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Report Settimanale Mercati Globali: Dollaro, Argento e Oro in forza tra gli utili Big Bank

Sante Pellegrino
Sante Pellegrino
Trader Professionista, Formatore Bancario e Imprenditore Finanziario
17 gen 2026
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Analisi settimanale dei mercati globali con focus su dollaro forte, rotazione da Magnifiche 7 a energy e financial, dinamica di oro e petrolio e comportamento di Nasdaq e Big Bank Week.

I Mercati Alla Prova della Realtà: La Settimana che Ha Ridefinito le Aspettative per il 2026

La settimana conclusa il 16 gennaio 2026 rappresenta un momento di cerniera nella percezione della salute dell'economia globale. 

Mentre i mercati azionari festeggiavano gli stimoli fiscali dell'amministrazione Trump e il proseguimento della liquidità post-pandemica, i dati macroeconomici raccontavano una storia ben più sfumata. 

L'annuncio dei posti di lavoro creati nel mese di dicembre 2025 ha sorpreso al ribasso, con soltanto 50.000 nuove posizioni create contro le aspettative di 55.000-70.000 unità. 

Questo dato, significativamente inferiore alle previsioni del consensus, ha rappresentato un campanello d'allarme per chi aveva costruito aspettative su una economia americana immutabilmente forte.

Contemporaneamente, il tasso di disoccupazione si è assestato al 4,4%, in calo rispetto al precedente 4,6%, elemento che potrebbe sembrare positivo in apparenza ma che cela una realtà più complessa: se cresce l'occupazione lentamente mentre cala la disoccupazione, significa che il tasso di partecipazione alla forza lavoro sta mostrando spazi di compressione ulteriore. 

Questi sono i numeri che i responsabili della politica monetaria della Federal Reserve leggono con estrema attenzione, perché raccontano non soltanto se l'economia sta creando posti ma anche la qualità di quei posti e se la popolazione rimane economicamente attiva.

In parallelo, il CPI (Indice dei Prezzi al Consumo) di dicembre 2025 ha riportato una crescita annuale del 2,7%, lievemente superiore al target della Fed del 2%. 

Questo dato di inflazione ancora persistente, unito all'indebolimento occupazionale, ha creato per i policy maker una situazione di straordinaria complessità. 

Non si tratta più della classica scelta tra inflazione e occupazione; si tratta invece di gestire un'economia dove l'inflazione rimane presente come una fastidiosa presenza e dove il mercato del lavoro inizia a mostrare chiaramente i segni di stanchezza dopo anni di espansione.

Le tensioni geopolitiche hanno agito come ulteriore amplificatore di volatilità. Le escalation diplomatiche in Iran e i controlli governativi sulle esportazioni di argento dalla Cina hanno creato una replica di movimenti violenti in mercati che storicamente fungono da rifugio: oro e argento hanno oscillato selvaggiamente durante la settimana, con l'oro che ha stabilito nuovi massimi storici superiori a 4.600 dollari per oncia. 

Questi movimento nei metalli preziosi, unitamente al rialzo del petrolio verso 62 dollari al barile, segnalano che i trader di tutto il mondo percepiscono un contesto di crescente incertezza politica che giustifica l'accumulo di asset difensivi e l'estensione dei premi di rischio geopolitico.

Appuntamenti Macroeconomici Cruciali: La Settimana che Ha Definito le Aspettative

La settimana macroeconomica del 12-16 gennaio 2026 è stata scandita da una sequenza serrata di dati capaci di orientare in modo decisivo le aspettative dei mercati: si è aperta con il PIL cinese del quarto trimestre 2025, fondamentale per valutare l’impatto della seconda economia mondiale sulla domanda globale di materie prime, e con il CPI statunitense di dicembre, che ha immediatamente impostato il tono delle discussioni finanziarie. 

Il 13 gennaio sono arrivati il PPI americano, indicatore anticipatore delle pressioni inflazionistiche future, e le vendite al dettaglio, termometro della resilienza dei consumi. 

Il 14 gennaio ha aggiunto ulteriori dati sul PPI e l’indice di fiducia dei consumatori, utile per misurare la trasmissione della solidità del mercato del lavoro al comportamento delle famiglie. Il 15 gennaio ha rappresentato il picco informativo, con la pubblicazione congiunta della produzione industriale di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, della bilancia commerciale europea e, dagli Stati Uniti, del Philadelphia Fed Index e delle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. La settimana si è chiusa il 16 gennaio con il CPI finale di Germania e Italia, la produzione industriale americana e quella dell’Eurozona. 

L’intensità di questo calendario spiega come i movimenti degli asset non siano stati semplici oscillazioni tecniche, ma risposte puntuali alle sorprese macroeconomiche emerse giorno dopo giorno.

Le Trimestrali Bancarie: Il Fondamento della Stagione dei Conti

La Big Bank Week del 12-16 gennaio 2026 ha rappresentato il fulcro della stagione delle trimestrali americane, il momento in cui i CEO dei colossi finanziari statunitensi si sono affacciati ai mercati per rivelar come la realtà ha messo a confronto con le aspettative costruite mesi prima. 

La narrativa che è emersa è stata sorprendentemente coerente: le banche americane hanno beneficiato massicciamente dal boom dell'investment banking nel 2025, compensando parzialmente i cali attesi nel Net Interest Income dovuti al taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nella seconda metà dell'anno. 

Tuttavia, la crescita non è stata uniforme, e le differenze tra istituto e istituto raccontano storie affascinanti sulla diversificazione dei modelli di business bancario nell'era post-tasso zero.

La Dinamica dei Forex: EURUSD e GBPUSD Schiacciati dal Dollaro Strutturalmente Forte

EURUSD ha racchiuso la dinamica di tutta la settimana in una slide progressiva verso i 1.1610, confermando una pressione ribassista strutturale che non accenna minimamente a invertirsi. 

Il pattern tecnico dominante rimane un testa e spalle ribassista sul grafico giornaliero, configurazione grafica che si è concretizzata con la rottura della neckline in area 1.1600, elemento che proietta target teorici verso quota 1.1500 e 1.1300 in estensione a target di medio-lungo termine.

Le medie mobili esponenziali mantengono un perfetto ordine discendente, con la EMA20 a 20 periodi in zona 1.1750, la EMA50 intorno a 1.1650 e la EMA200 ancora più in basso, disposizione che caratterizza con estrema chiarezza un trend ribassista dove ogni tentativo di rimbalzo verso l'alto viene sistematicamente respinto. 

Il prezzo utilizza la EMA20 come resistenza dinamica, comportamento caratteristico di una situazione dove i venditori controllano completamente il mercato. 

L'RSI a 14 periodi si colloca sotto la soglia neutrale di 50, senza alcuna divergenza rialzista che potrebbe preludere a un rimbalzo sostenuto come segnale di indebolimento della pressione al ribasso.

La regressione lineare sugli ultimi trenta giorni descrive chiaramente una pendenza negativa, linea che è inscritta in un canale discendente consolidato dove il movimento dei prezzi rimane confinato tra la trendline superiore (intorno a 1.1750) e la trendline inferiore (intorno a 1.1500). 

Pattern candlestick come bearish engulfing e shooting star confermano la dominanza dei venditori sui test della trendline superiore, elemento che suggerisce come ogni tentativo di rimbalzo verso resistenza sia destinato a fallire.

Supporti principali si collocano in area 1.1600–1.1633–1.1643, livelli tecnicamente rilevanti dove il prezzo ha registrato rimbalzi nel medio termine. 

Le resistenze più immediate si trovano a quota 1.1683–1.1723–1.1750. 

Il contesto rimane sfavorevole ai rialzisti fino a quando il prezzo non riuscirà a consolidarsi stabilmente sopra 1.1750, evento che al momento rimane poco probabile data la forza strutturale del dollaro USA supportata da differenziali di rendimento ancora favorevoli agli asset denominati in dollari.

Eur Usd Pepperstone 17 01 2026

GBPUSD replica un bias ribassista simile, ma con una volatilità intraday marcatamente superiore, caratteristica che rende questa coppia particolarmente affascinante per i trader che operano su timeframe inferiori al giornaliero. 

La coppia si mantiene sotto la EMA50 daily in area 1.3350, livello che continua a fungere da resistenza dinamica ben definita. 

L'RSI oscilla intorno a 48, segnalando un'assenza marcata di momentum rialzista e suggerendo come il mercato sia in uno stato di equilibrio precario dove una spinta ulteriore al ribasso potrebbe innescare accelerazioni veloci.

La regressione lineare settimanale mostra una pendenza moderatamente negativa, mentre le SMA a 100 e 200 periodi fungono da veri magneti per i pullback nei test di resistenza più sostenuti.

Il quadro candlestick evidenzia sequenze di doji e spinning top sui massimi relativi, pattern caratteristici di indecisione, interrotti da engulfing ribassisti che confermano senza ombra di dubbio la dominanza dei venditori nei punti di test di supporti statici quali 1.3250. 

I supporti chiave si collocano in area 1.3285–1.3325–1.3353, livelli dove il prezzo ha registrato rimbalzi significativi nel corso della settimana. 

Le resistenze più significative si trovano a 1.3437–1.3465–1.3490–1.3610, zona dove il prezzo ha registrato i massimi settimanali e dove confluono medie mobili di periodo intermedio. 

La volatilità rimane elevata, con movimenti di 80–100 pip in poche ore che rimangono normali in questa coppia.

Gbp Usd Pepperstone 17 01 2026

Il Dollaro Americano: Il Grande Asse della Settimana

A monte di tutte queste dinamiche nel forex rimane il movimento strutturale del Dollar Index (DXY), l'indice ponderato che misura la forza del dollaro rispetto a un paniere di sei valute principali (Euro, Yen, Sterlina, Franco Svizzero, Corona Svedese e Krone Norvegese). 

Il DXY ha consolidato un momentum rialzista marcato e costruito, mantenendosi stabilmente sopra quota 105.50 durante tutta la settimana in esame, con tutte le principali medie mobili esponenziali orientate chiaramente al rialzo in ordine crescente: EMA20 in area 105.80, EMA50 a 105.20 e SMA200 intorno a 104.50, tutte disposte sotto il prezzo in ordine ascendente lungo una trendline chiaramente rialzista che è stata instaurata nell'autunno 2025.

L'RSI a 14 periodi si colloca vicino a 60–62, segnalando una forza sostenuta ma ancora lontana dai livelli di ipercomprato estremo che solitamente precedono correzioni strutturali. 

Questo elemento suggerisce ulteriore spazio rialzista prima che una possibile correzione strutturale possa verificarsi. Il MACD evidenzia un crossover rialzista netto con histogramma in espansione, configurazione tecnica classica che accompagna le fasi di accelerazione rialzista. 

La regressione lineare mensile mostra la pendenza più marcata dai minimi di metà 2025, periodo durante il quale il DXY ha raggiunto i livelli più bassi del ciclo precedente. 

Pattern candlestick prevalentemente marubozu rialziste, configurazioni caratteristiche di movimento unidirezionale forte, intervallate da rari doji sui minimi indicano accumulo piuttosto che distribuzione, dinamica tipica di asset che si trovano in rafforzo strutturale di medio-lungo termine.

Didatticamente parlando, il DXY assume un ruolo cruciale nella meccanica dei mercati globali durante periodi come questo. Un DXY strutturalmente forte continua a esercitare pressione al ribasso su EURUSD e GBPUSD, dinamica che abbiamo appena discusso in dettaglio. 

Allo stesso tempo, il DXY forte può temporaneamente pesare sulle valutazioni di oro e argento denominati in dollari, elemento che ha creato una situazione paradossale dove oro e argento hanno raggiunto nuovi massimi assoluti nonostante il dollaro più forte, situazione possibile soltanto quando i driver geopolitici della domanda di rifugio sono sufficientemente forti da superare il vento contrario della valuta americana. 

La forza del dollaro inoltre influenza direttamente il pricing delle commodity energetiche come il petrolio, che sono denominate in dollari e per questo vedono una riduzione della affordability per compratori di paesi non dollaro-based quando il dollaro si rafforza.

La forza del dollaro è quindi il filo conduttore che lega le performance di molteplici classi di asset nel breve-medio termine. 

Gold pepperstone 17 01 2026

Metalli Preziosi: Oro Difensivo Versus Argento Volatile in Piena Crisi Geopolitica

L'oro consolida un trend rialzista robusto dentro un canale ascendente strutturale resiliente, con quotazioni stabilmente sopra i 4.550 dollari per oncia durante la settimana in esame. 

La settimana ha visto il prezzo toccare nuovi massimi storici superiori a 4.601 dollari lunedì, seguiti da una fase di consolidamento e da una chiusura approssimativa verso i 4.605 dollari in chiusura di settimana. Le medie mobili esponenziali a 20 e 50 periodi fungono da veri supporti dinamici nelle fasi di ritracciamento, confermando la salute tecnica del trend primario rialzista che si è instaurato a partire dai minimi di 4.274 dollari di metà 2025.

L'RSI a 14 periodi oscilla intorno a 60–62, segnalando una forza che potrebbe essere descritta come "sana" senza eccessi speculativi che porterebbero a correzioni brusche come quelle che caratterizzano asset ipercomprati. La regressione lineare mostra una pendenza positiva e costante, coerente con il trend di lungo termine ancora favorevole ai compratori nelle fasi di incertezza macro e geopolitica. 

A livello candlestick, la presenza alternata di marubozu rialzisti e inside bar seguito da doji dopo le accelerazioni descrive una sequenza tipica di breakout seguito da fasi di digestione del movimento, elemento che suggerisce forza strutturale piuttosto che volatilità speculativa.

I supporti principali si collocano in area 4.500–4.550, livelli che hanno fungito da supporti durante i ritracciamenti della settimana. 

Con una trendline ascendente tracciata dai minimi di 4.274.47 che offre ulteriore pavimento tecnico attorno a 4.470. 

Le resistenze sono poste attorno ai massimi appena toccati: 4.608–4.614–4.618 dollari. Fino a quando il prezzo rimane sopra 4.550, lo scenario rimane costruttivo per i long, specialmente in contesti di volatilità geopolitica elevata come quello che abbiamo osservato durante tutta la settimana in esame con le tensioni in Iran e il controllo cinese sulla supply di argento.

L'argento, al contrario, si caratterizza per una volatilità nettamente superiore e profili di rischio/rendimento profondamente diversi malgrado la comunanza teorica di driver macro con l'oro. 

Nelle ultime settimane il prezzo ha spinto verso area 92 dollari per oncia, movimento che rappresenta un guadagno di quasi il 16% dai minimi di metà dicembre, un'accelerazione che sarebbe considerata eccezionale in quasi qualsiasi asset ad eccezione del petrolio e dei metalli industriali in ampi rialzi. 

Con una progressione caratterizzata da candele ad ampio range e RSI spesso oltre quota 70, evidenza senza equivoci di piena zona di ipercomprato, è chiaro come il prezzo dell'argento sia stato mosso più da flussi speculativi e dalla narrativa sulla scarsità relativa dovuta al controllo cinese sulle esportazioni piuttosto che da fondamentali di domanda industrial classici.

La regressione lineare giornaliera evidenzia una pendenza molto ripida, elemento che segnala come il movimento non sia sostenuto da incrementi graduali ma piuttosto da accelerazioni veloci in specifiche giornate. 

Le medie mobili fungono da livelli tecnici frequentemente testati in intraday, in contesto dove shadow lunghe (upper e lower shadows) e corpo piccoli (hammer, inverted hammer, spinning top) indicano stop loss e take profit colpiti in rapida successione durante ogni giornata di contrattazioni. Il driver primario della volatilità argento è stato l'annuncio del controllo cinese sull'esportazione: poiché la Cina controlla tra il 60–70% della capacità di raffinazione mondiale di argento, questa misura ha alimentato rally speculativi violenti in pochi giorni.

I supporti si collocano a 79.73 dollari, livello che rappresenta l'ultimo supporto strutturale significativo prima di una potenziale correzione più ampia. 

Le resistenze sono in area 87.94–96.15, zona dove il prezzo ha registrato i massimi della settimana. 

Dal punto di vista educativo, l'argento rappresenta un case study ideale per osservare come asset della stessa famiglia (metalli preziosi) possano mostrare profili di volatilità radicalmente diversi condividendo i medesimi fondamentali macro relativi al timore geopolitico e all'incertezza economica.

Petrolio: Rimbalzo Tecnico Sospeso tra Geopolitica e Fondamentali di Domanda

Il greggio WTI ha aperto la settimana a 58.435 dollari al barile, poi risalito verso i 62 dollari nei giorni centrali della settimana, per chiudere intorno a 60.66 con un calo giornaliero del 2.90% venerdì, riflettendo realizzazioni di profitto dopo il rally alimentato dai timori geopolitici relativi a possibili interruzioni della supply energetica. 

Questo movimento di larga ampiezza, oltre 4 dollari al barile in quattro giorni lavorativi, segnala un mercato dove i trader sono attenti a ogni titolo di giornale e dove i catalizzatori geopolitici hanno un impatto immediato sulla curva dei futures.

Dal profilo tecnico, il petrolio si trova in una fase di rimbalzo caratterizzata da una configurazione assimilabile a una flag rialzista di mezzo termine, pattern grafico dove il prezzo aveva rimbalzato da livelli di supporto per poi comprimersi lateralmente prima di potenzialmente ripartire al rialzo. Le medie mobili esponenziali si sono girate al rialzo dopo una prolungata fase di debolezza: EMA144 su base giornaliera si colloca a 61.30 (livello di resistenza importante dove confluiscono ordini di acquisto di lungo termine), EMA200 a 62.60 e EMA50 settimanale a 63.40, quest'ultima una zona dove potenziali estensioni potrebbero incontrarsi in caso di conferma decisiva del pattern.

L'RSI risale verso 55 da precedenti livelli di oversold, in piena coerenza con il recupero innescato dalle tensioni in Medio Oriente e dall'attesa di possibili interventi coordinati OPEC+ per stabilizzare i prezzi. 

La regressione lineare di medio periodo ha iniziato a inclinarsi nuovamente verso l'alto dopo una fase quasi orizzontale che descriveva un mercato laterale dominato dall'attesa di catalizzatori fondamentali. 

Pattern candlestick doji e spinning top intorno alle date di pubblicazione dei dati sulle scorte USA (ogni mercoledì) evidenziano un mercato in costante ribilanciamento tra aspettative di domanda (guidate da dati occupazionali e CPI) e variazioni di supply (guidate dai dati sull'invenzione di barili nei serbatoi americani).

Supporti principali si collocano in area 57.4–58.00–58.34, livelli che hanno fornito pavimento tecnico durante le correzioni della settimana. 

Le resistenze più immediate sono poste a 60.66–61.30–62.60–63.40, zona dove il prezzo ha registrato i massimi della settimana e dove confluiscono le medie mobili di diverso periodo. 

L'ampiezza del canale rialzista in formazione suggerisce estensioni possibili verso 70 dollari al barile in caso di conferma del pattern e di escalation ulteriore delle tensioni geopolitiche, sebbene tale scenario rimanga condizionato dall'evoluzione delle tensioni geopolitiche e dalle decisioni OPEC+ di mantenere o ridurre la produzione. 

Il focus rimane didattico: il petrolio mostra come i segnali tecnici debbano sempre essere letti alla luce dei driver fondamentali e geopolitici, non come variabili indipendenti che possono essere analizzate in isolamento.

Petrolio Pepperstone 17 01 2026

 

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Indici Azionari USA: Nasdaq Affaticato verso i Massimi Annuali, S&P 500 Sostenuto dalla Rotazione Settoriale

Il Nasdaq 100, l'indice che traccia le 100 più grandi aziende tecnologiche, manifatturiere e growth-oriented quotate al Nasdaq, mantiene un'impostazione rialzista di fondo, ma con chiari segnali di affaticamento che non possono essere ignorati dai gestori di portafoglio. 

I prezzi rimangono sopra la confluenza delle EMA20 e EMA50 in area 21.200, tuttavia l'RSI intorno a 55 in progressivo rallentamento e la frequente comparsa di doji sui massimi relativi prossimi a 22.000 segnalano un possibile esaurimento del rally tech che ha caratterizzato il Q4 2025.

La regressione lineare settimanale, pur ancora positiva, si è notevolmente appiattita rispetto al quarto trimestre 2025, momento in cui il Nasdaq aveva guadagnato quasi il 15% in pochi mesi. 

Mentre le medie mobili di lungo periodo (100 e 200 periodi) rimangono ampiamente sotto il prezzo, confermando la natura del trend primario rialzista, il rallentamento della pendenza della regressione suggerisce come il mercato sia in uno stato di distribuzione relativa dove gli operatori di grande dimensione stanno progressivamente ridimensionando le loro esposizioni dopo i forti guadagni dell'anno precedente.

Nella settimana in esame, il Nasdaq ha oscillato tra 25.465.94 (minimo martedì 14 gennaio) e 25.787.66 (massimo lunedì 12 gennaio), con un net change di circa +0.16% da inizio settimana, cifra che maschera l'elevata volatilità intraday e la redistribuzione di peso tra i vari settori che abbiamo osservato nel dettaglio durante la Big Bank Week. 

Questo movimento laterale di piccola ampiezza su base settimanale costituisce un segnale di consolidamento dove gli operatori stanno valutando se il rally tech sia sostenibile in un contesto di tassi ancora relativamente alti e di rotazione verso settori ciclici.

L'S&P 500, indice molto più ampio e rappresentativo del mercato azionario USA nel suo complesso, avanza con un progresso dello 0.7% da inizio anno in uno scenario tecnico più costruttivo rispetto al Nasdaq. 

La solidità della SMA200 in area 5.600 e della EMA50 intorno a 5.750 forniscono supporti dinamici robusti nei pullback, elemento che segnala come il mercato ampio rimanga in uno stato di buona salute strutturale. L'RSI a 58 segnala equilibrio tra forza e necessità di consolidamento, senza eccessi che potrebbero preludere a correzioni significative. 

I pattern candlestick mostrano harami e inside bar dopo i recenti picchi, configurazioni tipiche di mercati che alternano fasi di compressione a breakout graduali, coerente con lo scenario di rotazione settoriale in corso dove i settori value e ciclici stanno guadagnando terreno a scapito dei magnifici sette.

La regressione lineare giornaliera mantiene una pendenza positiva moderata, elemento coerente con un trend rialzista accompagnato da rotazione verso energy, financials e settori ciclici a scapito della sovraperformance precedente delle big tech. 

I supporti chiave rimangono 6.939.7–6.900 mentre le resistenze si trovano a 6.996–7.052.4, zone dove il prezzo ha testato e respinto ripetutamente durante le ultime sedute.

In ottica educazionale, questa fase rappresenta un esempio vivido di come un indice possa restare tecnicamente bullish pur mostrando segnali di distribuzione relativa su specifici segmenti come le Magnifiche 7.

Nasdaq Pepperstone 17 01 2026

Indici Europei: DAX e Eurostoxx Costruttivi su PMI Manifatturieri in Miglioramento

Il DAX tedesco mantiene un'impostazione costruttiva supportata dall'evidenza di miglioramento nei dati PMI manifatturieri europei pubblicati durante la settimana. 

I prezzi rimangono consolidati sopra le principali medie mobili dinamiche e una regressione lineare di medio periodo inclinata positivamente, sebbene con pendenza più contenuta rispetto al Nasdaq e S&P 500 statunitensi.

L'RSI oscilla tra 50 e 70, avvicinandosi alla soglia di ipercomprato, elemento che suggerisce come il mercato sia in uno stato di forza ma potenzialmente pronto per un consolidamento tattico.

La frequente comparsa di upper shadow pronunciate sui massimi suggerisce possibili prese di profitto dopo il rally alimentato dal miglioramento dei dati PMI manifatturieri e dal sentiment corporate positivo sui titoli industriali tedeschi. Questo elemento è particolarmente rilevante per gli investitori europei che operano nel segmento value: le banche tedesche e i produttori di macchinari hanno registrato solida demand nel corso della settimana, element che ha fornito un supporto strutturale agli indici europei.

L'Eurostoxx replica una dinamica simile: trend moderatamente rialzista con medie mobili che fungono da supporti dinamici nei pullback e RSI intorno a 60, segnale di forza ma non di eccesso estremo. 

I pattern candlestick evidenziano morning star su supporti chiave, configurazione tipica di mercati che alternano compressione a breakout graduali. 

I supporti principali rimangono in area 44.413, mentre le resistenze si trovano a 50.109. 

Entrambi gli indici beneficiano del sentiment positivo legato alle politiche fiscali espansive sotto l'amministrazione Trump negli USA e dai miglioramenti nei PMI europei, elementi che spiegano la resilienza relativa rispetto a una Nasdaq americana in fase di affaticamento relativo.

Eurostoxx 17 01 2026

Le Magnifiche 7: La Transizione da Forza Assoluta a Distribuzione Relativa

Le Magnifiche 7 – Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta, Tesla e Nvidia – rimangono il fulcro della narrazione azionaria globale, ma i segnali tecnici delle ultime settimane indicano chiaramente una fase di esaurimento relativo rispetto al resto del mercato USA, elemento che abbiamo iniziato a tracciare durante la discussion del Nasdaq ma che merita attenzione dettagliata.

Nvidia segnala un quadro in potenziale recupero: il prezzo ha rotto la linea di tendenza ribassista che delimitava gli ultimi ritracciamenti verso fine dicembre, movimento interpretato come segnale di forza relativa che suggerisce una capacità del compratori di controllare il momentum negativo. 

Il prezzo ha già segnato massimi superiori a 188 USD, elemento che avvalora la tesi rialzista, anche se nelle ultime sedute della settimana ha registrato leggeri ritracciamenti con segnali ribassisti su RSI e MACD che suggeriscono una possibile fase di consolidamento tattico. 

La configurazione rimane posizionata su minimali più alti, elemento costruttivo che suggerisce una struttura di mercato ancora favorevole ai long, purché il prezzo non ceda il livello dei minimi 170–173 USD, che rappresenterebbe un segnale di inversione ribassista seria.

Microsoft si colloca tra resistenza a 493 USD e supporto a 468 USD, in una chiara fase di lateralizzazione su breve termine dove il prezzo oscilla in una banda di circa 25 dollari. 

Sia l'RSI sia il MACD confermano una situazione di equilibrio tra domanda e offerta, dinamica che esclude accelerazioni significative nel brevissimo termine e suggerisce piuttosto una fase di ribilanciamento tattico dove gli operatori stanno valutando se la crescita nei revenue da servizi cloud Azure possa giustificare la valutazione attuale.

Apple si trova nelle vicinanze di un livello rilevante 254–260 USD, zona dove convergono medie mobili di diverso periodo e precedenti massimi relativi, creando una potenziale area di congestione e decision-making per gli operatori. 

Qualora il prezzo riuscisse a consolidarsi stabilmente sopra questo livello, lo scenario diventerebbe positivo per estensioni verso 280 USD, mentre una rottura al ribasso potrebbe portare il prezzo verso supporti in area 240–245 USD.

Tesla ha sperimentato una progressiva indebolimento durante la settimana, passando da 448.96 USD il 12 gennaio a 439.20 USD il 14 gennaio (variazione -1.79%), per poi stabilizzarsi intorno a 445 USD. 

Il consensus degli analisti mantiene una posizione "Hold" con target price medio intorno a 408.50 USD, sebbene range di target varino tra 404 e 548 USD a seconda del grado di fiducia nel progetto robotaxi e nelle capacità di monetizzazione dell'Intelligenza Artificiale. 

Il pattern tecnico mostra potenziali head and shoulders minori, configurazione grafica che suggerisce una distribuzione di medio termine, mentre la distribuzione relativa indica una pressione di vendita da parte degli insider nel periodo esaminato.

Meta Platforms ha subito progressivi cali durante la settimana, partendo da 641.97 USD il 12 gennaio fino a 615.52 USD il 14 gennaio (variazione negativa di -2.47%), per poi risalire lievemente a 620.25 USD con un guadagno del 0.86% in chiusura. Le resistenze si collocano in area 739.1–756.7–774.2, livelli che rappresentano i precedenti massimi di medio termine.

Il supporto immediato è posizionato intorno a 620, zona dove il prezzo ha trovato pavimento tecnico nella sessione finale della settimana.

Il pattern tecnico evidenzia un triangolo discendente, configurazione tipica di distribuzione nei mercati rialzisti, con engulfing ribassisti che confermano la dominanza dei venditori nei test di massimi relativi. 

La regressione lineare annuale rimane positiva ma con pendenza in attenuazione, segnale di perdita di slancio rialzista strutturale.

Google (Alphabet) continua a guidare lo sviluppo di AI con una crescita trimestrale del 16% anno su anno e un fatturato che ha superato i 85 miliardi di dollari nel trimestre precedente. 

Gli analisti prevedono un potenziale rialzo del 18% con target price prossimo a 3.500 dollari, crescita sostenuta dalla domanda crescente per Google Cloud e dall'integrazione progressiva di AI nei servizi core come Search e Advertising. 

Questa dinamica suggerisce come la narrativa di Alphabet sia meno vulnerabile alla rotazione rispetto a Meta o Tesla, asset che hanno beneficiato più di narrativa AI generica piuttosto che di veri frutti dell'integrazione di AI nei business esistenti.

Intel, dal canto suo, sta investendo massicciamente in acceleratori AI e in soluzioni per data center, una strategia che ha portato a una crescita trimestrale del 9% anno su anno. 

Gli analisti stimano un potenziale rialzo del 14% verso il target di 70 dollari, basato su nuove architetture AI e partnership strategiche che potrebbero permettere a Intel di catturare una porzione della domanda esplosiva di semiconduttori per l'Intelligenza Artificiale.

Tuttavia, Intel rimane una storia di turnaround con rischi significativi, dato che la competizione da parte di TSMC e dai semiconduttori custom dei hyperscaler continua a intensificarsi.

In sintesi, il quadro complessivo delle Magnifiche 7 rivela una transizione da fase di eccesso rialzista a fase di consolidamento con distribuzione relativa marcata su Meta, Tesla e Amazon, mentre Nvidia e Alphabet mantengono momentum leggermente più sostenuto grazie al focus su innovazione AI concreta e integrabile nei business existenti.

La settimana del 12-16 gennaio 2026 ha segnato il punto di inflection dove il mercato ha iniziato a differenziare tra veri beneficiari della rivoluzione AI e mere beneficiaries della narrativa AI senza fondamentali sottostanti robusti.

Scenario Prospettico: Le Tre Tendenze di Fondo 

Il contesto tecnico della settimana 12–16 gennaio 2026 suggerisce il consolidamento di tre trend macro di mezzo-lungo termine che avranno impatti significativi sulla performance dei mercati nel mese di febbraio e oltre. Primo, la forza strutturale del DXY continuerà a pesare su coppie come EURUSD e GBPUSD fino a quando i differenziali di rendimento continueranno a favorire il tasso USA e la Fed manterrà una posizione attesa sul fronte dei tassi di interesse. 

Una possibile inversione di questo trend richiederebbe una sorpresa significativa al ribasso nei dati economici americani o un intervento coordinato delle banche centrali non ancora visibile sull'orizzonte.

Secondo, la sostituzione della performance delle Magnifiche 7 con titoli di energy, financial e cyclicals rappresenta un fenomeno strutturale alimentato dalle aspettative di politiche fiscali espansive sotto l'amministrazione Trump, elemento che non è una moda temporanea ma piuttosto il riflesso di un cambio nei disincentivi che muovono il capitale globale. 

Questa rotazione continuerà finché il rendimento reale (aggiustato per inflazione) rimarrà positivo e le tensioni geopolitiche continueranno ad alimentare domanda di asset energetici.

Terzo, gli asset rifugio difensivi come oro e argento beneficeranno sia della domanda di protezione che dalla volatilità elevata. 

L'argento rimane vulnerabile a correzioni brusche data la sua volatilità estrema, mentre l'oro rimane il porto sicuro prediletto dagli investitori during periods di elevated uncertainty. 

Il petrolio rimane sospeso tra l'appeal tecnico del rimbalzo e il rischio che eventuali de-escalation geopolitica faccia crollare il premio al rischio incorporato nei prezzi.

La Big Bank Week ha confermato come le banche americane stiano adattandosi con successo a un contesto di tassi calanti attraverso la crescita dei ricavi da advisory e trading, con performance differenziate tra istituti a seconda della diversificazione del modello di business. 

JPMorgan e Goldman Sachs hanno entrambi dimostrato capacità di navigare le challenging condition, anche se con modalità differenti: JPMorgan attraverso l'espansione nel consumer banking e Goldman attraverso il focus assoluto sul segmento istituzionale.

 

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