
Fed ferma al 3,75%-4% e Wall Street positiva. Microsoft batte le attese, Alphabet delude sugli utili: cloud e investimenti AI dividono il mercato.
Wall Street chiude in moderato rialzo la seduta di mercoledì 28 ottobre 2026, dopo la decisione della Federal Reserve di mantenere invariati i tassi di interesse nell’intervallo compreso tra il 3,75% e il 4%. Il Dow Jones guadagna lo 0,19%, l’S&P 500 lo 0,28% e il Nasdaq Composite lo 0,27%. Dopo la campanella, però, le trimestrali di Microsoft e Alphabet dividono il comparto tecnologico: il gruppo di Redmond supera le aspettative grazie alla crescita del cloud, mentre la controllante di Google presenta ricavi in forte aumento ma utili per azione inferiori alle stime. La distinzione temporale è essenziale: i risultati societari e le prime reazioni nell’after-hours arrivano dopo la chiusura ordinaria e non spiegano quindi i rendimenti finali degli indici della seduta.
La Federal Reserve lascia invariato il corridoio dei federal funds al 3,75%-4%, con una decisione approvata da dieci componenti del Federal Open Market Committee contro due. Lisa Cook e Beth Hammack votano contro perché avrebbero preferito un aumento di 25 punti base, pari a un quarto di punto percentuale. Non si tratta, quindi, di una divisione tra chi vuole mantenere i tassi e chi chiede di ridurli: il dissenso arriva dal fronte favorevole a una politica monetaria più restrittiva. La pausa segue il rialzo di un quarto di punto deliberato a settembre e non equivale all’annuncio di una prossima riduzione del costo del denaro.
Il comunicato della banca centrale descrive un’economia che continua a espandersi a un ritmo sostenuto, con una spesa interna resiliente, investimenti robusti e una forte crescita della produttività. Sul mercato del lavoro, la Fed osserva che l’aumento degli occupati ha tenuto il passo con quello della forza lavoro e che il tasso di disoccupazione è cambiato poco. Il punto più delicato resta l’inflazione, definita ancora elevata: il Comitato intende raccogliere ulteriori informazioni prima di stabilire quale orientamento sia necessario per riportarla tempestivamente verso l’obiettivo del 2%. Il messaggio è quello di una pausa, non di un allentamento: la Fed mantiene la possibilità di intervenire ancora, senza impegnarsi nel comunicato su una decisione già definita per la prossima riunione.
Il Dow Jones Industrial Average termina a 52.475,10 punti, in aumento di 97,53 punti, pari allo 0,19%. L’S&P 500 avanza dello 0,28%, mentre il Nasdaq Composite sale dello 0,27%. I rialzi contenuti restituiscono l’immagine di un mercato che assorbe la conferma dei tassi senza avviare un’accelerazione generalizzata. La seduta si conclude prima che gli investitori possano incorporare pienamente nei prezzi ordinari le nuove informazioni sui conti di Microsoft e Alphabet: il bilancio degli indici e quello delle trimestrali appartengono dunque a due momenti distinti della stessa giornata finanziaria.

Microsoft apre l’esercizio fiscale 2027 con risultati superiori alle aspettative. Nel primo trimestre, concluso il 30 settembre 2026, i ricavi raggiungono 92,28 miliardi di dollari, in crescita del 19% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’utile operativo aumenta del 21% a 45,92 miliardi. L’utile netto contabile si attesta a 36,63 miliardi, con un incremento del 32%, e l’utile diluito per azione GAAP raggiunge 4,92 dollari. Su base rettificata, escludendo l’impatto degli investimenti in OpenAI, l’utile per azione è pari a 4,89 dollari, contro i 4,73 dollari attesi dal consenso LSEG riportato da CNBC. Anche il fatturato supera la previsione dello stesso consenso, pari a 90,69 miliardi.
Il principale motore della trimestrale Microsoft è il cloud. Azure registra ricavi per 33,17 miliardi di dollari, in aumento del 48% su base annua, superando i 32,32 miliardi previsti dagli analisti interpellati da StreetAccount. Il dato segna un’accelerazione rispetto al 42% del trimestre concluso a giugno. Il perimetro più ampio Microsoft Cloud raggiunge invece 63,9 miliardi di ricavi, con una crescita del 30%: è una misura diversa da Azure e non va confusa con il solo servizio infrastrutturale. A questa espansione si accompagna un impegno finanziario rilevante: il rendiconto registra 58 miliardi di flussi di cassa operativi e 39,37 miliardi di esborsi per acquisti di immobili e attrezzature. Il quadro combina quindi una domanda in accelerazione con una spesa infrastrutturale elevata.

Alphabet chiude il terzo trimestre 2026 con ricavi per 127,58 miliardi di dollari, in aumento del 25% su base annua. L’utile operativo sale del 30% a 40,58 miliardi, con un margine operativo del 31,8%. La crescita dell’attività caratteristica non impedisce però una flessione del risultato destinato agli azionisti ordinari, che scende a 26,17 miliardi dai 34,98 miliardi del periodo comparabile. L’utile diluito per azione si ferma a 2,12 dollari, contro i 2,99 dollari del consenso riportato da Yahoo Finance. Anche i ricavi al netto dei pagamenti ai partner distributivi risultano leggermente inferiori alle attese: 111,2 miliardi rispetto ai 111,3 miliardi previsti. Quest’ultima misura non coincide con il fatturato consolidato lordo di 127,58 miliardi e richiede quindi un confronto separato.
La composizione dei risultati Alphabet rende la trimestrale più articolata di quanto suggerisca il solo mancato raggiungimento delle stime sull’utile per azione. Google Cloud aumenta i ricavi del 103% a 30,71 miliardi di dollari, sostenuto dalla domanda di infrastrutture e soluzioni di intelligenza artificiale e dalle vendite di sistemi TPU, i processori sviluppati da Google. Google Services cresce dell’11% a 96,30 miliardi, mentre Google Search e le altre attività collegate raggiungono 63,35 miliardi, con un incremento del 12%. A comprimere il risultato finale contribuisce invece il saldo negativo delle altre componenti reddituali: la voce “altri proventi e oneri” passa da un contributo positivo di 12,76 miliardi a uno negativo di 8,22 miliardi. All’interno di questa voce figurano perdite su titoli azionari per circa 8,7 miliardi, con un impatto negativo dichiarato sull’utile per azione di 0,55 dollari. La debolezza dell’utile netto non va quindi confusa con un arretramento dell’utile operativo, che risulta in crescita.
Per Alphabet il nodo non riguarda soltanto il risultato contabile. Nel trimestre, i flussi di cassa operativi ammontano a 42,29 miliardi di dollari, mentre gli acquisti di immobili e attrezzature raggiungono 51,36 miliardi. Il free cash flow, definito dalla società come flusso operativo meno investimenti in capitale fisso, è quindi negativo per 9,07 miliardi, dopo un saldo già negativo di 5,86 miliardi nel trimestre precedente. La società presenta così una combinazione impegnativa da valutare: ricavi e utile operativo aumentano, ma la spesa per espandere la capacità infrastrutturale supera la liquidità generata dalle operazioni nel periodo. Il dato trimestrale, tuttavia, non coincide con quello degli ultimi dodici mesi, sui quali il free cash flow resta positivo per 19,75 miliardi.
Le prime contrattazioni successive alla chiusura evidenziano una reazione opposta ai due bilanci. Nella rilevazione riportata da Yahoo Finance intorno alle 16:50 di New York, Microsoft sale di circa il 2,6% nell’after-hours, mentre Alphabet, attraverso le azioni di classe C identificate dal ticker GOOG, perde circa l’8,9%. Sono variazioni riferite a uno specifico momento delle contrattazioni estese, non prezzi finali della seduta ordinaria né un esito definitivo dell’after-hours. La divergenza accompagna due messaggi differenti: Microsoft supera le aspettative su ricavi e utile rettificato, mentre Alphabet manca il consenso sugli utili nonostante la forte espansione del cloud.
La giornata del 28 ottobre mette a confronto due verifiche parallele. La Fed mantiene i tassi perché vuole più informazioni sul rientro dell’inflazione, mentre i conti tecnologici mostrano quanto sia importante distinguere crescita dei ricavi, redditività operativa e generazione di cassa. Microsoft presenta un’accelerazione di Azure e risultati superiori al consenso; Alphabet registra un’espansione ancora più rapida del cloud, ma anche un utile per azione sotto le attese e un free cash flow trimestrale negativo. Il punto comune non è quindi stabilire se la domanda di intelligenza artificiale esista: entrambe le trimestrali ne documentano la forza. La questione finanziaria è quanto questa domanda riesca a tradursi in risultati sostenibili, mentre la banca centrale continua a considerare l’inflazione un problema non ancora risolto.

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