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Report Settimanale Mercati Globali: Shock Hormuz, Rally di Oro e Petrolio, Tech USA in Consolidamento

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
7 mar 2026
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Settimana 2–7 marzo 2026: Europa sotto pressione per lo shock Hormuz, Wall Street in consolidamento, dollaro forte, oro e petrolio in rally, tech USA in fase di riassestamento.

Settimana dei Mercati: Lo Shock Hormuz Travolge Azioni e Energia

La settimana finanziaria dal 2 al 7 marzo 2026 passerà alla storia come un periodo di estrema turbolenza, dominato dalla improvvisa chiusura dello Stretto di Hormuz che ha mandato in tilt i mercati globali. 

Questa mossa geopolitica, legata a crescenti tensioni tra Iran, Qatar e potenze occidentali, ha provocato un'impennata senza precedenti dei prezzi del petrolio, innescando vendite diffuse su azioni europee e americane. 

Mentre l'Europa ha pagato il prezzo più alto in termini di ribassi, Wall Street ha oscillato tra correzioni e tentativi di rimbalzo, con il dollaro che si è rafforzato come bene rifugio.

I listini del Vecchio Continente hanno aperto la settimana con crolli pesanti, riflettendo i timori per un'inflazione energetica importata che minaccia la già fragile ripresa economica. 

L'incertezza è stata amplificata dai nuovi dazi annunciati dall'amministrazione Trump – tariffe del 10-15% su importazioni chiave, entrate in vigore a fine febbraio dopo la sentenza della Corte Suprema – che continuano a pesare sul sentiment globale.

Wall Street tra Volatilità e Rotazione Settoriale

Negli Stati Uniti, i mercati azionari hanno accusato il colpo delle interruzioni nelle supply chain mediorientali, con l'S&P 500 che ha chiuso la settimana in calo di circa il 2%, scivolando da 6881 a intorno ai 6740 punti. 

Il Nasdaq, appesantito dalle big tech e dal settore consumi ciclici, ha perso l'1.5%, mentre il Dow Jones ha limitato i danni all'1% grazie a una rotazione verso settori difensivi come utilities e healthcare. Questa dinamica settoriale evidenzia come gli investitori stiano cercando riparo in asset meno esposti ai costi energetici alle stelle.

I dati macroeconomici diffusi nel corso della settimana hanno offerto un quadro contrastato, confermando un rallentamento della crescita USA. 

Il GDP del quarto trimestre è rimasto stabile all'1.4% annuo, ma il core PCE si attesta sopra il 3% – ben oltre il target del 2% della Fed – mentre i numeri sul mercato del lavoro hanno deluso le attese. 

Di conseguenza, le probabilità di tagli ai tassi nel 2026 si sono ridotte a uno o due interventi, con il mercato che resta ipersensibile alle prossime letture su inflazione e occupazione.

L'Europa Sotto Pressione Energetica

In Europa, la reazione è stata ancora più marcata: l'Euro Stoxx 50 ha ceduto il 3.5%, con il Ftse Mib che ha perso il 2.8% trainato al ribasso da banche e titoli energetici. 

La dipendenza dalle importazioni di greggio ha trasformato lo shock di Hormuz in un rischio immediato per i costi di input industriali e per i bilanci delle imprese, vanificando in parte i solidi risultati trimestrali di alcune blue chip. 

La BCE, già cauta sulla discesa dell'inflazione, ora deve affrontare scenari di reaccelerazione che potrebbero ritardare ulteriori allentamenti monetari.

Forex e Commodity: Dollaro Forte, Petrolio alle Stelle

Sul fronte valutario, il dollaro ha goduto di un rinnovato status di valuta sicura, confinando l'EUR/USD in un range stretto tra 1.15 e 1.17 con una lieve pressione al ribasso. 

La sterlina, con GBP/USD stabile intorno a 1.33, bilancia un outlook Bank of England prudente e la resilienza dell'economia britannica, pur vulnerabile agli spillover mediorientali.

Le commodity hanno rubato la scena: il petrolio WTI è schizzato oltre i 90 dollari al barile, con un rally del 35% settimanale alimentato dalla chiusura di Hormuz e dalle tensioni Iran-Qatar-Russia, che minacciano raffinerie e trasporti globali. 

L'oro, classico safe-haven, ha rimbalzato del 2% superando i 5.180 dollari l'oncia, segnalando pressioni inflazionistiche destinate a influenzare le proiezioni delle banche centrali per tutto il 2026.

 

Analisi Tecnica USA: Consolidamento Volatile Post-Hormuz

Wall Street si conferma immersa in un contesto strutturalmente rialzista ma segnato da una volatilità sensibilmente accresciuta, con l'S&P 500 e il Nasdaq Composite impegnati in una fase di consolidamento prolungato dopo i massimi storici di inizio anno. 

Il VIX, balzato verso area 27, riflette l'impatto dello shock geopolitico Hormuz e dei dati macro USA deboli, delineando un bull market maturo che sta metabolizzando guadagni precedenti amid rischi energetici e inflazionistici. 

Questa price action – caratterizzata da range stretti, candele di indecisione e test di medie mobili chiave – appare fisiologica per un trend primario sano, ma richiede vigilanza su supporti critici per conferme future.

S&P 500: Uptrend Sotto Test, Supporti Chiave in Vista

L'S&P 500 ha archiviato la settimana al 6 marzo con una chiusura a circa 6.740 punti, segnando un declino dell'1.3% nell'ultima seduta e cumulativo del 2% dal 2 marzo (quando quotava 6.882), estendendo il drawdown mensile oltre il 3.5% dai picchi di inizio febbraio vicini ai 7.000. 

Nonostante il pressing ribassista, il quadro tecnico di medio periodo resta impostato al rialzo: l'indice mantiene una posizione al di sopra della media mobile semplice a 200 sedute (intorno ai 6.500-6.600 punti) e testa la MM50 giornaliera (~6.800), confermando l'integrità della struttura primaria anche se con un momentum visibilmente raffreddato rispetto al rally esplosivo di gennaio.

Negli ultimi giorni, la price action ha mostrato tipiche dinamiche di consolidamento post-estensione rialzista: candele giornaliere con corpi contenuti, ombre superiori e inferiori pronunciate (doji e spinning top frequenti), e un range settimanale tra 6.740 e 6.880 che riflette alternanza tra buyer e seller senza prevalenza netta. La regressione lineare sui prezzi degli ultimi 6-12 mesi conserva una pendenza positiva, seppur meno ripida, con minimi crescenti rispetto alla MM200 che validano i ribassi recenti come pullback correttivi piuttosto che inversioni.

Pivotal sono i supporti immediati in area 6.700-6.720 (allineati a S1-S2 daily e minimi recenti), seguiti da 6.650-6.680 (confluenza MM50 settimanale e trendline ascendente da dicembre); una tenuta qui preservrebbe il bull market, mentre una violazione aprirebbe verso 6.550-6.600 (MM200 mensile). Resistenze chiave a 6.830-6.850 (close 5 marzo), 6.900-6.950 (R1-R2 e massimi settimanali), con breakout oltre 7.000 per nuovi target rialzisti. 

L'RSI(14) a ~48 punti si colloca in zona neutrale, lontano da ipercomprato/ipervenduto, mentre ADX basso (~16-20) indica un trend presente ma non aggressivo, coerente con congestione.

VIX: Volatilità in Fascia di Allerta

Il VIX ha chiuso il 6 marzo intorno ai 27 punti, con un rimbalzo del 30% circa sulla settimana (da livelli ~20), dopo oscillazioni tra 20 e 28 che catturano l'incertezza da oil shock e jobs deboli. Questo regime – sopra i 25 ma sotto soglie sistemiche (35+) – è tipico di bull market in pausa: segnala sensibilità accresciuta a news macro, geopolitiche e earnings, senza panico esteso. La permanenza sotto 28-30 supporta prosecuzione uptrend indici con consolidamenti; uno strappo deciso oltre (su inflazione core o Fed hawkish) eleva rischi correzioni incisive, specie su high beta e AI themes.

Nasdaq: Forza Relativa Persistente

Il Nasdaq 100 CFD quotato su Pepperstone, attualmente scambiato in area 24.950-25.050 punti nel tardo pomeriggio europeo di sabato 7 marzo 2026 (dati di chiusura settimanale USA), conferma una fase di consolidamento tecnico avanzato dopo i massimi storici a 26.492 punti registrati il 15 gennaio 2026, replicando con precisione millimetrica l'andamento dell'indice cash NDX con un range di 52 settimane esteso da 17.152 (minimo ottobre 2025) a 26.670 (picco speculativo fine febbraio). 

Questo comportamento riflette l'impatto combinato di dati macroeconomici USA contrastanti – con un PIL Q4 2025 rivisto al +2,8% e inflazione core PCE in decelerazione verso il 2,4% annuo – unitamente ai tagli dei tassi Fed (ora al 4,25-4,50% dopo il ciclo di alleggerimento iniziato a settembre 2025) e persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno confinato febbraio in un corridoio stretto tra 24.620 (minimo 12 febbraio) e 25.180 (massimo 28 febbraio), con volatilità implicita VIX stabilizzata intorno ai 19-21 punti.

Dal punto di vista delle medie mobili esponenziali (EMA), il quadro è misto ma strutturalmente rialzista: l'EMA 20 giornaliera transita a 25.220 punti fungendo da resistenza dinamica immediata, l'EMA 50 a 25.480 punti rafforza il tetto del canale short-term, mentre l'EMA 200 a 23.450 punti – con pendenza positiva del +1,2% mensile – rappresenta un supporto primario di lungo termine, mai violato in modo definitivo dal rally post-elezioni USA 2024; la golden cross EMA 50/200 resta intatta dal novembre 2025, segnalando continuità del trend primario. 

L'analisi di regressione lineare lineare (metodo dei minimi quadrati su timeframe H4-D1, R²=0,87) delinea un canale parallelo laterale-rialzista compreso tra il supporto inferiore a 24.020 (deviazione standard -2σ) e la resistenza superiore a 25.980 (+2σ), con linea centrale (trendline principale) a 25.000 punti e pendenza residua positiva dello 0,45% settimanale dal rally estivo 2025 (luglio-gennaio), indicando una "digestione" controllata dell'euforia tech-IA senza cedimenti strutturali.

I livelli di supporto e resistenza sono definiti con precisione: supporti tattici giornalieri a 24.800 (ex-resistenza violata), 24.620 (minimo febbraio) e 24.000 (ritracciamento Fibonacci 38,2% dal rally 2025-2026); supporti intermedi a 23.700-23.450 (confluenza EMA 200 e 61,8% Fib); resistenze immediate a 25.500 (massimo infraday 5 marzo), 26.100-26.300 (massimi storici cluster) e target esteso a 27.150 in caso di breakout convesso con volumi superiori alla media mobile 20-sessioni (circa 1,2 miliardi di contratti NDX). 

Sul piano candlestick, il timeframe daily-weekly mostra un grinding laterale-rialzista con serie di inside bar (3-5 sessioni) successive a candele ribassiste doji-like dai picchi di fine febbraio, prive di engulfing rialzisti decisi o hammer di inversione; tuttavia, l'assenza di shooting star o hanging man con code inferiori significative mitiga rischi immediati di reversal, sebbene fake breakout sopra 25.500 senza volumi (sotto 1,5x media) possano configurare bull trap short-term.

Gli oscillatori di momentum delineano un quadro di raffreddamento non allarmante: RSI(14) daily a 52 (neutro-positivo, lontano da ipercomprato >70 dal 15 gennaio), con lieve divergenza ribassista (prezzi higher-high, RSI lower-high da dicembre 2025); RSI(14) weekly a 58 conferma forza relativa; ADX(14) a 22 (debole, sotto 25) indica mancanza di trend direzionale esplosivo, mentre MACD(12,26,9) daily mostra istogramma in contrazione sotto la linea zero (-150 punti) con segnale discendente, e PPO(-2,5%) rafforza l'esaurimento dello slancio breve termine; Stochastic(14,3,3) %K a 68 suggerisce potenziale pullback ma non oversold. Il pattern grafico dominante permane il canale rettangolare 24.000-26.000 post-rally secolare, privo di formazioni classiche bearish come testa-spalle (neckline ipotetica a 25.000 non testata) o wedge discendente, ma con potenziale bandiera rialzista in formazione su H4 se i volumi salgono; l'architettura bull market resta preservata sopra 24.000, con rischio correzione strutturale (fino a 22.500, 200 SMA mensile) solo su perforazione convessa di tale soglia, scenario improbabile con tassi Fed in ulteriore discesa (prossimo cut atteso maggio 2026) e driver secolari IA-tech intatti.

 

NASDAQ

 

Nasdaq 100 07 03 2026

 

DAX: da leader europeo a vittima dello shock energetico

Il DAX arriva alla chiusura della settimana del 2–6 marzo 2026 in una situazione molto diversa rispetto al quadro quasi euforico di fine febbraio: il principale indice di Francoforte ha chiuso venerdì intorno ai 23.530–23.590 punti (cash index 23.591,03; futures marzo intorno a 23.550), in calo di circa l’1% nella seduta e di quasi il 7% sull’arco della settimana, complice la combinazione tra shock petrolifero legato a Hormuz e sell-off sui ciclici europei. Solo poche settimane fa il future DAX marzo 2026 aveva toccato un massimo storico in area 25.641, ora distante oltre il 7%, a testimonianza di una correzione violenta ma ancora, per il momento, inserita in un contesto di trend rialzista di lungo periodo.

Su orizzonti temporali più ampi, la fotografia resta bifronte: su base annuale il DAX conserva comunque un guadagno di circa il 2–3% rispetto a dodici mesi fa, ma il dato mensile mostra un arretramento vicino al 5–6%, con un ribasso di oltre il 5% solo dall’inizio di febbraio. La forza relativa rispetto all’S&P 500 resta positiva su 12 mesi, ma si è assottigliata rapidamente nelle ultime settimane, man mano che il listino tedesco ha prezzato la maggiore vulnerabilità dell’economia industriale europea a un petrolio stabilmente sopra i 90 dollari e a una possibile riaccelerazione dell’inflazione importata.

Dal punto di vista tecnico, l’indice si è progressivamente allontanato dalla fascia 25.000–25.600 punti che fino a metà febbraio rappresentava il corridoio dei massimi storici, per riposizionarsi in un nuovo range di consolidamento ribassista compreso fra 23.300 e 24.000 punti. Le resistenze statiche chiave – che in precedenza erano situate in area 25.350–25.650 – si sono ora abbassate in prossimità di 23.900–24.200 punti, livello in cui negli ultimi giorni si sono concentrate prese di profitto sui tentativi di rimbalzo dopo le discese più violente.

Sul lato dei supporti, le zone tecniche di riferimento sono scese verso 23.300–23.350 come primo baluardo intraday e 23.000–22.800 come fascia di “linea Maginot” del bull market plurimensile: una rottura decisa di questi livelli aprirebbe spazio, secondo diversi desk, a un test dell’area 22.500–22.000, che coincide con vecchie basi di congestione estive.

Le medie mobili semplici di breve e medio periodo (20 e 50 sedute) sono state incrociate a ribasso dai prezzi nelle ultime due settimane, segnalando un momentum decisamente meno aggressivo rispetto all’inizio del rally e un passaggio dalla fase di estensione rialzista a una fase di correzione strutturata. 

La media a lungo termine (100–200 sedute), che transita più in basso – fra 22.500 e 22.800 punti – continua però a sostenere la struttura plurimensile, fungendo da spartiacque tecnico fra una semplice correzione profonda e una vera inversione di trend. 

Le bande di Bollinger giornaliere, che a gennaio apparivano compresse in prossimità dei massimi, si sono ora nuovamente allargate per effetto della volatilità in aumento, con il prezzo che si muove nella metà inferiore del canale: una configurazione che descrive una fase di “wash-out” più che di euforia sui top.

Gli oscillatori dipingono un quadro meno sereno di quello di fine febbraio ma non ancora da panico: l’RSI(14), che si era mantenuto stabilmente sopra 60–65 durante la gamba rialzista, è rientrato in area 45–50, dunque vicino alla neutralità, con alcune analisi che evidenziano la comparsa di lievi divergenze rialziste di breve sui minimi di marzo (minimi di prezzo decrescenti, RSI non più in accelerazione verso l’ipervenduto). In termini di regressione lineare su 6–12 mesi, il DAX resta ancora all’interno di un canale rialzista definito: i minimi sono progressivamente più alti rispetto alla primavera 2025 e i prezzi attuali, pur posizionati nella parte medio-bassa dell’inviluppo, non mostrano ancora rotture clamorose della traiettoria media. 

Questa configurazione – canale rialzista di fondo, supporti ascendenti, resistenze recentemente respinte – suggerisce un trend di lungo ancora integro ma sottoposto a un test severo: la capacità dell’indice di difendere l’area 23.000–22.800 sarà cruciale per discernere se siamo di fronte a un semplice consolidamento profondo o all’inizio di una nuova fase di leadership relativa negativa per l’azionario tedesco.

EuroStoxx 50: correzione ampia ma trend annuale ancora positivo

Il resto dell’azionario dell’area euro si muove in sostanziale sintonia con il DAX, pur con livelli assoluti diversi. L’EuroStoxx 50, dopo aver toccato a fine febbraio area 6.200 sui futures marzo 2026, ha chiuso la seduta del 6 marzo intorno ai 5.730–5.760 punti (futures a 5.757, cash EU50 a 5.732), in calo di quasi l’1% nella giornata e di oltre il 5% sull’arco della settimana. Su base mensile l’indice ha perso circa il 5,4%, ma conserva ancora un guadagno di poco inferiore al 5% rispetto a dodici mesi fa, il che conferma un trend di lungo termine tuttora impostato al rialzo, pur dentro una correzione di breve di intensità non trascurabile.

La sovraperformance del DAX rispetto al benchmark europeo, molto evidente nei mesi precedenti grazie al peso di auto, industria e alcuni titoli finanziari, si è attenuata ma non è scomparsa: gran parte della discesa recente ha infatti colpito in modo diffuso l’intera area euro, come confermato dal fatto che lo STOXX 50 ha registrato la peggior settimana da quasi un anno. 

Le metriche di valutazione continuano a vedere multipli prezzo/utili europei nettamente inferiori a quelli dell’S&P 500, ma il differenziale va letto alla luce di un profilo di crescita e di rischio macro più fragile per l’Eurozona, ora ulteriormente esposto alla variabile energetica.

In termini di price action, il quadro dell’EuroStoxx 50 è quello di un ritorno stabile al di sotto della soglia psicologica dei 6.000 punti e di un re-test delle aree di supporto che a inizio anno fungevano da base di partenza del movimento rialzista. Il corridoio 5.650–5.850 rappresenta oggi la fascia di congestione principale: le resistenze di breve si collocano in area 5.850–5.900 e poi verso 6.000–6.050, dove nelle ultime settimane si sono concentrati i tentativi di rimbalzo respinti. Sul lato opposto, i supporti di rilievo si trovano fra 5.650 e 5.600 punti, con un livello più profondo in area 5.450–5.500, indicato da diversi desk come spartiacque fra una correzione ancora “gestibile” e uno scenario di vera revisione al ribasso del trend plurimensile.

Nel complesso, la struttura rialzista di medio periodo sull’azionario area euro rimane intatta in ottica 12 mesi, ma il break di breve dei massimi di febbraio e la violenza della correzione di inizio marzo rendono più probabile una fase di lateralizzazione/assestamento nella fascia 5.600–5.900 per l’EuroStoxx 50 e 23.000–24.000 per il DAX, in attesa di nuovi catalyst macro: in particolare, i prossimi dati su inflazione area euro, le decisioni BCE in materia di tassi e la gestione, a livello politico, del dossier energia e commercio globale. 

In questo contesto, i livelli tecnici citati assumono un ruolo cruciale per valutare se il “re–pricing” di rischio stia semplicemente riportando i listini europei su traiettorie più sostenibili dopo gli eccessi di inizio anno o se stia anticipando un deterioramento più strutturale della narrativa di crescita del Vecchio Continente.

 

La coppia EUR/USD : consolidamento su livelli più bassi nel canale rialzista annuale

Nel cambio EUR/USD la narrativa di fondo resta quella di una correzione ordinata all’interno di un trend di medio periodo ancora moderatamente rialzista, ma con quotazioni sensibilmente più basse rispetto all’area 1,18 che aveva caratterizzato la parte centrale dell’inverno. 

Alla chiusura di venerdì 6 marzo 2026 il cross ha terminato gli scambi poco sopra 1,16 (fix ECB a 1,1561, chiusure di mercato intorno a 1,1610–1,1618 a seconda delle piattaforme), dopo una settimana segnata da un progressivo rafforzamento del dollaro in scia allo shock petrolifero e alla ricerca di liquidità in USD.

Su base mensile l’euro ha perso circa l’1–1,5% contro il biglietto verde, ma il bilancio a dodici mesi rimane ancora ampiamente positivo, con un apprezzamento di oltre il 10% rispetto ai minimi del 2025, a conferma di un quadro di fondo che non è ancora tornato strutturalmente “dollar strong” come nelle fasi più acute del ciclo restrittivo Fed.

Nelle ultime sedute il cambio ha disegnato un range relativamente ordinato, con un’apertura di settimana in area 1,1767 e una progressiva discesa verso 1,1618, all’interno di bande giornaliere comprese fra massimi intraday a 1,1796 e minimi in area 1,1546.

La volatilità realizzata si è mantenuta su livelli medi, con un ATR di breve intorno a 50–60 pips, coerente con un mercato che sta ri-prezzando le aspettative su inflazione, tassi e differenziale di crescita fra Eurozona e Stati Uniti più che reagire in modo caotico a news idiosincratiche.

Dal punto di vista delle medie mobili giornaliere, le principali analisi tecniche collocano la MM20 e la MM50 poco sopra i prezzi correnti, in area 1,16–1,17, a segnalare una fase di pressione ribassista di breve ma inserita in un contesto dove la MM100 e la MM200, ancora più distanti e posizionate fra 1,17 e 1,18, continuano a fungere da supporti strutturali del movimento rialzista costruito nell’ultimo anno. La configurazione complessiva resta quindi assimilabile a una correzione in un uptrend di fondo, non a un’inversione conclamata.

La mappa dei livelli tecnici di breve, aggiornata alle sedute del 6 marzo, individua un primo cluster di supporto nell’area 1,1600–1,1550 (in linea con le proiezioni di diversi desk e con i livelli S1–S2 intraday), sotto il quale si aprirebbero spazi verso 1,1500–1,1480, zona già indicata da alcune analisi come obiettivo di estensione naturale della gamba correttiva in corso. 

Sul lato opposto, le prime resistenze significative si collocano fra 1,1650 e 1,1680, mentre un recupero più robusto riporterebbe rapidamente in primo piano la fascia 1,1900–1,1950, che in più di un report viene ancora letta come area di offerta e di possibili prese di profitto nel caso di ritorno del flusso risk-on globale.

Gli indicatori di momentum restituiscono l’immagine di un mercato in equilibrio delicato: l’RSI(14) daily oscilla in piena zona neutrale, leggermente sotto i 50 punti, con un quadro che vede segnali ancora moderatamente costruttivi su timeframe mensile e una certa debolezza residua sul settimanale.

È un mix coerente con un trend di fondo che rimane orientato al rialzo ma con una spinta meno uniforme lungo i diversi orizzonti temporali, come spesso accade nelle fasi di consolidamento dopo un forte rally precedente.

Anche i modelli di regressione su 12 mesi continuano a inquadrare l’EUR/USD  in un canale rialzista di fondo: la pendenza della retta rimane positiva e i prezzi attuali – più vicini alla parte medio-bassa dell’inviluppo statistico – suggeriscono che la correzione delle ultime settimane si sta ancora sviluppando all’interno di un contesto strutturalmente favorevole all’euro, seppur con un dollaro che ha ritrovato slancio tattico grazie al mix di dazi e tensioni energetiche.

La lettura della price action e dei pattern candlestick conferma la narrazione di consolidamento più che di inversione. 

Sul daily le ultime sedute mostrano candele di ampiezza moderata, con ombre inferiori ricorrenti in area 1,155–1,160 che suggeriscono la presenza di flussi in acquisto sui ribassi, pur in assenza, al momento, di figure di inversione rialzista pienamente definite (hammer o engulfing su minimi chiave). 

A livello orario si distingue un canale discendente di breve, con tentativi di rimbalzo respinti sulle resistenze intraday, configurazione che ben descrive una fase di alleggerimento graduale delle posizioni lunghe maturate nel rally di inizio anno più che un vero e proprio cambio di regime.

In parallelo, l’Average True Range risulta in lieve aumento rispetto ai minimi di gennaio, ma resta su valori compatibili con un regime di volatilità “media”, lontano dai picchi tipici delle fasi di stress o di capitolazione. In sintesi, alla data delle ultime chiusure disponibili, l’EUR/USD  appare come un cross che sta consolidando in area 1,16 all’interno del canale rialzista costruito nell’ultimo anno, con supporti di breve centrati tra 1,1600 e 1,1550 e prime resistenze in zona 1,1650–1,1680; la neutralità degli oscillatori, la moderata inclinazione della regressione di lungo periodo e la natura delle candele recenti rimandano l’immagine di un mercato “work-in-progress”, in attesa dei prossimi catalyst macro (inflazione, guidance BCE–Fed, flussi di risk-on/risk-off) che dovranno decidere se l’attuale fase evolverà in una nuova gamba del movimento rialzista di fondo o in una correzione più profonda dentro un quadro di lungo termine ancora, per ora, favorevole all’euro.

EurUsd 07 03 2026

La coppia GBP/USD: rimbalzo moderato in un quadro ancora misto

Anche la sterlina si muove in una fase di rimbalzo ordinato contro il dollaro, ma all’interno di un quadro tecnico più complesso rispetto all’euro. 

Alla data del 7 marzo 2026 il cambio GBP/USD viene scambiato intorno a 1,34 (circa 1,341 il fixing più recente), dopo una settimana caratterizzata da tentativi di recupero alternati a nuove ondate di vendite, coerenti con la combinazione di un sentiment globale più cauto e di un outlook BoE ancora prudente sull’inflazione.

Nel corso degli ultimi giorni il cross ha oscillato in un intervallo approssimativo 1,33–1,35, con massimi e minimi leggermente crescenti nel brevissimo periodo, a segnalare un tentativo di costruzione di una base dopo le discese di fine febbraio. La price action resta tuttavia inserita in un canale correttivo discendente di grado superiore, evidenziato da diverse analisi tecniche, che inquadrano l’attuale rimbalzo più come una fase di respiro tattico che come l’avvio di un nuovo impulsivo rialzista.

Dal punto di vista dei livelli, i principali studi individuano un primo supporto di breve in area 1,3265–1,33, coincidente con il fondo del canale di breve e con i recenti minimi locali, e un secondo gradino più in basso in zona 1,31–1,3130, che alcuni desk indicano come obiettivo potenziale in caso di rinnovata debolezza del cable. Sul fronte opposto, le resistenze iniziali si collocano intorno a 1,3410–1,3450 (pivot e pullback resistance) e poi nella fascia 1,3540–1,3580, aree che in passato hanno attirato prese di profitto e dove si concentrano diversi livelli tecnici giornalieri.

Le medie mobili giornaliere a 20 e 50 sedute transitano poco sopra i corsi attuali, a conferma di un trend di medio termine non ancora pienamente ricostituito sul lato rialzista: il quadro che emerge è quello di una sterlina che prova a stabilizzarsi dopo una fase di debolezza, ma che deve ancora superare alcune resistenze chiave per poter parlare di bull market strutturale. L’RSI(14) rimane in zona neutrale, intorno a 50, coerente con un momentum in transizione da debolezza a possibile stabilizzazione, senza segnali di eccessi in un senso o nell’altro.

Nel complesso, il GBP/USD continua a restituire l’immagine di un cross che rimbalza da un’area di supporto importante ma che resta sensibile ai prossimi sviluppi su crescita UK, percorso dei tassi BoE e, soprattutto, flussi globali di rischio: in uno scenario di ulteriore risk-off legato a petrolio e dazi, il dollaro tornerebbe con ogni probabilità a catalizzare domanda difensiva, rendendo più fragile il tentativo di recupero della sterlina.

 

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Oro: trend rialzista intatto, consolidamento “in quota” dopo i massimi di gennaio

Nel comparto dei metalli preziosi, l’oro continua a presentarsi come un bull market maturo ma ancora tecnicamente integro, con i prezzi che consolidano su livelli storicamente elevati in un contesto di forte domanda da safe haven legata alle tensioni in Medio Oriente e alla risalita delle aspettative inflattive via petrolio. 

Dopo il massimo storico segnato a gennaio in area 5.600 dollari l’oncia, il metallo giallo ha avviato tra fine febbraio e inizio marzo una fase di correzione e successivo rimbalzo che, alla data del 7 marzo 2026, vede lo spot nuovamente sopra 5.150–5.180 dollari.

I dati più recenti indicano un recupero deciso: le quotazioni internazionali, scese sotto 5.100 dollari il 3 marzo (5.088,59 USD/oz la lettura del 3/3 nelle serie storiche), hanno rimbalzato rapidamente, riportandosi tra 5.167 e 5.181 dollari l’oncia, con un guadagno giornaliero nell’ordine dell’1,7–2% e una performance ancora ampiamente positiva su base annua. 

La struttura di febbraio-marzo appare, nelle principali letture tecniche su XAU/USD, quella di una correzione mensile significativa ma ordinata all’interno di un movimento di lungo periodo fortemente rialzista, sostenuto dall’accumulo istituzionale e dalle incertezze geopolitiche.

Le analisi daily su XAU/USD continuano a inquadrare un quadro prevalentemente “buy”: l’oro tratta all’interno di un canale rialzista ben definito, con prezzi che, dopo aver testato area 5.000 (zona di forte concentrazione di supporti tecnici e medie dinamiche), hanno reagito con vigore riavvicinandosi alle resistenze di breve. Gli indicatori di momentum, nelle ultime rilevazioni, mostrano un RSI(14) attestato in zona medio-alta ma non estrema, con valori intorno alla fascia 55–60, quindi sopra la linea di equilibrio ma lontano dagli eccessi di ipercomprato toccati durante il breakout di gennaio. Gli oscillatori stocastici si muovono nella parte superiore del range senza ancora fornire segnali univoci di esaurimento, mentre il MACD resta positivo su base giornaliera, confermando che la tendenza di fondo mantiene un’impronta rialzista dominante rispetto al rumore di breve.

Sul fronte delle medie mobili, le letture più aggiornate concordano su un prezzo che resta ampiamente al di sopra delle principali SMA/EMA di breve e medio periodo: le curve a 50 e 100 giorni scorrono ben al di sotto dei 5.100 dollari, a ridosso dei livelli testati durante il pullback di inizio mese, fungendo da robusti “cuscinetti” dinamici a sostegno del trend primario. La 200 giorni, ancor più arretrata, continua a definire il baricentro del movimento plurimensile: il fatto che l’oro venga trattato con un premio così significativo rispetto alle sue medie di lungo periodo è coerente con un bull market avanzato ma, allo stato attuale, non ancora compromesso sul piano tecnico.

La volatilità intraday rimane elevata ma fisiologica per una fase di trend forte: l’ATR giornaliero, secondo diverse letture, oscilla intorno all’1–2% del valore del sottostante, riflettendo ampiezza di range più che caos direzionale. In parallelo, l’ADX su orizzonti 14–20 giorni si colloca in area “trend presente” (intorno ai 25–30 punti nelle principali analisi), segnalando un movimento ancora strutturato, in cui i pullback continuano a essere riassorbiti entro il canale rialzista di fondo.

Dal punto di vista dei livelli chiave, le zone di supporto di breve periodo possono essere aggiornate alla luce del recente swing: la fascia 5.050–5.100 dollari rappresenta il primo cluster di sostegno (prossimo ai pivot individuati da più desk come area 5.054–5.019–4.964 di supporto tecnico), mentre un supporto più profondo si colloca in corrispondenza del minimo di inizio marzo attorno a 5.000 dollari, che coincide con il “pavimento” del recente pullback e con l’area dove passano importanti medie dinamiche.

Sul lato opposto, le resistenze immediate sono costituite dalla fascia 5.160–5.200 (pivot e R1–R2 di breve) e, più in alto, dalla zona 5.250–5.300, che le proiezioni di Fibonacci e i target di lungo periodo individuano come primo step verso eventuali estensioni più ambiziose in area 5.400–5.500 e oltre, livelli che, però, non sono ancora stati testati in questa gamba di mercato.

A livello statistico, una regressione lineare sui prezzi degli ultimi mesi continua a mostrare una pendenza nettamente positiva, con i corsi attuali collocati nella parte medio-alta del canale ma non ancora in configurazione parabolica: questo suggerisce che, da un punto di vista puramente tecnico, il bull market di fondo resta dominante, pur comportando un rischio crescente di fasi di consolidamento più ampie in prossimità dei massimi di gennaio. 

La price action recente evidenzia candele daily dal corpo moderato ma con chiusure spesso vicine alla parte alta del range giornaliero, segno che, nonostante la volatilità intraday, la pressione in acquisto tende a prevalere in chiusura di seduta.

Diverse sessioni hanno visto configurazioni di “inside bar” e piccole candele di indecisione accompagnate da shadow inferiori pronunciate, che indicano storni intraday seguiti da riacquisti su livelli ritenuti interessanti dai compratori di medio periodo; su timeframe H4 si osservano pattern di consolidamento in prossimità della parte bassa delle correzioni intraday – talora assimilabili a piccoli Harami o sequenze di barre di esitazione – all’interno di un canale ascendente ancora ben definito.

Nel complesso, la combinazione di pattern di compressione, chiusure vicino ai massimi intraday, regressione positiva e supporti dinamici ancora lontani dai prezzi correnti delinea per l’oro una fase di “pausa attiva”: un consolidamento ad alta quota più che un’inversione già in atto, con il mercato che resta in attesa di nuovi catalyst – sviluppi sulla crisi mediorientale, segnali dalla Fed e dinamica del dollaro – per decidere se spingere verso nuovi massimi o estendere la correzione all’interno di un quadro di lungo termine che rimane, allo stato dei fatti, favorevole al metallo giallo.

 

Gold 07 03 2026

Argento: volatilità elevata dentro un bull di lungo, ma correzione profonda in corso

L’argento conferma la sua natura di asset ad altissima beta nel comparto metalli, con una dinamica che intreccia un trend di lungo periodo ancora fortemente rialzista a una correzione significativa nelle ultime settimane. Le quotazioni XAG/USD, reduci da un massimo annuale oltre i 120 dollari l’oncia a gennaio, si sono riportate su valori sensibilmente più bassi: le ultime letture internazionali collocano lo spot in area 84–85 dollari l’oncia, con un rimbalzo di circa il 3% nella seduta del 7 marzo (84,50–84,70 USD/oz) dopo i cali dei giorni precedenti.

Il movimento recente implica una discesa di oltre il 30% dai picchi assoluti di inizio anno ma, al tempo stesso, un prezzo più che raddoppiato rispetto ai livelli di un anno fa, coerente con un bull market di lungo periodo che sta “scaricando” parte degli eccessi accumulati. Sul daily, l’argento si muove nella parte medio-alta di un ampio canale rialzista costruito negli ultimi 12 mesi: le medie mobili principali (50, 100 e 200 giorni) scorrono tutte al di sotto delle quotazioni correnti, mantenendo un’inclinazione positiva e quindi un’impostazione primariamente rialzista, pur in presenza di una correzione robusta nelle ultime settimane.

Il profilo di momentum si è sensibilmente raffreddato rispetto alle fasi di ipercomprato di gennaio: l’RSI(14) è rientrato in una fascia neutrale/leggermente rialzista, compatibile con un mercato che ha alleggerito una parte della pressione in acquisto senza essere ancora entrato in una zona di debolezza strutturale. L’ATR giornaliero si mantiene elevato, riflettendo oscillazioni intraday ampie ma coerenti con la natura high‑beta dell’asset: secondo le serie più recenti, i range giornalieri coprono variazioni percentuali che arrivano a superare il 3% in singola sessione, come nell’ultima giornata in cui il metallo ha segnato un intraday low a 81,78 e un high a 85,33 prima di chiudere in area 84,70.

Sul piano dei livelli tecnici, i supporti di breve momento si concentrano fra 80,5–81,5 dollari (area di primo test individuata da alcune analisi) e, più sotto, in zona 76–77 dollari, che diversi studi identificano come linea di demarcazione oltre la quale verrebbe messo in discussione il trend rialzista di medio periodo. Gli stessi report tecnici evidenziano come un breakout netto sotto 76,05 implicherebbe il rischio di un’estensione ribassista verso 72–72,50 dollari, con un deterioramento più marcato dello scenario nel caso di permanenza prolungata sotto tali livelli. Sul lato opposto, le resistenze di rilievo si posizionano nell’intorno di 90–90,50 dollari (upper boundary del canale correttivo), oltre la quale verrebbe suggerita una riaccelerazione del movimento verso target più ambiziosi intorno a 97 dollari, mentre la fascia 93–95 e i massimi di inizio anno restano aree di offerta che in passato hanno generato prese di profitto aggressive.

La lettura delle candele giornaliere mostra una sequenza di barre con corpi irregolari e shadow inferiori spesso pronunciate, segno di acquisti in denaro sui cali, alternate a giornate di forte escursione intraday in cui il mercato testa rapidamente supporti e resistenze prima di chiudere su livelli intermedi. È un pattern tipico di un contesto dominato da flussi speculativi ma ancora incardinato, allo stato attuale, in un quadro di bull market di lungo periodo più che in uno scenario di inversione conclamata: la capacità dell’argento di mantenersi sopra 80–81 e, soprattutto, di evitare rotture nette sotto 76, sarà decisiva per confermare questa lettura.

Petrolio: rally violento da Hormuz, rischio “oil shock” in stile anni 2000

Sul fronte energetico, il petrolio è al centro della scena: la combinazione fra chiusura dello Stretto di Hormuz, escalation in Medio Oriente e timori sulle forniture ha innescato un rally violento sia sul Brent sia sul WTI. Secondo le ultime rilevazioni, il Brent ha toccato il 6 marzo area 92,9 dollari al barile (92,87 USD/bbl), con un balzo dell’8,7% in una sola seduta e un progresso di oltre il 34% nell’ultimo mese, mentre il WTI viaggia attorno ai 90–91 dollari in un contesto di forte tensione sull’offerta.

Le analisi dei principali broker sottolineano come i prezzi “restino elevati” a causa delle interruzioni nello Stretto di Hormuz, con il WTI stabile intorno a 90 dollari al barile e il Brent che oscilla in una fascia leggermente inferiore agli spike intraday ma comunque di molto superiore ai livelli di fine febbraio. In termini di price action, il movimento di inizio marzo appare come una vera e propria “gamba” rialzista impulsiva: dopo una fase laterale a cavallo tra i 65 e i 70 dollari, i future hanno rotto al rialzo, spingendosi in poche sedute nell’area psicologica dei 90–93, con range intraday ampi e volatilità implicita in netto aumento.

Dal punto di vista tecnico, diverse letture su Brent descrivono uno scenario di medio periodo tornato positivamente impostato, con un netto passaggio da una struttura neutro-ribassista di inizio anno a una tendenza costruttiva, mentre la struttura di brevissimo mostra i primi segnali di “respiro” dopo l’ultimo strappo. Le resistenze più immediate sono concentrate proprio in area 92–95 dollari al barile, dove passano i recenti massimi e alcune proiezioni tecniche a breve, mentre i supporti di breve periodo vengono individuati intorno a 88–90 e poi 84–86 dollari, livelli che potrebbero essere ritestati in caso di prese di profitto più marcate o di news favorevoli su cessate il fuoco e riapertura parziale delle rotte.

Le medie mobili di breve e medio periodo sono state rapidamente superate al rialzo: i prezzi trattano ora ben al di sopra delle MM20–50, in fase di riavvicinamento verso le medie di più lungo periodo da cui si erano distanziati nei mesi precedenti, configurando un passaggio graduale da un regime di compressione/indecisione a uno di trend rialzista strutturato. Il momentum, misurato dall’RSI giornaliero, si colloca in zona medio-alta (attorno a 60–65 nelle letture più recenti), suggerendo un mercato “caldo” ma non ancora in ipercomprato estremo, mentre l’ATR giornaliero – in area 2–3 dollari a seduta – segnala una volatilità elevata ma coerente con un mercato energetico in piena fase di repricing del rischio geopolitico.

Gli indicatori direzionali (ADX su orizzonti 14–20 giorni) si collocano su valori compatibili con un trend in rafforzamento, ma non ancora parossistico: la direzionalità rialzista ha preso il sopravvento sul rumore, lasciando comunque spazio a pullback tecnici all’interno del movimento. Una regressione lineare tracciata sull’ultimo mese evidenzia un’inclinazione nettamente positiva, con minimi crescenti da inizio febbraio e prezzi che oscillano ora nella parte alta del range 80–93 dollari, area in cui si concentrano anche resistenze dinamiche legate a medie e massimi di periodo; la reazione dei prezzi su queste resistenze – in particolare la tenuta o meno dei 90–93 dollari e l’eventuale ritorno verso 84–86 o 80–82 – sarà determinante per capire se il movimento possa evolvere in un trend rialzista di medio più strutturato (con rischio di scenari “oil shock”) o se il petrolio resterà confinato in un ampio trading range altamente sensibile alle notizie su OPEC+, geopolitica e scorte USA.

Le mega‑cap USA restano il baricentro del risk‑on globale, ma la settimana 2–6 marzo ha confermato un quadro molto meno lineare rispetto all’euforia AI del 2025: il gruppo tech/AI è in fase di normalizzazione del momentum, mentre l’S&P 500 soffre la correzione e l’aumento di volatilità, con rotazioni interne sempre più frequenti.

NVIDIA: leadership AI sotto stress ma trend di fondo ancora vivo

NVIDIA resta il simbolo della narrativa AI, ma il quadro tecnico di inizio marzo è chiaramente più fragile rispetto ai mesi di “one‑way trade”. Il titolo ha chiuso la seduta del 6 marzo 2026 a 177,82 dollari (open 179,84, high 182,76, low 176,82), in calo di circa il 3% nella giornata e in flessione netta rispetto ai massimi di fine gennaio oltre 190 dollari, con un drawdown di breve che porta il bilancio year‑to‑date in territorio negativo nonostante una performance ancora robusta su base annua.

Su base 12 mesi la struttura resta chiaramente rialzista, ma il momentum si è raffreddato: dopo il top di fine gennaio in area 191–193, NVDA ha rotto al ribasso la MM50 daily e ora oscilla in prossimità di un cluster di supporti tecnici compreso fra 175 e 180 dollari, con la MM200 più in basso a fungere da “linea del Piave” del bull market. Le principali analisi evidenziano un RSI daily rientrato in zona neutra/bassa‑neutrale, lontano dagli eccessi di ipercomprato cronici del biennio 2023–2024, e una regressione lineare 6–12 mesi ancora inclinata positivamente ma con i prezzi tornati verso la parte mediana del canale: configurazione tipica di un trend di fondo intatto ma in piena fase di aggiustamento dopo una sovra‑estensione.

Le resistenze chiave si collocano ora proprio nell’area dei massimi recenti, fra 190 e 195 dollari, mentre i supporti di breve coincidono con i minimi delle ultime settimane e con le zone di transito delle medie mobili: 175–178 come primo baluardo, 165–170 come soglia intermedia, MM200 come spartiacque strutturale.

Apple, Microsoft, Amazon: bull maturi, meno “AI‑dipendenti”

All’interno del gruppo mega‑cap, Apple, Microsoft e Amazon mostrano pattern più bilanciati, ma inseriti in un 2026 in cui l’insieme delle “Magnificent Seven” sta sottoperformando l’S&P 500 dopo averne guidato il rialzo negli anni precedenti. I dati di rendimento YTD raccontano bene la rotazione: da inizio 2026 Alphabet è l’unica del gruppo principale con un ritorno positivo (circa +7,2%), Amazon si muove appena sopra la parità (+3,1%), mentre Apple è leggermente negativa (‑1%) e Microsoft accusa una correzione più pesante (‑15,1%), a conferma di un mercato che sta riprezzando aspettative e multipli dopo il super‑ciclo AI.

Apple rimane inserita in un canale rialzista pluriennale relativamente ordinato: i prezzi tendono a gravitare sopra la MM200 e intorno alla MM50, con un RSI che per lo più frequenta la fascia neutra e solo sporadicamente i livelli estremi, tratteggiando un trend di medio periodo costruttivo ma meno ripido rispetto alle pure‑AI come NVIDIA. Microsoft continua a mostrare una struttura robusta in termini di pattern, sospinta da cloud e AI, ma con un aggiustamento importante dei prezzi: dopo i massimi di inizio anno oltre 480 dollari, il titolo si è riportato in area 410–430 (come indica la sequenza di valori di fine gennaio‑inizio febbraio), con un daily che resta nella parte alta delle medie ma con regressione 6–12 mesi che delinea un canale ascendente più regolare, in cui l’RSI alterna fasce alte a rientri ordinati verso la neutralità.

Amazon, infine, mantiene un comportamento più irregolare: il titolo si muove in un ampio canale rialzista di medio periodo ma con sequenze di massimi e minimi meno lineari, spesso alternando accelerazioni verso l’area 240–250 dollari (come nelle chiusure di fine gennaio intorno a 239–244) a fasi di congestione e ritorno verso 220–230, zona che continua a rappresentare un’area tecnica di riferimento e di potenziale accumulo nelle principali analisi sul titolo.

Altre mega‑cap tech/AI: trend ancora rialzisti ma più frastagliati

Oltre al nucleo NVDA–AAPL–MSFT–AMZN, il resto del comparto large cap USA legato al tema tecnologia/AI presenta grafici giornalieri ancora orientati al rialzo su orizzonti lunghi, ma con volatilità superiore alla media dell’indice e pattern meno omogenei. Tesla e AMD, per esempio, restano caratterizzate da trend molto nervosi, con ampie escursioni giornaliere e RSI che frequentano con maggiore frequenza le zone di ipercomprato e ipervenduto, riflettendo la sensibilità agli aggiustamenti di tassi, sentiment growth e news specifiche di settore.

Meta e Alphabet, al contrario, mostrano strutture tecniche più regolari: i prezzi gravitano tendenzialmente sopra le principali medie mobili, con fasi di consolidamento stretto interpretate da molti osservatori come basi potenziali per future estensioni, soprattutto alla luce di fondamentali ancora solidi e di multipli meno estremi rispetto ad alcune pure‑play AI. Broadcom, forte del posizionamento nei semiconduttori ad alto margine e nei sistemi legati all’infrastruttura AI, continua a sviluppare un canale rialzista di medio periodo; le correzioni tattiche recenti appaiono più legate alle rotazioni fra growth e value e alla sensibilità del comparto chip alle attese sui tassi che a un deterioramento strutturale del quadro tecnico.

Financials e difensivi: ancoraggio tecnico in un mercato meno “mono‑tema”

Sul fronte finanziari, colossi come JPMorgan, Bank of America e Goldman Sachs presentano grafici più ordinati rispetto al tech: i prezzi si mantengono spesso sopra la MM200, con RSI in area neutra, sostenuti da uno scenario di tassi ancora relativamente elevati e da margini d’interesse complessivamente favorevoli. I supporti principali coincidono in genere con i minimi delle ultime settimane e con le medie chiave, mentre le resistenze restano situate nei pressi dei massimi pluriennali, a delineare un quadro di consolidamento “alto” che, al netto della volatilità di mercato, continua a risultare costruttivo per il comparto bancario USA.

I titoli difensivi e di consumo – Procter & Gamble, Coca‑Cola, McDonald’s, Johnson & Johnson – insieme ai grandi conglomerati come General Electric e Berkshire Hathaway, mantengono un ruolo di ancoraggio tecnico nei portafogli. I loro grafici daily tendono a muoversi in prossimità delle MM50 e MM200, con RSI prevalentemente neutrale e una price action fatta di alternanza tra fasi di accumulazione e prese di profitto all’interno di trend laterale‑rialzisti meno estremi rispetto al tech puro: un profilo che risulta particolarmente rilevante nella fase attuale, in cui parte delle mega‑cap tecnologiche sta vivendo una fisiologica normalizzazione del momentum dopo anni di outperformance.


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