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Report Settimanale Mercati Globali: Oro e Argento? Panico! Nasdaq che Traballa

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
31 gen 2026
Share
Report settimanale mercati 26‑30 gennaio 2026: oro da massimi oltre 5.300$ a chiusura a 4.905$, argento in sell‑off a 86,3$, Nasdaq 23.685, S&P 500 6.969, Forex, WTI e utili Microsoft, Apple, Meta e Tesla.

Discontinuità Geo-Monetaria: Trump Nomina Warsh Alla Fed, Oro Crolla Dai Massimi Mentre Wall Street Viene Scossa Da Tariffe E Volatilità

La settimana 26–30 gennaio 2026 ha rappresentato un nuovo snodo critico per i mercati globali, segnato da un violento ri-pricing delle aspettative sulla Federal Reserve e da un repentino cambio di regime sui beni rifugio. Dopo mesi di tensioni sull’indipendenza della banca centrale, la decisione della Casa Bianca di nominare Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed ha innescato un’ondata di volatilità trasversale, colpendo al contempo oro, argento, dollaro e listini azionari. Il quadro macro-finanziario si è cristallizzato attorno a tre assi portanti: la crescente percezione di una Fed più allineata alla linea politica dell’amministrazione Trump, il violento sell-off su oro e argento dopo i massimi storici toccati a inizio mese, e una Wall Street incerta, compressa tra minacce di nuove tariffe, rotazioni interne ai settori e attese febbrili per la prima riunione FOMC del 2026 e per la stagione delle trimestrali tech.

Fed Verso Una Nuova Era, “Safe Haven” Sotto Shock

La settimana si è aperta in un contesto in cui il tema dominante non è stato il singolo dato macro, ma la traiettoria di politica monetaria: i mercati prezzano sempre più una Fed “higher for longer”, con un’elevata probabilità di tassi fermi nell’intervallo 3,50–3,75% per tutto il 2026, a fronte di una core PCE ancora intorno al 2,8% e solo lentamente in raffreddamento. Questo sfondo di disinflazione graduale, ma non risolutiva, avrebbe normalmente favorito un supporto strutturale agli asset rischiosi, specie nel comparto growth, con il mercato pronto a scommettere su un ciclo di easing 2026–2027.

Invece, il detonatore della settimana è arrivato dal fronte istituzionale: la nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed ha segnato, nella percezione del mercato, un potenziale cambio di paradigma, con l’aspettativa di una banca centrale più politicamente permeabile e meno ancorata al profilo ultra-indipendente incarnato da Powell. La reazione immediata è stata paradossale: mentre Wall Street ha reagito con un mix di volatilità e rotazioni settoriali, i cosiddetti beni rifugio hanno subito un violento aggiustamento tecnico; l’oro, reduce da un rally che lo aveva spinto sopra quota 5.000 dollari, è precipitato di oltre il 6% nella sola seduta di venerdì 30 gennaio, riportandosi in area 5.075 dollari l’oncia, in un sell-off che ha travolto anche l’argento.

Normalmente, un contesto di incertezza istituzionale e di timori sulla credibilità futura della Fed avrebbe sostenuto ulteriormente i flussi verso i metalli preziosi, ma la combinazione tra prese di profitto estreme dopo i record storici e l’idea di una Fed potenzialmente più aggressiva sul fronte dei tassi ha trasformato la “tempesta perfetta” rialzista di inizio mese in una fase di violentissima redistribuzione delle posizioni. 

In parallelo, gli indici USA hanno vissuto una settimana a scatti: tra minacce di nuove tariffe verso Canada ed Europa, risk-off improvvisi e successivi rimbalzi guidati dal comparto tecnologico in vista delle trimestrali di Microsoft, Meta, Tesla e Apple, con lo S&P 500 sostanzialmente piatto su base settimanale e un Nasdaq sostenuto dalle aspettative sugli utili ma frenato dall’aumento implicito del premio per il rischio politico e monetario.

 

Forex – EUR/USD: Rottura Della Zona 1,19 Ma Canale Rialzista Inizia A Perdere Momentum Tra Volatilità Macro E Repricing Fed

EUR/USD  ha affrontato la settimana 26–30 gennaio 2026 in una fase di estensione del rally partito da metà mese, spingendosi fino all’area 1,20 prima di mostrare chiari segnali di affaticamento tattico e prime avvisaglie di correzione. Dopo un’apertura lunedì 26 gennaio in area 1,1854, il cambio ha accelerato rapidamente al rialzo sulla scia del repricing delle aspettative Fed e di un dollar index in arretramento, toccando un massimo in area 1,2060–1,2070 nel corso tra martedì 27 e mercoledì 28 gennaio, innescando così condizioni tecniche di iperestensione di breve periodo.

Questa dinamica riflette perfettamente la condizione della coppia durante la settimana: progressione rialzista ordinata dentro un canale ascendente di breve, ma con segnali crescenti di esaurimento del momentum e rischio di pullback correttivo, in un contesto macro ancora fortemente dominato dall’incertezza sulla traiettoria della Fed e dalla volatilità sui tassi.

Questo pattern di break-out sopra 1,19, estensione verso 1,20 e successivo storno è coerente con una dinamica di ipercomprato tattico più che con l’avvio di un trend rialzista strutturale di lungo termine, un punto cruciale per valutare la vulnerabilità residua del cambio nel passaggio a febbraio. 

Dal punto di vista tecnico, gli oscillatori momentum fotografano una situazione di eccesso in via di normalizzazione: l’RSI a 14 giorni si è portato sopra 60–65 punti nel corso del rally, segnalando una fase di forza marcata, ma in prossimità della chiusura settimanale le letture hanno iniziato a convergere verso la zona neutrale, coerenti con l’idea di un consolidamento/pullback più che di un’accelerazione ulteriore al rialzo. 

Sul fronte delle medie mobili, la struttura si è temporaneamente riequilibrata a favore dell’euro nel brevissimo periodo: i prezzi si sono mantenuti per buona parte della settimana al di sopra della SMA50 e della SMA100 su base daily, che hanno iniziato a fungere da supporti dinamici nell’area 1,18–1,19, mentre la parte alta del canale ascendente di breve si è collocata approssimativamente tra 1,2050 e 1,2100. Tuttavia, nel quadro più ampio, la posizione della SMA200 ancora più in basso e il fatto che il rally attuale si collochi a ridosso di un’area di resistenza storica importante suggeriscono che il trend primario resta tutt’altro che pienamente invertito, con il rischio concreto che la fase 26–30 gennaio venga ricordata come un rimbalzo esteso all’interno di una struttura ancora vulnerabile a shock macro sfavorevoli.

Dal punto di vista della price action, le candele giornaliere offrono una narrativa piuttosto chiara: una sequenza di barre rialziste ampie tra lunedì e martedì, seguite da una candela con lunga ombra superiore mercoledì (indicativa di prese di profitto nella zona 1,2060–1,2070) e da due candele di indecisione giovedì e soprattutto venerdì, con corpi più stretti e ombre bilanciate, coerenti con un passaggio da momentum direzionale a fase di distribuzione/consolidamento. La regressione lineare sui 30–50 giorni continua a mostrare una pendenza ormai debolmente positiva, segnalando che il trend di breve si è girato al rialzo, ma la rapidità del movimento di gennaio e la distanza accumulata dalle medie di lungo suggeriscono che eventuali storni verso 1,18–1,1750 rientrerebbero ancora in un quadro di fisiologica normalizzazione e non necessariamente di inversione ribassista conclamata.

Sul piano macroeconomico, l’EUR/USD ha continuato a risentire di un contesto di forte sensitività ai flussi legati alla Fed e alla percezione di rischio USA più che di dati europei autonomi: da un lato, il progressivo rallentamento atteso dell’inflazione core americana e il dibattito su una Fed potenzialmente meno indipendente hanno indebolito il dollaro; dall’altro, l’Eurozona resta zavorrata da dati di crescita modesti e da PMI ancora fragili, fattori che limitano la sostenibilità di un rally dell’euro oltre area 1,20 in assenza di un cambio di tono deciso da parte della BCE.

In quest’ottica, i prossimi catalyst chiave per la coppia restano le comunicazioni della Fed e della BCE di inizio febbraio, i dati su inflazione e occupazione USA, e l’evoluzione del sentiment di rischio globale, con uno scenario di breve che favorisce un consolidamento nel corridoio 1,1850–1,2050, in attesa di un catalyst capace di rompere in modo credibile il nuovo equilibrio.

EurUsd 31 01 2026

GBP/USD: Rialzo In Fase Di Esaurimento

Il GBP/USD ha vissuto una settimana 26–30 gennaio 2026 tendenzialmente positiva ma con chiari segnali di esaurimento del rialzo nelle ultime sedute. Dopo aver oscillato intorno a 1,38 a metà settimana, la coppia ha chiuso venerdì in area 1,37–1,37½, con una correzione intraday più marcata che ha riportato i prezzi verso la parte bassa del range recente e aumentato il rischio di una fase di pullback tecnico nel brevissimo. Gli indicatori tecnici rimangono complessivamente ancora costruttivi (contesto di momentum di fondo rialzista e medie mobili impostate al rialzo), ma la vicinanza a resistenze chiave e la comparsa di prese di profitto suggeriscono una probabile fase di consolidamento laterale/correttivo prima di eventuali nuovi massimi.

Dollar Index (DXY): Rimbalzo Tattico Dentro Un Quadro Di Indebolimento Di Fondo

Il Dollar Index ha interrotto temporaneamente il trend di indebolimento di gennaio, mettendo a segno un rimbalzo tattico nella parte finale della settimana, con una salita intraday fino in area 96,5–97,1 e un guadagno vicino all’1% nella seduta di venerdì. Questo recupero resta però incastonato in un quadro di medio termine ancora fragile, con un dollaro che, su base mensile e soprattutto annuale, continua a mostrare una performance negativa a doppia cifra rispetto al paniere di riferimento. La price action della settimana suggerisce più un aggiustamento tecnico legato alla presa di profitto contro euro e sterlina che un’inversione strutturale del trend, lasciando aperto lo scenario di un DXY destinato a muoversi in un corridoio laterale ribassista in attesa di segnali più chiari dal fronte Fed e dai prossimi dati macro USA.

 

Wall Street

Oro (XAU/USD): Rottura Violenta Dal Massimo Storico E Avvio Di Correzione Tattica Dentro Un Trend Primario Ancora Rialzista

L’oro (XAU/USD) ha vissuto una settimana 26–30 gennaio 2026 di fortissima instabilità, caratterizzata da un massimo storico assoluto in area 5.520 USD l’oncia seguito da un violento reversal, con chiusura di venerdì intorno a4.840 USD e una perdita di oltre l’11,5% nella sola ultima seduta. La sequenza settimanale descrive un classico pattern di “blow-off top”: dopo un’apertura lunedì in area 5.080–5.100 USD, il metallo ha accelerato martedì e soprattutto mercoledì verso nuovi record sopra 5.500 USD, spinto da flussi ancora massicci verso i beni rifugio e da timori istituzionali legati alla Fed, prima di incontrare una barriera psicologica e tecnica in area 5.500–5.550. Tra giovedì e venerdì la price action ha cambiato natura: le candele giornaliere hanno evidenziato lunghe ombre superiori e chiusure progressivamente più basse, segnalando prese di profitto aggressive e primi segnali di redistribuzione, con il prezzo che è rientrato nel range 5.200–5.300 USD dopo il picco intraday.

Dal punto di vista tecnico, il metallo rimane comunque inserito in un trend primario decisamente rialzista: la MM50 e la MM100 giornaliere scorrono ancora ben al di sotto dei prezzi correnti (zona 4.700–4.900 USD), disegnando un ventaglio rialzista classico, ma la distanza eccezionale fra prezzo e medie segnala una fase di estensione eccessiva più che un equilibrio sostenibile di lungo periodo. Gli oscillatori momentum confermano questa lettura: l’RSI a 14 periodi, che nelle scorse settimane aveva superato con decisione la soglia di 70–80 punti, ha iniziato a scaricare da livelli di ipercomprato estremo, rientrando gradualmente verso la zona 60–65 e configurando potenziali divergenze ribassiste rispetto ai nuovi massimi di prezzo segnati a metà settimana. 

La regressionelineare su 30–50 giorni continua a mostrare una pendenza marcatamente positiva, confermando che il trend direzionale rimane orientato al rialzo, ma negli ultimi 5–10 giorni la curva ha cominciato a “flettere” leggermente, coerente con un passaggio da accelerazione impulsiva a movimento più maturo e potenzialmente laterale.

Dal punto di vista dei livelli chiave, i primi supporti dinamici si collocano in area 5.350–5.300 USD, seguiti da una zona tecnica più importante intorno a 5.000–4.900 USD, dove transitano supporti statici e le medie mobili di medio periodo che hanno accompagnato l’intero rally di gennaio.

Finché i prezzi rimarranno sopra quest’area, lo scenario di base resta quello di una correzione tattica all’interno di un bullmarket strutturale; una violazione decisa sotto 4.900–4.850 USD aprirebbe invece la strada a un repricing più profondo verso la MM50, trasformando l’attuale storno da semplice “scarico di ipercomprato” a vera e propria fase di distribuzione di medio termine.

Gold 31 01 2026

Argento (XAG/USD): Volatilità Estrema, High Beta Dell’Oro In Correzione Dopo Rally Esplosivo

L’argento ha confermato il suo ruolo di “high beta” dell’oro: dopo un rally verticale che nell’ultimo mese lo ha portato da area 70 a oltre 115 USD l’oncia, la settimana 26–30 gennaio si è chiusa con una correzione violenta, con il prezzo intorno a 88–90 USD e un crollo di oltre il 20% rispetto ai massimi di giovedì. 

La struttura tecnica rimane tuttavia rialzista nel medio termine, con un canale ascendente ancora intatto e analisi settimanali che indicano una semplice correzione verso area 90 USD come scenario base, prima di un possibile ritorno verso l’area 110–115 USD, a condizione che non vengano violati i supporti chiave in zona 77–80 USD. L’impulso resta sostenuto da una combinazione di fattori strutturali (vincoli sull’offerta, leva industriale e compressione del rapporto oro/argento), ma il profilo di rischio di breve rimane elevato, con margini CME più rigidi e price action tipica di una fase di eccesso emotivo piuttosto che di trend ordinato.

Petrolio (Brent/WTI): Brent In Correzione Dentro Canale Discendente, Rimbalzi Solo Tattici

Il petrolio, e in particolare il Brent, ha chiuso la settimana con un tono debole, con i prezzi intorno a 65–66 USD al barile, all’interno di un trend discendente di medio termine e con le medie mobili che continuano a segnalare pressione ribassista. 

Le analisi tecniche settimanali indicano per il Brent una probabile fase di semplice correzione rialzista verso l’area 68–69 USD, vista più come pullback alla resistenza dinamica che come vera inversione, con target ribassisti ancora aperti verso 62–58 USD nel caso di nuova ondata di risk-off o di dati deboli sulla domanda. 

Il WTI segue una traiettoria analoga, sostenuto solo parzialmente dal rischio geopolitico, ma complessivamente penalizzato da un quadro di domanda globale meno brillante e da un dollaro ancora relativamente forte su base settimanale, elementi che favoriscono un’impostazione prudente sulle commodities energetiche rispetto ai metalli preziosi.

 

Indici USA – Nasdaq E S&P 500: Nuovi Massimi Storici, Poi Correzione Tattica Nel Cuore Della Earnings Season

Il Nasdaq ha vissuto una settimana 26–30 gennaio 2026 in due tempi: nuovi massimi storici nella prima parte della settimana e correzione più netta venerdì, in un contesto dominato dalle trimestrali delle big tech e dall’incertezza sulla traiettoria della Fed. L’indice è salito tra lunedì e mercoledì aggiornando i record storici grazie ai rialzi di Apple, Microsoft, Meta e altri titoli growth legati all’AI, per poi arretrare nell’ultima seduta quando prese di profitto e un rinnovato repricing sui tassi hanno colpito in modo selettivo il comparto tecnologico ad alta capitalizzazione.Il saldo settimanale rimane moderatamente positivo, ma la struttura delle ultime candele giornaliere segnala un passaggio da momentum direzionale a fase di consolidamento alto, con volatilità in aumento e chiusure via via più lontane dai massimi intraday.

La lettura tecnica del Nasdaq evidenzia un indice ancora inserito in un canale ascendente di medio periodo, con i prezzi al di sopra delle principali medie mobili (SMA50 e SMA100) e una regressione lineare ancora a pendenza positiva, ma meno inclinata rispetto al 2025, coerente con un rallentamento dell’accelerazione rialzista. L’RSI a 14 periodi oscilla in area neutrale-positiva (intorno a 55–60 punti sulle principali letture giornaliere), confermando che non siamo in pieno ipercomprato ma nemmeno in una fase di forza esplosiva; gli oscillatori di breve iniziano a mostrare divergenze leggere rispetto ai nuovi massimi, tipiche dei top di breve prima di fasi di consolidamento o correzione.All’interno dell’indice, il settore semiconduttori rimane il fulcro del sentiment: Nvidia, AMD e i principali chipmaker beneficiano ancora della narrativa AI, con performance relative robuste su base mensile, ma con una crescente attenzione del mercato ai rischi di compressione multipli e all’avanzare di soluzioni proprietarie (TPU/ASIC) sviluppate dai grandi provider cloud. In sintesi, il quadro del Nasdaq resta costruttivo sul medio termine ma più fragile nel brevissimo, con il rischio di pullback verso supporti dinamici rilevanti in caso di delusioni sugli utili o sorprese hawkish dal fronte Fed.

Il quadro di medio periodo sul Nasdaq rimane chiaramente rialzista: l’indice scambia al di sopra di tutte le principali medie mobili semplici giornaliere, disegnando un classico “ventaglio bullish” (prezzo > MA20 > MA50 > MA100 > MA200) che le letture aggregate classificano come Trend UP. La distanza positiva da MA50 e MA100 è ancora costruttiva, mentre la regressione lineare su 30–50 giorni mantiene una pendenza positiva, pur meno accentuata rispetto al 2025, coerente con un trend maturo in fase di consolidamento sui massimi più che con una nuova accelerazione impulsiva. L’RSI(14) a 67,6 punti indica un momentum rialzista deciso ma non ancora estremo, confermando lo scenario di TREND UP con ancora un certo margine prima di entrare in pieno ipercomprato. In parallelo, però, lo STOCH(9,6) a 99,1 e il Williams %R a -0,7 segnalano condizioni di ipercomprato marcato di brevissimo termine, aumentando la probabilità di un pullback tattico o di una fase di lateralizzazione sopra i primi supporti chiave. L’ATR(14) contenuto descrive una volatilità ordinata: lo storno di venerdì appare quindi fisiologico all’interno del trend rialzista, più che il preludio a un’inversione strutturale. In questo contesto, i primi supporti immediati si collocano in area 23.200–23.300 punti (minimi settimanali e zona della MA20 dinamica), mentre le resistenze si concentrano tra 23.800 e 24.000 punti, corrispondenti ai massimi di gennaio e al margine superiore del canale ascendente. Lo scenario base resta quello di un consolidamento correttivo sopra i supporti di breve con possibilità di un nuovo test dei massimi solo in presenza di sorprese positive dalla earnings season tech e in assenza di shock dal fronte Fed; un deludente quadro di utili o guidance aumenterebbe invece il rischio di un pullback verso la MA50, pur lasciando intatto il trend primario fino a eventuali rotture significative sotto area 23.000 punti.

Nasdaq 31 01 2026

L’S&P 500 ha mostrato un comportamento affine ma più “smussato”, con nuovi massimi storici toccati a inizio settimana e una chiusura di venerdì leggermente sotto i picchi, riflettendo una combinazione di rotazioni settoriali e prese di profitto sulle mega-cap. L’indice ha registrato un modesto guadagno nelle prime sedute grazie al traino del comparto tecnologico e di alcuni titoli consumer e finanziari, per poi chiudere la settimana pressoché invariato o con una lieve flessione di qualche decimo di punto percentuale, segnale di un mercato che inizia a percepire come tirate le valutazioni aggregate. Dal lato tecnico, l’S&P 500 continua a muoversi sopra la SMA50 e la SMA100, con un ventaglio di medie ancora ordinato al rialzo e un RSI attorno a 50–55 punti, quindi in piena neutralità: la struttura è coerente con un consolidamento sui massimi piuttosto che con l’immediata estensione del rally verso nuovi livelli molto più elevati.

In termini di scenari, la combinazione di:

  1. indici su massimi o immediatamente sotto;
  2. volatilità che rimane relativamente contenuta ma in graduale risalita;
  3. dipendenza marcata dalla stagione di earnings delle big tech (Microsoft, Apple, Tesla, Meta) e dalle prossime indicazioni della Fed;

rende più probabile, nel brevissimo, uno scenario di consolidamento in range stretto (Nasdaq in area 23.400–24.000; S&P 500 in area 6.900–7.050) rispetto a un breakout esplosivo immediato. 

Un eventuale flusso di sorprese positive su utili e guidance potrebbe riattivare il momentum e spingere entrambi gli indici su nuovi massimi, mentre delusioni sui margini, indicazioni prudenti sulla spesa cloud/AI o segnali di Fed più aggressiva aumenterebbero la probabilità di un pullback correttivo verso i primi supporti dinamici di medio periodo.

Meta, Microsoft, Tesla e Apple hanno chiuso la settimana di mercato 26–30 gennaio 2026 al centro della narrativa macro, con risultati trimestrali che fotografano bene la divergenza fra “AI winners”, consumi globali resilienti e prime crepe nel modello EV puro.

Meta: pubblicità e AI, crescita forte ma capex-monstre

Meta ha battuto nettamente le attese nel Q4 2025, con utile per azione a 8,88 dollari e ricavi a 59,9 miliardi, sopra il consensus su entrambe le linee. 

Per il Q1 2026 la società guida a ricavi fra 53,5 e 56,5 miliardi, ben oltre le stime di mercato, segnale di domanda pubblicitaria ancora molto robusta nonostante il rallentamento macro. 

Il rovescio della medaglia è la guidance di spesa: Meta prevede per il 2026 capex fra 115 e 135 miliardi di dollari e costi totali fra 162 e 169 miliardi, livelli significativamente superiori alle aspettative, con il mercato che deve ora prezzare un enorme ciclo di investimento infrastrutturale in AI e data center. 

Nel complesso, il quadro è di crescita top line e margini in forte ripresa (net income in netto rimbalzo rispetto al 2025 colpito da oneri fiscali straordinari), ma accompagnati da una leva di spesa che lega strettamente la narrativa azionaria al successo dell’esecuzione nel training e deployment di modelli AI proprietari.

Microsoft: cloud e AI come ancora macro in un mondo rallentato

Microsoft arriva alla settimana di fine gennaio con un profilo di qualità macro quasi da “proxy indice globale”: ricavi in crescita a doppia cifra, margini operativi in espansione e generazione di cassa molto elevata. 

Nell’ultimo trimestre pubblicato, il gruppo ha registrato ricavi per 77,7 miliardi di dollari (+18% anno su anno), utile operativo in crescita del 24% e utile netto di 27,7 miliardi, numeri che riflettono la combinazione di forza del cloud Azure, monetizzazione delle soluzioni AI e solidità del business Office/Server. 

Nel Q2 dell’esercizio 2026 (comunicato il 29 gennaio), Microsoft ha continuato a restituire capitale agli azionisti (12,7 miliardi fra dividendi e buyback) confermando una posizione finanziaria estremamente robusta e una natura quasi “bond proxy” per il mercato azionario globale. In un contesto macro segnato da crescita moderata e tassi ancora relativamente alti, il profilo di free cash flow e la visibilità su domanda enterprise e cloud rendono il titolo uno degli asset chiave per chi cerca esposizione strutturale al ciclo AI senza rinunciare a difensività.

Tesla: prima flessione di ricavi, margini sotto pressione e diversificazione forzata

Tesla rappresenta il fronte opposto della narrativa: nel Q4 2025 il gruppo ha riportato il primo calo annuo di ricavi della sua storia, con vendite trimestrali a 24,9 miliardi di dollari (-3% anno su anno) e ricavi 2025 scesi a 94,8 miliardi dai 97,7 miliardi del 2024. 

L’utile netto trimestrale è crollato del 61% a 840 milioni, mentre il profitto annuo è dimezzato a 3,8 miliardi rispetto ai 7,1 miliardi dell’anno precedente, segnalando un forte deterioramento dei margini in un contesto di concorrenza EV più intensa e pressione sui prezzi. 

Per reagire, Tesla ha annunciato un investimento di 2 miliardi di dollari in xAI, la società di intelligenza artificiale di Elon Musk, nella logica di integrare capacità AI e robotica nei suoi prodotti e diversificare il modello di business oltre il solo automotive. 

La lettura macro è chiara: in un contesto di consumi più selettivi e di tassi ancora elevati, il modello puramente EV ad alta crescita rallenta, e il rerating del titolo dipende sempre più dalla credibilità della transizione verso un ecosistema di servizi e piattaforme AI/robotica piuttosto che dal solo ciclo auto.

Apple: consumi globali resilienti, Cina in accelerazione e margini in miglioramento

Apple ha pubblicato un Q1 2026 molto forte, con ricavi a 143,8 miliardi di dollari (+16% anno su anno) e utile netto a 42,1 miliardi, in rialzo rispetto ai 36,3 miliardi dell’anno precedente. La crescita è stata trainata soprattutto da iPhone (vendite a 85,3 miliardi, +23%) e dal segmento Servizi (+14% a 30 miliardi), confermando che, nonostante la narrativa di saturazione, l’ecosistema hardware+servizi continua a generare espansione di fatturato e di margini. 

Dal punto di vista macro, spicca il rimbalzo della Cina, con vendite in Greater China in crescita del 38%, segnale di una domanda asiatica più resiliente del temuto nonostante le tensioni geopolitiche e i dazi. Il margine lordo è salito al 48,2% dal 46,9%, grazie a un mix più ricco e alla maggiore incidenza dei servizi, mentre il gruppo ha riacquistato 25 miliardi di dollari di azioni, continuando a usare il bilancio come leva di sostegno alla valutazione in un contesto di tassi realistici ma non più iper-bassi.

Nel complesso, i quattro colossi sintetizzano bene il quadro macro di inizio 2026: pubblicità e servizi digitali (Meta) e cloud/AI enterprise (Microsoft) cavalcano la domanda globale e forniscono visibilità nonostante i rischi Fed, Apple conferma la resilienza del consumatore premium e il peso crescente dei servizi, mentre Tesla mostra la vulnerabilità del modello growth puro in un contesto di crescita meno lineare e tassi più rigidi, accelerando la corsa alla “narrazione AI” come tentativo di ricostruire multipli e fiducia di lungo termine.

 

Sintesi e Scenario

Lo scenario di fine gennaio 2026 è quello di mercati globali in equilibrio instabile tra trend strutturalmente rialzisti e segnali crescenti di affaticamento tattico.L’asse macro è dominato dalla combinazione tra disinflazione USA ordinata, incertezze sull’indipendenza della Fed (nomina Warsh e tensioni politiche) e earnings season 

delle big tech, che condizionano direttamente il sentiment su dollaro, tassi e azionario USA.

Sul Forex, l’EUR/USD resta in fase di estensione rialzista ma con primi segnali di esaurimento sopra 1,20, mentre il GBP/USD mostra un rialzo di breve ormai maturo e il Dollar Index tenta solo un rimbalzo tattico all’interno di un quadro di indebolimento di fondo. Tra le commodities, l’oro ha appena segnato nuovi massimi storici e sta entrando in una fase correttiva/consolidativa dopo un evidente “blow-off top”, l’argento amplifica in modalità high beta la stessa dinamica con volatilità estrema, mentre il petrolio (Brent/WTI) rimane incastrato in un canale discendente con rimbalzi più tattici che strutturali.

Sugli indici, Nasdaq e S&P 500 restano vicini ai massimi storici, sostenuti dalle mega-cap tech e da un impianto tecnico ancora rialzista (ventaglio di medie in Trend UP, MACD positivo), ma con oscillatori in ipercomprato o quasi, regressioni lineari meno inclinate e price action che suggerisce consolidamento alto più che nuova accelerazione immediata. 

In sintesi, lo scenario di base per i prossimi giorni è di consolidamento/correzione ordinata su livelli elevati – su indici, oro e FX – con direzione successiva che dipenderà da tre catalizzatori: tono della Fed, qualità delle guidance delle big tech e tenuta del quadro geopolitico; fino a sorprese negative forti, i trend primari rialzisti restano intatti, ma con margini di errore sempre più ridotti

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