
Nel 2025 l’oro ha messo a segno un rally storico, spinto da un mix potente di tagli della Fed e rendimenti reali in calo, che hanno ridotto il costo opportunità di detenere asset privi di cedola, e da acquisti record delle banche centrali, tornate a comprare centinaia di tonnellate l’anno e oltre 1.000 tonnellate nel triennio recente. A questo si aggiungono i timori per un’inflazione “appiccicosa”, deficit pubblici elevati e la fragilità percepita delle valute fiat, in un contesto di tensioni geopolitiche e incertezza globale che ha rafforzato il ruolo dell’oro come bene rifugio e strumento di copertura sistemica.
L’oro (XAU/USD) oggi oscilla poco sopra 4.320–4.330 dollari l’oncia, in lieve flessione rispetto ai massimi toccati nella prima metà di dicembre, ma inserito in un trend rialzista di fondo ancora molto robusto dopo un 2025 straordinario per performance e nuovi massimi storici. Il quadro tecnico di breve descrive una fase di correzione/consolidamento all’interno di un canale ascendente, mentre il contesto macro–monetario (tagli Fed, rendimenti reali in discesa, acquisti delle banche centrali) continua a rappresentare un potente sostegno strutturale al metallo giallo.
Sul piano fondamentale, l’oro beneficia di un contesto dominato dalle attese di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve nel 2026, dopo il ciclo di riduzioni avviato nel 2025 che ha compresso i rendimenti reali, uno dei principali driver storici del metallo.
La combinazione di rendimenti nominali più bassi e inflazione che rimane sopra il target in molte economie avanzate rende meno attraente il cash e i Treasury a breve, rafforzando l’interesse per asset privi di rendimento ma percepiti come store of value.
Parallelamente, il 2025 è stato caratterizzato da acquisti record di oro da parte delle banche centrali, in particolare in Asia e nei mercati emergenti, che hanno spinto il metallo a oltre 50 nuovi massimi storici nel corso dell’anno, con un rialzo complessivo di oltre il 60%.
Tale accumulazione strategica – motivata da diversificazione delle riserve, tensioni geopolitiche e desiderio di ridurre la dipendenza dal dollaro – ha creato un “floor” strutturale alla domanda, stabilizzando il prezzo su livelli storicamente elevati.
Il quadro di risk sentiment globale resta sfaccettato: da un lato, l’appetito per il rischio sugli asset azionari è sostenuto da prospettive di tagli dei tassi e crescita ancora positiva; dall’altro, permangono tensioni geopolitiche e rischi di policy che alimentano la componente di domanda rifugio su oro. Questa convivenza di fattori pro–risk e pro–hedging ha favorito un “nuovo regime” in cui oro e azioni possono salire contemporaneamente, riducendo la tradizionale correlazione negativa di breve periodo.
Dal lato inflattivo, la discesa dell’inflazione headline rispetto ai picchi post–pandemici non ha cancellato del tutto i timori di un’inflazione strutturalmente più alta rispetto al decennio precedente, specie negli Stati Uniti. I modelli di nowcasting della Fed di Cleveland indicano un CPI core che fatica a convergere rapidamente al 2%, rimanendo in prossimità del 3%, valore che alimenta l’idea di un contesto di “higher for longer” in termini di inflazione sottostante.
In questo scenario, l’oro ha funzionato nel 2025 come hedge sia contro l’inflazione che contro il rischio di errori di policy: gli investitori istituzionali e retail hanno interpretato le fasi di debolezza del dollaro e l’incertezza sulla traiettoria dei tassi come opportunità per incrementare l’esposizione al metallo.
La narrativa di lungo periodo resta quella di un asset che preserva potere d’acquisto in contesti di erosione del valore reale delle valute fiat e di volatilità politica elevata.
Sul fronte della crescita, il 2025 ha visto un’espansione moderata in area euro e più robusta negli Stati Uniti, ma con segnali di rallentamento ciclico in alcune economie emergenti e in Cina, fattori che aumentano la percezione di vulnerabilità del ciclo globale. Il dollaro, pur rimanendo relativamente forte in termini storici, si è indebolito rispetto ai massimi precedenti per effetto del repricing dei tassi Fed, contribuendo a rafforzare i prezzi dell’oro denominati in USD.
La domanda fisica di gioielleria e tecnologia è stata più volatile, ma la componente di investimento (ETF, futures e acquisti istituzionali) e quella ufficiale (banche centrali) hanno compensato queste oscillazioni, sostenendo i flussi netti verso il metallo. Nel complesso, la combinazione di crescita globale non eccessiva, dollaro meno dominante, tassi reali più bassi e domanda ufficiale forte ha creato un contesto straordinariamente favorevole per il metallo giallo lungo tutto il 2025.
In termini descrittivi, l’oro al 19 dicembre 2025 si trova quindi in una situazione di “alto plateau rialzista”: tecnicamente inserito in un canale ascendente con medie mobili e RSI ancora costruttivi, e macroeconomicamente sostenuto da un mix di tagli Fed, rendimenti reali compressi, inflazione non completamente domata e forte domanda ufficiale e d’investimento.
La dinamica delle prossime settimane dipenderà dal delicato equilibrio fra la normalizzazione dell’inflazione, il ritmo dei tagli della Fed, l’evoluzione del dollaro e l’intensità della domanda da parte di banche centrali e investitori istituzionali, elementi che continueranno a determinare la traiettoria del metallo nel 2026.
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Sul fronte tecnico, l’oro continua a muoversi all’interno di un canale ascendente su base daily, con i prezzi collocati nella parte medio–alta della struttura e medie mobili che confermano un’impostazione bullish.
Le analisi giornaliere segnalano come il prezzo resti al di sopra delle principali medie di riferimento (20, 50 e 100 periodi), con le medie stesse orientate verso l’alto, segnale di un trend di fondo intatto nonostante il ritracciamento di brevissimo.
Il 14–19 dicembre varie analisi inquadrano il movimento attuale come “correzione all’interno di un canale rialzista”, con attese di test della parte bassa del canale e potenziale successiva ripresa della tendenza ascendente finché tali supporti non vengono violati con decisione.
L’RSI a 14 periodi su base daily resta in zona positiva, tendente all’area di ipercomprato ma in progressivo raffreddamento, coerente con una fase di consolidamento dopo una fase di forte spinta rialzista.
Alcune letture evidenziano un RSI che testa una trendline di supporto bullish: finché questa linea tiene, il quadro di momentum rimane compatibile con un trend rialzista “in pausa” più che con un’inversione, mentre una rottura di tale supporto sull’RSI sarebbe un primo segnale di possibile deterioramento del quadro tecnico.
La price action mostra una sequenza di candele giornaliere con upper shadow più pronunciate sui massimi sopra 4.350, che indicano vendite e prese di profitto in quell’area, alternate a candele di consolidamento vicino ai supporti a 4.310–4.290. In timeframe inferiori, diverse analisi notano pattern di consolidamento (piccoli corpi, range compresso) compatibili con una fase di attesa in cui il mercato calibra le posizioni alla luce dei nuovi dati macro e delle aspettative su Fed e inflazione.
L’oro (XAU/USD) resta inserito in un trend rialzista di fondo molto forte, ma nelle ultime sedute sta lavorando in una fase di correzione/consolidamento sotto i massimi storici di inizio dicembre. Parallelamente, l’argento mostra una dinamica ancora più esplosiva, con un Gold/Silver ratio in forte contrazione rispetto ai picchi degli anni passati, segnale di una fase in cui il metallo bianco sta sovraperformando l’oro.

L’oro ha toccato in settimana area 4.330–4.350 dollari l’oncia, ma è sceso verso 4.320–4.330, con un drawdown molto contenuto rispetto ai massimi e un guadagno ancora superiore al 6% nell’ultimo mese e oltre il 60% su base annua.
La traiettoria di medio periodo è coerente con una tendenza rialzista: il prezzo resta ampiamente sopra i minimi di ottobre/novembre e disegna massimi e minimi crescenti su base settimanale.
Tecnicamente, le analisi giornaliere descrivono un canale ascendente dove il prezzo oscilla tra la parte alta (4.350–4.400) e la fascia centrale di supporto (4.290–4.310), con il movimento del 19 dicembre interpretato come correzione interna al canale, non come rottura dell’impianto rialzista. Finché la price action rimane sopra l’area 4.200–4.250, le letture di trend continuano a classificare l’oro in regime “bull market maturo” piuttosto che in inversione ribassista.
Le principali analisi indicano il prezzo dell’oro ancora sopra le medie mobili chiave (20, 50 e 100 periodi), tutte orientate al rialzo, segno di una struttura rialzista ordinata in cui la 50 giorni agisce come supporto dinamico di tendenza.
La 50-day viene associata a un’area di difesa tecnica compresa grosso modo tra 4.250 e 4.300 dollari, zona più volte testata durante i pullback delle ultime settimane senza che il trend di fondo sia stato compromesso.
L’RSI daily, secondo i commenti tecnici più recenti, si muove in zona positiva ma sotto l’ipercomprato dopo aver registrato valori molto elevati nella fase di breakout verso i nuovi massimi storici.
Questa normalizzazione del momentum descrive un passaggio da una fase di euforia rialzista a una di consolidamento in trend, in cui le correzioni servono a scaricare gli eccessi senza modificare la direzione dominante.
Sul fronte dei livelli chiave, molti desk individuano:
Supporti primari: 4.310–4.290 (base del consolidamento attuale e fascia inferiore del micro-range di breve) e 4.200 come supporto di swing più importante su base daily/weekly.
Resistenze: 4.365–4.390 e 4.455–4.470, zone collegate ai massimi relativi e ai target tecnici derivanti dalla proiezione del canale rialzista e dai pattern di breakout di inizio mese.
Questa configurazione – prezzo sopra le medie, RSI ancora costruttivo, canale ascendente intatto – caratterizza un trend rialzista in fase di consolidamento, nel quale la direzione dominante rimane verso l’alto, ma con maggiore selettività e sensibilità alle notizie macro.
L’argento (XAG/USD) ha messo a segno un rally ancora più rilevante dell’oro, con prezzi saliti a circa 65,3 dollari l’oncia il 19 dicembre, pari a un +29% nell’ultimo mese e +121% su base annua.
Su base calendar year 2025, quindi, il metallo bianco ha quasi raddoppiato la performance già eccezionale del metallo giallo, segnalando una chiara fase di sovraperformance ciclica dell’argento.
Il Gold/Silver ratio – definito come rapporto tra il prezzo di un’oncia d’oro e quello di un’oncia d’argento – si è di conseguenza contratto in modo significativo rispetto ai picchi storici oltre quota 80–90 degli anni scorsi, scendendo su valori molto più bassi (indicativamente area 65–70) nel corso del 2025.
Storicamente, fasi di forte rialzo dei metalli preziosi vedono spesso l’argento sovraperformare l’oro nella parte “calda” del ciclo, producendo una compressione del rapporto come quella osservata quest’anno.
Le serie storiche mostrano anche una correlazione tra Gold/Silver ratio e andamento del Dollar Index: in generale, un dollaro meno forte tende a favorire riduzione del ratio (argento più forte), mentre fasi di stress e risk-off estremo spesso vedono il rapporto risalire (oro rifugio che sovraperforma).
Nel 2025, il mix di debolezza relativa del dollaro, aspettative di tagli Fed e forte propensione per i metalli industriali/ibridi ha creato un ambiente ideale per la sovraperformance dell’argento rispetto all’oro, con impatto diretto sulla traiettoria del Gold/Silver ratio.
In sintesi descrittiva, sul piano puramente analitico:
L’oro resta in un trend rialzista di medio–lungo periodo, con la fase attuale che rappresenta un consolidamento sotto i massimi storici all’interno di un canale ascendente confermato da medie mobili e RSI.
L’argento, ancora più forte, ha compresso il Gold/Silver ratio su livelli molto più bassi rispetto agli anni precedenti, configurando una fase in cui la “gamba ciclica” dei metalli preziosi è guidata soprattutto dal metallo bianco, in un contesto di dollaro meno dominante e attese di tassi reali contenuti.