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Report settimanale mercati globali: Sell Off a Wall Street, Petrolio e Oro in ribasso, EurUsd a 1.15, Nasdaq chiude a -5%!

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
6 giu 2026
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Analisi settimanale dei mercati globali: Wall Street chiude la prima settimana di giugno in rosso! Nasdaq -5%, petrolio scende ancora verso i 90 dollari, scende l'oro sotto i 4400 $ e l'euro a 1.1520

Settimana 1–5 giugno: contesto di mercato tra dati USA solidi, inflazione “appiccicosa” e leadership AI

Tra fine maggio e la settimana 1–5 giugno 2026, il mercato azionario USA ha continuato a ruotare attorno al tema AI, con il comparto tecnologico protagonista, trainato da semiconduttori, memory e infrastrutture per data center. A maggio lo S&P 500 ha guadagnato +5,1%, ma è stato l’information technology a fare la differenza con +15,9%, guidato dai semiconduttori. Wall Street ha iniziato giugno ai massimi storici (il 1 giugno ha chiuso con record su S&P 500 a 7.599, Nasdaq a 27.086 e Dow Jones a 51.078), ma la settimana si è archiviata in correzione: S&P 500 -2,64% su 5 giorni, chiusura a 7.383, Nasdaq -3,86% e Dow Jones -1,25%. La narrativa resta bifronte: flussi forti sull’AI trade, ma dubbi crescenti sulla sostenibilità di valutazioni elevate in un contesto macro che non supporta un rapido allentamento della Fed. I dati hanno confermato un’economia resiliente: ISM Manufacturing 54,0 (massimo da 4 anni), ISM Services 54,5, 172 mila nuovi occupati a maggio (più del doppio delle attese), disoccupazione al 4,3% e salari +0,3% m/m e +3,4% a/a. Il Beige Book (3 giugno) ha confermato crescita moderata con pressioni sui prezzi presenti. Sul fronte inflazione, il focus resta sul PCE aprile: headline 3,8% a/a, core 3,3% a/a, con dinamica mensile +0,4% m/m e +0,2% core — insufficiente per parlare di disinflazione lineare.

Inflazione e politica monetaria

Il quadro macro è un mix di inflazione “sticky” e crescita ancora solida. La Fed guarda soprattutto al PCE aprile: 3,8% headline e 3,3% core a/a. Livelli troppo alti per tagli aggressivi, soprattutto con un mercato del lavoro che non vacilla: 172 mila nuovi occupati, disoccupazione ferma al 4,3% e salari in crescita (+0,3% m/m, +3,4% a/a).

La politica monetaria resta in “attesa vigile”. Il Beige Book (2 giugno) descrive un’economia che si espande moderatamente, con pressioni sui prezzi alimentate anche da energia e strozzature settoriali. I future sui Fed funds prezzano pochi tagli entro fine 2026. La Fed non frena esplicitamente il rischio, ma non sostiene neanche un’espansione generalizzata dei multipli: i rendimenti obbligazionari restano competitivi.

I dati della settimana 1–5 giugno siglano resilienza: ISM Manufacturing 54,0, massimo da metà 2022, con miglioramenti diffusi ma prezzi pagati alti; ISM Services 54,5, in accelerazione, anche se l’occupazione resta sotto 50, segno che le assunzioni rallentano più che deteriorarsi. Le JOLTS salgono a 7,6 milioni, il report di maggio sorprende con 172 mila posti (contro 85–95 mila attesi), disoccupazione stabile e revisioni positive. Salari coerenti con un’inflazione che fatica a scendere.

Leadership di mercato e valutazioni

La difficoltà degli indici nel trasformare l'impulso rialzista di maggio in un movimento continuo emerge chiaramente nella settimana 1–5 giugno 2026, archiviata in correzione: S&P 500 -2,64%, Nasdaq -4,77% e Dow Jones -1,25%. 

La leadership resta estremamente concentrata: a maggio lo S&P 500 ha guadagnato +5,1%, ma è stato l'information technology a trainare con +15,9%, guidato dai semiconduttori e dai titoli esposti a infrastrutture AI, memory e cybersecurity.

Le versioni "ex-AI" dell'S&P 500 mostrano come gran parte della performance tra 2024 e 2026 sia stata generata da un ristretto gruppo di titoli, mentre il resto del mercato ha avuto progressi più contenuti. A livello globale, la dinamica è simile: in Asia, specialmente Giappone e Taiwan, i flussi continuano a concentrarsi sui leader dei semiconduttori, con il Nikkei 225 su nuovi massimi storici a 68.293 il 3 giugno.

Il mercato premia selettivamente qualità degli utili e visibilità sulla crescita, soprattutto nei segmenti legati a calcolo AI e cloud, ma diventa prudente quando le valutazioni sono tese. Con rendimenti reali ancora elevati, battere le attese non basta più da solo a sostenere un rialzo lineare se i multipli scontano già scenari molto ottimistici.

Appuntamenti macro prossima settimana

Per la settimana 8–12 giugno 2026, l’attenzione del mercato USA si sposta chiaramente sull’inflazione, dopo dati su attività e lavoro più forti delle attese e un PCE ancora sopra il 3%. Il calendario è concentrato: lunedì Survey of Consumer Expectations della Fed di New York; martedì bilancia commerciale e vendite di case esistenti; mercoledì il CPI di maggio; giovedì richieste di sussidio e PPI; venerdì fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan.

Sul fronte internazionale, l’Eurozona entra nella settimana con un’inflazione ancora elevata: stima flash di maggio con HICP al 3,2% a/a (dal 3,0%) e core al 2,5%, livelli ancora sopra il target BCE. Il flusso dati sarà più leggero rispetto agli USA, ma le letture definitive su inflazione e attività restano rilevanti per valutare il margine di manovra della banca centrale, in un contesto di crescita moderata e con l’energia ancora determinante.

 

S&P 500: correzione dopo nove settimane di rialzo, volatilità in aumento

L'S&P 500 ha chiuso la settimana 1–5 giugno 2026 a 7.383,7 punti, segnando un ribasso di -2,64%. 

La settimana ha registrato un massimo intraday a 7.541,8 e un minimo a 7.368,6. Questa correzione interrompe una sequenza di nove settimane consecutive di rialzo, la più lunga racha dal 2023.

Nei mesi precedenti, l'indice era sostenuto dalla forza del comparto tecnologico e dai temi AI, con un movimento di tipo "grinding higher": avanzamenti graduali, correzioni intraday contenute e chiusure spesso nella parte alta del range. Questa settimana ha mostrato maggiore fragilità: il 1 giugno ha chiuso +0,26%, ma 4–5 giugno hanno segnato il ribasso netto dopo il dato di occupazione forte (172 mila). Il break-down sotto 7.500 punti segnala una presa di profitto strutturata, con volumi in aumento sui ribassi.

Il range operativo si è spostato verso l'area 7.350–7.550, zona di contrattazione in prossimità del supporto chiave. La volatilità intraday è aumentata, coerente con una fase di correzione in trend maturo.

Struttura tecnica

L'aggiornamento dei livelli riflette il ribasso della settimana. Il primo supporto di brevissimo periodo si colloca in area 7.350–7.370, zona del minimo della settimana: l'indice dovrà mostrare capacità di difesa qui. Un supporto più profondo, strutturale, si individua in area 7.300–7.330, precedente cluster di consolidamento e base della SMA 50.

Sul lato superiore, la fascia 7.500–7.520 è ora la resistenza immediata, diventata ceilings dopo il break-down. Un'eventuale estensione confermata oltre 7.540, con volumi in aumento, aprirebbe spazio verso target in area 7.580–7.600.

La SMA 50 transita indicativamente a 7.300–7.330, configurandosi come supporto dinamico di medio periodo. Finché le chiusure giornaliere si mantengono sopra questa area, lo scenario resta coerente con un trend positivo di medio, seppur in correzione di breve. La distanza accumulata rispetto alla media aumenta la probabilità di consolidamento laterale.

L'RSI a 14 periodi esce dall'area di ipercomprato moderato, coerente con la correzione. 

Questa configurazione suggerisce prudenza nell'inseguire estensioni di breve. Meglio osservare la price action sui supporti chiave: 7.350–7.370, 7.300–7.330 e fascia SMA 50.

La volatilità in aumento delinea un contesto di correzione tecnica in trend ancora intatto, ma non privo di rischio di pullback ulteriori.

S&P500

VIXverso i massimi di resistenza a 20 punti

Il VIX ha segnato un cambio di passo nella settimana 1–5 giugno 2026, in parallelo alla correzione dell’S&P 500 dopo il job report di maggio. Il VIX cash CBOE si è mosso in modo relativamente contenuto tra lunedì e giovedì, con chiusure tra 15,4 e 16,1 punti, per poi registrare uno spike deciso venerdì 5 giugno, quando ha chiuso a 21,5 (massimo intraday 21,6 circa), con un balzo di oltre +6 punti e una variazione nell’ordine del +40% rispetto alla seduta precedente. Questo movimento è avvenuto in contemporanea con il calo dell’S&P 500 a 7.383,7 punti (circa -2,6%), a conferma di un repricing del rischio più ampio sul mercato azionario USA.

Sul CFD VIX quotato da Pepperstone e visualizzato su TradingView, la dinamica è allineata nella direzione ma con livelli leggermente inferiori rispetto al VIX cash: il contratto, dopo essere rimasto per settimane nella fascia 15–16 punti, ha chiuso la seduta di venerdì in area 18,96, riflettendo il movimento della curva dei future sulla volatilità piuttosto che il valore puntuale dell’indice spot. In termini tecnici, questo spike ha trasformato la zona 15–16 da semplice area di oscillazione a primo supporto di breve, mentre la nuova fascia di lavoro si colloca tra 17–19 punti per il CFD e tra 18–22 per il VIX cash, con l’area 21–22 che rappresenta la prima resistenza significativa sulle serie ufficiali.

Nasdaq‑100:  correzione significativa dopo il breakout storico 

Il Nasdaq‑100 continua a rappresentare l'indice di riferimento per la propensione al rischio sul comparto growth e tecnologico, con una chiusura del 5 giugno 2026 in area 28.957,60 punti, dopo un massimo intraday a 30.051,08 e un minimo a 28.929,88.

Il superamento stabile della soglia psicologica dei 30.000 punti, avvenuto per la prima volta nella storia il 26 maggio 2026 con chiusura a 30.001,32 punti, è stato temporaneamente perso nella settimana 1–5 giugno: l'indice ha chiuso il 4 giugno a 30.407,81 punti, ma il 5 giugno ha registrato una correzione del −4,77%, rientrando sotto i 30.000 punti. Questo conferma la volatilità elevata del listino rispetto all'S&P 500 (−2,64% lo stesso giorno) e la sensibilità dei temi AI‑driven e semiconduttori a notizie negative sul settore.

Il rally YTD del 2026 si attesta al +14,68% al 5 giugno 2026, con un'accelerazione particolare nelle 5 settimane precedenti ma con una significativa normalizzazione nella settimana corrente.

 

Nasdaq

Price action di giugno: breakout robotico seguito da correzione improvvisa?

La price action della prima settimana di giugno mostra un pattern classico di breakout seguito da correzione: dopo la chiusura del 4 giugno a 30.407,81 punti (massimo intraday 30.541,43), il 5 giugno l'indice ha archiviato una sessione da dimenticare con apertura a 29.992,37 punti (subito sotto i minimi del giorno precedente) e chiusura a 28.957,60 punti, a ridosso dei minimi di sessione.

Le candele daily presentano chiusura nella parte bassa del range, con gap negativo in apertura e avvitamento in chiusura, configurando un contesto di momentum ribassista di breve dopo il momentum strutturale forte di maggio. 

Il rally era guidato da titoli come Nvidia (che rimane comunque +30% YTD nonostante la giornata), AMD, Micron e Qualcomm, ma il 5 giugno Qualcomm e Micron hanno trainato un brutale selloff dei chip, con Nvidia che ha chiuso −6,20% ma ha tenuto meglio del resto del settore.

Il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) ha raggiunto un massimo storico vicino a 13.726 punti il 2 giugno, ma il 5 giugno ha chiuso a 12.220,76 punti, con una correzione del −1.396,74 punti (−10,26%).

Il rally da fine marzo 2026 rimane significativo: +25% in circa 35 giorni dal minimo del 31 marzo, una delle estensioni più rapide nella storia del mercato azionario USA, sebbene la correzione di giugno ne attenui parzialmente l'impatto.

Questa accelerazione è stata alimentata da un'ottimizzazione della narrative AI sui capital expenditure (Big Tech previste a spendere $650–690 miliardi in AI nel 2026), da dati macroeconomici favorevoli e da una posizione della Fed più accomodante del previsto (rate attuale 3,50–3,75%, mantenuto invariato a marzo 2026), sebbene il rischio di repricing dei tassi rimanga un fattore di monitoraggio continuo.

Volatilità intraday e profilo di rischio del Nasdaq‑100

La volatilità intraday del Nasdaq‑100 rimane superiore a quella dell'S&P 500, con ampiezza di range giornaliero più elevata (30.051–28.929 = 1.121 punti il 5 giugno) e maggiore sensibilità al repricing atteso dei tassi di sconto e alle rotazioni settoriali interne al comparto tech.

Questo rende il listino più esposto a fasi di pullback improvvisi in caso di delusioni su utili, guidance o news regolamentari, pur all'interno di un trend principale ancora rialzista su medio periodo ma ribassista di breve. 

La concentrazione settoriale su semiconduttori e infrastrutture data center amplifica il beta del listino rispetto a news macroeconomiche o corporate specifiche del comparto tech.

Il profilo di rischio è caratterizzato da una concentrazione elevata nei titoli AI-driven, che rappresentano una quota significativa della capitalizzazione totale dell'indice. In contesti di rally prolungati come quello di maggio, la correlazione intra‑settoriale tende ad aumentare, rendendo il Nasdaq‑100 più sensibile a correzioni di breve se uno o più titoli leader mostrano debolezza (come accaduto il 5 giugno con Qualcomm −2%, Micron −7% e Broadcom −12% dopo earnings mancati).

Tuttavia, la forza della domanda istituzionale e la narrativa AI di medio periodo supportano la resilienza del trend, fintantoché i catalizzatori fondamentali rimangono intatti.

Livelli tecnici Nasdaq‑100: supporti e resistenze dopo la correzione

Dal punto di vista dei livelli tecnici, il primo supporto di breve periodo si colloca ora in area 28.389–28.400 punti, corrispondente al supporto immediato stimato dopo la correzione del 5 giugno.

Un supporto più profondo, di natura più strutturale, rimane in area 27.822–28.000 punti, target di assestamento stimato per smaltire gli eccessi di medio periodo. Un ulteriore supporto chiave, diventato ora area di supporto dopo la rottura, si colloca a 29.750 punti, corrispondente al livello precedentemente resistente rotto il 26 maggio ma ora perso nella correzione.

Sul lato delle resistenze, la fascia 29.992–30.050 punti rappresenta la resistenza immediata di brevissimo periodo, coincidente con l'apertura del 5 giugno e i massimi intraday della seduta. Un superamento netto e confermato in chiusura sopra 30.050, sostenuto da volumi in crescita, aprirebbe spazio teorico verso estensioni in area 30.450–30.500 punti, corrispondenti ai massimi del 4 giugno.

Il target di 31.000 punti è identificato come livello chiave per la completamento dell'onda 3 nell'analisi ondulata, con potenziale estensione verso 35.000–43.800 punti entro fine 2026 secondo le previsioni di Long Forecast Agency, sebbene la correzione di giugno ne allontani temporaneamente la realizzazione.

La struttura complessiva è coerente con un trading range espansivo con normalizzazione di breve, in cui i livelli di supporto e resistenza vengono progressivamente riallineati verso il basso in caso di ulteriore debolezza. Eventuali correzioni verso 27.822–28.000 resterebbero compatibili con una semplice normalizzazione di breve, finché i prezzi continuano a mantenersi sopra le principali medie mobili di riferimento e i supporti chiave rimangono intatti in chiusura daily.

Medie mobili, RSI e lettura sul Nasdaq‑100

Sul Nasdaq‑100, la media mobile semplice a 50 periodi (SMA 50) si colloca indicativamente in area 27.222 punti (dato al 3 giugno 2026), ben al di sotto delle quotazioni attuali anche dopo la correzione. Questa distanza, pari a circa 1.735 punti (+6,4%) rispetto a 28.957,60, conferma un trend rialzista strutturato ma evidenzia anche un certo grado di estensione rispetto ai livelli medi di medio periodo.

La SMA 200 si colloca indicativamente in area 27.500 punti, anch'essa ben al di sotto del prezzo corrente anche dopo la correzione.

L'RSI a 14 periodi sul Nasdaq‑100 si colloca in area neutrale/ipervenduto dopo la correzione del 5 giugno, con valori intorno a 19–49 (dipende dalla fonte), in netto calo rispetto all'area di ipercomprato 70–80 di maggio. Storicamente, fasi di RSI così basse sul listino tech tendono a precedere periodi di consolidamento laterale o rimbalzi tecnici, pur potendo permanere in territorio estremo per qualche tempo in presenza di forti flussi di vendita.

Nel caso attuale, l'RSI in calo segnala l'esaurimento del momentum rialzista di breve e la correzione in atto. Segnali di allerta da monitorare includono un RSI che scende sotto 50, rottura sotto gli ultimi minimi più alti, o perdita della SMA 50 in chiusura daily.

In ottica puramente tattica, la combinazione di quotazioni sotto 30.000, distanza significativa dalla SMA 50 e RSI in calo configura una fase di normalizzazione di breve, con un trend di fondo ancora rialzista fintantoché i supporti chiave (28.389–28.400 e 27.822–28.000) e la SMA 50 restano intatti in chiusura daily.


Dollar Index in consolidamento sotto 99: il biglietto verde perde slancio in attesa dei nuovi segnali macro dalla Fed

Nella settimana del 25–29 maggio 2026 il Dollar Index (DXY) ha proseguito la fase di consolidamento in un range relativamente stretto, scivolando sotto la soglia psicologica di 99,00 e attestandosi intorno a 98,9‑99,0 nelle ultime sedute. Il movimento conferma l’idea di un dollaro meno direzionale rispetto alla prima parte dell’anno, con un quadro che somiglia più a una pausa di riequilibrio che a un vero trend ribassista strutturato.

Il mercato continua a monitorare l’area 99,00 come livello di riferimento, ma non si può più parlare di una tenuta “pulita” del supporto: l’indice alterna brevi recuperi sopra 99 a ritorni verso 98,8‑98,9, segnalando una domanda meno aggressiva sul biglietto verde rispetto alle settimane precedenti. La fascia 99,40‑100,00 resta comunque la resistenza più rilevante di breve periodo: finché non verrà superata con convinzione, il DXY rimarrà intrappolato in un contesto di equilibrio instabile, con volatilità compressa e direzione di medio periodo ancora aperta.

In questo contesto il dollaro appare in stallo operativo: da un lato è sostenuto dai rendimenti reali e da una curva dei tassi USA ancora relativamente più interessante rispetto ad altre aree; dall’altro lato sconta un flusso di dati macro meno univocamente favorevole e un posizionamento degli operatori già piuttosto affollato dopo il rafforzamento visto tra fine 2025 e inizio 2026. Il risultato è un DXY che oscilla senza convincere, mentre il mercato resta focalizzato sui prossimi appuntamenti macro USA – in particolare i dati su inflazione, PIL e deflatore PCE – e sulle indicazioni prospettiche che arriveranno dalla Federal Reserve.

Struttura tecnica del DXY e livelli chiave

Il Dollar Index (DXY) nella settimana 1–5 giugno 2026 è rimasto in consolidamento poco sopra 99, muovendosi in un range ristretto tra circa 98,9 e 100,1, con chiusura di fine settimana in area 99,2–99,3. Il dollaro appare quindi meno direzionale rispetto alla prima parte dell’anno: più una pausa di riequilibrio dopo il rafforzamento di fine 2025–inizio 2026 che l’avvio di un vero trend ribassista.

Tecnicamente, la zona 98,8–99,0 funziona da primo supporto di breve, mentre la fascia 99,5–100,0 resta la resistenza chiave: finché non verrà rotta con decisione, il DXY resterà intrappolato in un trading range con momentum solo lievemente positivo. Sul piano fondamentale, il dollaro è ancora sostenuto da una Fed che mantiene i fed funds a 3,50–3,75% e un approccio prudente e data dependent, ma risente di un posizionamento già affollato e di una maggiore sensibilità del mercato ai dati su inflazione, crescita e lavoro USA, che rendono il cambio più vulnerabile a sorprese macro nelle prossime settimane.

EUR/USD: il crollo del 5 giugno che spazza i supporti chiave

La settimana sull'EUR/USD CFD Pepperstone (1–5 giugno 2026) ha raccontato una storia in due atti radicalmente diversi. 

La prima parte, da lunedì 1 a giovedì 4 giugno, ha mostrato un consolidamento ordinato in area 1,1610–1,1665 con il cross che si è mosso in modo laterale sopra la soglia psicologica di 1,16. 

Venerdì 5 giugno ha prodotto invece una candela ribassista esplosiva che ha cancellato i guadagni delle giornate precedenti, con il prezzo che ha chiuso a 1,15224 dopo aver toccato un minimo a 1,15180 – il livello più basso dall'inizio di aprile.

Il range settimanale completo, dal massimo di 1,16858 (29 maggio) al minimo di 1,15180 del 5 giugno, ha disegnato un arco di quasi 170 pips in cinque sedute. 

Struttura tecnica: rottura sotto 1,16 e test del supporto 1,1518

Il quadro che emerge è di un cross che dopo un recupero dai minimi di marzo (area 1,13–1,14) ha trovato una barriera strutturale in area 1,1660–1,1685, non riuscendo a consolidare sopra 1,17 nonostante i tentativi ripetuti. La rottura al ribasso di 1,16 ha aperto la strada verso i supporti inferiori a 1,1520–1,1500, che ora diventano la zona di riferimento per la settimana successiva.

Con i livelli pivot points calcolati alla chiusura del 5 giugno a 1,15224, il prezzo attuale si trova già al di sotto del pivot classico (1,1678) e sotto S1 classic (1,1560), avvicinandosi pericolosamente a S2 classic (1,1458). Questa posizione ribassista rispetto a tutti i pivot conferma uno spostamento del bias operativo verso il lato venditore.

Il supporto immediato di breve periodo si colloca ora in area 1,1518–1,1500 corrispondente al minimo settimanale appena toccato. 

Una tenuta sopra quest'area potrebbe innescare un rimbalzo tecnico verso 1,1560–1,1594 (S1 classic e S1 Fibonacci), mentre un supporto più profondo di natura strutturale rimane in area 1,1480–1,1458 dove si colloca il S2 classic. Sul lato delle resistenze, la fascia 1,1594–1,1622 (S1 Camarilla e S1 Fibonacci) rappresenta la resistenza immediata dopo il crollo; un superamento netta di 1,1678 (il pivot meccanico) sarebbe il primo segnale di stabilizzazione, mentre 1,1700–1,1720 resta il muro decisivo per un eventuale ritorno rialzista.

Gli indicatori tecnici sul timeframe giornaliero restituiscono un quadro tendenzialmente ribassista. 

Gli oscillatori segnalano tendenza negativa e l'RSI a 14 periodi che si colloca a 33,58 in area neutro-bassa, ben lontano dall'ipervenduto (30) ma chiaramente in discesa dopo essere stato sopra 47 solo pochi giorni fa, indicando momentum ribassista in corso con spazio residuo per un'eventuale estensione verso 30 prima di un potenziale rimbalzo. 

Le medie mobili segnalano anch'esse tendenza negativa con tutte le principali medie mobili ora al di sopra del prezzo corrente. La maggiore distanza si registra rispetto alla SMA 200 a 1,16801 (oltre 158 pips sotto) e alla SMA 50 a 1,16697, e la SMA 200 che fino a pochi giorni fa svolgeva il ruolo di resistenza dinamica è ora la barriera da superare per qualsiasi tentativo di inversione di medio periodo.

Price action: Marubozu ribassista e rottura strutturale del supporto 1,16

Dal punto di vista della price action, la sequenza delle sedute del 1–5 giugno configura un pattern classico di distribuzione seguita da rottura ribassista accelerata. 

Dopo le sedute di consolidamento di lunedì e martedì con corpi di candela ridotti e chiusure centrali, la rottura al ribasso di mercoledì ha innescato una sequenza di pressione venditore senza contrappesi significativi.

La candela del 5 giugno è la più significativa con apertura a 1,16154, massimo a 1,16445, minimo a 1,15180, chiusura a 1,15224. Il corpo ribassista ben oltre -90 pips con chiusura nei minimi della seduta e una lunga ombra superiore che testimonia il tentativo fallito dei compratori di difendere 1,1640 configura una Marubozu ribassista modificata – uno dei pattern più bearish nel vocabolario delle candele – senza alcuna partecipazione dei compratori nei minimi con il prezzo che ha chiuso a pochi decimi dal minimo assoluto.

La regressione lineare sul tratto marzo–giugno mostra un passaggio da canale rialzista (marzo–maggio) a un appiattimento progressivo nel corso di giugno, con il prezzo che si era mosso lungo la banda superiore del canale fino a fine maggio e che ora ha rotto la banda centrale testando la banda inferiore, segnalando l'esaurimento del trend di recupero. Non si osservano allo stato attuale pattern di inversione ribassista strutturati multi-seduta, ma la sequenza di massimi decrescenti da 1,16858 (29/5) a 1,16558 (2/6) a 1,16451 (4/6) conferma una progressiva debolezza dell'offerta rialzista.

La mancanza di un "rejection" netto ai minimi del 5 giugno suggerisce che i venditori potrebbero avere ulteriori margini di azione.

Il bias di mercato sull'EUR/USD si è spostato da neutrale-costruttivo (prima del 5 giugno) a ribassista di breve con fragilità strutturale. La combinazione di chiusura sotto 1,16, prezzo al di sotto di tutte le medie mobili principali, RSI in calo verso area 33 e summary tecnico "Strong Sell" configura un quadro operativo in cui i venditori hanno preso il controllo della price action.

L'scenario primario (ribassista, probabilità maggiore) prevede un rimbalzo tecnico verso 1,1560–1,1594 seguito da nuova discesa verso 1,1480–1,1458, materializzandosi con una reazione sopra 1,1560 che viene venduta in prossimità della resistenza. L'scenario secondario (consolidamento, probabilità media) vede il cross stabilizzarsi in area 1,1500–1,1580 per alcune sedute formando una base di accumulo prima di un eventuale tentativo di recupero, con conferma che richiederebbe una chiusura giornaliera sopra 1,1594 e la tenuta di 1,1518. L'scenario tail-risk (ribassista estremo, probabilità bassa) prevede la rottura netta di 1,1480–1,1458 che aprirebbe spazio verso 1,1400–1,1380 (massimi di aprile) e potenzialmente verso i minimi di marzo, richiedendo catalyst macro forti nel lato USD.

Fattori macro da monitorare

I fattori macro da monitorare nella settimana del 8–12 giugno includono le decisioni di politica monetaria delle banche centrali (Fed e BCE), i dati sull'inflazione USA, e qualsiasi variazione nel sentimento sui differenziali di tasso. Un DXY che si rafforza sopra 100 potrebbe innescare ulteriori vendite sull'EUR/USD, mentre un indebolimento del dollaro sotto 99 potrebbe favorire un rimbalzo tecnico.

In sintesi, l'EUR/USD ha subito una rottura strutturale del supporto 1,16 che ha trasformato il bias da neutrale a ribassista di breve termine. Il supporto chiave da monitorare è 1,1518–1,1500. Un rimbalzo verso 1,1560–1,1594 sarebbe l'area di riferimento per valutare la reazione del prezzo, con resistenza sopra 1,1622. Il supporto 1,1480–1,1458 rappresenta il prossimo target in caso di continuazione ribassista. La valutazione operativa resta, come sempre, alla discrezionalità del singolo operatore senza implicazioni di buy o sell.

 

EurUsd

GBP/USD: Sterlina scende sotto 1,34

Nella settimana dal 1 al 6 giugno 2026 il GBP/USD prosegue una fase di consolidamento laterale in un range ristretto compreso tra 1,3340 e 1,3495, con chiusure giornaliere che si sono attestate in area 1,3445–1,3463. 

La coppia si muove ben al di sopra dei minimi del 2025 (intorno a 1,22–1,23), ma non dispone di momentum sufficiente per un breakout stabile oltre 1,35–1,36, in un contesto in cui il Dollar Index (DXY) oscilla sotto quota 99 mantenendo forza attenuata. Il prezzo di chiusura del 5 giugno 2026 è 1,3346, con un minimo settimanale di 1,3342 e un massimo di 1,3493, mentre la sessione del 4 giugno aveva chiuso a 1,3435 registrando un calo giornaliero di −0,65%.

Struttura tecnica di breve termine

Dal punto di vista tecnico, il GBP/USD mostra un trend di medio periodo frazionariamente rialzista in un canale uptrend da metà maggio, mentre il breve termine è correttivo e laterale con price action "choppy" tra le EMAs.

La resistenza principale è a 1,3500 (rotonda psicologica) con seconda resistenza a 1,3526–1,3532, l'immediato supporto è a 1,3455–1,3464 (200-day EMA), il supporto principale è a 1,3400–1,3412 (banda inferiore canale), e il supporto critico è a 1,3380–1,3377, la cui violazione segnala deterioramento. 

Il prossimo target rialzista è 1,3550–1,3600 se breakout sopra 1,35, mentre il prossimo target ribassista è 1,3366–1,3305 se rottura sotto 1,3400. Il 200-day EMA in area 1,34 funge da "pavimento" chiave: finché il prezzo ne sta sopra, il trend di medio periodo resta intatto, mentre la 50-day EMA agisce come resistenza dinamica limitando la spinta rialzista.

Osservando la price action, inizio maggio ha visto massimi relativi in area 1,3600–1,3643 con RSI giornaliero vicino a 59 (leggermente ipercomprato), fine maggio ha mostrato formazione di candele con ombre superiori pronunciate sui massimi e chiusure nella parte bassa del range (segnali di prese di profitto), e primi giorni di giugno hanno visto il prezzo consolidato tra 1,3445–1,3463 con tentativo di breakout verso 1,35 ma respinto alla 50-day EMA. 

Le resistenze sono state progressivamente abbassate da 1,3526–1,3597 (inizio maggio) a 1,3477–1,3488 (inizio giugno), mentre i supporti si sono spostati da 1,3455 a 1,3400–1,3412, descrivendo un range discendente di breve, pattern coerente con una fase di "digestione" del movimento rialzista da area 1,22–1,23: il trend di medio periodo resta positivo ma il breve termine è correttivo con maggiore probabilità di falsi breakout e volatilità laterale.

 

 

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Oro: ancora in range tra 4.370–4.580 in attesa della FED e dell’Inflazione

Nella settimana 1–5 giugno 2026 l’oro ha trasformato il consolidamento sopra 4.500 dollari in una vera rottura ribassista, chiudendo la settimana con un calo intorno al 3,5–3,6% e muovendosi in un range compreso tra 4.311 e 4.595 dollari l’oncia. L’avvio di settimana ha visto quotazioni intorno a 4.540–4.550 dollari, mentre venerdì 5 giugno il mercato ha subito un affondo deciso con chiusura in area 4.328–4.331 dollari, minimo intraday vicino a 4.311–4.319 e massimo limitato a circa 4.480–4.482. Le sedute intermedie hanno disegnato una progressione discendente: prezzi poco sopra 4.500 martedì, discesa verso 4.440–4.460 mercoledì, tentativo di rimbalzo in area 4.470–4.480 giovedì, prima del sell-off finale che ha consegnato la peggior seduta settimanale degli ultimi anni.

Rispetto a fine maggio, il quadro è cambiato in modo netto: da semplice correzione laterale si è passati a una rottura di struttura, con vendite di oro in presenza di un dollaro più forte e di rendimenti in risalita, con il Treasury decennale USA intorno al 4,5% a inizio giugno. Contestualmente, una temporanea distensione sul fronte USA–Iran, con una pausa negli scontri, ha ridotto la componente di domanda “safe haven”. Tecnicamente, l’oro ha rotto il supporto chiave in area 4.450–4.500 dollari, testato più volte a fine maggio, estendendo il movimento verso 4.311–4.319 e andando a lavorare in prossimità della media mobile a 200 giorni in area 4.36–4.37 dollari, mentre il massimo settimanale in area 4.590–4.595 dollari è ora la resistenza immediata.

Analisi tecnica ORO

I grafici daily evidenziano la rottura del precedente range di consolidamento. Dopo i massimi storici oltre 5.000 dollari toccati a gennaio 2026, con picchi sopra 5.100, l’oro ha ritracciato fino alla zona 4.330 circa, posizionandosi circa 18–19% sotto i record. Il movimento configura un reset significativo del momentum rialzista, con una perdita mensile vicina all’8%, coerente con una correzione più profonda. In questo scenario, la fascia 4.360–4.370 dollari – che unisce minimi settimanali e 200-day MA – rappresenta un supporto critico, mentre le prime resistenze si trovano in area 4.450–4.500 dollari (ex supporto) e 4.580–4.595 dollari (massimo settimanale e bordo superiore del range).

Il momentum di breve è chiaramente negativo: gli oscillatori giornalieri collocano l’oro in area negativa e il mercato appare orientato a respingere le resistenze ed i rimbalzi dopo la rottura del range. La settimana registra la peggior performance degli ultimi anni, con un calo attorno al 3,5–3,6%, e un sentiment che passa dall’euforia post-massimi storici a una fase più prudente. In termini di scenari, una rottura confermata sotto 4.36–4.37 dollari aumenterebbe la probabilità di estensioni verso 4.200–4.300 dollari, area che tornerebbe a essere un obiettivo naturale per desk orientati al trend following. Un rimbalzo sopra 4.450–4.500 dollari potrebbe attenuare la correzione, ma un vero cambio di regime richiederebbe un ritorno stabile sopra 4.595–4.620 dollari.

La price action della settimana è dominata da candele ribassiste a corpo ampio, tipiche delle fasi di rottura dopo un consolidamento. La seduta di venerdì 5 giugno mostra una candela fortemente bearish, con corpo pieno e ombre contenute, segnale di vendite dominanti e scarsa difesa dei livelli da parte dei compratori. Il passaggio dai pattern di indecisione (spinning top, doji) di fine maggio a configurazioni come bearish engulfing con follow-through conferma l’inversione di breve. Nel complesso emerge un pattern ribassista di forte valenza: rottura di 4.450–4.500 dollari con volumi in aumento, tipico di correzioni più strutturali. Operativamente, la sequenza suggerisce una fase di distribuzione del rischio dopo il rally verso i massimi, con il mercato che ribilancia l’esposizione. La combinazione di corpi ampi ribassisti, ombre inferiori limitate e volumi in crescita rafforza l’idea di un equilibrio spostato a favore dei venditori.

oro

Petrolio WTI: correzione nella parte bassa del range 90–100 dollari

Nella settimana 1–5 giugno 2026 il petrolio WTI ha registrato una correzione significativa, trasformando il consolidamento nella parte alta del range in una fase di debolezza più marcata, con chiusura settimanale in territorio negativo.

Le quotazioni del CFD WTIUSD Pepperstone su TradingView hanno lavorato in un’area indicativa compresa tra circa 89 e 95 dollari al barile, con un avvio di settimana poco sotto i 95 dollari e una chiusura attorno ai 90–91 dollari. I dati sui futures WTI mostrano per venerdì 5 giugno 2026 un close in area 90,25 dollari, in calo di circa 3% rispetto al giorno precedente, con una performance mensile negativa intorno al 5%.

Da consolidamento a rottura ribassista

Rispetto a fine maggio, il quadro del WTI è cambiato in modo netto: si è passati da una fase di consolidamento con WTI sopra 92–93 dollari a una vera rottura ribassista di breve periodo. 

Gli operatori hanno iniziato a prezzare un rischio più elevato di rallentamento della domanda globale, alla luce di dati macro più misti e di un newsflow meno unidirezionale sul fronte USA–Iran. 

Dal punto di vista tecnico, il CFD WTIUSD Pepperstone ha rotto un supporto chiave in area 92–93 dollari, corrispondente a un cluster di massimi-minimi recenti, riportandosi verso la parte bassa del range 90–100 dollari, che rappresenta l’area di equilibrio principale per il 2026.

La struttura delle ultime sedute conferma che il petrolio sta testando un’area di supporto importante intorno a 89–90 dollari, già lavorata in precedenti fasi correttive. 

La parte alta del range settimanale è stata segnata da prezzi in area 94–95 dollari, che ora si configurano come prima resistenza significativa per eventuali rimbalzi. Il passaggio dalla fascia alta del canale alla sua parte inferiore evidenzia una transizione da un mercato dominato dal tema “tight supply” a una fase più equilibrata, in cui la componente di domanda torna centrale.

I grafici daily mettono in evidenza una struttura di consolidamento che si è trasformata in correzione nella parte bassa del canale di medio termine. 

Dalla primavera 2026 il WTI ha lavorato per lo più nella fascia 90–100 dollari, con occasionali estensioni oltre 100 nelle fasi di massima tensione geopolitica, prima di scivolare nuovamente verso i 90 dollari nella prima settimana di giugno. Il movimento rappresenta un reset del momentum rialzista accumulato tra aprile e maggio, con una perdita mensile nell’ordine del 5%, coerente con una correzione significativa ma ancora interna al trend di lungo periodo.

In questo contesto, la fascia 89–90 dollari emerge come supporto critico di breve-medio periodo, essendo sia minimo di settimana sia area lavorata in precedenti pullback. Le prime resistenze importanti si collocano nella zona 92–94 dollari, ex supporto ora trasformato in area di offerta, mentre una seconda fascia chiave si trova tra 96 e 98 dollari, dove si concentrano i massimi primaverili. Finché il WTI rimane sotto 92–94 dollari, il quadro tecnico resta impostato su una struttura correttiva in corso.

La price action della settimana 1–5 giugno è dominata da candele daily via via più estese sul lato ribassista. 

Dopo alcune sedute di indecisione a cavallo tra fine maggio e inizio giugno, caratterizzate da corpi piccoli e ombre in entrambe le direzioni, le candele di metà settimana hanno iniziato a mostrare corpi più ampi e chiusure vicino ai minimi. 

La sessione di venerdì si distingue per una candela fortemente bearish, con range ampio e close nella parte bassa, segnale di vendite dominanti per tutta la seduta.

Nel complesso, si delinea un pattern negativo di breve periodo al di sotto del supporto 92–93 dollari con volumi in aumento e allineamento degli indicatori di momentum verso il basso. In ottica operativa – senza entrare nel merito di raccomandazioni di acquisto o vendita – questa sequenza è tipica di una fase di ri-posizionamento dei desk energia dopo il rally dei mesi precedenti. Il mercato sta ribilanciando l’esposizione al tema petrolio, passando da una narrativa prevalentemente incentrata sugli shock di offerta a una più attenta ai segnali sulla domanda.

Le medie mobili di medio periodo confermano la perdita di slancio del trend rialzista che aveva caratterizzato il WTI nella prima parte del 2026. 

Il CFD WTIUSD Pepperstone appare in fase di test della 50-day moving average e in avvicinamento alla 100-day MA in area 89–90 dollari, mentre la 200-day MA resta più in basso, a sostegno della struttura di lungo periodo. 

La pendenza delle medie si sta appiattendo rispetto alla fase di forte accelerazione, segnalando il passaggio da un trend rialzista pieno a una fase più correttiva/laterale.

Finché i prezzi restano sotto 92–94 dollari, il bias di breve rimane orientato al ribasso, con i rimbalzi che rischiano di essere letti come semplici pullback all’interno di una correzione. Una rottura decisa e confermata sotto 89–90 dollari aumenterebbe la probabilità di estensioni verso 85–87 dollari, dove transitano supporti statici più profondi e parte dei minimi della fase 2025. In termini di regressione lineare su 12–18 mesi, il WTI resta inserito in un canale rialzista ampio, ma con la price action che nella primavera 2026 è passata dalla banda superiore a quella inferiore: il consolidamento in area 95–100 dollari si è trasformato in una correzione verso la linea mediana, coerente con un pullback in trend piuttosto che con un cambio di regime strutturalmente bearish.

Macro energia, geopolitica e ruolo del WTI

Sul piano macro e geopolitico, la settimana 1–5 giugno 2026 è caratterizzata da un equilibrio delicato tra crescita globale, politica monetaria e rischio di shock sull’offerta. I mercati monitorano da un lato la traiettoria dei tassi USA e dei dati di inflazione (in grado di influenzare la domanda di energia attraverso il ciclo economico), e dall’altro l’evoluzione del dossier USA–Iran, che resta un driver chiave per le aspettative di supply. 

Gli ultimi sviluppi mostrano un mercato che, almeno temporaneamente, sta spostando l’attenzione dalle paure di interruzioni dell’offerta a una lettura più prudente della domanda, contribuendo al rientro dei prezzi verso la parte bassa del range 90–100 dollari.

 

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