
La seconda settimana di settembre si apre con una variabile dominante: la politica monetaria torna al centro della scena proprio mentre l’inflazione europea rialza la testa.
L’attenzione sarà rivolta alla BCE, chiamata a decidere giovedì 10 settembre, ma il quadro da monitorare coinvolge anche Federal Reserve, Bank of England e Bank of Japan.
L’area euro ha registrato un’accelerazione dell’inflazione annua al 3,3% ad agosto, contro il 2,9% di luglio, secondo la stima flash Eurostat. Il contributo più rilevante è arrivato dall’energia, mentre servizi e beni hanno mostrato dinamiche più moderate. Il dato aumenta la difficoltà della BCE: da una parte l’istituto deve preservare la credibilità dell’obiettivo del 2%, dall’altra deve evitare che condizioni finanziarie eccessivamente restrittive pesino sulla crescita europea.
In questo contesto, i mercati non guarderanno soltanto alla decisione sui tassi, ma soprattutto alla comunicazione di Christine Lagarde, alle nuove proiezioni macroeconomiche e al giudizio dell’Eurotower sui rischi per inflazione e attività economica.
La BCE può aumentare la volatilità dell’azionario europeo anche a tassi invariati, se il messaggio dovesse segnalare maggiore preoccupazione per l’inflazione. Per questo motivo, l’interpretazione del mercato dipenderà dalla combinazione fra decisione, proiezioni e indicazioni sul percorso successivo.
Un tono più restrittivo potrebbe esercitare pressione sugli indici europei, sostenere l’euro e favorire un rialzo dei rendimenti obbligazionari.
Al contrario, segnali di cautela sulla crescita o un approccio più attendista potrebbero offrire un temporaneo sollievo agli asset rischiosi.
La BCE non sarà però l’unico appuntamento da seguire. La Federal Reserve si riunirà il 15 e 16 settembre; i futures sui Fed Funds incorporano attualmente una distribuzione delle probabilità tra due intervalli di tasso, con il 58,4% associato al range 3,75%-4,00% e il 41,6% al range 3,50%-3,75%, secondo il monitor aggiornato il 5 settembre. La Bank of England è attesa il 17 settembre, mentre la Bank of Japan concluderà la propria riunione il 18 settembre.

Il Nasdaq resta inserito in una struttura rialzista di fondo, ma nel breve periodo mostra una correzione che richiede prudenza. L’area di 28.728 punti rappresenta il primo riferimento tecnico da seguire: una tenuta del livello potrebbe favorire tentativi di recupero, mentre una rottura renderebbe più probabile un’estensione verso 28.500 punti.
Sotto quest’ultima soglia, l’attenzione si sposterebbe sul supporto più importante in area 27.000 punti. È qui che il mercato dovrebbe dimostrare se la fase attuale rappresenta soltanto una pausa fisiologica dopo il rialzo precedente oppure l’avvio di una correzione più strutturata.
Sul lato opposto, il Point of Control individuato in area 29.632 punti resta la prima resistenza rilevante. Un recupero stabile sopra tale livello potrebbe riaprire spazio verso 30.100-30.200 punti; l’eventuale prosecuzione della spinta rialzista troverebbe poi un obiettivo tecnico più ambizioso in area 33.000 punti.
Va però ricordato che i livelli tecnici hanno natura probabilistica: non rappresentano certezze né obiettivi automatici. Per il Nasdaq, in particolare, la reazione ai dati macro USA, alla dinamica dei rendimenti obbligazionari e alle aspettative sulla Fed resta determinante.

Il Nasdaq (NAS100) non riesce a sfondare quota 29.600 punti, e questo blocco non è casuale ma il risultato di una trendline ribassista che accompagna l'indice da diversi swing. Il grafico giornaliero mostra infatti prezzi fermi a 29.483,9 punti, dopo un'oscillazione contenuta tra 29.424 e 29.653,6: una candela quasi neutra che fotografa perfettamente l'indecisione del mercato in questa fase.
La forza dei titoli tech legati all'IA ha aiutato il Nasdaq a recuperare l'importante supporto di area 29.100 punti, ma non è bastata a rompere la resistenza superiore. Nonostante trimestrali sopra le attese da parte di Nvidia, Microsoft, Meta, CrowdStrike e Palantir, il paniere tecnologico nel suo complesso resta prigioniero della trendline ribassista disegnata dagli swing precedenti: un chiaro segnale che il mercato, per ora, preferisce prendere fiato piuttosto che inseguire nuovi massimi.
Il quadro tecnico di fondo resta comunque costruttivo, perché il prezzo continua a muoversi sopra entrambe le medie mobili di riferimento: quella più reattiva a 29.106,3 punti e quella più lenta a 28.569,2 punti.
A confermare questa impostazione interviene anche il SuperTrend, passato recentemente in modalità rialzista proprio in area 28.554,5, dopo la fase ribassista segnalata poco più in alto a 28.590,6.
Con un valore di 52,86, l'RSI si posiziona esattamente a metà strada tra ipercomprato e ipervenduto, un dato che riflette bene il momento di stallo dell'indice. Non c'è eccesso di ottimismo né di pessimismo: il mercato aspetta un catalizzatore, che potrebbe arrivare dai prossimi dati macro USA o da ulteriori trimestrali del comparto tecnologico.
Un breakout stabile oltre 29.600 punti sarebbe il segnale chiave per riaprire la strada verso i massimi storici in area 30.776-31.000 punti. Fino a quel momento, il Nasdaq resterà "condizionato" dalla trendline discendente che lo accompagna da agosto, come evidenziato anche nell'ultimo report settimanale di Pepperstone Italia[web:KulI6NRijUk].
Guardando al quadro più ampio, il canale di regressione lineare di lungo periodo continua a offrire supporto strutturale al Nasdaq: solo una discesa sotto i 28.500 punti, e soprattutto sotto i 27.000 punti, cambierebbe realmente l'impostazione di fondo da rialzista a ribassista. Fino a quel momento, la view di lungo periodo resta improntata alla cautela costruttiva, con il mercato che aspetta pazientemente il breakout decisivo.
L’S&P 500 conserva una struttura rialzista di lungo periodo, anche se nel brevissimo termine si osservano segnali di consolidamento. La fascia di 7.760 punti rappresenta la prima resistenza da superare; oltre quest’area, il mercato potrebbe tornare a confrontarsi con i massimi recenti intorno a 7.820 punti.
Il primo supporto si colloca a 7.650 punti. Una perdita netta di questa soglia aumenterebbe il rischio di un ritorno verso 7.400 punti, livello da considerare decisivo per preservare l’impianto tecnico positivo dell’indice.
Il VIX, l’indice che misura la volatilità implicita delle opzioni sull’S&P 500, è sceso fino a 14,91 punti e ha chiuso la settimana disegnando una candela hammer. La tendenza di fondo della volatilità resta ribassista, ma il pattern invita a non escludere un rimbalzo tecnico. Una permanenza sotto 16,70 punti sarebbe coerente con un contesto di rischio ancora contenuto; un ritorno sopra quella soglia, invece, segnalerebbe una maggiore domanda di protezione e un possibile aumento della pressione sugli indici azionari.
L’EuroStoxx 50 ha segnato un massimo intorno a 6.570 punti a inizio agosto, avviando poi una fase di ritracciamento proseguita tra la fine del mese e l’inizio di settembre. Il supporto immediato resta collocato nell’area dei 6.350 punti, ma la fuoriuscita dal precedente canale rialzista rende il quadro più vulnerabile alle sorprese della BCE.
Sul grafico si delinea una possibile configurazione assimilabile a un cup and handle rovesciato, figura che assumerebbe una connotazione ribassista soltanto in presenza di conferme operative. In caso di rottura dei supporti, i livelli da osservare sarebbero 6.100 e 6.000 punti. Un movimento fino a 6.000 punti implicherebbe una correzione di poco superiore al 7% rispetto ai massimi di agosto.
Il DAX tedesco ha invece costruito un doppio massimo in area 26.500 punti e successivamente è arretrato verso 25.850 punti. La fascia compresa tra 25.800 e 25.880 punti è il principale livello di controllo: la sua tenuta potrebbe favorire una stabilizzazione, mentre una violazione decisa aprirebbe spazio a un movimento verso 25.000 punti.
Il messaggio per gli investitori è chiaro: l’azionario europeo non ha ancora compromesso definitivamente la propria impostazione rialzista, ma ha perso parte della spinta che lo aveva accompagnato nei mesi precedenti. Le decisioni di Francoforte saranno quindi decisive per stabilire se la fase attuale resterà un semplice consolidamento oppure evolverà in una correzione più profonda.
Il Dollar Index è stato respinto dalla resistenza in area 99,75 punti, mostrando una debolezza di breve periodo. Il livello da monitorare è ora 98,75: una discesa stabile sotto questa soglia potrebbe alimentare vendite sul biglietto verde e sostenere le principali valute concorrenti.
EUR/USD ha reagito dai minimi di giugno e si mantiene sopra 1,15. La fascia compresa tra 1,1640 e 1,1680 è il vero banco di prova per l’euro: una rottura convincente consentirebbe al cambio di uscire con maggiore forza dalla struttura ribassista di breve periodo e di puntare al test di 1,17.
Anche la sterlina mostra segnali costruttivi dopo il superamento del canale regressivo ribassista. GBP/USD trova un primo sostegno in area 1,35, mentre le resistenze si collocano a 1,36 e 1,3650. Un ritorno sotto 1,35 aumenterebbe invece l’attenzione sul supporto più profondo, compreso tra 1,32 e 1,33.
Lo yen resta una delle valute da seguire con maggiore attenzione in vista della riunione della Bank of Japan. USD/JPY è sceso dai massimi di fine luglio in area 163 verso quota 150, con le medie mobili che hanno generato un incrocio ribassista. Il recupero dello yen diventerebbe più credibile con la perdita di 155 da parte del cambio, scenario che potrebbe aprire spazio verso 152-150.
L’oro ha recuperato con decisione dai minimi di luglio, passando da circa 4.000 dollari l’oncia ai massimi in area 4.600 dollari. Dopo l’accelerazione, il metallo prezioso si muove intorno a 4.470 dollari, soglia che costituisce un riferimento tecnico rilevante per valutare la tenuta dell’attuale fase positiva.
La permanenza sopra quest’area manterrebbe aperto lo scenario di un nuovo attacco a 4.700 dollari. Il superamento di tale resistenza potrebbe attivare un’estensione del movimento verso la soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia. Al contrario, una discesa sotto 4.300 dollari indebolirebbe il quadro tecnico e aumenterebbe il rischio di una correzione più ampia.
Il supporto dell’oro non dipende soltanto dall’analisi grafica. Tassi reali, andamento del dollaro, flussi verso gli ETF, acquisti delle banche centrali e domanda di copertura dai rischi geopolitici sono tutti fattori che possono influenzare il prezzo. In una fase in cui l’inflazione torna a sorprendere al rialzo, il metallo può mantenere un ruolo di diversificazione, ma resta esposto a movimenti molto rapidi qualora il dollaro o i rendimenti reali riprendessero forza.

Il prezzo dell'oro scende a 4.431,07 dollari l'oncia (-0,94%), dopo aver toccato in seduta un massimo di 4.490,93 e un minimo di 4.365,44.
Non è un crollo, ma una pausa fisiologica dopo un rialzo che ha portato il metallo giallo dai minimi di 3.942,50 punti fino ai massimi storici di 4.889,44 dollari: il mercato sta semplicemente prendendo respiro prima di decidere la prossima direzione.
L'oro si è fermato proprio a ridosso della linea orizzontale blu tracciata in area 4.500 dollari, un livello psicologico ed ex massimo di periodo che sta facendo da tappo alla spinta rialzista.
Fino a quando questa soglia non verrà superata con decisione, il metallo prezioso rischia di restare intrappolato in una fase di lateralizzazione, come già accennato nell'ultimo report settimanale di Pepperstone Italia.
Nonostante la correzione odierna, il prezzo continua a muoversi sopra entrambe le medie mobili semplici, posizionate a 4.335,88 e 4.327,36 dollari: un supporto dinamico che ha già dimostrato la sua tenuta nelle scorse settimane.
Anche il SuperTrend ha virato in modalità rialzista in area 4.347,32, dopo la fase ribassista segnalata poco più in alto a 4.664,11, confermando che l'impostazione di breve-medio periodo resta costruttiva.
Con un valore di 52,38, l'RSI si trova in territorio neutro, leggermente sopra la linea mediana: un dato che esclude condizioni di ipercomprato e che quindi non giustifica, da solo, un'inversione ribassista strutturale. Il calo odierno appare più un fisiologico ritracciamento tecnico che l'inizio di un nuovo trend discendente.
Un ritorno sopra 4.500 dollari riaprirebbe le porte a un allungo verso i massimi storici di 4.889 dollari, mentre una discesa sotto il supporto delle medie mobili in area 4.330 dollari aumenterebbe il rischio di un ripiegamento più profondo verso quota 4.100-4.150 dollari.
Fino a quel momento, l'oro resta in una fase di accumulazione tecnica, in attesa di un catalizzatore macro (dati sull'inflazione USA o mosse della Fed) che possa dare una direzione più netta al metallo giallo.
Il WTI ha superato la precedente resistenza di 87 dollari, salendo fino a 90 dollari nella prima parte della settimana e mantenendosi sopra l’area 88. La soglia tecnica decisiva si trova ora a 92,50 dollari al barile: una rottura confermata potrebbe proiettare le quotazioni verso 98-100 dollari.
Il Brent si muove invece intorno a 97 dollari al barile, con uno spread di circa 6 dollari rispetto al WTI. Una fase di prese di beneficio potrebbe riportare il Brent verso 93-94 dollari e il WTI verso 87-88 dollari, fascia che rappresenta il supporto più vicino e il primo test per la forza del trend.
Il petrolio ha un peso macroeconomico rilevante perché un rialzo persistente del greggio si trasferisce, con intensità e tempi diversi, sui costi di trasporto, produzione e prezzi al consumo.
Se WTI e Brent dovessero consolidarsi su livelli più elevati, il mercato potrebbe rivedere al rialzo le attese sull’inflazione e ridurre le speranze di una politica monetaria più accomodante.
Le quotazioni restano sostenute, ma il mercato petrolifero è fortemente condizionato da fattori geopolitici, decisioni OPEC+, dati sulle scorte e variazioni delle prospettive di crescita globale. Per questo, oltre ai livelli tecnici, sarà essenziale seguire le notizie in grado di modificare rapidamente le aspettative su domanda e offerta.
Il greggio WTI tratta a 91,747 dollari al barile, in leggero calo dello 0,46% nell'ultima seduta, dopo un'escursione tra 89,176 e 92,598 dollari. Il dato più interessante, però, non è la variazione giornaliera ma il contesto: il prezzo arriva da un rally imponente partito dai minimi di area 67,551 dollari, segnati a fine giugno, che ha riportato il petrolio sui massimi da mesi.
La struttura disegnata sul grafico, con i punti A, B e C, individua un pattern armonico che ha guidato il movimento delle ultime settimane: dal minimo A a 67,551 dollari al massimo B in area 96.000, fino al ritracciamento C verso 76.000 dollari, con un rapporto di Fibonacci di 0,573 che ha fatto da riferimento per il rimbalzo attuale.
Questo tipo di struttura suggerisce che il mercato si sta muovendo secondo cicli di prezzo ben definiti, non in maniera casuale.
Il prezzo attuale si trova saldamente sopra entrambe le medie mobili, quella più reattiva a 85.713 dollari e quella più lenta a 82.278 dollari, un'impostazione che conferma la forza del rimbalzo.
Anche il SuperTrend ha confermato la fase rialzista, con il livello di riferimento a 81.500 dollari, dopo che la fase ribassista precedente si era esaurita in area 90.409: un segnale che il sentiment di fondo è cambiato radicalmente rispetto a giugno.
Con un valore di 63,67, l'RSI si posiziona in territorio moderatamente positivo, senza però sconfinare ancora in ipercomprato: il momentum rialzista è genuino, ma non eccessivo.
Questo lascia spazio a un ulteriore allungo, anche se un avvicinamento a quota 70 imporrebbe maggiore cautela sui nuovi ingressi.
La resistenza chiave resta l'area 96.000-100.000 dollari, coincidente con il punto B del pattern e con la trendline discendente di lungo periodo che arriva dai massimi storici di 117.896 dollari.
Al contrario, un ritorno sotto gli 85.000 dollari, in area SMA veloce, riporterebbe in discussione la tenuta del rimbalzo, aprendo la strada a un test dei supporti più bassi in area 76.000-77.000 dollari. Fino a quel momento, il quadro tecnico del WTI resta impostato al rialzo, sostenuto anche dalle dinamiche geopolitiche legate agli accordi sull'export petrolifero discusse nell'ultimo report Pepperstone.

Intel ha recuperato dai supporti in area 87 dollari e ha superato quota 90, ma la resistenza dei 97 dollari resta il passaggio tecnico più importante. Una chiusura stabile sopra questo livello potrebbe favorire un’estensione verso 105-107 dollari; il Point of Control in area 90,70 dollari rappresenta invece il primo riferimento difensivo.
Il quadro richiede comunque prudenza. Diverse rilevazioni di inizio settembre collocavano il titolo nella fascia alta degli 80 o poco sopra 90 dollari, segnalando quindi un’area tecnica effettivamente molto sensibile tra 86 e 97 dollari. Questo rende più corretto leggere il movimento come un tentativo di recupero ancora da confermare, non come un breakout già consolidato.
Meta ha chiuso una settimana positiva, con un movimento da circa 560 a 615 dollari. L’ex resistenza dei 605 dollari si trasforma ora nel supporto più importante: una tenuta sopra tale livello potrebbe accompagnare il titolo verso 660 dollari, mentre un ritorno sotto 590 dollari indebolirebbe l’impostazione di breve periodo.
Per entrambi i titoli, il tema centrale resta il medesimo: le valutazioni del comparto tecnologico sono molto sensibili alle aspettative sui tassi.
Rendimenti in discesa e una Fed percepita come meno restrittiva favorirebbero i titoli growth; al contrario, un nuovo rialzo dei rendimenti potrebbe riaccendere la volatilità soprattutto sui nomi a maggiore esposizione all’intelligenza artificiale e alla crescita futura.
Settembre può diventare un mese di svolta perché mette insieme tre fattori: inflazione in risalita, banche centrali chiamate a scegliere il prossimo passo e mercati azionari ancora vicini a livelli tecnicamente rilevanti. Il punto non sarà soltanto capire se BCE, Fed, BoE e BoJ modificheranno i tassi, ma valutare quanto spazio lasceranno a una politica monetaria meno restrittiva nei prossimi mesi.
Per Nasdaq e S&P 500, la capacità di difendere i supporti sarà il primo segnale sulla tenuta del trend rialzista. Per EuroStoxx e DAX, la riunione BCE potrebbe rappresentare il catalizzatore capace di confermare o smentire la correzione in corso. Oro e petrolio restano invece indicatori cruciali delle tensioni macroeconomiche: il primo riflette la ricerca di protezione, il secondo può alimentare nuove pressioni inflazionistiche.
In una fase di mercato così sensibile alle notizie, la gestione del rischio diventa centrale. I livelli tecnici possono aiutare a definire scenari e invalidazioni, ma dovrebbero essere utilizzati insieme alla lettura dei dati macroeconomici, alla dimensione corretta delle posizioni e a regole operative coerenti con il proprio profilo di rischio.
Va segnalato che Pepperstone promuove un percorso di educazione finanziaria dedicato al trading di borsa, il progetto EduFin, con appuntamenti online dalle 17 alle 18:30 il 4, 11 e 18 settembre 2026, seguiti da una giornata conclusiva in presenza il 25 settembre 2026 a Bari.
Tutte le informazioni sono disponibili sul sito workatwallstreet.it, nella sezione dedicata a EduFin 2026.

Non perderti gli ultimi aggiornamenti tecnici e le strategie operative su Pepperstone Italia. Visita il sito ufficiale www.pepperstone.it/it per accedere a strumenti di analisi avanzati, formazione professionale e segnali trading real-time. Iscriviti al canale YouTube ufficiale di Pepperstone Italia dove pubblichiamo settimanalmente le analisi tecniche dettagliate dei principali mercati (EURUSD, indici USA, commodity, azioni tech) e i live trading direttamente dall'apertura di Wall Street. Ricevi in tempo reale i livelli di supporto, resistenza e i trade setup che muovono i mercati globali. Unisciti a migliaia di trader e investitori che utilizzano le nostre analisi per ottimizzare le loro strategie operative.