoro.

Il focus sarà soprattutto sul dato sull’inflazione americana, atteso mercoledì 12 agosto, e sulle reazioni a catena che ne deriveranno per dollaro, metalli preziosi, petrolio e indici azionari. Il dato occupazionale statunitense ha evidenziato una contrazione di circa 30.000 posti di lavoro, un segnale che ha riportato l’attenzione degli investitori sulla solidità del ciclo economico americano e sulla sostenibilità dell’attuale ritmo di crescita. 

Sebbene il periodo estivo possa rendere alcune letture più volatili e meno rappresentative, il dato ha contribuito a indebolire il dollaro e a favorire la ripresa delle principali valute concorrenti.

In questo contesto, il mercato guarderà con particolare attenzione al dato sull’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti. Il consenso indica un rallentamento dell’inflazione dal 3,6% al 3,4%; una conferma di questa dinamica rafforzerebbe l’ipotesi di un’economia meno surriscaldata, aumentando le aspettative di una politica monetaria meno restrittiva e sostenendo gli asset più sensibili al calo dei rendimenti reali, a partire da Wall Street e dai mercati valutari. 

EUR/USD: livelli chiave per il rimbalzo

L’EUR/USD ha reagito con decisione alla fase di debolezza del dollaro, costruendo una base tecnica nell’area compresa tra 1,1370 e 1,1380. Da questo supporto il cambio ha avviato un recupero, riportandosi sopra 1,15 e raggiungendo, nelle ultime sedute, l’area di 1,1560. Tuttavia, il movimento non ha ancora prodotto una conferma rialzista definitiva. 

Nel breve periodo, la prima resistenza da monitorare si trova tra 1,1580 e 1,1600. Una chiusura giornaliera stabile al di sopra di questa fascia potrebbe rafforzare lo scenario di recupero e aprire la strada verso 1,1650-1,1680, con un’estensione successiva in area 1,1750. Al contrario, un ritorno sotto 1,1520-1,1500 indebolirebbe la struttura rialzista di breve periodo e riporterebbe l’attenzione sul supporto intermedio di 1,1470. 

Il principale catalizzatore macroeconomico della prossima settimana sarà il dato sull’inflazione statunitense. Il CPI relativo a luglio sarà pubblicato dal Bureau of Labor Statistics mercoledì 12 agosto alle 8:30, ora di New York.  Un’inflazione inferiore alle attese potrebbe alimentare le aspettative di un atteggiamento più accomodante da parte della Federal Reserve e sostenere ulteriormente l’euro. Al contrario, un dato più elevato o una componente core persistente potrebbero rafforzare il dollaro e provocare una nuova fase di volatilità sul cambio. 

Analisi Tecnica approfondita cambio EUR/USD: resistenza decisiva

Il cambio EUR/USD, nella configurazione CFD Pepperstone, mantiene un’impostazione tecnica costruttiva dopo il recupero dai minimi recenti in area 1,1370–1,1380. La reazione rialzista ha consentito al prezzo di superare il precedente swing collocato intorno a 1,1470 e di avvicinarsi alla fascia compresa tra 1,1550 e 1,1580, attualmente considerata la principale area di verifica per la prosecuzione del movimento. 

Il recupero dell’euro si è sviluppato in un contesto di progressiva debolezza del dollaro statunitense. Il Dollar Index è sceso al di sotto della soglia psicologica dei 100 punti, favorendo un rafforzamento delle principali valute contro il biglietto verde e sostenendo il movimento ascendente dell’EUR/USD. Da un punto di vista tecnico, la permanenza dell’indice del dollaro sotto l’area 99,00–99,50 continuerebbe a rappresentare un elemento favorevole per l’euro, mentre un suo recupero sopra tale fascia potrebbe ridurre la pressione ribassista sul dollaro. 

Sul grafico giornaliero, la struttura dei prezzi evidenzia una sequenza di minimi crescenti e un miglioramento del momentum. Il cambio si è riportato al di sopra delle principali medie mobili di breve e medio periodo, confermando una fase di riequilibrio dopo la precedente pressione ribassista. 

Tuttavia, il movimento non può ancora essere considerato una completa inversione rialzista di medio periodo, perché il prezzo deve prima superare con decisione le resistenze dinamiche che delimitano la parte alta dell’attuale struttura correttiva. 

L’area compresa tra 1,1550 e 1,1580 rappresenta quindi il punto tecnico più importante per le prossime sessioni. Un superamento stabile di questa fascia, accompagnato da una chiusura giornaliera sopra la resistenza e da una successiva conferma sul retest, fornirebbe un segnale di rafforzamento della domanda. In questo scenario, il primo obiettivo si collocherebbe in area 1,1650, mentre un’estensione successiva potrebbe riportare il cambio verso 1,1750. La rottura avrebbe maggiore valore se sostenuta da un’accelerazione dei volumi e da un indebolimento simultaneo del Dollar Index. 

Il primo supporto da monitorare si trova in area 1,1470. Questo livello, precedentemente considerato una resistenza, è stato superato e può ora assumere il ruolo di supporto di riferimento per la nuova struttura rialzista. Una permanenza del prezzo sopra 1,1470 manterrebbe attivo lo scenario di recupero e lascerebbe aperta la possibilità di un nuovo test della fascia 1,1550–1,1580 anche dopo eventuali prese di profitto di breve periodo.

Un ritorno sotto 1,1470 indebolirebbe invece la configurazione rialzista e suggerirebbe l’avvio di una correzione più ampia. In tale eventualità, il mercato potrebbe dirigersi verso il supporto intermedio compreso tra 1,1400 e 1,1380, dove si colloca la base del precedente movimento di accumulazione. L’area 1,1371–1,1380 costituisce il pavimento strutturale più importante dell’intera formazione: soltanto una violazione decisa di questa zona, confermata da chiusure giornaliere inferiori, invaliderebbe il quadro costruttivo e riaprirebbe spazio verso 1,1270–1,1300. 

Sul timeframe a quattro ore, il prezzo conserva una configurazione positiva finché continua a formare minimi crescenti sopra 1,1470. In questo contesto, un eventuale arretramento verso 1,1500–1,1470 non rappresenterebbe necessariamente un segnale ribassista, ma potrebbe essere interpretato come un normale movimento di verifica del supporto. La reazione dei compratori in quest’area sarà determinante per stabilire se il mercato dispone ancora della forza necessaria per attaccare la resistenza di 1,1580.

Dal punto di vista operativo, la conferma più affidabile per uno scenario rialzista arriverebbe da una chiusura H4 o giornaliera sopra 1,1580, seguita dalla tenuta del livello durante un eventuale retest. In quel caso, il movimento potrebbe svilupparsi prima verso 1,1650 e successivamente verso 1,1720–1,1750. L’acquisto diretto sotto la resistenza, invece, presenta un rapporto rischio-rendimento meno favorevole perché il mercato potrebbe essere respinto e tornare rapidamente verso il supporto di 1,1470.

Lo scenario ribassista diventerebbe più credibile in caso di perdita di 1,1470, soprattutto se accompagnata da una chiusura H4 al di sotto del livello e dall’incapacità del prezzo di recuperarlo. La prima area obiettivo sarebbe 1,1400–1,1380, mentre una rottura del minimo strutturale tra 1,1371 e 1,1380 rappresenterebbe un segnale di deterioramento più profondo, con possibile estensione verso 1,1300 e 1,1270.

Nel complesso, EUR/USD presenta un’impostazione moderatamente rialzista, ma si trova in prossimità di una resistenza che potrebbe determinare la direzione del prossimo movimento significativo. Sopra 1,1580 aumenterebbero le probabilità di un’estensione verso 1,1650 e 1,1750; tra 1,1470 e 1,1580 prevalrebbe invece una fase di consolidamento; sotto 1,1470 il quadro perderebbe forza e diventerebbe necessario monitorare il comportamento del prezzo in area 1,1380.

 

EurUsd

 

GBP/USD e Dollar Index

Anche la sterlina ha beneficiato della recente debolezza del dollaro. Il GBP/USD ha recuperato dall’area di 1,3450 e, il 7 agosto, ha raggiunto una fascia compresa tra 1,3500 e 1,3510. Il superamento confermato di 1,35 rappresenterebbe un segnale costruttivo, perché permetterebbe alla coppia di interrompere la fase di compressione e ridurre la pressione ribassista di breve periodo. 

La lettura del GBP/USD resta strettamente collegata all’andamento del Dollar Index. Il DXY ha chiuso il 7 agosto intorno a 99,60, confermandosi al di sotto dell’area di 99,80 e mantenendo una configurazione debole nel breve periodo.  

Una rottura stabile sotto 99,60 potrebbe favorire un’estensione verso 98,90 e, successivamente, verso 97,50. Questi obiettivi devono essere considerati come possibili proiezioni tecniche e non come livelli già confermati dal mercato. 

Un Dollar Index debole tende inoltre a sostenere le valute più sensibili al miglioramento del sentiment di rischio, tra cui il dollaro australiano. L’AUD/USD ha chiuso il 7 agosto intorno a 0,7060-0,7070 e si mantiene sopra la soglia psicologica di 0,70.  Una permanenza al di sopra di questo livello potrebbe favorire nuovi tentativi verso le resistenze successive; al contrario, una rottura di 0,70 riporterebbe in primo piano il rischio di un arretramento. 

USD/JPY: attenzione alla volatilità

Lo yen rimane uno dei cambi più interessanti da monitorare. Dopo aver raggiunto nelle settimane precedenti livelli prossimi a 164, l’USD/JPY ha corretto fino all’area di 156,10-156,20 nei primi giorni di agosto, prima di recuperare terreno. Il 7 agosto il cambio ha raggiunto un massimo vicino a 158,50, mentre le quotazioni di riferimento più recenti si sono mantenute prossime a 159. 

La dinamica indica che il mercato ha temporaneamente ridotto l’eccesso rialzista costruito sul dollaro, ma non consente ancora di parlare di un’inversione ribassista strutturale dell’USD/JPY. 

La prima resistenza da monitorare si colloca tra 158,50 e 160,00: un ritorno sopra quest’ultima soglia potrebbe riattivare la pressione rialzista, mentre una nuova rottura sotto 157,00 aumenterebbe il rischio di una correzione verso 156,00 e, successivamente, verso 155,00.

La volatilità resterà elevata anche in funzione delle eventuali dichiarazioni delle autorità giapponesi e dell’andamento dei rendimenti statunitensi. 

Di conseguenza, l’area 156-157 va interpretata come una zona di supporto da monitorare, non come l’attuale area di quotazione del cambio.

 

Oro

Oro: breakout da confermare

L’oro ha recuperato terreno grazie a un mix di debolezza del dollaro, aspettative di un ciclo di tagli dei tassi da parte della Fed e una crescente attenzione ai rischi geopolitici e all’inflazione. Dopo aver superato l’area psicologica e tecnica dei 4.080 dollari, il metallo prezioso ha esteso il movimento verso la fascia 4.300-4.350 dollari l’oncia, toccando il 7 agosto un livello prossimo a 4.343 dollari. 

Nella seduta dell’8 agosto, le quotazioni hanno superato i 4.350 dollari, spinte anche da dati macro inattesi sui salari USA che hanno rafforzato la narrativa di un possibile rallentamento dell’economia e di un atteggiamento più accomodante della Fed.

La resistenza chiave da monitorare è intorno a 4.380 dollari: un superamento deciso e una chiusura giornaliera convincente oltre questo livello rafforzeranno il quadro rialzista e potrebbero aprire la strada a un’estensione verso 4.500-4.600 dollari, area in cui è probabile incontrare nuove prese di profitto. 

Al contrario, un ritorno sotto 4.280 dollari indebolirebbe il segnale di breakout e aumenterebbe il rischio di una fase di consolidamento verso 4.150-4.080 dollari, dove si concentra un importante supporto dinamico e strutturale.

La struttura di medio periodo evidenzia una compressione della volatilità sviluppatasi nelle ultime settimane, tipica di una fase di accumulazione prima di un movimento più diretto. Quando configurazioni di questo tipo si risolvono al rialzo, il prezzo tende ad accelerare in direzione del breakout. Per questo, la capacità dell’oro di mantenersi sopra la fascia 4.150-4.280 dollari sarà decisiva per distinguere un breakout sostenibile da un semplice falso segnale.

Argento: volatilità in anticipo

L’argento ha mostrato una dinamica più reattiva rispetto all’oro, confermando il suo ruolo di “oro con leva”. Il superamento dell’area 58-59 dollari ha favorito un’accelerazione verso 63-65 dollari l’oncia: il 7 agosto il metallo ha toccato circa 63,54 dollari, con un progresso giornaliero superiore al 3%. Una permanenza stabile sopra 63 dollari manterrebbe aperta la strada verso 68 dollari e, in caso di ulteriore espansione del movimento, verso 75 dollari.

La soglia di 75 dollari rappresenta però una resistenza ambiziosa e non ancora prossima in termini tecnici. Prima di raggiungerla, l’argento dovrà consolidare sopra 63-65 dollari e superare con decisione l’area di 68 dollari. Finché il prezzo resterà sotto queste resistenze, la volatilità potrebbe rimanere elevata e il mercato resterà esposto a prese di profitto, soprattutto dopo il rapido rialzo delle ultime sedute.

Il comportamento dell’argento può offrire indicazioni utili anche per interpretare il sentiment sull’oro. Un avanzamento coordinato dei due metalli, accompagnato da un Dollar Index debole, renderebbe più credibile la costruzione di una nuova fase rialzista per l’intero comparto dei metalli preziosi. Al contrario, una sovraperformance dell’argento non accompagnata dall’oro potrebbe riflettere prevalentemente flussi speculativi e una maggiore esposizione al rischio, con implicazioni di maggiore instabilità sui livelli di supporto.

Petrolio: il livello da superare

Il petrolio ha attraversato settimane molto volatili, condizionate dalle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran e dai rischi legati alla navigazione nello Stretto di Hormuz. Le notizie su possibili accordi per la riapertura del corridoio marittimo hanno recentemente contribuito a ridurre il premio geopolitico, mentre le nuove preoccupazioni sulle forniture hanno sostenuto i prezzi.

Sul piano tecnico, il quadro va distinto tra i due principali benchmark. Il Brent ha chiuso il 7 agosto a circa 83,55 dollari al barile, mentre il WTI si è attestato intorno a 78,18 dollari. Per il Brent, l’area 83-84 dollari è quindi già stata raggiunta e dovrà essere difesa per confermare il recupero; per il WTI, invece, la fascia 80,50-83 dollari rappresenta ancora la principale area di resistenza.

Un ritorno stabile del WTI sopra 83 dollari, oppure una permanenza del Brent sopra 84 dollari, rafforzerebbe lo scenario di recupero e potrebbe aprire la strada verso le resistenze successive. Finché il WTI resterà sotto 80,50-83 dollari, tuttavia, il mercato rimarrà esposto a movimenti laterali e a nuove pressioni correttive, soprattutto in presenza di dati macro che possano rivedere le aspettative di crescita e domanda energetica.

Un petrolio stabile o in calo può contribuire a contenere la componente energetica dell’inflazione statunitense, soprattutto quella headline. Il dato CPI, però, dipenderà anche dall’andamento delle componenti core e dei servizi: per questo motivo, prezzi del greggio sotto controllo rafforzerebbero la narrativa di un raffreddamento dell’inflazione, ma non sarebbero sufficienti da soli a determinare la lettura complessiva del dato. Studi empirici indicano che l’impatto del petrolio sull’inflazione core è indiretto e mediato da fattori macro, mentre l’effetto sull’inflazione headline è più diretto e rapido.

 

Petrolio

 

 

 Nasdaq 100: obiettivo nuovi massimi

Il Nasdaq 100 ha reagito con decisione dai minimi di fine luglio, recuperando la fascia volumetrica 29.500-29.600 punti e chiudendo la seduta del 7 agosto a 29.722,30 punti, dopo un massimo intraday vicino a 29.747. L’indice mantiene così un’impostazione costruttiva e si avvicina alla soglia psicologica e tecnica dei 30.000 punti.

Un superamento deciso e confermato di 30.000 punti potrebbe favorire un’estensione verso 30.700 punti, livello che rappresenta il principale obiettivo rialzista indicato dal quadro tecnico. Una rottura stabile di questa soglia aprirebbe successivamente la strada verso l’area 31.000-31.200 punti, mentre un ritorno sotto 29.000 aumenterebbe il rischio di una correzione più profonda verso 28.700-28.000 punti.

Il settore tecnologico continua a beneficiare degli investimenti nell’intelligenza artificiale e della domanda di infrastrutture informatiche, come evidenziato dal rally diffuso del comparto negli ultimi mesi. Allo stesso tempo, le valutazioni elevate rendono il comparto sensibile ai rendimenti obbligazionari, ai tassi d’interesse e alla capacità delle società di trasformare gli ingenti investimenti in ricavi e profitti. La reazione del Nasdaq ai dati sull’inflazione e ai rendimenti Treasury sarà quindi decisiva per capire se il mercato intende continuare a premiare la crescita oppure ridurre l’esposizione ai titoli più sensibili al costo del denaro. 

Quadro tecnico e analisi dei livelli Nasdaq 100

Il Nasdaq 100, osservato attraverso il CFD NAS100 di Pepperstone, mantiene una struttura di fondo rialzista, ma sta attraversando una fase di consolidamento dopo il massimo locale raggiunto in area 30.760 punti. Le quotazioni più recenti si collocano intorno a 29.500–29.650 punti, con una differenza contenuta tra i principali provider di dati e il feed specifico del broker. Per questo motivo, i livelli operativi devono essere sempre verificati direttamente sul grafico PEPPERSTONE:NAS100 prima di valutare qualsiasi scenario.

Il movimento principale dell’indice rimane positivo. Dopo la correzione sviluppata dai massimi di periodo, il Nasdaq 100 ha trovato una reazione nella seconda parte di luglio e ha recuperato la media mobile esponenziale a 50 periodi, collocata intorno a 29.077 punti. Il ritorno sopra questo riferimento ha migliorato la struttura di breve periodo e suggerisce che i compratori stanno cercando di riprendere il controllo dopo la fase di debolezza precedente. 

Anche l’RSI ha superato la soglia neutrale di 50, senza raggiungere livelli di ipercomprato, lasciando teoricamente spazio a un’ulteriore estensione rialzista.

La dinamica resta però caratterizzata da una certa volatilità. Il mercato si trova ancora al di sotto del massimo locale in area 30.760 punti e non ha completato una vera rottura rialzista della fascia psicologica dei 30.000 punti. Tale livello costituisce la prima resistenza strategica da monitorare: una chiusura giornaliera sopra 30.000, accompagnata da una successiva tenuta del livello, rafforzerebbe l’ipotesi di una ripresa del trend principale e potrebbe riportare rapidamente l’attenzione verso 30.500 e 30.760 punti.

Una violazione del massimo in area 30.760 rappresenterebbe il segnale tecnico più importante per la prosecuzione del movimento rialzista. In quel caso, il Nasdaq 100 entrerebbe in una nuova fase di scoperta dei prezzi e gli operatori dovrebbero concentrarsi soprattutto sulla capacità dell’indice di mantenersi sopra il precedente massimo dopo il breakout. Una falsa rottura, seguita da un rientro sotto 30.000, indicherebbe invece la presenza di venditori ancora attivi e potrebbe generare una correzione più rapida.

Il primo supporto da osservare si trova in area 29.400, livello indicato come riferimento per contenere eventuali pressioni ribassiste di breve periodo. La tenuta di questa zona permetterebbe al mercato di conservare la struttura dei minimi crescenti e manterrebbe aperta la possibilità di un nuovo attacco a 30.000. Una discesa temporanea sotto 29.400 non sarebbe necessariamente sufficiente a invalidare il quadro rialzista, soprattutto se il prezzo riuscisse a recuperare rapidamente il livello durante la stessa sessione.

Il supporto successivo è compreso tra 29.100 e 29.000 punti, area nella quale convergono la media mobile esponenziale a 50 periodi e un importante riferimento psicologico. La perdita confermata di questa fascia indebolirebbe il momentum e trasformerebbe l’attuale consolidamento in una correzione più articolata. In tale scenario, il primo obiettivo tecnico sarebbe rappresentato da 28.500 punti, livello che in precedenza aveva svolto il ruolo di supporto e che, dopo la sua violazione, potrebbe diventare una resistenza di ritorno.

Sotto 28.500 punti, il rischio di un’estensione ribassista aumenterebbe sensibilmente. Il mercato potrebbe dirigersi verso 28.200 punti e, in caso di ulteriore deterioramento, verso l’area 27.000, individuata come supporto di maggiore rilievo nel quadro mensile. Una discesa fino a questi livelli non implicherebbe automaticamente l’inversione della tendenza di lungo periodo, ma indicherebbe una correzione più profonda e richiederebbe una nuova valutazione della struttura grafica.

Sul timeframe a quattro ore, lo scenario più costruttivo rimane quello di una fase laterale-rialzista compresa tra 29.400 e 30.000 punti. In presenza di una reazione positiva sopra 29.400, il mercato potrebbe costruire una nuova base prima di tentare il superamento della resistenza psicologica. Un’impostazione operativa più prudente richiederebbe una rottura di 30.000 seguita da un retest positivo, mentre l’acquisto diretto in prossimità della resistenza espone maggiormente al rischio di un falso breakout.

Lo scenario ribassista acquisirebbe maggiore credibilità in caso di chiusura H4 sotto 29.400, soprattutto se il prezzo non riuscisse a recuperare rapidamente il livello. La conferma arriverebbe con la perdita di 29.000, che aprirebbe spazio verso 28.500 e successivamente verso 28.200. Fino a quando il Nasdaq 100 rimane sopra 29.000, tuttavia, un arretramento può essere interpretato come una correzione all’interno di una tendenza ancora prevalentemente rialzista, piuttosto che come un’inversione definitiva.

Nel complesso, il quadro tecnico del Nasdaq 100 CFD Pepperstone è moderatamente rialzista sopra 29.400 punti e diventa decisamente più costruttivo sopra 30.000. Il superamento di 30.760 confermerebbe la ripresa del trend ascendente, mentre una perdita di 29.000 indebolirebbe in modo significativo la struttura di breve periodo. La fascia compresa tra 29.400 e 30.000 rappresenta quindi la principale area di equilibrio tra compratori e venditori, all’interno della quale il mercato potrebbe continuare a oscillare prima di scegliere la direzione successiva.

 

Nasdaq

 

 S&P 500, Dow Jones e VIX

L’S&P 500 ha aggiornato i massimi storici durante la settimana, chiudendo il 7 agosto a 7.757,64 punti, dopo aver toccato un massimo intraday di 7.763,08. Il livello di 7.794 punti non risulta quindi confermato dai dati di chiusura disponibili e va considerato, al momento, come un’area obiettivo piuttosto che come un massimo già raggiunto.

Il supporto di breve periodo può essere individuato nell’area 7.700-7.740 punti, mentre la fascia più importante per la struttura rialzista rimane quella compresa tra 7.470 e 7.520 punti. Finché l’indice resterà sopra quest’ultima zona, il quadro tecnico manterrà un’impostazione positiva e rimarrà possibile un attacco alla soglia psicologica di 8.000 punti.

Anche il Dow Jones ha accompagnato la forza degli altri principali indici statunitensi, chiudendo la settimana a 54.036,93 punti. Il livello di 54.800 punti rappresenta quindi una resistenza potenziale e non una quotazione già raggiunta. La partecipazione del Dow al movimento rialzista è comunque un elemento costruttivo, perché indica che la forza del mercato non è limitata esclusivamente ai grandi titoli tecnologici, ma si sta allargando anche ad altri settori.

Il VIX richiede una correzione del quadro descritto in precedenza: il 7 agosto l’indice ha chiuso a 14,86 punti, con un minimo giornaliero di 14,77 e un massimo di 15,36. Un’ulteriore discesa sotto 14,50-14,00 confermerebbe una riduzione dell’avversione al rischio e un ambiente favorevole alle equity, mentre un ritorno sopra 16-17,50 indicherebbe un aumento della domanda di protezione e un possibile deterioramento del sentiment. 

DAX ed EuroStoxx 50

L’azionario europeo ha seguito il tono positivo di Wall Street. Il DAX ha raggiunto il 7 agosto un livello prossimo a 26.367 punti, con le resistenze tecniche successive individuate in area 26.470 e 26.690. Il superamento di quest’ultima fascia rafforzerebbe lo scenario rialzista, mentre una perdita dell’area 26.000-26.100 indebolirebbe il recupero di breve periodo.

L’EuroStoxx 50 ha chiuso la settimana a 6.508,13 punti e ha raggiunto un massimo intraday vicino a 6.560. Il superamento dei 6.500 punti rappresenta un segnale tecnico rilevante, ma dovrà essere confermato da ulteriori chiusure sopra questa soglia per evitare che il movimento si trasformi in una falsa rottura.

La tenuta dei listini europei può contribuire a rafforzare il sentiment globale e mantenere una correlazione positiva con gli indici statunitensi. È comunque opportuno evitare interpretazioni eccessivamente lineari: nella settimana di Ferragosto la liquidità potrebbe ridursi e amplificare le oscillazioni attorno ai dati macroeconomici e agli eventuali sviluppi geopolitici.

Trimestrali e titoli tecnologici

Mercoledì 12 agosto l’attenzione sarà concentrata sia sul CPI statunitense sia sui risultati trimestrali di Cisco. La società ha confermato la pubblicazione dei risultati del quarto trimestre fiscale 2026 dopo la chiusura del mercato, con conference call alle 16:30, ora di New York. La trimestrale sarà importante per valutare la domanda di networking, infrastrutture tecnologiche e soluzioni collegate all’intelligenza artificiale.

Una crescita solida dei ricavi e indicazioni positive sulla domanda aziendale potrebbero rafforzare la fiducia nell’intero comparto tecnologico. Al contrario, una guidance prudente o segnali di rallentamento degli ordini potrebbero riaccendere i dubbi sulla velocità con cui gli investimenti in infrastrutture e capacità computazionale si stanno trasformando in ritorni economici.

Berkshire Hathaway rimane inoltre una società da monitorare per il valore informativo delle sue decisioni di allocazione del capitale, della gestione della liquidità e dell’esposizione al mercato azionario. Le comunicazioni della holding possono offrire indicazioni utili sulla percezione del rischio e sulle prospettive dell’economia statunitense, anche se il titolo ha caratteristiche molto diverse rispetto ai principali titoli tecnologici.

Sul piano tecnico, Nvidia, Microsoft e Meta restano centrali per valutare la tenuta della narrativa sull’intelligenza artificiale, ma i livelli indicati nel testo originale dovrebbero essere verificati sulla piattaforma utilizzata, perché possono riferirsi a quotazioni intraday, dati rettificati o strumenti differenti. Apple, invece, ha chiuso il 7 agosto intorno a 313-315 dollari: il recupero sopra 320 rappresenterebbe un primo miglioramento tecnico, mentre la resistenza di 375 appare al momento molto distante e non dovrebbe essere presentata come una soglia immediata.

 

Berkshire Hathaway

 

Una settimana dominata dall’inflazione

Il CPI statunitense di luglio sarà pubblicato mercoledì 12 agosto alle 8:30, ora di New York. Le attese di mercato indicano un’inflazione annuale intorno al 3,4-3,5% e un core CPI in rallentamento verso il 2,5-2,6% su base annua, con variazioni mensili attese dello 0,2% sia per il CPI headline sia per il core. Si tratta, però, di previsioni e non di dati già pubblicati. 

Un’inflazione inferiore alle attese potrebbe indebolire il dollaro, ridurre i rendimenti obbligazionari e sostenere Nasdaq, S&P 500, oro, argento, EUR/USD e GBP/USD. Un dato più elevato, invece, potrebbe aumentare la pressione sui rendimenti e favorire prese di profitto sugli indici azionari e sui metalli preziosi, soprattutto in un contesto di valutazioni già elevate.

In un contesto estivo, caratterizzato da liquidità potenzialmente più contenuta, sarà importante attendere conferme in chiusura sui livelli tecnici principali. I movimenti intraday, soprattutto durante la pubblicazione del CPI, potrebbero infatti risultare amplificati e non necessariamente rappresentativi di una nuova tendenza direzionale.

 

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