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Report Settimanale Mercati Globali: Nasdaq è nuovo record a Wall Street! AMD +30% Intel +25%

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
25 apr 2026
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Il Nasdaq segna un nuovo record storico a Wall Street che continua ad aggiornare i massimi storici, volano i titoli della tecnologia cn AMD che chiude una settimana da record a +30% assieme ad Intel che con un +25% raggionge quota 80 dollari!

La settimana 20–24 aprile 2026 ha confermato la transizione dei mercati globali verso un contesto di risk-on, ma con una dinamica più matura e meno “impulsiva” rispetto al recupero esplosivo della settimana precedente.

Il de-escalation geopolitico sul fronte Iran-Israele, unito al forte ribasso del petrolio, ha continuato a ridurre il premio per il rischio legato all’energia, mentre gli investitori hanno spostato il focus sulla stagione degli utili e sulle indicazioni della Federal Reserve in vista della riunione del 28-29 aprile.

L’azionario USA è rimasto su livelli storicamente elevati: l’S&P 500 ha mantenuto area 7.100, chiudendo la settimana del 17 aprile a 7.126,06 con un guadagno settimanale del 4,55%, dopo aver superato per la prima volta quota 7.000 il 15 aprile.

Il Nasdaq Composite ha completato la 13ª seduta consecutiva positiva, segnale di una forza relativa ancora nettamente concentrata sulla crescita e sul comparto tecnologico. In termini di asset allocation, il mercato ha premiato i titoli più sensibili alla discesa dei rendimenti reali e al miglioramento delle condizioni finanziarie, mentre i segmenti difensivi hanno mostrato una performance più opaca.

Sul fronte della volatilità, il raffreddamento del rischio geopolitico e il calo del petrolio hanno contribuito a normalizzare il sentiment, ma il quadro non può essere letto come completamente risolto: il mercato continua a reagire in modo molto sensibile a qualsiasi riaccensione del rischio energetico o a un eventuale irrigidimento della narrativa Fed. La stessa lettura del contesto macro conferma che il driver più importante della settimana è stato il crollo dell’energia: il WTI è sceso sotto 84 dollari al barile, da livelli superiori a 112 dollari poche settimane prima, mentre il quadro inflazionistico di marzo mostra un core CPI al 2,6%, coerente con una Fed ancora in attesa.

La rotazione settoriale ha favorito in modo netto i comparti più esposti al miglioramento del ciclo e alla compressione del premio al rischio. Information Technology è stato il miglior settore della settimana con un rialzo dell’8,09%, seguito da Communication Services a +6,28%, Consumer Discretionary a +6,64%, Financials a +3,28% e Real Estate a +3,94%; al contrario, Energy ha corretto del 3,50% su base settimanale, coerentemente con la discesa del greggio. Questo passaggio è importante perché conferma un mercato che non sta più prezzando uno scenario stagflattivo, ma piuttosto una combinazione di crescita ancora resiliente e pressione inflazionistica in attenuazione.

Dal punto di vista macro-finanziario, la Fed resta su un’impostazione prudente: il quadro che emerge dalle ultime letture è ancora compatibile con una banca centrale ferma nell’immediato, con la prossima riunione del 28-29 aprile a rappresentare il vero banco di prova per il tono della comunicazione. Anche in Europa, il tono resta cauto: la BCE ha mantenuto i tassi invariati nel meeting di marzo, con il tasso sui depositi al 2,0% e il main refinancing rate al 2,15%, mentre le proiezioni indicano inflazione ancora sotto controllo ma crescita moderata.

 

S&P 500: Consolidamento Costruttivo in Zona Massimi con Struttura Rialzista Intatta

L'S&P 500 ha archiviato la settimana del 20-24 aprile 2026 con una performance positiva dello 0,66%, passando dall'apertura di lunedì a 7.068,6 punti alla chiusura di venerdì a 7.167,4 punti, confermando una struttura tecnica di consolidamento costruttivo in zona massimi storici. Il movimento settimanale ha evidenziato un pattern di assestamento caratterizzato da volatilità intraday moderata ma contenuta, con test ripetuti della fascia di supporto 7.050-7.100 punti e successiva ripresa verso nuovi massimi settimanali a 7.171,5 punti registrati venerdì. La price action complessiva configura un consolidamento alto dopo il rally intenso delle settimane precedenti, con il mercato che lavora nella parte superiore del canale rialzista di breve periodo, densificando le contrattazioni tra 7.050 e 7.175 punti e costruendo una base tecnica solida per eventuali ulteriori estensioni.

Dal punto di vista dell'analisi tecnica con medie mobili, il grafico CFD Pepperstone evidenzia che la media mobile semplice a 50 periodi transita stabilmente in area 7.087,5 punti, fungendo da supporto dinamico di medio periodo e confermando il ruolo di floor price per eventuali correzioni. L'indice ha mantenuto tutta la settimana quotazioni superiori a questa soglia, segnale tecnico positivo che indica un trend rialzista strutturato e maturo. La distanza percentuale tra la chiusura settimanale a 7.167,4 e la SMA 50 si attesta intorno all'1,13%, un valore relativamente contenuto che segnala un mercato in fase espansiva ma non eccessivamente esteso rispetto al proprio fair value di medio periodo. Questa prossimità alla media mobile riduce il rischio di correzioni violente tipo mean reversion e indica che l'indice sta "respirando" in modo sano, alternando estensioni e consolidamenti senza allontanarsi eccessivamente dalle proprie medie di riferimento.

L'indicatore RSI a 14 periodi si posiziona a 71,84 alla chiusura di venerdì, collocandosi in zona di ipercomprato sopra la soglia classica di 70. In contesti di trend rialzista strutturato, l'RSI può permanere in territorio ipercomprato per periodi prolungati senza generare inversioni immediate, tuttavia valori sopra 70 statisticamente aumentano la probabilità di consolidamenti o pullback tecnici nel breve termine. L'RSI in ipercomprato suggerisce che il momentum rialzista si trova in una fase matura e che il mercato potrebbe beneficiare di una fase di raffreddamento prima di ulteriori estensioni. Dal punto di vista operativo, questa configurazione rende più prudente attendere eventuali ritracciamenti verso zone di ipervenduto relativo per nuovi ingressi long, mentre le posizioni già aperte potrebbero beneficiare di realizzi parziali in prossimità delle resistenze superiori.

Sul fronte dei pattern candlestick, la settimana ha mostrato una sequenza tecnica interessante. Il test del supporto critico 7.050-7.054 punti, effettuato sia martedì che giovedì con minimi intraday rispettivamente a 7.054,4 e 7.050,5, ha configurato un double bottom di breve periodo che ha validato la solidità della base tecnica e ha attirato flussi di domanda istituzionale. La tenuta ripetuta di questa soglia senza rotture confermate ha rappresentato un elemento tecnico positivo che ha preservato l'integrità della struttura rialzista. La seduta finale di venerdì ha visto la formazione di una candela rialzista con corpo lungo e shadow contenute, pattern che si avvicina a un bullish marubozu e che segnala forte domanda con chiusura in prossimità dei massimi di giornata, configurando una pressione accumulativa che potrebbe proseguire nelle sedute successive.

La mappatura dei supporti evidenzia una struttura ben definita. L'area 7.100 punti rappresenta il primo supporto dinamico immediato, coincidente con la fascia di consolidamento intermedio della settimana e con livelli difesi ripetutamente dagli operatori istituzionali. Una tenuta sopra questa soglia nelle sedute successive mantiene intatto lo scenario rialzista di breve periodo. La fascia 7.050-7.070 punti costituisce il supporto critico, corrispondente ai minimi testati durante la settimana e alla base del trading range. Questo livello ha dimostrato capacità di attrarre domanda e rappresenta l'area di massimo interesse per eventuali strategie buy on dip. Una rottura confermata sotto 7.050, con chiusura daily e follow-through negativo, aprirebbe invece spazio verso l'area 7.000 punti, in coincidenza con la SMA 50 e con la precedente zona di breakout.

Sul lato delle resistenze, la fascia 7.170-7.175 punti rappresenta il primo ostacolo immediato, corrispondente al massimo settimanale di venerdì. Un superamento netto con chiusura confermata sopra 7.175 e volumi in espansione aprirebbe spazio verso la resistenza psicologica a 7.200 punti, livello tondo che coincide con il prolungamento della trendline superiore del canale rialzista di aprile. La zona 7.200 punti rappresenta la resistenza tecnica più rilevante di breve periodo, essendo un livello di grande visibilità che potrebbe attrarre realizzi in assenza di catalyst fondamentali forti. Un breakout confermato sopra 7.200 configurerebbe un nuovo impulso rialzista verso target successivi in area 7.250-7.300 punti, richiedendo però un supporto volumetrico significativo e possibilmente un catalyst macro positivo.

VIX 3M: Repricing Strutturale della Volatilità con Permanenza in Regime Moderatamente Elevato

Il VIX 3M, acronimo di CBOE S&P 500 3-Month Volatility Index, ha mantenuto durante la settimana 20-24 aprile valori stabilmente nell'area 21-22 punti, configurando un repricing strutturale della curva di volatilità implicita che persiste nonostante l'S&P 500 lavori in prossimità dei massimi storici. Questa configurazione tecnica riveste particolare rilevanza interpretativa, poiché segnala la coesistenza di un mercato equity in fase di massimi con una volatilità implicita su un gradino superiore rispetto ai livelli tipici delle fasi di complacenza, che si attestano generalmente sotto 15 punti. La permanenza del VIX 3M sopra 20 indica che gli operatori di opzioni continuano a incorporare nei premi un risk premium strutturale legato a fattori di incertezza macro, monetaria e geopolitica.

Il picco settimanale sopra 22 punti, registrato martedì in coincidenza con il test del supporto 7.054 sull'S&P 500, ha evidenziato un momento di nervosismo di breve periodo con aumento della domanda di protezione tramite opzioni put. Questo spike ha rappresentato un pattern tipico di flight to protection, dove gli investitori cercano copertura facendo salire i premi impliciti. Il rientro successivo in area 21 punti nelle sedute centrali e finali della settimana ha segnalato una stabilizzazione del sentiment, ma non un ritorno a condizioni di complacenza. Il fatto che il VIX 3M si sia mantenuto stabilmente sopra 20 anche in presenza del rally di venerdì sull'equity configura una divergenza tecnica significativa che merita attenzione analitica.

L'interpretazione di questa configurazione suggerisce che il mercato sta prezzando un contesto di "risk-on cauto", dove la propensione all'investimento azionario coesiste con una richiesta strutturale di copertura superiore alla norma. I fattori che alimentano questo repricing della volatilità includono l'incertezza sulla traiettoria della politica monetaria della Federal Reserve, con la narrativa "higher for longer" sui tassi che mantiene elevata la volatilità attesa sul tratto a tre mesi che copre i prossimi meeting FOMC. La stagione degli utili aziendali rappresenta un secondo fattore di incertezza, con sorprese positive o negative che possono generare spike di volatilità su singoli titoli e sull'indice complessivo. Il contesto geopolitico internazionale mantiene inoltre una componente di rischio tail-event non trascurabile, prezzata nelle code della distribuzione di volatilità.

Dal punto di vista operativo, un VIX 3M stabilmente sopra 20 comporta implicazioni rilevanti per le strategie di gestione del rischio. In primo luogo, i premi delle opzioni put risultano più costosi rispetto alle fasi di complacenza, rendendo le strategie di hedging tramite acquisto di protezione più onerose in termini di costo netto. Questo contesto favorisce strategie alternative di copertura come collar, put spread o utilizzo di stop loss dinamici. In secondo luogo, la coesistenza di equity in zona massimi e volatilità elevata tende a produrre mercati più sensibili alle sorprese, con drawdown potenzialmente rapidi e poco annunciati in caso di notizie negative, ma anche rally meno fluidi e più soggetti a consolidamenti. In terzo luogo, per gli investitori sofisticati, un VIX elevato rende più remunerative le strategie di vendita di volatilità implicita tramite covered call o cash-secured put, a patto di gestire adeguatamente il rischio di assegnazione.

Nasdaq-100: Outperformance Tech con Analisi Approfondita di Struttura, Pattern e Dinamiche di Supporto/Resistenza

Il Nasdaq‑100 ha guidato in modo netto il sentiment di mercato nella settimana 20–24 aprile 2026, rafforzando il proprio ruolo di benchmark della propensione al rischio sul comparto growth/tech e confermando un quadro di outperformance strutturale rispetto all’S&P 500.

Nella settimana in esame l’indice ha messo a segno una performance di circa +2,60%, a fronte di un progresso contenuto dell’S&P 500 intorno a +0,66%, evidenziando una chiara sovraperformance del comparto tecnologico in fase di risk‑on. Il Nasdaq‑100 è passato dall’area di apertura di lunedì attorno a 26.445 punti alla chiusura di venerdì in area 27.314,6 punti, aggiornando i massimi storici e registrando un massimo settimanale a 27.335,6 punti che ha configurato un breakout rialzista pienamente confermato in chiusura.

La price action si inserisce in un trend rialzista già avviato dai minimi di marzo in area 23.000–23.200 punti e consolidato nel corso di aprile con massimi progressivamente crescenti sopra 26.500 punti, a testimonianza di una struttura di mercato ancora dominata da massimi e minimi crescenti. In questo contesto, il Nasdaq‑100 consolida il proprio ruolo di indice guida della narrativa AI‑driven, con una contribuzione chiave dei titoli semiconduttori e delle mega‑cap tecnologiche.

Volatilità, range e dinamiche di supporto/resistenza

La volatilità intraday è risultata sensibilmente superiore a quella dell’S&P 500, con range giornalieri che hanno superato i 400 punti in più sedute, in particolare mercoledì e giovedì, riflettendo la maggiore sensibilità del comparto tech al repricing dei tassi di sconto e ai temi di duration equity. Questa amplificazione dei range è coerente con la forte concentrazione dell’indice su poche mega‑cap ad alta capitalizzazione, sulle quali si scaricano i principali flussi di rotazione settoriale.

Dal punto di vista dei livelli chiave, la settimana ha visto un test iniziale del supporto critico in area 26.400–26.550 punti, seguito da una ripresa esplosiva che ha permesso all’indice di superare con decisione la soglia psicologica dei 27.000 punti e di consolidare le quotazioni stabilmente al di sopra di quest’area nelle sedute finali. In ottica operativa, la fascia 26.400–26.600 assume ora il ruolo di base di supporto di breve/medio periodo, mentre sul lato alto eventuali estensioni rialziste potrebbero proiettare il target verso nuovi massimi in prossimità della parte alta del canale ascendente individuato dai prezzi.

Medie mobili e momentum

Dal grafico CFD Pepperstone, la media mobile semplice a 50 periodi (SMA 50) transita in area 26.600,5 punti, fungendo da supporto dinamico di medio periodo e confermando la solidità del trend rialzista strutturale. L’indice ha lavorato per l’intera settimana al di sopra di questa soglia, con il test più profondo martedì in area 26.418,4 punti che ha toccato la SMA 50 senza violarla in chiusura daily, configurando un back‑test tecnico pulito che ne ha validato il ruolo di floor del movimento.

La distanza percentuale fra la chiusura di venerdì in area 27.314,6 e la SMA 50 si attesta attorno al 2,5–3%, valore superiore a quello osservato sull’S&P 500, indicativo di un momentum rialzista più aggressivo ma anche di un maggiore rischio di fasi di mean reversion in presenza di catalizzatori negativi (earnings deludenti, newsflow macro o geopolitico avverso). In caso di correzioni, la tenuta della SMA 50 e della fascia 26.400–26.600 rappresenterebbe il discrimine tecnico fra semplice pullback in trend e deterioramento più profondo della struttura rialzista.

RSI, condizioni di ipercomprato e implicazioni tattiche

L’indicatore RSI a 14 periodi sul Nasdaq‑100 si colloca in chiusura di settimana in area 75–77, in piena zona di ipercomprato e ben al di sopra della soglia 70, avvicinandosi a quei livelli (80 e oltre) che storicamente tendono a precedere fasi di consolidamento o correzioni più marcate. Questo segnale configura un chiaro alert tattico: il mercato appare “surriscaldato” nel breve termine, con una probabilità crescente di pullback o di fasi laterali di scarico di eccessi.

Tuttavia, in contesti di breakout rialzista strutturato come quello attuale, l’RSI può restare in zona estrema per periodi prolungati, accompagnando trend fortemente direzionali alimentati da flussi di domanda persistenti. La coesistenza di un RSI elevato e di massimi storici crescenti suggerisce che il momentum rialzista è sostenuto da driver fondamentali – come risultati trimestrali superiori alle attese in alcuni segmenti key (semiconduttori, AI hardware, servizi cloud) e da una narrativa ancora molto positiva sul tema intelligenza artificiale – più che da semplice euforia tecnica di breve.

Pattern, price action e lettura istituzionale

L’analisi dei pattern candlestick settimanali evidenzia dinamiche tecniche rilevanti. Nelle prime due sedute, l’area 26.400 punti è stata testata due volte con minimi ravvicinati in zona 26.399–26.418, configurando un double bottom intraday che ha catalizzato flussi di acquisto a prevalente matrice istituzionale. La tenuta di questa fascia ha confermato la natura di zona di accumulazione strategica per gli investitori di lungo periodo e ha costituito la base per la successiva accelerazione rialzista.

La seduta di mercoledì ha mostrato una candela rialzista ampia, con corpo pieno e shadow contenute, che ha rotto con decisione la resistenza in area 26.800 punti e ha spinto le quotazioni oltre la soglia psicologica dei 27.000 punti, configurando un vero e proprio pattern di breakout su nuovi massimi. Le sedute successive hanno lavorato in consolidamento sopra i 27.000 punti, con massimi crescenti e chiusure mantenute nella parte alta del range, validando il breakout e suggerendo che eventuali fasi correttive potrebbero, in prima battuta, assumere la forma di pullback verso le aree di supporto appena riconquistate anziché di inversione del trend.

 

NASDAQ

Nasdaq

 

Dollar Index: consolidamento in area 98,50 con pressioni miste

Nella settimana 20–24 aprile 2026 il Dollar Index (DXY) ha proseguito una fase di consolidamento laterale all'interno di un corridoio compreso tra 98,00 e 99,00, dopo la discesa ordinata della settimana precedente. L'ottava si è aperta lunedì 20 aprile con prezzi attorno a 98,28–98,40, per poi muoversi in range stretto nelle sedute successive: il 21 aprile il DXY ha oscillato tra 98,06 e 98,57, mentre il 22 aprile ha registrato un minimo a 98,21 e un massimo a 98,64, chiudendo a 98,59. Il 23 aprile il cambio ha toccato 98,77 in chiusura (+0,18%), per poi arretrare leggermente il 24 aprile, con range intraday 98,49–98,92 e chiusura stimata intorno a 98,53 (-0,24%).

Struttura tecnica e livelli chiave

Dal punto di vista della market structure, il DXY continua a lavorare stabilmente sopra il supporto psicologico di 98,00, livello che è stato testato più volte durante la settimana senza mai cedere in modo netto. La zona 98,80–99,00 si conferma come resistenza di breve termine più rilevante, con i massimi intraday del 24 aprile che hanno sfiorato quota 98,92 senza però completare un breakout. Il quadro tecnico mantiene un'impostazione di leggero rialzo su base mensile (+2,1% year-to-date), ma con momentum in fase di rallentamento rispetto ai picchi di marzo sopra 101.

La price action osservata riflette un dollaro ancora sostenuto da differenziali di rendimento favorevoli (spread USA-Germania a 159 punti base) e da aspettative di tassi "higher for longer" da parte della Fed, ma che al contempo mostra maggiore vulnerabilità alle prese di profitto dopo la corsa dei mesi precedenti. Il range 52 settimane 95,55–101,98 evidenzia come il DXY si trovi attualmente nella parte medio-alta della distribuzione annuale, con spazio sia per ulteriori allunghi verso 99,50–100,00 sia per arretramenti verso il supporto a 97,60–97,80.

EUR/USD: ritracciamento sotto 1,17 dopo test della resistenza

Nella settimana 20–24 aprile 2026 l'EUR/USDha vissuto una fase di profit-taking dopo aver tentato senza successo di consolidarsi stabilmente sopra 1,18 nella settimana precedente. L'ottava si è aperta lunedì 20 aprile con quotazioni in area 1,1555 (dato BCE), evidenziando già nelle prime sedute un cambio di tono rispetto ai massimi di metà settimana precedente. Il 21 aprile la coppia ha oscillato tra 1,1592 e 1,1650, chiudendo poco sopra 1,1665. Martedì 22 aprile si è assistito a un temporaneo tentativo di recupero, con massimi intraday a 1,1763 e chiusura a 1,1705–1,1744, ma il movimento non ha trovato follow-through.

Il 23 aprile la coppia ha confermato la debolezza, aprendo a 1,1705 e chiudendo a 1,1684, con range giornaliero 1,1669–1,1717 (-0,18%). Il 24 aprile, dopo un'apertura in area 1,1689, l'EUR/USD ha oscillato tra 1,1673 e 1,1724, recuperando parzialmente terreno e chiudendo intorno a 1,1719–1,1722 (+0,33%).

Quadro tecnico: supporti e resistenze

Dal punto di vista della market structure, l'EUR/USD ha arretrato dalla zona di resistenza 1,1760–1,1800 testata a fine settimana precedente, riportandosi verso l'area 1,17 che ora funge da pivot tecnico centrale. L'analisi tecnica di fine settimana evidenzia un quadro misto: da un lato la coppia ha consolidato guadagni rispetto ai minimi di metà marzo e beneficia di segnali positivi dall'RSI dopo aver toccato livelli di forte ipervenduto; dall'altro, il trading persistente sotto la media mobile esponenziale a 50 periodi limita le possibilità di una piena ripresa nel breve termine.

I livelli chiave per la settimana successiva si posizionano a 1,1688 come primo supporto immediato, seguito da 1,1675–1,1650 come fascia di tenuta strutturale, mentre sul lato delle resistenze l'area 1,1736–1,1784 rappresenta la zona da superare per riaprire prospettive rialziste verso 1,18. La chiusura settimanale in area 1,1719–1,1722 lascia la coppia in una posizione neutrale all'interno del range 1,17–1,18, con il superamento netto di una delle due soglie necessario per definire la direzionalità di medio periodo.

 

EURUSD

GBP/USD: consolidamento sotto 1,35 con struttura ancora positiva

Nella settimana 20–24 aprile 2026 il GBP/USD ha vissuto una fase di consolidamento e parziale ritracciamento dopo il forte rally della settimana precedente che aveva portato i prezzi sopra 1,36. L'ottava si è aperta lunedì 20 aprile con quotazioni in zona 1,3530–1,3538, confermando la tenuta sopra il supporto chiave a 1,3485. Nelle sedute successive, tuttavia, la sterlina ha progressivamente alleggerito: il 21 aprile la coppia ha oscillato tra 1,3486 e 1,3538, chiudendo a 1,3530, mentre il 22 aprile ha registrato un range 1,3493–1,3535, con chiusura poco variata a 1,3512 (+0,04%).

Il 23 aprile si è manifestata una discesa più marcata, con chiusura a 1,3508 (-0,31%) e test del supporto in area 1,3442–1,3480. Il 24 aprile non sono disponibili dati precisi di chiusura nelle fonti consultate, ma l'analisi tecnica di fine settimana indica una coppia che lavora ancora sopra 1,34, pur mostrando segni di esaurimento della spinta rialzista di breve.

Analisi della struttura di breve periodo

Dal punto di vista della market structure, il GBP/USD mantiene un trend di medio periodo ancora positivo, ma l'analisi di breve evidenzia un indebolimento delle quotazioni al test della resistenza 1,3512–1,3533, con segnali di possibile estensione negativa verso i supporti a 1,3442–1,3418. Il livello 1,3483–1,3485, che aveva funzionato come resistenza primaria superata a inizio aprile, ora rappresenta un supporto dinamico di rilievo: la sua tenuta è essenziale per mantenere intatta la narrativa di uptrend ordinato, mentre una rottura sotto questo livello aprirebbe spazio a un ritorno verso 1,3418–1,3380.

La fascia 1,3530–1,3550 si conferma come area di resistenza immediata, mentre un eventuale recupero sopra 1,3560 riporterebbe in gioco i target superiori verso 1,36 e oltre. Nel complesso, la settimana 20–24 aprile mostra una sterlina in fase di pausa dopo il forte rialzo precedente, con price action che riflette prese di profitto e consolidamento in attesa di nuovi catalyst macro.

Sintesi della settimana 20–24 aprile 2026

Nella settimana 20–24 aprile 2026, il Dollar Index si è mosso in range stretto tra 98,00 e 99,00, confermando un quadro di consolidamento laterale con supporto solido a 98,00 e resistenza a 98,80–99,00. L'EUR/USD ha vissuto un ritracciamento dalla zona 1,18 verso 1,17, chiudendo l'ottava in area 1,1719–1,1722, in una struttura neutrale che attende il superamento di 1,1784 al rialzo o la rottura di 1,1650 al ribasso per definire la direzione successiva. Il GBP/USD ha consolidato sotto 1,35 dopo aver testato 1,36 nella settimana precedente, con una struttura di medio periodo ancora positiva ma segnali di breve che indicano possibile estensione negativa verso 1,3442–1,3418 se non viene difeso il supporto a 1,3485.

 

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Oro: settimana in correzione ma quadro strutturale ancora inflattivo

Nella settimana 20–24 aprile 2026 l'oro ha confermato il proprio ruolo di barometro dell'inflazione attesa e del rischio sistemico, inserendosi in una fase di correzione ordinata rispetto ai massimi storici toccati nelle settimane precedenti, senza tuttavia mettere in discussione il trend rialzista di fondo. I dati del CFD Pepperstone su XAU/USD, raccontano una settimana aperta in area 4.800 dollari l'oncia lunedì 20 aprile — con una candela giornaliera che ha segnato un range tra 4.767 e 4.889 dollari e una chiusura a 4.811 dollari — seguita da una progressiva perdita di momentum. Martedì 21 aprile il metallo ha tentato un recupero fino a quota 4.820 dollari, ma già dalle sedute centrali di settimana la pressione ribassista si è fatta più decisa: mercoledì 22 aprile la chiusura si è attestata intorno a 4.754 dollari, giovedì 23 aprile il prezzo è sceso ulteriormente verso 4.711–4.724 dollari, e venerdì 24 aprile il CFD Pepperstone ha chiuso a 4.708,01 dollari, con un progresso giornaliero di soli +0,29% ma una perdita settimanale complessiva di circa il 3% rispetto ai livelli di apertura.

A livello tecnico, il quadro sul grafico giornaliero Pepperstone è quello di un mercato in correzione all'interno di una struttura di medio periodo ancora orientata al rialzo. La SMA di riferimento si posiziona a 4.771,21 dollari, mentre il Supertrend ha girato in modalità "Down Trend" con segnale a 4.910,77 dollari, confermando che la pressione di breve è passata dalla parte dei venditori. L'RSI si attesta a 46,34, sotto la sua media mobile a 49,66, segnalando momentum debole ma non ancora in territorio di ipervenduto. Il massimo storico registrato sul CFD Pepperstone rimane a 5.597,91 dollari, e il ritracciamento attuale si muove entro la fascia 4.700–4.820 dollari, un'area che gli analisti identificano come zona di test del supporto dinamico prima di un probabile rimbalzo con target sopra 5.895 dollari, mentre la rottura di 4.075 dollari è indicata come unico scenario in grado di cancellare il trend rialzista e aprire spazio a un'estensione verso 3.665 dollari. La settimana si è chiusa con il metallo ancora sopra 4.800 dollari nella media della settimana, dopo un recupero parziale alimentato dalle aspettative sui colloqui USA–Iran e da una possibile attenuazione delle pressioni inflattive.

La market structure del gold rimane quella di un mercato in tendenza che sta riassorbendo l'eccesso accumulato sui nuovi massimi, più che di un asset in reale inversione. Sul piano macro, l'oro stabilmente sopra 4.700 dollari riflette un mercato che, pur in una fase di consolidamento, continua a prezzare il rischio di un'inflazione sottostante più persistente e di una fase "higher for longer" meno neutrale del previsto. Il fatto che la correzione avvenga in modo ordinato — senza rotture strutturali e con il prezzo ancora ampiamente sopra i supporti chiave — segnala che la domanda di copertura contro l'erosione del potere d'acquisto e contro i rischi geopolitici legati allo Stretto di Hormuz resta significativa. In ottica di pricing dei tassi, un oro a questi livelli è coerente con rendimenti reali che, pur non ai minimi assoluti, restano compressi rispetto alla storia recente, e con aspettative che escludono un ritorno rapido a un regime di inflazione "bassa e stabile".

 

Gold

 

Petrolio: rally dai minimi di metà mese, tensioni geopolitiche di nuovo in gioco

Dopo il violento repricing negativo registrato nella settimana 13–17 aprile — quando le prime prospettive di de-escalation sul fronte Iran–Stretto di Hormuz avevano trascinato il WTI fino a minimi intraday in area 80–81 dollari e il Brent verso 86–90 dollari — la settimana 20–24 aprile 2026 ha segnato per il petrolio un parziale recupero, con le quotazioni che hanno riportato i benchmark energetici su livelli nuovamente elevati in scia al riaccendersi delle preoccupazioni legate alla chiusura dello Stretto di Hormuz e all'incertezza sul proseguimento dei negoziati.

I dati di mercato mostrano un Brent che lunedì 20 aprile valeva 96,26 dollari al barile e che nel corso della settimana ha progressivamente guadagnato terreno, chiudendo venerdì 24 aprile in area 106 dollari. Il WTI ha seguito una traiettoria analoga: lunedì 20 aprile apriva in area 89–91 dollari, martedì 21 aprile toccava un range tra 87,89 e 94,45 dollari, mercoledì 22 aprile si assestava tra 90 e 93,73 dollari, giovedì 23 aprile saliva verso 92,90–98,39 dollari, e venerdì 24 aprile il fronte mese quotava tra 94,88 e 97,85 dollari. Il WTI Cash del CFD Pepperstone su TradingView segnava a fine seduta 98,017 dollari, con un calo giornaliero del 2,22% che riflette le prese di profitto seguite alle dichiarazioni del Pakistan su un possibile secondo round di colloqui USA–Iran. Nel complesso, il Brent ha oscillato nel range 91–99 dollari nel corso della settimana, con le ultime rilevazioni che lo portavano a 106 dollari al momento della chiusura del 24 aprile.

Il contesto tecnico è quello di un mercato che ha costruito un rimbalzo tecnico dai minimi di metà aprile, riportandosi su livelli che inizialmente sembravano fuori portata dopo il violento gap ribassista registrato nella settimana precedente. L'analisi settimanale sul Brent, pubblicata in avvio di settimana, identificava una zona di supporto chiave in area 86,25 dollari come livello da testare prima di un possibile rimbalzo verso 115,25 dollari, con la rottura di 74,05 dollari come unico scenario in grado di invalidare il trend rialzista di medio periodo. La dinamica effettiva ha visto il mercato non soltanto tenere i supporti indicati, ma superare decisamente al rialzo le aspettative, riportando il Brent in area 100–106 dollari nel corso delle ultime sedute settimanali — un movimento guidato dalla riapertura delle preoccupazioni sulle forniture dopo che era emerso che lo Stretto di Hormuz restava di fatto chiuso nonostante le discussioni sull'estensione del cessate il fuoco.

Il collegamento con inflazione e tassi è immediato e rilevante. Il recupero del petrolio nella settimana 20–24 aprile inverte, almeno parzialmente, il messaggio disinflazionistico che aveva caratterizzato la settimana precedente: la componente energia dell'inflazione attesa torna a esercitare pressione, soprattutto negli Stati Uniti e in Europa, e con essa si riaccende la pressione sui mercati obbligazionari. Un Brent che chiude la settimana a 106 dollari e un WTI che si riporta in area 96–98 dollari sono coerenti con uno scenario in cui le banche centrali — Federal Reserve e BCE in testa — non dispongono ancora di quel margine di respiro energetico che avrebbe potuto facilitare una gestione più accomodante della traiettoria dei tassi. Allo stesso tempo, la volatilità elevata e l'ampiezza dei movimenti settimanali — con oscillazioni di oltre 15 dollari tra il minimo di giovedì 21 aprile e i massimi di venerdì 24 aprile — segnalano che il mercato sta operando in un regime di alta incertezza geopolitica, dove ogni aggiornamento sui negoziati USA–Iran o sullo stato dello Stretto di Hormuz può generare movimenti bruschi e non lineari.

Lettura congiunta di oro e petrolio: inflazione strutturale ancora dominante nel pricing degli asset

Considerati insieme, il comportamento di oro e petrolio nella settimana 20–24 aprile 2026 racconta un mercato che ha abbandonato il momento di sollievo temporaneo vissuto nella settimana precedente e si ritrova nuovamente a fare i conti con un doppio segnale inflattivo. Da un lato, un XAU/USD che — pur correggendo di circa il 3% dai livelli di apertura — chiude la settimana a 4.708 dollari su CFD Pepperstone, con il massimo storico a 5.597,91 dollari ancora ben impresso nella memoria del mercato: un livello che continua a segnalare una domanda strutturale di protezione contro l'inflazione e il rischio sistemico. Dall'altro, un petrolio che dopo il crollo di metà aprile ha rapidamente recuperato il terreno perduto, riportando il Brent sopra 100 dollari e il WTI in area 96–98 dollari, a conferma che il repricing del premio geopolitico è stato solo temporaneamente ridimensionato e che le forze inflattive legate all'energia restano tutt'altro che risolte.

In termini di pricing dei tassi, il messaggio che arriva dalla combinazione oro–petrolio nella settimana 20–24 aprile è coerente e netto: la componente di "panic" energetica si è ripresentata dopo il breve sollievo legato alle aspettative sui negoziati, mentre la componente di inflazione strutturale — incarnata da un oro stabilmente sopra 4.700 dollari — non ha mai ceduto. Per Federal Reserve e BCE, questo quadro non offre ancora quella finestra di disinflazione necessaria a giustificare un cambio di marcia deciso sulla traiettoria dei tassi: i mercati continuano a operare in uno scenario "higher for longer" più lungo e meno neutrale di quanto ipotizzato a inizio anno, con i rendimenti reali compressi e la domanda di asset reali che rimane strutturalmente elevata.

AMD ha chiuso la seduta di venerdì 24 aprile 2026 con un forte allungo, attestandosi in area 345–350 dollari (ultimo prezzo indicativo 347,8 dollari) dopo una progressione a doppia cifra nelle ultime sedute e un’accelerazione particolarmente marcata nella giornata di venerdì. Il titolo si colloca ora nettamente sopra i livelli di inizio mese (in area 270–280 dollari), con un range settimanale 300–350 dollari che segnala una fase di repricing aggressivo delle aspettative sugli utili legati al segmento data center e AI.

In prospettiva fondamentale, il mercato continua a prezzare la capacità di AMD di colmare parte del gap con NVIDIA nel mercato degli acceleratori AI, grazie al ramp‑up della serie MI400 (Instinct MI450 e piattaforma Helios MI455X) e alla crescita attesa del business GPU data center, con stime che indicano un raddoppio dei ricavi di segmento nel 2026. Sul piano tecnico, i primi supporti di breve si collocano ora in area 320–330 dollari, con una fascia di controllo più profonda in 295–305 dollari, mentre le resistenze si individuano in area 355–360 dollari e successivamente verso 380–390 dollari; l’RSI daily si è spinto in zona alta, riflettendo una condizione di ipercomprato tattico coerente con il rally recente ma ancora compatibile con una fase di trend‑following finché i prezzi resteranno sopra i supporti di breve.


Intel ha registrato una settimana di straordinaria forza relativa, chiudendo venerdì 24 aprile 2026 a circa 82,54 dollari, in rialzo di oltre il 20% nella sola seduta e con un range intraday particolarmente ampio compreso tra 79,62 e 85,22 dollari. Il movimento segna una brusca rivalutazione del titolo, che passa da un trading range precedente in area 60–70 dollari a una nuova fascia 75–85 dollari, in scia a revisioni al rialzo delle aspettative sul business data center e sui margini della divisione foundry.

All’interno del nuovo quadro competitivo, Intel beneficia di una narrativa di rilancio legata alla roadmap CPU per data center (famiglie Emerald Rapids, Granite Rapids e successive) e al posizionamento come fornitore chiave di capacità produttiva per terzi, in un contesto di crescente spesa per infrastrutture AI e cloud. Tecnicamente, il primo supporto di breve periodo si colloca ora in area 76–78 dollari, con una zona di difesa più profonda in 70–72 dollari, mentre le resistenze più immediate sono situate in area 85–88 dollari, con possibili estensioni verso la soglia psicologica dei 90 dollari; l’RSI daily è entrato in area di ipercomprato dopo il balzo recente, suggerendo la possibilità di fasi di consolidamento laterale o di modesti pull‑back tecnici sopra i nuovi livelli di supporto.


NVIDIA ha chiuso la settimana 20–24 aprile 2026 in una fase di consolidamento rialzista sopra i minimi di marzo, beneficiando del proseguimento della rotazione verso l’AI hardware e di un sentiment nuovamente costruttivo sul comparto semiconduttori. Il focus degli investitori rimane sulla capacità del gruppo di trasformare l’ampio portafoglio ordini AI legato alla piattaforma Blackwell (e alle generazioni successive) in crescita effettiva di ricavi e margini tra il 2026 e il 2027, mentre il management continua a ribadire la roadmap post‑Blackwell, l’espansione delle “AI factories” e il rafforzamento dell’ecosistema di partner, che confermano il ruolo di backbone dell’infrastruttura AI globale.
Sul piano tecnico, il titolo ha terminato la seduta di venerdì 24 aprile 2026 in area 207–209 dollari (close indicativo 208,27 dollari), dopo un massimo intraday in area 210,9 dollari, mantenendosi ben al di sopra dei minimi di marzo in area 165–170 dollari. I supporti di breve si collocano ora in area 200–203 dollari, con un’area di controllo più profonda in 185–190 dollari, mentre le resistenze immediate passano per 212–215 dollari, con un successivo cluster di forza individuabile in area 225–230 dollari; la media mobile a 200 giorni resta il principale riferimento strutturale di lungo periodo, con un RSI daily in zona neutra che riflette la normalizzazione della volatilità dopo il sell‑off di marzo.


Apple ha chiuso la settimana 20–24 aprile 2026 in area 268–273 dollari, con la seduta di venerdì che si è conclusa a circa 271,06 dollari, dopo un range intraday compreso fra 269,65 e 273,06 dollari. Rispetto ai massimi del 2025 (area 288–289 dollari), il bilancio YTD 2026 resta moderatamente negativo, con un drawdown stimabile nell’ordine del 6–8%, a conferma di un titolo meno penalizzato rispetto ad altre mega‑cap ma ancora impegnato in una fase di recupero.
La struttura tecnica è coerente con un quadro di mercato maturo: i prezzi si mantengono stabilmente sopra la soglia dei 260 dollari e oscillano in prossimità delle medie mobili di breve‑medio periodo, mentre la 200 giorni continua a fungere da direttrice di fondo in graduale risalita. Il livello 258–262 dollari rappresenta il primo supporto dinamico di breve, con possibili estensioni verso 250–252 dollari in presenza di rinnovata volatilità, mentre un consolidamento stabile sopra 272–275 dollari fornirebbe un segnale di rafforzamento relativo rispetto al comparto tech e contribuirebbe a ridurre il gap con i massimi del 2025.


Microsoft ha chiuso venerdì 24 aprile 2026 in area 422–425 dollari (close indicativo 424,62 dollari), dopo un range intraday compreso fra 415,8 e 424,95 dollari, estendendo il recupero avviato dai minimi di marzo. Nel corso della settimana il titolo ha trattato prevalentemente sopra area 415–418 dollari, in linea con una fase di ricostruzione del trend dopo il drawdown di inizio anno.
Rispetto ai massimi di fine 2025, collocati in area 510–520 dollari, il drawdown rimane significativo, nell’ordine del 15–20%, mantenendo Microsoft tra le mega‑cap core ancora in pieno percorso di recupero strutturale. Dal punto di vista tecnico, il prezzo si colloca nella parte medio‑alta della fascia di trading degli ultimi mesi, con supporti di breve in area 410–415 dollari e una zona di sostegno più ampia in 400–405 dollari, mentre le resistenze iniziali si attestano a 430–435 dollari, con un’area di forza più strutturale in 445–450 dollari, la cui riconquista costituirebbe un primo segnale di ripresa più robusta del momentum.

Amazon continua a mostrare una struttura relativamente più resiliente rispetto ad altre mega‑cap. Alla chiusura del 24 aprile 2026, il titolo ha terminato a circa 263,99 dollari, dopo un massimo intraday a 264,50 dollari e un minimo a 257,69 dollari, proseguendo il recupero partito dai livelli di fine marzo. Il range operativo delle ultime 4–6 settimane si è ulteriormente spostato verso l’alto, dalla banda 225–240 dollari all’attuale corridoio 240–265 dollari, delineando una fase di consolidamento costruttivo dopo i massimi YTD registrati a inizio anno in area 260 dollari.
Rispetto a tali massimi, Amazon presenta un ritracciamento contenuto, nell’ordine del 3–5%, inferiore ai drawdown osservati su altre mega‑cap e coerente con una volatilità più moderata. In chiave tecnica, la zona 245–248 dollari rappresenta oggi la base di riferimento di breve, mentre l’area 265–270 dollari costituisce il vero banco di prova: un superamento e successivo consolidamento sopra questa fascia potrebbe innescare una nuova gamba rialzista, confermando la forza relativa del titolo all’interno del paniere growth.

Alphabet (classe A, GOOGL) ha chiuso la seduta di venerdì 24 aprile 2026 in area 341–343 dollari (close indicativo 342,32 dollari), in rialzo rispetto ai livelli della settimana precedente, dopo aver segnato un massimo intraday a 343,69 dollari. La dinamica degli ultimi giorni conferma una traiettoria ordinata di rialzo, con il titolo inserito in un canale ascendente ben definito e privo di eccessi di volatilità intraday.
All’interno del 52‑week range, che si estende da circa 140 dollari fino ai massimi oltre 340–345 dollari, Alphabet si colloca oggi nella parte medio‑alta della banda, sopra le principali medie mobili di medio periodo, con un RSI in zona neutro‑positiva coerente con una fase di stabilizzazione e progressivo rafforzamento. Il comportamento del titolo appare più ordinato rispetto a Apple e Microsoft, con una rotazione dei flussi più equilibrata e una minore esposizione esclusiva alla narrativa AI‑centrica, elementi che ne rafforzano l’appeal come core holding tra le large‑cap tech.

Meta Platforms ha archiviato la settimana con una chiusura in prossimità dei massimi storici, mantenendosi nella parte alta del proprio range a 52 settimane e proseguendo il percorso di recupero intrapreso dopo la correzione di marzo. Il titolo si conferma stabilmente sopra la soglia dei 650 dollari (post frazionamenti e aggiustamenti), con un andamento settimanale complessivamente costruttivo e livelli di volatilità ancora contenuti.
Rispetto ai massimi di fine 2025, posizionati nell’area 655–700 dollari (a seconda del picco considerato), il ritracciamento risulta limitato, alla luce dell’attuale collocazione vicino alla parte alta del range storico. La struttura tecnica di Meta resta tra le più solide del comparto: i prezzi consolidano in una fascia 670–700 dollari, con minimi crescenti dall’inizio del 2026, un RSI in zona neutro‑alta e un quadro che continua a suggerire accumulazione istituzionale, mantenendo il titolo tra i candidati privilegiati per l’esposizione al binomio social‑AI.

Tesla ha confermato nelle ultime settimane un sensibile miglioramento rispetto al quadro di debolezza di inizio anno. Alla chiusura del 24 aprile 2026, il titolo scambia in area 370–380 dollari (ultimo prezzo indicativo 375,84 dollari), con un range intraday compreso fra 370,74 e 382,76 dollari, proseguendo il robusto recupero avviato dai minimi di marzo in area 350 dollari. Nel corso della settimana il titolo ha consolidato sopra 365–370 dollari, beneficiando del rimbalzo generalizzato del comparto growth e di una rinnovata propensione al rischio da parte del mercato.
Rispetto ai massimi di fine 2025, collocati in area 430–440 dollari, il drawdown si è ridotto ma rimane nell’ordine del 10–15%, segnalando un percorso di normalizzazione ancora in atto dopo una fase di forte volatilità. Dal punto di vista tecnico, la fascia 365–370 dollari funge da primo supporto di breve, con una zona di controllo più profonda in area 345–350 dollari, mentre le resistenze immediatamente superiori si collocano in 385–390 dollari, con target di forza in 410–440 dollari; l’RSI, dopo le ricorrenti incursioni in area 30 nei mesi precedenti, è risalito in area neutra, indicando una partecipazione rialzista più ampia e l’uscita progressiva dalla fase di ipervenduto strutturale.

 

Quadro d’insieme delle mega‑cap tech
Nel complesso, il gruppo delle mega‑cap statunitensi legate alla tecnologia e all’intelligenza artificiale ha archiviato la settimana dal 20 al 24 aprile 2026 in una fase di riaccumulazione dopo il sell‑off di marzo, in un contesto di progressivo ritorno del rischio su titoli growth e di prosecuzione del rally dell’indice Nasdaq‑100. All’interno di questo quadro, NVIDIA e Tesla restano i titoli a più alta volatilità e beta sull’AI e sul comparto EV, mentre Meta Platforms, Alphabet, Amazon, Apple e Microsoft presentano strutture tecniche più ordinate e compatibili con posizionamenti core di portafoglio.

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