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Report settimanale mercati globali: S&P 500 e Nasdaq storno tecnico o consolidamento? Oro respinto da 4.700$ dopo il sell‑off dell'argento!

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
16 mag 2026
Share
S&P 500 e Nasdaq chiudono la settimana tra storno tecnico e consolidamento, mentre l’oro viene respinto da 4.700$ dopo il sell‑off dell’argento: analisi tecnica, macro e livelli chiave per la prossima ottava.

Settimana ad alta tensione tra Fed, inflazione e geopolitica

La settimana dall’11 al 16 maggio 2026 si è chiusa sotto il segno della volatilità a Wall Street, innescata da tre driver chiave: il dato CPI USA di aprile, la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve e l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Un mix che ha rapidamente deteriorato il sentiment, impattando in modo trasversale azioni, valute e materie prime.

Gli indici americani hanno archiviato l’ottava in territorio negativo, con vendite concentrate soprattutto nella seduta di venerdì 15 maggio. Lo S&P 500 ha chiuso a 7.408,50 punti (-1,24% settimanale), il Nasdaq Composite ha registrato la flessione più marcata a 26.225,14 (-1,50%), penalizzato dai megacap tecnologici sensibili al rialzo dei rendimenti, mentre il Dow Jones ha limitato le perdite a -1,07% a 49.526,11 punti.

Sul fronte valutario, il rafforzamento del dollaro ha spinto i principali cross al ribasso: EUR/USD è sceso a 1,1624, mentre il GBP/USD ha violato supporti tecnici chiave, consolidando una struttura ribassista. Nelle commodity, l’oro ha corretto dai massimi pur mantenendo un’impostazione rialzista (area 4.600–4.700 USD), mentre il petrolio è rimasto sostenuto sopra i 100 USD al barile, trainato dalle tensioni in Medio Oriente.

Il catalyst macro principale è stato il CPI USA, pubblicato il 12 maggio: inflazione mensile al +0,7% e annuale al 3,8%, in accelerazione rispetto al 3,3% precedente. Un dato coerente con le attese ma sufficiente a rafforzare lo scenario di tassi elevati più a lungo, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari.

Sul piano politico, il presidente Donald Trump ha irrigidito la posizione verso Teheran, respingendo ogni ipotesi negoziale e contribuendo alla pressione sui prezzi energetici. In parallelo, il Senato ha approvato la nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Fed (54-45), segnando un passaggio chiave dopo l’uscita di Jerome Powell e rafforzando l’impronta politica sulla banca centrale.

Nel comparto azionario, assenza di catalyst societari di rilievo ma forte sensibilità dei titoli tecnologici al contesto macro. Nvidia resta leader per capitalizzazione oltre i 4.500 miliardi USD, mentre Alphabet supera i 4.000 miliardi grazie all’accordo con Apple sull’integrazione di Gemini nei dispositivi di Cupertino. Il cluster megacap continua a guidare il mercato, ma con partecipazione più debole nella fase correttiva.

 

S&P 500: consolidamento in area record dopo il nuovo massimo di maggio

L’S&P 500 ha chiuso la settimana terminata venerdì 16 maggio 2026 con un’impostazione ancora costruttiva, pur dopo il fisiologico allungo correttivo di fine settimana: venerdì 15 maggio l’indice ha chiuso a 7.466,90 punti, dopo aver toccato un massimo intraday a 7.482,59 e un minimo a 7.364,84. 

Il contesto resta quello di un consolidamento alto sopra la soglia psicologica dei 7.400 punti, con il mercato che continua a lavorare nella parte superiore del canale rialzista di breve periodo e che ha densificato le contrattazioni tra circa 7.400 e 7.500 punti, costruendo una base tecnica funzionale a ulteriori estensioni rialziste.

Dal punto di vista della price action, il movimento della seconda settimana di maggio si inserisce in una sequenza di massimi e minimi crescenti che ha preso forza dopo il consolidamento di metà aprile, con fasi di moderata volatilità intraday ma con chiusure spesso posizionate nella parte alta del range giornaliero. 

In questo contesto, l’area 7.400-7.430 punti si conferma come prima fascia di supporto di brevissimo periodo, mentre sul lato alto la zona 7.480-7.500 punti rappresenta la resistenza immediata da monitorare per la validazione di un nuovo impulso direzionale.

Medie mobili e struttura di trend: supporto chiave sulla SMA 50

Sul grafico CFD Pepperstone, la media mobile semplice a 50 periodi (SMA 50) transita in queste settimane in prossimità dell’area 6.900-6.950 punti, fungendo da supporto dinamico di medio periodo e da vero e proprio “pavimento” tecnico per eventuali fasi correttive. 

Le quotazioni dell’S&P 500 hanno mantenuto le chiusure daily stabilmente al di sopra di questa soglia, confermando un trend rialzista strutturato e ancora intatto, con una distanza percentuale dalla SMA 50 ampiamente positiva e coerente con un mercato in fase espansiva ma più esteso rispetto ai livelli di inizio maggio.

Questa relativa prossimità alla media mobile riduce il rischio di correzioni violente di tipo mean reversion e suggerisce una dinamica di mercato “respirante”, in cui estensioni e consolidamenti si alternano senza deviazioni eccessive dalle medie di riferimento. In termini operativi, finché l’indice mantiene chiusure sopra l’area 6.900-6.950 e sopra la SMA 50, lo scenario di base resta coerente con un trend rialzista maturo ma non ancora esaurito.

RSI in ipercomprato moderato: momentum maturo ma non esaurito

L’indicatore RSI a 14 periodi sull’S&P 500 rimane in una fascia di ipercomprato moderato, con valori prossimi o lievemente superiori a 70 nelle ultime sedute, coerenti con un mercato che viaggia sui massimi storici. 

In contesti di trend strutturalmente rialzista, l’RSI può restare in territorio estremo per periodi prolungati senza innescare inversioni immediate, ma storicamente valori sopra 70 aumentano la probabilità di fasi di consolidamento laterale o di pullback tecnici nel breve termine.

Dal punto di vista tattico, ciò suggerisce prudenza nell’apertura di nuovi ingressi long aggressivi sui livelli attuali, privilegiando strategie di acquisto su ritracciamento verso aree di supporto chiave (prima fascia 7.400-7.430, supporto critico 6.900-6.950 in corrispondenza della SMA 50). 

Per le posizioni già aperte, la presenza di un RSI elevato giustifica l’eventuale adozione di realizzi parziali in prossimità delle resistenze superiori, mantenendo comunque un bias direzionale positivo finché non si osservano segnali tecnici di deterioramento più profondo.

Supporti e resistenze: livelli chiave da monitorare

La mappatura dei livelli tecnici sull’S&P 500 evidenzia una struttura ben definita. Il primo supporto dinamico immediato si colloca in area 7.400-7.430 punti, coincidente con la fascia di consolidamento delle ultime sedute e con una zona ripetutamente difesa dagli operatori istituzionali. 

Il supporto critico di breve/medio periodo resta invece l’area 7.250-7.300, in prossimità della SMA 50 e della base dell’ultimo trading range ascendente: una chiusura daily confermata sotto questi livelli, con follow-through negativo, aprirebbe spazio verso un test dell’area psicologica 7.200 punti, dove si colloca un ulteriore cluster di supporti statici e dinamici.

Sul lato delle resistenze, la fascia 7.480-7.500 punti rappresenta il primo ostacolo immediato, essendo area di massimi recenti e di forte visibilità tecnica. Un breakout confermato in chiusura sopra 7.500, supportato da volumi in espansione, aprirebbe teoricamente spazio verso target successivi in area 7.550 punti e, in estensione, 7.600 punti, corrispondenti alla parte alta del canale rialzista di breve periodo. In assenza di catalyst macro particolarmente positivi, tuttavia, su questi livelli non è da escludere l’emergere di prese di profitto più consistenti.

VIX 3M: volatilità implicita “cara” nonostante i massimi dell’equity

L’indice VIX 3M (CBOE S&P 500 3-Month Volatility Index) continua a muoversi su livelli sensibilmente superiori alle fasi di piena complacenza, con valori recenti oscillanti in area 21-22 punti a metà maggio, a fronte di un S&P 500 sui massimi storici. 

Questa configurazione segnala un repricing strutturale della curva di volatilità implicita, in cui la domanda di protezione rimane elevata nonostante la forza del sottostante, con premi delle opzioni put significativi rispetto alla media storica dei periodi più tranquilli.

Gli spike oltre 21-22 punti osservati in corrispondenza di giornate di debolezza dell’equity confermano un pattern ricorrente di flight to protection, con flussi tattici verso strategie di hedging tramite opzioni che alimentano brevi impennate della volatilità implicita. Il successivo rientro verso area 21 punti ha segnalato una parziale normalizzazione del sentiment, ma non un ritorno a condizioni di euforia o disinteresse per il rischio.

Operativamente, un VIX 3M stabilmente sopra 20 implica costi di copertura elevati per chi acquista protezione lineare, rendendo più interessanti strategie alternative come collar, put spread o l’uso di stop loss dinamici, mentre per gli investitori sofisticati aumenta l’appeal di strategie di vendita di volatilità, a patto di gestire con disciplina il rischio di drawdown improvvisi. 

La coesistenza di equity in area record e volatilità implicita su un gradino più alto rispetto al passato suggerisce un regime di “risk-on cauto”, caratterizzato da mercati più sensibili alle sorprese macro e geopolitiche.

Contesto macro: Fed, inflazione PCE e mercato del lavoro USA

Il quadro tecnico si inserisce in un contesto macro ancora dominato da una politica monetaria restrittiva ma in attesa di ulteriori segnali sull’inflazione: nella riunione FOMC del 7 maggio 2026 la Federal Reserve ha lasciato invariato il corridoio dei Fed funds al 4,25-4,50%, ribadendo che l’attività economica continua a espandersi a un ritmo solido, mentre l’inflazione resta elevata anche per effetto dell’aumento dei prezzi energetici.

Sul fronte dei prezzi, i dati PCE più recenti continuano a mostrare pressioni ancora sopra il target del 2%, mantenendo alta l’attenzione del mercato sui prossimi aggiornamenti di fine mese. Sul mercato del lavoro, il rapporto di aprile ha evidenziato una crescita occupazionale di 115 mila unità e un tasso di disoccupazione invariato al 4,3%, confermando un rallentamento graduale ma non un deterioramento brusco. 

In questo contesto, la stagione delle trimestrali delle società dell’S&P 500 e del Nasdaq-100 continua a rappresentare un ulteriore driver di volatilità selettiva, con diverse big cap che hanno pubblicato risultati superiori alle attese ma con guidance talvolta prudenti per la seconda parte dell’anno.

Nasdaq-100: leadership tech e momentum AI-driven

Il Nasdaq-100 continua a svolgere il ruolo di indice guida della propensione al rischio sul comparto growth/tech, aggiornando nuovi massimi storici e chiudendo la settimana con una seduta di forte correzione venerdì 15 maggio a 29.125,20 punti, dopo un massimo intraday a 29.387,44 e un minimo a 28.991,42. La performance recente conferma la leadership del comparto tecnologico, sostenuta dalla forza delle mega-cap e dalla narrativa collegata all’intelligenza artificiale, pur con una maggiore sensibilità alle prese di profitto rispetto all’S&P 500.

La price action di inizio maggio mostra un trend rialzista di medio periodo ben strutturato, consolidato con massimi e minimi crescenti e con un breakout sopra la soglia psicologica dei 29.000 punti, anche se la seduta di venerdì ha evidenziato un primo segnale di raffreddamento dopo l’estensione recente. In questo quadro, il Nasdaq-100 rafforza la propria funzione di barometro del sentiment sull’innovazione tecnologica e sui temi AI-driven, con i flussi di capitale che continuano a privilegiare i nomi a più alta capitalizzazione del comparto.

Volatilità e livelli chiave su Nasdaq-100

La volatilità intraday del Nasdaq-100 resta superiore a quella dell’S&P 500, con range giornalieri che in più sedute hanno superato i 400 punti, riflettendo la maggiore sensibilità del listino al repricing dei tassi di sconto e ai temi di duration equity. 

Dal punto di vista dei livelli tecnici, il primo supporto di breve periodo si colloca ora in area 28.900-29.000 punti, corrispondente ai minimi delle ultime sedute e alla base del breakout sopra 29.000, mentre un supporto più profondo, di natura strutturale, è individuabile in area 28.000-28.200 punti, zona di precedente congestione e potenziale area di pullback in caso di correzione più articolata.

Sul lato alto, la resistenza immediata coincide con l’area 29.380-29.400 punti, dove si concentrano i massimi recenti e dove potrebbero emergere prese di profitto dopo il rally delle ultime settimane. 

Un superamento netto e confermato in chiusura sopra 29.400 aprirebbe teoricamente spazio verso target successivi in area 29.800-30.000 punti, dove passano i prolungamenti delle trendline superiori del canale ascendente in atto da marzo.

Medie mobili, momentum e RSI sul Nasdaq-100

Dal grafico CFD Pepperstone, la SMA 50 del Nasdaq-100 transita attualmente in area 28.100-28.200 punti, fungendo da supporto dinamico di medio periodo e confermando la solidità del trend rialzista. L’indice ha lavorato stabilmente al di sopra di questa soglia, con i test più profondi delle ultime settimane che hanno toccato la media senza violarla in chiusura daily, configurando back-test tecnici “puliti” che ne hanno rafforzato il ruolo di floor del movimento.

La distanza percentuale tra la chiusura di venerdì a 29.125,20 punti e la SMA 50 si colloca nell’ordine del 3-4%, segnale di un momentum rialzista ancora aggressivo ma anche di una maggiore vulnerabilità a fasi di mean reversion in presenza di catalyst negativi, come earnings deludenti, newsflow macro o geopolitico avverso. 

L’RSI a 14 periodi sul listino tecnologico si attesta in piena area di ipercomprato, con valori prossimi a 75-80, livelli che storicamente tendono a precedere fasi di consolidamento o correzioni più marcate, pur potendo persistere a lungo in contesti di breakout strutturali alimentati da flussi di domanda persistenti.

In ottica tattica, questo quadro configura un chiaro alert: il mercato appare “surriscaldato” nel breve, ma finché i supporti chiave (28.900-29.000 e, più sotto, 28.000-28.200 in corrispondenza della SMA 50) reggono in chiusura, le eventuali correzioni possono essere lette come semplici pullback in trend rialzista e potenziali occasioni di ingresso su livelli di prezzo più equilibrati.

NASDAQ

 

Nasdaq

 

Dollar Index in fase di consolidamento: il biglietto verde attende nuovi segnali macro dalla Fed

Nella settimana 11–16 maggio 2026 il Dollar Index (DXY) ha proseguito una fase di consolidamento laterale dopo il rally di inizio mese, ma con una correzione più netta nella seconda parte della settimana: venerdì 15 maggio il DXY ha chiuso a 98,31, dopo un massimo intraday a 98,32 e un minimo a 97,63, mentre il fixing del 14 maggio era a 98,82 e quello del 13 maggio a 98,18. 

Il quadro resta quindi coerente con un mercato che difende ancora l’area 98,00 ma che fatica a riaccostarsi con decisione alla soglia 99,00.

La lettura tecnica di breve periodo resta quella di un corridoio compreso tra 97,60 e 99,00, con il livello 98,00 che continua a svolgere la funzione di pivot psicologico e la fascia 98,80-99,00 che rimane la resistenza più rilevante. 

In questo contesto il dollaro appare in una fase di stallo operativo, sostenuto dai rendimenti relativi ma privo, al momento, di un catalizzatore macro abbastanza forte da innescare un nuovo impulso direzionale.

Struttura tecnica del DXY e livelli chiave

Dal punto di vista della market structure, il Dollar Index continua a lavorare stabilmente sopra il supporto psicologico di 98,00, livello che nel corso della settimana è stato testato più volte senza però cedere in modo convincente. La fascia 98,80-99,00 si conferma come resistenza di breve termine più rilevante, mentre il massimo di metà mese a 99,32 suggerisce che il mercato abbia ancora spazio per estensioni verso l’area 99,50-100,00 se il quadro macro dovesse tornare favorevole al biglietto verde.

Il quadro tecnico mantiene un’impostazione leggermente positiva su base annua, ma con momentum in rallentamento rispetto ai picchi di marzo e aprile, quando l’indice si è mosso in prossimità o sopra quota 100. Il range delle ultime settimane mostra come il DXY si trovi nella parte medio-alta della distribuzione recente, con spazio sia per ulteriori allunghi verso 99,50-100,00 sia per ritracciamenti verso il supporto di area 97,60-97,80.

Sul piano macro, il dollaro resta sostenuto dalla dinamica dei rendimenti reali e da una Fed che, nel meeting del 7 maggio 2026, ha lasciato invariato il corridoio dei Fed funds al 4,25%-4,50%, confermando un’impostazione prudente e dipendente dai dati. Allo stesso tempo, la divisa americana mostra maggiore vulnerabilità alle prese di profitto dopo il rialzo dei mesi precedenti, collocando il DXY in una fase di attesa rispetto ai prossimi segnali su inflazione e crescita.

EUR/USD: recupero sopra 1,11 e test dell’area 1,12

Nella settimana 11–16 maggio 2026 l’EUR/USD ha consolidato il recupero avviato a inizio mese, muovendosi in area 1,11-1,12 e chiudendo venerdì 15 maggio a 1,1172 circa, con un massimo giornaliero a 1,1233 e un minimo a 1,1165. Il fixing della BCE del 15 maggio indica EUR/USD a 1,1628 come euro reference rate, confermando un cambio ancora ben sopra i minimi di marzo ma non ancora in una fase di breakout pienamente strutturato.

Dopo il consolidamento della settimana precedente, la coppia ha mostrato una dinamica più ordinata ma ancora sensibile al rimbalzo del dollaro nelle sedute centrali, mantenendosi tuttavia sopra la soglia psicologica di 1,11. Il quadro complessivo resta coerente con una fase di recupero dell’euro, favorita dall’attenuazione del tono restrittivo relativo tra Stati Uniti ed Europa, ma ancora esposta a correzioni se il DXY dovesse riaccostarsi stabilmente a 99,00.

Quadro tecnico: supporti, resistenze e segnali operativi

Dal punto di vista tecnico, l’EUR/USD ha consolidato guadagni rispetto ai minimi di metà marzo e si è riportato sopra il pivot 1,11, che ora funge da supporto intermedio di breve periodo. La struttura resta costruttiva, ma il mercato non ha ancora prodotto un’accelerazione sufficiente per trasformare il recupero in un trend direzionale pienamente definito.

I livelli chiave per la settimana successiva si posizionano a 1,1160-1,1135 come primo supporto immediato, seguiti da 1,1100 come area psicologica e da 1,1060-1,1030 come fascia di tenuta più profonda. Sul lato resistivo, 1,1230-1,1250 rappresenta la prima zona da superare per riaprire un percorso verso 1,1300 e oltre, con il breakout sopra 1,12 che assumerebbe un significato tecnico importante solo se confermato da una seconda chiusura daily.

La chiusura settimanale in area 1,1170 lascia la coppia in una posizione ancora neutrale-costruttiva all’interno di un range in graduale ricomposizione, con il superamento netto di 1,1250 o, al contrario, la perdita di 1,1100 necessari per definire meglio la direzionalità di medio periodo.

GBP/USD : consolidamento sopra 1,32 ma tono ancora costruttivo

Nella settimana 11–16 maggio 2026 il GBP/USD  ha mantenuto un’impostazione di consolidamento dopo il forte impulso della prima decade del mese, con chiusure in area 1,33 e una seduta di venerdì 15 maggio a 1,3298 circa, dopo un massimo intraday vicino a 1,3334 e un minimo a 1,3275. 

I dati più recenti mostrano comunque una sterlina ancora sostenuta rispetto alla parte centrale di aprile, con il cambio che resta sopra i livelli di fine mese precedente.

Il movimento suggerisce un mercato che ha assorbito parte del rally precedente senza compromettere il quadro di fondo, con il livello 1,3250-1,3260 che torna a essere il primo supporto operativo di breve periodo. La dinamica recente è coerente con una pausa tecnica più che con un deterioramento strutturale del trend.

Analisi della struttura di breve periodo

Dal punto di vista della market structure, il GBP/USD  mantiene un trend di medio periodo ancora positivo, mentre l’analisi a breve evidenzia un lieve indebolimento delle quotazioni dopo il test dell’area 1,34 di inizio settimana. La fascia 1,3300-1,3335 si conferma come resistenza immediata, mentre una prosecuzione correttiva verso 1,3250 non cambierebbe ancora la struttura di fondo purché la coppia resti sopra 1,3200.

Il livello 1,3250-1,3260 rappresenta ora un supporto dinamico di rilievo: la sua tenuta è essenziale per mantenere intatta la narrativa di uptrend ordinato, mentre una rottura sotto quest’area aprirebbe spazio a un ritorno verso 1,3200 e poi 1,3150. In caso di recupero sopra 1,3335, invece, tornerebbero in gioco i massimi dell’area 1,34-1,35.

Impatto dei dati macro sui cross valutari

L’andamento di DXY, EUR/USD  e GBP/USD  si colloca in un contesto di politica monetaria ancora relativamente restrittiva da parte della Fed, con i Fed funds confermati al 4,25%-4,50% e il mercato orientato a uno scenario di tagli graduali, non aggressivi. 

Sul fronte lavoro, il rapporto di aprile 2026 ha mostrato +177 mila nuovi posti e un tasso di disoccupazione al 4,2%, segnalando un’economia ancora resiliente e riducendo l’urgenza di un allentamento immediato.

Sul versante inflazione, i dati PCE più recenti continuano a indicare una decelerazione graduale ma non ancora completa dei prezzi verso il target del 2%, lasciando aperta la possibilità che il dollaro resti sostenuto da un differenziale di rendimento ancora favorevole rispetto all’Europa. Questo mix di dati spiega perché il DXY non riesca a superare con decisione 99,00 ma, al tempo stesso, mantenga una base tecnica solida sopra 98,00.

 

Wall Street.png

Oro: pausa sopra i 4.700 dollari, trend di fondo ancora rialzista

Nella settimana 11–16 maggio 2026 l’oro ha proseguito una fase di consolidamento ordinato sopra area 4.700 dollari l’oncia, smaltendo parte dell’eccesso accumulato sui massimi storici di inizio anno senza compromettere il trend rialzista di medio periodo. Sul CFD XAU/USD i prezzi hanno oscillato prevalentemente tra 4.680 e 4.760 dollari, con la chiusura di venerdì 15 maggio in area 4.734 dollari, in lieve progresso giornaliero ma ancora in una logica di pausa tecnica rispetto ai picchi della seconda metà di aprile.

Il quadro resta quello di una correzione in range piuttosto che di una vera inversione, con il mercato che continua a utilizzare l’oro come barometro dell’inflazione attesa e del rischio sistemico. La struttura delle ultime sedute conferma che il metallo giallo sta lavorando sopra un piano di supporto ancora solido, mentre la parte alta del range resta popolata da prese di profitto tattiche.

Struttura tecnica dell’oro

Sul piano tecnico, il CFD Pepperstone su XAU/USD mostra una struttura di consolidamento rialzista: i prezzi si muovono in una fascia di supporto chiave compresa tra 4.650 e 4.700 dollari, mentre le prime resistenze transitorie si collocano in area 4.780–4.820 dollari, sostanzialmente in linea con i massimi relativi visti nelle ultime sedute di aprile. Il massimo storico resta l’area 5.600 dollari l’oncia, che continua a rappresentare il principale riferimento psicologico del mercato.

Il quadro di momentum resta moderatamente positivo: gli oscillatori giornalieri si mantengono in area neutrale o lievemente costruttiva, segnalando un mercato in pausa più che in fase di esaurimento strutturale del trend. In caso di rottura confermata delle resistenze di breve, la fascia 4.900–5.000 dollari tornerebbe a essere un obiettivo plausibile per i desk più orientati al trend following.

Macro Usa e Fed

Il contesto macro che fa da sfondo al pricing dell’oro resta quello di un’inflazione sottostante ancora appiccicosa e di una Federal Reserve che procede con cautela sul sentiero dei tassi. Nella riunione del 7 maggio 2026 la Fed ha mantenuto invariato il corridoio dei Fed funds al 4,25%–4,50%, confermando un’impostazione prudente e dipendente dai dati.

Il report Non-Farm Payrolls di aprile, pubblicato l’8 maggio, ha mostrato 177.000 nuovi occupati e un tasso di disoccupazione al 4,2%, un segnale di rallentamento moderato ma non di cedimento del mercato del lavoro. Sul fronte prezzi, il PCE core più recente continua a indicare una dinamica sopra il target del 2%, rafforzando l’idea che la disinflazione proceda, ma senza la linearità che avrebbe favorito una discesa più rapida dei tassi.

Livelli chiave

Dal punto di vista operativo, il primo supporto di brevissimo periodo si colloca in area 4.700 dollari, con un’area più robusta tra 4.650 e 4.680 dollari che coincide con il cuore del consolidamento in corso. Sul lato opposto, la fascia 4.780–4.820 dollari resta la prima resistenza di rilievo, mentre un superamento di 4.820 aprirebbe spazio a un attacco più credibile verso 4.900 dollari.

La configurazione attuale suggerisce prudenza sulle iniziative long inseguite, ma non segnala ancora un deterioramento del trend. 

Finché i prezzi restano sopra 4.650–4.700 dollari, lo scenario di fondo resta coerente con una struttura rialzista ancora intatta, semplicemente in fase di assorbimento dopo il rally precedente.

Petrolio

Crude Oil

Petrolio e rischio inflattivo

Sul versante energetico, il petrolio ha ritrovato slancio dopo le correzioni di metà aprile, mantenendo il Brent nell’area alta dei 60 dollari e il WTI nell’area bassa dei 60 dollari per tutto il mese di maggio. Il movimento conferma un mercato ancora sensibile al premio geopolitico, ma senza un breakout strutturale sopra i livelli di resistenza più vicini.

Tecnicamente, il Brent continua a difendere un’area di supporto chiave in zona 58–60 dollari, mentre la resistenza primaria si colloca in area 66–68 dollari. 

Sul WTI, i livelli di attenzione restano il supporto dinamico in area 55–57 dollari e la resistenza in area 63–65 dollari, oltre la quale si aprirebbe spazio per un test più convinto dei massimi di inizio anno.

Il driver dominante rimane il premio geopolitico legato alle tensioni in Medio Oriente e al rischio intermittente di disruption sulle rotte energetiche strategiche, che continua a generare spike di volatilità e movimenti direzionali rapidi a ogni aggiornamento sul dossier regionale.

Oro e petrolio insieme

La lettura congiunta di oro e petrolio alla luce degli ultimi dati Usa restituisce un quadro coerente: il mercato sta prezzando una combinazione di inflazione ancora non del tutto riassorbita e rischio geopolitico persistente. Un oro che consolida sopra 4.700 dollari dopo aver segnato massimi storici e un petrolio che resta su livelli di prezzo elevati inviano entrambi un segnale di inflation premium ancora radicato nelle aspettative di lungo termine.

Per la Federal Reserve, questa combinazione non offre una finestra di disinflazione “pulita” che consenta un cambio di marcia netto sulla traiettoria dei tassi. Il quadro resta quindi coerente con uno scenario di higher for longer, in cui i rendimenti reali restano compressi ma non abbastanza da spezzare il sostegno agli asset reali.

Dopo il violento storno di marzo, il comparto tech USA a grande capitalizzazione arriva all’ultima seduta utile prima del weekend dell’8 maggio con un quadro nettamente più costruttivo, sostenuto da dati macro in progressiva normalizzazione e da aspettative di politica monetaria meno restrittive. Le ultime letture del PCE core di marzo hanno confermato un rallentamento dell’inflazione verso il 2,8% anno su anno, pur restando sopra il target della Federal Reserve, mentre il dato sui Non-Farm Payrolls di aprile ha evidenziato una crescita dell’occupazione più moderata e un raffreddamento dei salari, elementi che hanno rafforzato l’idea di un ciclo di tagli graduale dei Fed funds a partire dalla seconda metà del 2026. In questo contesto, la stagione delle trimestrali USA continua a premiare in modo selettivo i titoli esposti all’AI e ai data center, favorendo una rotazione interna tra i nomi a beta più elevato e le mega-cap più difensive in ottica core di portafoglio.

AMD ha proseguito il suo rally anche nella seduta di venerdì 15 maggio 2026, mantenendosi in area 225 dollari dopo aver segnato massimi più elevati nelle sedute precedenti, in scia a risultati trimestrali superiori alle attese sul fronte data center e AI. Il titolo resta saldamente impostato al rialzo e riflette una revisione aggressiva delle aspettative sugli utili legati agli acceleratori AI e al business GPU per data center. Sul piano fondamentale, il mercato continua a prezzare la capacità di AMD di ridurre almeno in parte il divario con NVIDIA nel mercato degli acceleratori AI, grazie al ramp-up della serie MI400 e a una pipeline ordini in forte espansione presso i grandi hyperscaler. Tecnicamente, il quadro resta costruttivo ma più esposto a prese di profitto: i primi supporti si collocano in area 218-220 dollari, mentre le resistenze di breve passano dai 230-235 dollari fino alla fascia psicologica 240-250 dollari.

Intel ha vissuto una settimana di straordinaria forza relativa, con una chiusura di venerdì 15 maggio 2026 in area 24-25 dollari e volumi molto elevati, a conferma di una partecipazione istituzionale robusta. Il titolo ha continuato a beneficiare del rerating legato alla divisione foundry e alla visibilità crescente sul business data center, inserendosi in una narrativa di rilancio supportata dalla roadmap CPU e dal posizionamento come fornitore strategico di capacità produttiva per terzi. Sul piano tecnico, dopo una fase di rialzo molto rapida, il mercato appare ora pronto a una pausa fisiologica: il primo supporto si colloca in area 24 dollari, mentre le resistenze immediate sono in area 25,5-26 dollari, con estensioni possibili verso 27 dollari in caso di ulteriori revisioni positive sulle stime.

NVIDIA ha archiviato la prima parte di maggio in una fase di consolidamento rialzista, ma nella seduta di venerdì 15 maggio 2026 il titolo ha chiuso in area 225 dollari, penalizzato da prese di profitto diffuse sul settore. Il quadro di fondo rimane comunque costruttivo, con il mercato che continua a puntare sulla capacità del gruppo di trasformare l’ampio portafoglio ordini AI legato alla piattaforma Blackwell in crescita concreta di ricavi e margini tra il 2026 e il 2027. La narrativa di lungo periodo resta intatta, mentre sul piano operativo i supporti di breve si collocano in area 220-222 dollari, con resistenze tra 230-235 dollari e 240-245 dollari. La media mobile a 200 giorni continua a rappresentare il principale riferimento strutturale, mentre l’RSI in area neutro-positiva segnala una fase di normalizzazione dopo la correzione di marzo.

Apple ha proseguito il recupero dai minimi di marzo e ha chiuso venerdì 15 maggio 2026 in area 300 dollari, tornando sopra una soglia simbolicamente importante. Il titolo si muove con passo più ordinato rispetto ai nomi più volatili del comparto, segnalando una ricostruzione graduale della struttura tecnica più che un rimbalzo aggressivo. I prezzi restano stabilmente sopra i 290 dollari e la media a 200 giorni continua a risalire con gradualità, rafforzando l’idea di un titolo che conserva un profilo da core holding. In chiave operativa, il supporto di breve si colloca in area 295-297 dollari, mentre una stabilizzazione sopra 305-310 dollari rafforzerebbe ulteriormente il quadro relativo.

Microsoft ha chiuso la seduta di venerdì 15 maggio 2026 in area 420 dollari, continuando il recupero dai minimi di marzo ma restando ancora distante dai massimi di fine 2025. Il titolo conserva una struttura di fondo solida, anche se il drawdown residuo mantiene il quadro ancora incompleto rispetto ad altre mega-cap che hanno recuperato più velocemente. Sul piano tecnico, i supporti di breve si collocano in area 408-412 dollari, mentre le resistenze iniziali passano per 425-430 dollari, con un’area di forza più strutturale in 445-450 dollari. Sul fronte fondamentale, il mercato continua a riconoscere la leadership di Microsoft nel software enterprise e nel cloud, oltre al ruolo centrale nella transizione verso l’AI generativa tramite Azure e Copilot.

Amazon continua a mostrare una tenuta relativamente più resiliente rispetto ad altre mega-cap, con una chiusura di venerdì 15 maggio 2026 in area 264 dollari. Il titolo resta in una fase di consolidamento costruttivo, con una volatilità più moderata e una narrativa che rimane ben distribuita tra e-commerce, pubblicità e AWS. Rispetto ai massimi recenti, il ritracciamento appare contenuto e coerente con un titolo che continua a essere apprezzato per la qualità del mix di crescita. Tecnicamente, la base di breve si colloca in area 260-262 dollari, mentre il vero banco di prova resta la fascia 270-275 dollari: un superamento stabile di quest’area potrebbe innescare una nuova gamba rialzista.

Alphabet ha chiuso venerdì 15 maggio 2026 in area 400 dollari, confermando una salita ordinata e ben inserita in un canale rialzista regolare. Il titolo continua a muoversi con una volatilità più contenuta rispetto ad altri nomi del settore, sostenuto dalla solidità di ricerca, pubblicità e cloud. La configurazione tecnica resta costruttiva, con supporti in area 390-392 dollari e, più in basso, 375-380 dollari, mentre le resistenze si collocano nella fascia 405-410 dollari. Alphabet si conferma così come una delle large cap più equilibrate del gruppo, adatta a un’esposizione core più che tattica.

Meta Platforms ha archiviato la settimana con una chiusura in area 614 dollari, restando nella parte alta del proprio range e confermando un’impostazione tra le più solide del comparto. Il titolo continua a lavorare sopra i 600 dollari, con una struttura tecnica che suggerisce accumulazione istituzionale e una fase di consolidamento ordinata vicino ai massimi storici. Rispetto ai picchi di fine 2025, il ritracciamento è rimasto contenuto e lascia spazio a ulteriori estensioni nel caso di nuove sorprese positive sugli utili. In chiave operativa, la fascia 600-630 dollari resta il riferimento principale del trend in corso.

Tesla ha confermato nelle ultime settimane un sensibile miglioramento rispetto al quadro di debolezza di inizio anno e, alla data del 15 maggio 2026, scambia in area 428 dollari. Il titolo ha recuperato gran parte del terreno perso, ma la volatilità resta elevata e il comportamento di borsa continua a riflettere il profilo di un proxy ad alto beta sia sul fronte EV sia sul fronte AI. Dopo aver consolidato sopra quota 410-415 dollari, Tesla resta esposta a oscillazioni ampie, con supporti di breve in area 410-415 dollari e resistenze tra 435-440 dollari. Il quadro tecnico è tornato più costruttivo, ma resta ancora sensibile a ogni variazione del sentiment sul growth.

Nel complesso, il gruppo delle mega-cap statunitensi legate alla tecnologia e all’intelligenza artificiale ha archiviato la settimana che conduce al 15 maggio 2026 in una fase di riaccumulazione dopo il sell-off di marzo. Il ritorno del rischio sui titoli growth resta evidente, ma il mercato continua a distinguere con sempre maggiore selettività tra le aziende con narrativa AI più forte e quelle con fondamentali e struttura tecnica più equilibrati. In questo scenario, NVIDIA e Tesla restano i titoli più volatili e reattivi, mentre Meta, Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft confermano un profilo più adatto a un’esposizione core di portafoglio, in una fase in cui la qualità degli utili e la visibilità industriale tornano a contare più della semplice narrativa di mercato.


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