
La prossima settimana, dal 31 agosto al 4 settembre 2026, sarà una di quelle che possono cambiare il “clima” dei mercati per le settimane successive.
Gli investitori guarderanno con attenzione ai dati sull’inflazione europea e sul lavoro negli Stati Uniti, oltre che alle comunicazioni delle banche centrali, per capire se i recenti rialzi dei tassi sono davvero la nuova normalità o se c’è spazio per un atteggiamento più prudente. In pratica, da questi numeri dipenderà molto dell’andamento di indici come S&P 500, DAX e Nasdaq, ma anche di coppie valutarie come EUR/USD e di materie prime sensibili al dollaro e ai tassi, come oro e petrolio.
Nella settimana dal 24 al 28 agosto, due notizie hanno dominato le conversazioni tra investitori e analisti: il discorso di Kevin Warsh al simposio di Jackson Hole e l’annuncio, da parte del presidente Donald Trump, di un accordo “storico” con il Venezuela sul petrolio.
Warsh, nel suo primo intervento da presidente della Fed a Jackson Hole, ha dato indicazioni importanti sulla direzione della politica monetaria americana.
Il messaggio è stato letto come un segnale di maggiore determinazione nel tenere sotto controllo l’inflazione, anche a costo di mantenere i tassi più alti più a lungo.
Questo ha contribuito a sostenere il dollaro, a tenere elevati i rendimenti dei titoli di Stato USA e a influenzare le scelte di chi investe in azioni, obbligazioni e valute.
Sul fronte energetico, Trump ha annunciato venerdì 28 agosto un accordo con il Venezuela che, secondo le sue parole, assegna agli Stati Uniti il controllo di maggioranza su oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere provate. Definito dal presidente come “il più grande accordo petrolifero della storia”, l’intesa prevede il coinvolgimento di imprese americane nello sviluppo di 17 giacimenti strategici, con investimenti stimati intorno ai 100 miliardi di dollari. L’obiettivo dichiarato è aumentare l’offerta di petrolio e abbassare i prezzi dei carburanti per i consumatori americani, ma l’annuncio ha anche riacceso il dibattito sugli equilibri geopolitici dell’energia e su come potrebbe evolvere il prezzo del crudo nei prossimi mesi.
Dopo il rifiuto in area 87 dollari e l’affondo fino a 81 dollari, le quotazioni hanno recuperato terreno verso area 84 dollari, tornando a muoversi all’interno di una struttura tecnica più equilibrata. Il mercato sta costruendo un triangolo di consolidamento, con volumi compressi e un equilibrio che rende imminente una scelta direzionale.
L’area di 82 dollari rappresenta il punto di maggiore concentrazione dei volumi e, di conseguenza, il centro dell’attuale equilibrio tra domanda e offerta.
Una rottura convincente oltre 86 dollari potrebbe riportare il greggio verso 90,50 dollari e successivamente riaprire lo spazio per un’estensione verso 100 dollari al barile. Al contrario, una discesa sotto gli 80 dollari indebolirebbe la struttura rialzista, esponendo il prezzo prima a 75 dollari e poi ai supporti più profondi in area 69 dollari. I livelli tecnici indicati derivano dal report video allegato e costituiscono scenari di analisi, non previsioni certe.

Guardando al grafico del WTI (USOIL) su timeframe giornaliero, il prezzo del greggio americano si sta muovendo in una fase di consolidamento dopo il forte rally estivo, con l'ultima chiusura disponibile, quella di venerdì 28 agosto, intorno agli 83,40 dollari al barile. Nella seduta, il mercato ha oscillato tra un minimo di 82,54 e un massimo di 83,62 dollari, segnando una lieve flessione rispetto alla chiusura precedente ma mantenendosi ben al di sopra della soglia psicologica degli 80 dollari.
Dal punto di vista tecnico, il WTI sta testando la tenuta di un'area di supporto chiave tra 82,50 e 83 dollari, che coincide con la media mobile a 50 giorni e con un precedente livello di resistenza superato nelle settimane scorse. Il mercato ha mostrato rispetto per questa zona, con diversi rimbalzi che partono proprio da quest'area, segno che i compratori sono ancora attivi e difendono il trend di medio termine. Sopra, la prima resistenza significativa si trova tra 84,25 e 85,50 dollari, zona in cui si concentrano i massimi recenti e dove il mercato ha incontrato offerte nelle ultime sedute. Una chiusura giornaliera sopra 85,50 aprirebbe la strada verso gli 89 dollari, mentre un cedimento sotto gli 82 dollari indebolirebbe il quadro tecnico e potrebbe riportare il prezzo verso i 79–80 dollari, primo supporto rilevante.
Sul fronte degli indicatori, l'RSI a 14 giorni si trova in area neutra, intorno a 50–55, senza segnali di ipercomprato o ipervenduto, il che suggerisce che il mercato non è in una fase estrema e lascia spazio a movimenti in entrambe le direzioni. In questo contesto, il mercato appare in attesa di nuovi catalyst fondamentali, come i dati sull'inflazione USA, le decisioni delle banche centrali e gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente, che potrebbero spingere il prezzo verso una delle due direzioni.
In sintesi, il WTI si trova in una fase di equilibrio tecnico, con i compratori che difendono la media a 50 giorni e i venditori che cercano di impedire una rottura decisiva sopra gli 85 dollari.
Per i prossimi giorni, la chiave sarà monitorare la reazione del prezzo in area 82,50–84 dollari: un rimbalzo da questi livelli potrebbe confermare la prosecuzione del trend rialzista, mentre una rottura al ribasso potrebbe aprire la strada a una correzione più profonda verso i 79–80 dollari.
L’oro rimane inserito in una fase di recupero, ma la resistenza in area 4.650 dollari per oncia continua a limitare l’estensione rialzista.
Dopo il rimbalzo dai minimi in area 3.950-4.000 dollari, il metallo prezioso ha superato il triangolo tecnico e ha raggiunto quota 4.400 dollari, ma il tentativo di proseguire verso 4.800 dollari è stato respinto in prossimità degli swing precedenti.
Il supporto da monitorare è ora a 4.350 dollari per oncia. Finché l’oro resterà sopra questa soglia, il canale rialzista di breve periodo potrà mantenersi intatto e lasciare aperta la possibilità di un nuovo attacco alle resistenze. Una violazione ribassista di 4.350 dollari, invece, aumenterebbe il rischio di una correzione verso il breakout del triangolo, in area 4.000 dollari.

Guardando al grafico dell'oro (XAUUSD) su timeframe giornaliero, il prezzo del metallo prezioso ha chiuso venerdì 28 agosto intorno a 4.455 dollari l'oncia, segnando una flessione di oltre il 3% rispetto alla seduta precedente e ritracciando parte del forte rally che nelle settimane scorse aveva portato il prezzo verso i massimi sopra i 4.600 dollari.
Nella seduta, il mercato ha oscillato tra un minimo di 4.445 e un massimo di 4.631 dollari, mostrando una forte volatilità e una chiara presa di profitto dopo il recente impulso rialzista.
Dal punto di vista tecnico, l'oro sta testando un'area di supporto cruciale tra 4.450 e 4.530 dollari, zona che coincide con la media mobile a 10-20 giorni e con un precedente livello di resistenza superato nelle settimane scorse. Il mercato ha mostrato segnali di debolezza sotto i 4.620 dollari, livello che ora funge da prima resistenza significativa, mentre una rottura netta sotto i 4.450 dollari potrebbe aprire la strada verso i 4.320–4.400 dollari, primo supporto rilevante di medio termine. Sopra, una chiusura giornaliera sopra i 4.620 dollari sarebbe necessaria per ripristinare un bias rialzista, con obiettivi successivi verso i 4.696 e i 4.775 dollari.
Sul fronte degli indicatori, l'RSI a 14 giorni si trova in area neutra-leggermente ribassista, intorno a 45–50, segnalando che il momentum si è indebolito dopo il recente rally ma senza ancora entrare in territorio di ipervenduto. Le medie mobili a 50 e 100 giorni rimangono orientate al rialzo, confermando che il trend di medio-lungo termine è ancora positivo, mentre la media a 20 giorni ha iniziato a piegare al ribasso, riflettendo la fase di consolidamento in atto.
In questo contesto, il mercato appare in attesa di nuovi catalyst fondamentali, come il discorso di Warsh a Jackson Hole, i dati sull'inflazione USA e gli sviluppi geopolitici, che potrebbero spingere il prezzo verso una delle due direzioni.
In sintesi, l'oro si trova in una fase di correzione tecnica dopo il forte rally estivo, con i venditori che hanno preso il controllo sotto i 4.620 dollari e i compratori che cercano di difendere l'area 4.450–4.530 dollari. Per i prossimi giorni, la chiave sarà monitorare la reazione del prezzo in questa zona: un rimbalzo da questi livelli potrebbe confermare la prosecuzione del trend rialzista di medio termine, mentre una rottura al ribasso potrebbe aprire la strada a una correzione più profonda verso i 4.320–4.400 dollari.
Il dollaro ha ritrovato forza dopo le dichiarazioni della Federal Reserve sulla resilienza dell’economia americana e sulla persistenza delle pressioni inflazionistiche.
Il Dollar Index è salito da area 98,80 a circa 99,60 punti, confermando una reazione favorevole della valuta statunitense in un contesto nel quale il mercato continua a interrogarsi sulla traiettoria dei tassi.
Il superamento di 100 punti sul Dollar Index sarebbe il segnale tecnico più significativo per consolidare la ripresa rialzista. Nel frattempo, l’euro/dollaro resta frenato dalla resistenza di area 1,1675: soltanto un ritorno stabile sopra questa soglia offrirebbe spazio verso 1,17. Sul fronte ribassista, i livelli da seguire sono 1,1585 e 1,1530, mentre una violazione di 1,1538 aumenterebbe il rischio di un’accelerazione negativa.
Anche la sterlina mostra una configurazione delicata contro il dollaro. Il cambio GBP/USD ha trovato una resistenza importante in area 1,3650 ed è tornato verso il supporto di 1,3530. La perdita di quest’ultimo livello potrebbe favorire un ritorno verso 1,3440 e 1,3490, mentre una tenuta dei supporti lascerebbe spazio a un nuovo tentativo di recupero.
L'EUR/USD ha chiuso la settimana in ritracciamento sotto 1,16, penalizzato dal rafforzamento del dollaro dopo le parole di Kevin Warsh a Jackson Hole.
Il presidente della Fed ha trasmesso un tono hawkish, confermando la priorità della lotta all'inflazione e sostenendo le attese di tassi più alti più a lungo, elemento che ha spinto i rendimenti USA e il greenback. Nel breve termine, il cambio resta sensibile a ogni nuovo segnale sulla traiettoria dei tassi: un dollaro forte tende a comprimere l'EUR/USDverso 1,1570–1,1520, mentre un allentamento delle tensioni sui tassi potrebbe favorire un rimbalzo verso 1,1685–1,1745

Guardando al grafico dell'EUR/USD su timeframe giornaliero, la coppia ha chiuso venerdì 28 agosto intorno a 1,1582, segnando una flessione di circa lo 0,6% rispetto alla seduta precedente e ritracciando parte del recente recupero che aveva portato il prezzo verso i massimi sopra 1,17. Nella seduta, il mercato ha oscillato tra un minimo di 1,1570 e un massimo di 1,1710, mostrando una chiara presa di profitto dopo il recente impulso rialzista e una forte sensibilità alle aspettative sul discorso di Warsh a Jackson Hole.
Dal punto di vista tecnico, l'EUR/USD sta testando un'area di supporto cruciale tra 1,1570 e 1,1620, zona che coincide con la media mobile a 20-50 giorni e con un precedente livello di resistenza superato nelle settimane scorse.
Il mercato ha mostrato segnali di debolezza sotto i 1,1685 dollari, livello che ora funge da prima resistenza significativa, mentre una rottura netta sotto i 1,1570 dollari potrebbe aprire la strada verso i 1,1470–1,1520 dollari, primo supporto rilevante di medio termine. Sopra, una chiusura giornaliera sopra i 1,1685 dollari sarebbe necessaria per ripristinare un bias rialzista, con obiettivi successivi verso i 1,1745 e i 1,1790 dollari.
Sul fronte degli indicatori, l'RSI a 14 giorni si trova in area neutra-leggermente ribassista, intorno a 45–50, segnalando che il momentum si è indebolito dopo il recente rally ma senza ancora entrare in territorio di ipervenduto.
Le medie mobili a 50 e 200 giorni rimangono orientate al rialzo, confermando che il trend di medio-lungo termine è ancora positivo, mentre la media a 20 giorni ha iniziato a piegare al ribasso, riflettendo la fase di consolidamento in atto. In questo contesto, il mercato appare in attesa di nuovi catalyst fondamentali, come il discorso di Warsh a Jackson Hole, i dati sull'inflazione USA e le decisioni delle banche centrali, che potrebbero spingere il prezzo verso una delle due direzioni.
In sintesi, l'EUR/USD si trova in una fase di correzione tecnica dopo il recente rally, con i venditori che hanno preso il controllo sotto i 1,1685 dollari e i compratori che cercano di difendere l'area 1,1570–1,1620 dollari. Per i prossimi giorni, la chiave sarà monitorare la reazione del prezzo in questa zona: un rimbalzo da questi livelli potrebbe confermare la prosecuzione del trend rialzista di medio termine, mentre una rottura al ribasso potrebbe aprire la strada a una correzione più profonda verso i 1,1470–1,1520 dollari.
Wall Street ha beneficiato della buona tenuta dei titoli tecnologici e dei risultati societari legati al tema dell’intelligenza artificiale, ma gli indici devono ancora superare resistenze tecniche rilevanti.
Nvidia ha continuato a catalizzare l’attenzione del mercato dopo i risultati trimestrali, mentre anche altri protagonisti dell’ecosistema tecnologico e della cybersecurity hanno contribuito a sostenere il comparto.
Il Nasdaq ha recuperato i supporti attorno a 29.100 punti, ma resta frenato dalla resistenza tecnica in area 29.600 punti. Un breakout sopra questo livello potrebbe consentire un nuovo attacco ai massimi in area 31.000 punti; al contrario, la perdita di 28.500 punti renderebbe il quadro più vulnerabile, con 27.000 punti come soglia particolarmente importante per il trend di medio periodo.
L’S&P 500 ha invece testato l’area di resistenza a 7.750 punti, salvo poi ripiegare verso i supporti di breve periodo. Il recupero stabile di 7.750 punti aprirebbe uno scenario favorevole verso quota 8.000, mentre una rottura di 7.650 punti potrebbe riportare l’indice verso 7.450 punti. In questo contesto, il VIX resta un indicatore da seguire con attenzione: il mantenimento sotto area 16 segnala ancora una volatilità implicita contenuta e sostiene il sentiment favorevole all’azionario.

Guardando al grafico giornaliero del Nasdaq 100 (NDX), l'indice ha chiuso venerdì 28 agosto a 29.433 punti, segnando una flessione dello 0,7% rispetto alla seduta precedente e consolidando sotto la soglia psicologica dei 30.000 punti. Nella seduta, il mercato ha oscillato tra un minimo di 29.383 e un massimo di 29.752 punti, mostrando una chiara presa di profitto dopo il recente tentativo di rottura al rialzo.
Sul fronte delle medie mobili, il prezzo si trova sopra la media mobile semplice a 20 giorni (intorno a 29.360 punti) e ben sopra quella a 50 giorni (intorno a 28.490 punti), confermando che il trend di medio termine è ancora orientato al rialzo. La vicinanza del prezzo alla media a 20 giorni suggerisce però una fase di consolidamento nel brevissimo termine, con il mercato che cerca di mantenere il supporto dinamico offerto da questa media.
L'RSI a 14 giorni si trova intorno a 51, in area neutra, segnalando che il mercato non è né in ipercomprato né in ipervenduto e lasciando spazio a movimenti in entrambe le direzioni.
Questo valore dell'RSI è coerente con una fase di equilibrio, in cui compratori e venditori sono entrambi attivi ma senza una netta prevalenza.
Dal punto di vista dei pattern candlestick, la candela giornaliera di venerdì 28 agosto mostra un corpo ribassista con un'ombra superiore più lunga rispetto a quella inferiore, segnale che i venditori hanno preso il controllo dopo un iniziale tentativo dei compratori di spingere il prezzo verso i 29.750 punti.
Questa configurazione ricorda un "shooting star" o una candela di rifiuto in area di resistenza, che spesso anticipa una pausa o un ritracciamento nel brevissimo termine. Nelle sedute precedenti, si erano formate candele con corpi più piccoli e ombre bilanciate, tipiche di una fase di consolidamento e indecisione.
In sintesi, il Nasdaq 100 si trova in una fase di equilibrio tecnico, con le medie mobili ancora orientate al rialzo ma un RSI neutro e un pattern candlestick che suggerisce cautela nel brevissimo termine. Per i prossimi giorni, la chiave sarà monitorare la reazione del prezzo in area 29.360–29.100 punti: un rimbalzo da questi livelli potrebbe confermare la prosecuzione del trend rialzista di medio termine, mentre una rottura al ribasso potrebbe aprire la strada a una correzione più profonda.
Il DAX si avvicina nuovamente ai massimi storici, con le quotazioni che hanno raggiunto l’area dei 26.630 punti. Il movimento riflette una struttura ancora positiva, ma l’indice tedesco si trova ora vicino a una fascia tecnica che potrebbe richiedere nuova forza per essere superata in modo convincente.
La rottura dell’area 26.600-26.800 punti potrebbe proiettare il DAX verso 27.000 punti. Il livello da difendere resta invece 26.400 punti: una discesa al di sotto di questo supporto aumenterebbe il rischio di una fase di correzione più ampia. Anche l’EuroStoxx 50 conserva una struttura costruttiva, con 6.550 punti come livello chiave per un’estensione verso 6.700 e 6.400 punti come supporto da non abbandonare.
Microsoft ha recuperato quota 500 dollari e si muove attorno a 513 dollari per azione, lasciando aperta la possibilità di un’estensione verso area 540 dollari.
Il supporto tecnico più importante resta però in area 480 dollari, livello che coincide con una zona volumetrica rilevante e che sarà cruciale per mantenere intatta l’impostazione positiva.
Meta sta recuperando parte del terreno perso, ma deve confrontarsi con una zona resistenziale compresa tra 595 e 620 dollari. Il superamento di 600 dollari sarebbe un primo segnale di miglioramento, mentre una conferma più solida della tendenza rialzista richiederebbe il recupero di 640 dollari.
Palantir ha invece accelerato dopo il superamento delle precedenti resistenze, ma si avvicina a un’area delicata attorno a 190 dollari. Un breakout potrebbe estendere il movimento verso 200 dollari e, successivamente, verso i massimi storici in area 207 dollari; il supporto da monitorare resta tra 170 e 175 dollari. Nvidia, AMD e Intel rimangono osservate speciali, con Nvidia che continua a trovare una resistenza tecnica nell’area 225-230 dollari.
Il calendario macroeconomico concentrerà l’attenzione degli investitori tra mercoledì 2 e venerdì 4 settembre. I dati sull’inflazione europea saranno rilevanti per comprendere l’evoluzione delle aspettative sui tassi nel Vecchio Continente, mentre i dati statunitensi sul mercato del lavoro e i Non-Farm Payrolls offriranno indicazioni cruciali sulla solidità dell’economia americana.
Sul fronte societario, Broadcom rappresenta uno degli appuntamenti più seguiti della settimana, considerando il suo peso nel settore dei semiconduttori e nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. I mercati arrivano a questi eventi con indici prossimi ai massimi, volatilità contenuta e livelli tecnici ben definiti: proprio per questo, i dati in arrivo potrebbero determinare la prossima direzione di oro, dollaro, petrolio e azionario globale.
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