
I mercati azionari globali continuano a muoversi in prossimità dei massimi storici, sostenuti dal rallentamento dell’inflazione statunitense e dalla conseguente riduzione delle aspettative di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Il quadro, tuttavia, rimane articolato: petrolio, rendimenti obbligazionari e tensioni geopolitiche continuano a rappresentare potenziali fonti di volatilità.
A luglio l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è aumentato del 3,4% su base annua, in calo rispetto al 3,5% di giugno e al 4,2% di maggio. La componente core, che esclude alimentari ed energia, è salita dello 0,2% su base mensile e ha rallentato al 2,5% annuo, dal 2,6% precedente. Il dato è risultato in linea con le attese, ma non abbastanza debole da eliminare l’incertezza sulla decisione della Fed di settembre.
Il successivo rapporto sui prezzi alla produzione ha mostrato una variazione nulla a luglio.
La combinazione tra CPI più contenuto e PPI stabile ha favorito una revisione al ribasso delle scommesse su un rialzo dei tassi nella prossima riunione della banca centrale. Secondo Reuters, il mercato ha attribuito una probabilità del 65% a una Fed invariata a settembre, contro il 50% stimato il giorno precedente.
La lettura, però, deve rimanere prudente. Il rallentamento dell’inflazione annua riflette anche un effetto statistico legato al confronto con i livelli elevati dell’estate 2025, mentre la dinamica mensile è tornata a rafforzarsi rispetto alla debole rilevazione di giugno. Inoltre, l’aumento del prezzo del petrolio potrebbe trasferirsi nei prossimi mesi ai costi di trasporto, alla logistica e ai beni di consumo, rendendo meno lineare il percorso di disinflazione.
La tecnologia continua a rappresentare il principale motore di Wall Street. Nella seduta di giovedì 13 agosto il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,81%, chiudendo a 26.803,03 punti. L’S&P 500 ha terminato a 7.798,99 punti, in rialzo dello 0,65%, dopo aver raggiunto un nuovo massimo intraday. Il Dow Jones ha invece registrato un progresso più contenuto, pari allo 0,13%, a 53.839,99 punti.
Il calo dei rendimenti favorisce soprattutto i titoli growth e le società tecnologiche, perché riduce il tasso utilizzato per attualizzare gli utili futuri e rende più sostenibili valutazioni elevate. A questo elemento macroeconomico si aggiunge una stagione degli utili ancora robusta, in particolare nel comparto dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali.
La reazione del mercato resta tuttavia esposta a due rischi. Il primo riguarda i multipli azionari, già molto elevati dopo il lungo rally. Il secondo è legato all’energia: un petrolio stabilmente sopra i livelli recenti potrebbe riaccendere l’inflazione e spingere la Fed verso una comunicazione più restrittiva. In questo scenario, il mercato potrebbe passare rapidamente dal tema del “tasso terminale più basso” a quello della persistenza dell’inflazione.
Sul CFD Pepperstone NAS100, la struttura tecnica rimane costruttiva finché i prezzi conservano gli ultimi minimi giornalieri e settimanali.
Un superamento del massimo registrato nella seduta precedente confermerebbe la prosecuzione del trend rialzista. Al contrario, una rottura del minimo settimanale aumenterebbe la probabilità di una correzione di breve periodo.
In una fase caratterizzata da massimi storici, l’elemento più importante non è inseguire ogni accelerazione, ma osservare la reazione del prezzo sulle aree di supporto. Un mercato forte può continuare a salire più a lungo di quanto suggeriscano le valutazioni, ma la distanza dai riferimenti tecnici aumenta il rischio di movimenti rapidi nel caso di una notizia negativa.

Il Nasdaq 100, osservato attraverso il CFD NAS100 su Pepperstone, conferma una struttura di fondo orientata al rialzo, pur attraversando una fase di consolidamento dopo il massimo locale in area 30.760 punti.
Le quotazioni più recenti si attestano intorno alla fascia 29.500–30.100 punti, con l’indice che ha chiuso la seduta del 13 agosto sopra i 30.000 punti, segnando un +1,15% e confermando una ripresa del momentum dopo la correzione di inizio mese.
Dal punto di vista delle medie mobili, il prezzo ha recuperato con decisione la media mobile esponenziale a 50 periodi, posizionata intorno a 29.077 punti, e si mantiene stabilmente al di sopra di questo riferimento dinamico.
Questo segnale indica che i compratori stanno cercando di riprendere il controllo nel breve periodo, anche se il mercato non ha ancora completato una rottura rialzista definitiva della soglia psicologica dei 30.000 punti, che rappresenta la prima resistenza strategica da monitorare. Un superamento stabile e confermato di questa area, con chiusure giornaliere sopra il livello, rafforzerebbe l’ipotesi di una ripresa del trend principale e potrebbe riportare rapidamente l’attenzione verso 30.500 e 30.760 punti, con un’estensione successiva verso 30.500–31.200.
L’RSI (Relative Strength Index) ha superato la soglia neutrale di 50, senza però raggiungere livelli di ipercomprato, lasciando teoricamente spazio a un’ulteriore estensione rialzista. Questa configurazione suggerisce che il momentum è positivo ma non eccessivamente esteso, riducendo il rischio immediato di prese di profitto aggressive.
Tuttavia, la dinamica resta caratterizzata da una certa volatilità: il mercato si trova ancora al di sotto del massimo locale in area 30.760 punti e deve confermare la tenuta dei 30.000 per evitare falsi breakout.
Sul fronte dei pattern candlestick, le ultime sedute hanno mostrato una sequenza di candele rialziste con corpi pieni e ombre inferiori contenute, tipiche di una fase di accumulazione e di tentativo di rottura al rialzo. In particolare, la chiusura del 13 agosto sopra i 30.000 punti, dopo un minimo intraday vicino a 29.742, ha generato una candela giornaliera con un corpo rialzista significativo, segnale che i compratori stanno spingendo con decisione. Se nelle prossime sessioni il mercato dovesse formare una candela di conferma, ad esempio un’altra candela rialzista con chiusura sopra 30.200, il segnale di prosecuzione del trend si rafforzerebbe ulteriormente.
I livelli chiave da monitorare sono i seguenti: il primo supporto immediato si trova in area 29.400–29.500 punti, mentre il supporto successivo è compreso tra 29.100 e 29.000 punti, area nella quale convergono la media mobile a 50 periodi e un importante riferimento psicologico. Una perdita confermata di questa fascia indebolirebbe il momentum e trasformerebbe l’attuale consolidamento in una correzione più articolata, con primo obiettivo tecnico a 28.500 punti. Al contrario, sul lato delle resistenze, la soglia dei 30.000 punti rappresenta il primo ostacolo, seguita da 30.500 e 30.760 punti, che costituiscono il principale obiettivo rialzista indicato dal quadro tecnico.
In sintesi, il quadro tecnico del Nasdaq 100 CFD Pepperstone è moderatamente rialzista sopra 29.400 punti e diventa decisamente più costruttivo sopra 30.000. Il superamento di 30.760 confermerebbe la ripresa del trend ascendente, mentre una perdita di 29.000 indebolirebbe in modo significativo la struttura di breve periodo. La fascia compresa tra 29.400 e 30.000 rappresenta quindi la principale area di equilibrio tra compratori e venditori, all’interno della quale il mercato potrebbe continuare a oscillare prima di scegliere la direzione successiva.
Il petrolio rimane il mercato più direttamente esposto agli sviluppi geopolitici.
Il Brent ha chiuso il 13 agosto a 87,07 dollari al barile, in calo del 2,15% dopo sei sedute consecutive di rialzo. Il WTI ha terminato a 81,25 dollari, perdendo il 2,4% dopo cinque sessioni positive.
La correzione non ha però cancellato il premio per il rischio legato allo Stretto di Hormuz. I negoziati tra Washington e Teheran sulla riapertura del passaggio marittimo restano complessi, con accuse reciproche sulle condizioni necessarie per ripristinare la navigazione. Secondo le ricostruzioni disponibili, il transito sarebbe ancora fortemente ridotto rispetto ai livelli precedenti alla crisi: una condizione che mantiene elevata la sensibilità del mercato a qualsiasi notizia diplomatica o militare.
Il movimento del 10 agosto mostra quanto rapidamente il petrolio possa reagire alle notizie provenienti dal Golfo. In quella seduta il Brent è salito del 4,99%, a 87,72 dollari, mentre il WTI ha guadagnato il 5,05%, raggiungendo 82,13 dollari. L’aumento è arrivato dopo segnali di incertezza sulle condizioni per la riapertura di Hormuz e sulle richieste avanzate dall’Iran.
A contenere le quotazioni hanno contribuito, nella seduta del 13 agosto, l’aumento delle scorte commerciali statunitensi e la revisione al ribasso delle stime OPEC sulla crescita della domanda mondiale di petrolio nel 2026. Il mercato si trova quindi davanti a due forze contrapposte: da una parte il rischio di interruzione dell’offerta, dall’altra segnali di domanda più debole e disponibilità di greggio più ampia.
Sul CFD Pepperstone USOIL, i minimi della seduta del 13 agosto costituiscono il primo riferimento tattico. Una tenuta sopra quest’area sarebbe compatibile con una normale presa di profitto dopo l’allungo precedente. Una rottura accompagnata da chiusure giornaliere deboli indicherebbe invece un ridimensionamento del premio geopolitico.
Al rialzo, il superamento dei massimi raggiunti durante il rally riaprirebbe lo scenario di una nuova accelerazione. In quel caso, l’effetto non sarebbe limitato al comparto energetico: petrolio più caro significherebbe maggiore pressione sull’inflazione, rendimenti potenzialmente più elevati e difficoltà aggiuntive per i settori azionari ad alta intensità energetica, oltre a un impatto più significativo sulle economie importatrici come area euro e Giappone.

Il petrolio WTI si presenta oggi in una fase di correzione dopo cinque sedute consecutive di rialzo, con quotazioni che oscillano intorno a 81,25–82,14 dollari al barile, in calo di circa 2,4% rispetto alla seduta precedente. Il mercato sta digerendo i guadagni recenti, influenzato anche dall'aumento delle scorte USA che ha frenato l'entusiasmo dei compratori, nonostante le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz continuino a mantenere elevato il premio per il rischio.
Dal punto di vista delle medie mobili, il prezzo si trova in una zona di equilibrio: le medie mobili a breve termine (5, 10, 20 periodi) sono posizionate tra 77,50 e 77,74 dollari e indicano segnali neutri o leggermente ribassisti, mentre la media mobile a 50 periodi, collocata intorno a 76,74–77,31 dollari, offre ancora un supporto di fondo.
Le medie mobili a 100 e 200 periodi, rispettivamente intorno a 77,25–77,83 e 79,17–79,94 dollari, mostrano invece segnali ribassisti, indicando che il mercato si trova ancora in una fase di consolidamento dopo il rally recente.
L'RSI (Relative Strength Index) a 14 periodi si attesta intorno a 43–52 a seconda della piattaforma, in area neutrale, segnalando un momentum equilibrato tra compratori e venditori. Questa configurazione suggerisce che il mercato non mostra né forza eccessiva né debolezza strutturale, lasciando spazio a entrambe le direzioni. La vicinanza alla soglia di 50 indica che il mercato sta cercando una direzione più chiara dopo la correzione in atto.
Sul fronte dei pattern candlestick, le ultime sedute hanno mostrato candele con corpi ridotti e ombre sia superiori che inferiori, tipiche di una fase di incertezza e di equilibrio tra compratori e venditori.
La giornata odierna, in particolare, è caratterizzata da una candela ribassista con un corpo significativo, segnale che i venditori stanno cercando di riprendere il controllo nel brevissimo termine dopo il rally recente.
I livelli chiave da monitorare sono i seguenti: il primo supporto immediato è individuato in area 80,00 dollari al barile, che rappresenta un importante livello psicologico e di accumulazione. Il supporto successivo è compreso tra 77,82 e 77,32 dollari, coincidente con i punti di pivot classici. Una perdita confermata di questa fascia indebolirebbe il momentum e potrebbe riportare il mercato verso 76,00–75,24 dollari. Al contrario, sul lato delle resistenze, la soglia degli 84,50 dollari rappresenta il primo ostacolo significativo, seguita da 85,00 dollari.
Un superamento confermato di 84,50 aprirebbe la strada verso 87,00–90,00 dollari.
In sintesi, il quadro tecnico del petrolio WTI è neutrale con una leggera inclinazione ribassista nel brevissimo termine, ma la struttura di medio periodo rimane positiva sopra 80,00 dollari. La fascia compresa tra 80,00 e 84,50 dollari rappresenta quindi la principale area di equilibrio, all'interno della quale il mercato potrebbe continuare a oscillare prima di scegliere la direzione successiva. Le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz continuano a rappresentare un fattore di supporto per i prezzi, mentre l'aumento delle scorte USA esercita pressione al ribasso nel breve termine.
L’oro continua a svolgere una funzione di copertura contro il rischio geopolitico e l’instabilità macroeconomica, ma il suo andamento non è necessariamente lineare. Il metallo prezioso ha raggiunto il livello più alto dall’inizio di giugno prima di correggere nella seduta del 13 agosto. L’oro spot ha chiuso a 4.350,72 dollari l’oncia, in calo dell’1,28%, mentre i future statunitensi hanno perso l’1,1%, a 4.420,40 dollari.
Il rallentamento dell’inflazione statunitense ha sostenuto inizialmente l’oro, perché ha ridotto la probabilità di una Fed più aggressiva e ha favorito una discesa dei rendimenti Treasury. Nella stessa seduta, il rendimento del Treasury decennale è sceso di 4,73 punti base, al 4,645%.
Il metallo rimane però sensibile alla direzione del dollaro e dei tassi reali. Un rafforzamento del biglietto verde o un nuovo aumento dei rendimenti potrebbe ridurre l’attrattiva dell’oro, che non distribuisce cedole né interessi. Al contrario, un deterioramento dello scenario geopolitico o un calo più deciso dei rendimenti reali potrebbe riattivare la domanda difensiva.
Sul CFD Pepperstone XAU/USD, la chiusura giornaliera rispetto ai massimi recenti è più significativa di una singola escursione intraday. La tenuta dell’area dalla quale è partito l’ultimo impulso rialzista manterrebbe intatto il quadro positivo. Una discesa sotto quel supporto aumenterebbe invece la probabilità di un consolidamento più ampio.
L’oro va quindi interpretato come il risultato dell’interazione tra più variabili: tensioni geopolitiche, rendimenti dei Treasury, andamento del dollaro e aspettative sull’inflazione. Un ritorno stabile sui massimi recenti confermerebbe la presenza di acquisti difensivi; una perdita dei supporti indicherebbe che, almeno temporaneamente, il mercato preferisce incassare i profitti.

L’oro si presenta oggi in una fase di lieve correzione, con quotazioni che oscillano intorno a 4.330–4.360 dollari per oncia, in calo di circa 1% rispetto alla seduta precedente.
Dopo il forte rally che ha portato il metallo prezioso a testare nuovi massimi storici nelle ultime settimane, il mercato sta ora attraversando una fase di consolidamento e prese di profitto, tipica dopo movimenti così estesi.
Dal punto di vista delle medie mobili, il prezzo si mantiene stabilmente al di sopra della media mobile a 200 periodi, che rappresenta un importante supporto dinamico di lungo termine e conferma un trend principale ancora positivo. Le medie mobili a breve termine (5, 10, 20 e 50 periodi) mostrano invece segnali più neutri o leggermente ribassisti, riflettendo la fase di incertezza attuale e la correzione in atto. Questa configurazione suggerisce che la struttura di fondo rimane orientata al rialzo, ma nel brevissimo termine il mercato sta cercando una nuova direzione dopo il forte movimento ascendente.
L’RSI (Relative Strength Index) a 14 periodi ha recentemente ritracciato dai livelli di ipercomprato, scendendo verso area 38–48 a seconda della piattaforma, indicando un momentum positivo ma meno esteso rispetto alle ultime settimane. Questa configurazione suggerisce che il mercato sta digerendo i guadagni recenti senza però mostrare segnali di debolezza strutturale.
Un RSI che si mantiene sopra i minimi relativi conferma che i compratori sono ancora presenti, anche se con minore aggressività rispetto alla fase di rally.
Sul fronte dei pattern candlestick, le ultime sedute hanno mostrato candele con corpi ridotti e ombre superiori pronunciate, tipiche di una fase di distribuzione e di prese di profitto.
La giornata odierna, in particolare, è caratterizzata da una candela ribassista con un corpo significativo, segnale che i venditori stanno cercando di riprendere il controllo nel brevissimo termine. Tuttavia, la mancanza di una chiusura netta sotto i supporti chiave indica che questa correzione potrebbe essere temporanea e non necessariamente preludio a un’inversione di trend.
I livelli chiave da monitorare sono i seguenti: il primo supporto immediato è individuato in area 4.320–4.300 dollari per oncia, mentre il supporto successivo è compreso tra 4.295 e 4.280 dollari, con un’ulteriore zona di interesse tra 4.250 e 4.200 dollari. Una perdita confermata di questa fascia indebolirebbe il momentum di breve periodo e potrebbe riportare il mercato verso 4.150 dollari.
Al contrario, sul lato delle resistenze, la soglia dei 4.365–4.393 dollari rappresenta il primo ostacolo, seguita da 4.400, 4.449 e dai massimi recenti in area 4.450–4.500 dollari.
In sintesi, il quadro tecnico dell’oro è moderatamente rialzista sopra 4.300 dollari per oncia, ma la fase attuale è caratterizzata da una correzione tecnica dopo il forte rally recente. Il mantenimento dei supporti in area 4.300–4.320 è cruciale per preservare la struttura rialzista di medio termine, mentre un superamento di 4.365–4.400 confermerebbe la ripresa del trend ascendente. La fascia compresa tra 4.300 e 4.400 rappresenta quindi la principale area di equilibrio, all’interno della quale il mercato potrebbe continuare a oscillare prima di scegliere la direzione successiva.
L’euro-dollaro resta in equilibrio poco sopra la soglia di 1,15. Nella seduta del 13 agosto il cambio è salito dello 0,02%, a 1,1526, mentre l’indice del dollaro è rimasto sostanzialmente stabile a 99,98.
La riduzione delle aspettative di un rialzo dei tassi Fed limita il sostegno strutturale al dollaro. Il biglietto verde conserva tuttavia una componente difensiva, che può riemergere rapidamente quando aumentano l’avversione al rischio e le tensioni geopolitiche.
Il livello di 1,1500 rappresenta quindi un riferimento tecnico e psicologico centrale. Una permanenza sopra tale soglia favorirebbe il mantenimento di una struttura laterale-rialzista. Una chiusura netta al di sotto aumenterebbe invece il rischio di un ritorno verso i minimi della precedente fase di consolidamento.
Per riattivare un movimento rialzista più convincente, il cambio dovrebbe superare i massimi recenti con chiusure giornaliere coerenti. Servirebbe inoltre un indebolimento più ampio del dollaro, non soltanto una reazione momentanea alle aspettative sui tassi. Finché queste condizioni non si verificano, lo scenario più probabile resta quello di una fase compressa tra il supporto in area 1,15 e la resistenza definita dai picchi delle ultime sedute.

La coppia EUR/USD si presenta sostanzialmente stabile nella seduta di oggi, con quotazioni che oscillano intorno a 1,153–1,154, dopo aver chiuso ieri a 1,1534. Il mercato si trova in una fase di consolidamento, con una struttura di medio periodo ancora connotata positivamente, ma con segnali di contrazione nel breve termine, costretti a confrontarsi con la resistenza individuata a quota 1,155.
Dal punto di vista delle medie mobili, il prezzo si trova in una zona di equilibrio: le medie mobili a breve termine (5, 10, 20 e 50 periodi) sono posizionate tra 1,1540 e 1,1549 e indicano segnali neutri o leggermente ribassisti, mentre le medie mobili a 100 e 200 periodi, collocate rispettivamente intorno a 1,1529 e 1,1477, offrono ancora un supporto di fondo e mantengono un segnale di acquisto. Questa configurazione suggerisce che il trend di medio-lungo periodo rimane favorevole all’euro, ma nel brevissimo termine il mercato sta cercando una direzione più chiara.
L’RSI (Relative Strength Index) a 14 periodi si attesta intorno a 69,77, in area di forza ma non ancora in ipercomprato estremo, lasciando teoricamente spazio a un’ulteriore estensione rialzista. Tuttavia, la vicinanza a livelli di ipercomprato indica che il momentum positivo è già ben sviluppato e che il rischio di prese di profitto o di una fase di consolidamento è elevato.
Sul fronte dei pattern candlestick, le ultime sedute hanno mostrato candele con corpi ridotti e ombre sia superiori che inferiori, tipiche di una fase di incertezza e di equilibrio tra compratori e venditori. La giornata del 13 agosto, in particolare, è stata caratterizzata da un esiguo +0,05%, con una chiusura praticamente in linea con la seduta precedente, a conferma di un mercato in attesa di nuovi stimoli.
I livelli chiave da monitorare sono i seguenti: la prima resistenza immediata è individuata a quota 1,1549, mentre il supporto più immediato è stimato a 1,1516. Un superamento confermato di 1,155 aprirebbe la strada verso 1,158–1,160, mentre una perdita di 1,151 indebolirebbe il momentum di breve periodo e potrebbe riportare il mercato verso 1,148–1,145.
In sintesi, il quadro tecnico di EUR/USD è neutrale con una leggera inclinazione positiva sopra 1,151, ma la coppia deve superare con decisione 1,155 per confermare una ripresa del trend rialzista. La fascia compresa tra 1,151 e 1,155 rappresenta quindi la principale area di equilibrio, all’interno della quale il mercato potrebbe continuare a oscillare prima di scegliere la direzione successiva.
Il mercato azionario continua a beneficiare di un contesto monetario percepito come meno restrittivo, ma il petrolio impedisce di considerare concluso il processo di disinflazione.
Questa è la contraddizione centrale della fase attuale: dati sui prezzi più rassicuranti sostengono Wall Street, mentre la crisi di Hormuz mantiene aperto il rischio di un nuovo shock energetico.
L’evoluzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran sarà quindi determinante. Un accordo credibile e verificabile sulla riapertura dello Stretto potrebbe ridurre il premio geopolitico sul petrolio, favorire i rendimenti obbligazionari e sostenere ulteriormente gli asset rischiosi. Un nuovo irrigidimento della situazione avrebbe invece l’effetto opposto, con pressione sul greggio, maggiore cautela sui titoli tecnologici e possibile rafforzamento del dollaro.
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