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Euro alla parità con il dollaro americano: 1 eur per 1 usd

Matteo Paganini
Head of Italy
19 lug 2022
L’euro è arrivato a quotare alla parità contro il dollaro americano. Cosa sta succedendo?

I differenziali di tasso delle Banche Centrali e l’inflazione

Quando si lavora su una coppia di valute, se si compra la prima si vende la seconda e viceversa. Traducendo, il tutto significa che, nel caso di EurUsd, acquisto euro (sui quali guadagnerò un tasso di interesse annuo), indebitandomi in dollari (sui quali invece pagherò un tasso di interesse). Con i tassi ai livelli attuali (tralasciando i tassi reali di tom next che vengono quotati sull’interbancario, i tassi a cui effettivamente avvengono gli swap overnight – quelli più conosciuti con il nome di rollover), esiste un differenziale nominale tra i tassi euro (0%) ed i tassi Usa (1.75%) pari all’1.75%. Se si acquistano dollari, si guadagnano soldi dall’effetto tassi, poi bisogna certamente considerare l’effetto prezzo.

Con le aspettative di rialzi ulteriori in Usa e di una forte indecisione lato BCE, il rischio che questo differenziale vada ad ampliarsi rimane sostanziale, con possibili ulteriori acquisti di dollari, il che potrebbe pesare ulteriormente sulla divisa europea.

Le banche centrali stanno alzando il costo del denaro per contenere l’inflazione, seguendo il ragionamento che tassi più alti risulterebbero appetibili per gli investitori, i quali, acquistando titoli andrebbero a far ritirare la liquidità utilizzata ai fini dell’acquisto dal sistema monetario, andando a ridurre la quantità di moneta in circolazione e contenendo così l’inflazione (si veda Teoria Quantitativa della Moneta per approfondimenti). Il problema è che questa inflazione (aiutata certamente dalla quantità di denaro immessa nel sistema con i vari QE), non dipende soltanto dalla massa monetaria in circolazione e dalla velocità di circolazione della moneta, dipende da shock esogeni sul lato dell’offerta (catene di forniture interrotte) e dall’inasprimento dei prezzi delle materie prime.

Fortunatamente è passato il periodo di Trichet, dobve il banchiere centrale alzava i tassi al 4% in Europa per contenere un’inflazione importata dai rialzi dei prezzi del petrolio, ma ci troviamo di fronte ad una situazione delicata, dove i nodi potrebbero venire al pettine ed il vaso di Pandora scoperchiarsi.

Forza di dollaro o debolezza di euro?

Il discorso affrontato all’inizio di questa riflessione permette di capire come si possa beneficiare dei tassi sui dollari americani contro qualsiasi valuta mondiale, il che potrebbe condurre, in linea generale, ad acquisti di massa di divisa americana, andandosi ad indebitare in divise che presentano bassi tassi (e di conseguenza bassi costi). E’ questo un fenomeno che sta accadendo? Sì, con lo yen che sopra tutti è stata utilizzata come valuta di finanziamento per procedere ad acquisti di greenback, con i prezzi di UsdJpy saliti da 120 a quasi 140. I puzzle che si comporranno tra le diverse banche centrali mondiali determineranno, insieme ai quadri marcoreconomici, l’utilità potenziale di detenere l’una o l’altra divisa (la situazione va seguita di settimana in settimana, stiamo finalmente tornando a vedere mercati su cui i rendimenti possono essere trovati su diversi lidi – azionario, obbligazionario e valutario. Cambio di focus, lo ritrovate all’ultimo paragrafo).

Se ci concentriamo però sulla moneta unica europea, troviamo degli effetti moltiplicativi di volatilità dati e da acquisti di dollaro e da vendite di euro. Una debolezza dovuta alla fragilità del sistema euro in senso sia stretto che lato e confermata anche dalle quotazioni di EurChf, con un franco svizzero acquistato in una situazione che non mostra risk off generalizzato (alias avversione al rischio, necessità di valuta rifugio – tant’è che lo yen - altra valuta rifugio per antonomasia, non viene acquistato), ma trainato a rialzo dalle vendite di euro.

Se a questo aggiungiamo una situazione di errori strutturali nella creazione di quello che possiamo definire un sistema di cambi fissi (l’euro), con la BCE che ha un tasso solo di riferimento per tutte le diverse economie che compongono l’area euro, economie che però offrono rendimenti diversi sui propri titoli di stato, creando quelli che vengono definiti gli spread, sui quali la Banca Centrale Europea deve intervenire senza però finanziare direttamente gli Stati (la famosa frammentazione), per evitare che certi Paesi vengano presi di mira dai mercati finanziari, con ripercussioni future sulle proprie economie reali. Una BCE che ha anche il problema di dover alzare i tassi, ed anche in fretta, conscia però del fatto che non può farlo a causa delle asimmetrie di costruzione del sistema, che andrebbero ad affossare gli Stati del Sud Europa in mancanza di strumenti protettivi da parte della celere (ironia) BCE.  

EURUSD - grafico settimanale

Mercati tecnici e liquidi e cambio di focus

Il quadro non è sicuramente dei migliori e, a prescindere da cosa accadrà, rende la situazione sui mercati molto interessante, in quanto i driver da seguire sono ufficialmente tornati ad essere in molti, con le politiche monetarie da parte delle Banche Centrali che la fanno da padrone e la macroeconomia pura che ha cominciato ad essere rianalizzata in maniera attenta, in quanto tassello fondamentale che determinerà le scelte dei banchieri. Oltre a questo, abbiamo il problema materie prime ed inflazione mondiale da gestire, con i guai geopolitici ed il covid che non ci abbandonano. Dopo parecchi anni cambiano le logiche di investimento, si torna a vivere in un mondo che non è più a tassi zero, il che durerà fino a quando non si dovranno abbassare i tassi per far fronte alla prossima recessione. Che l’America li stia alzando ora per crearsi la possibilità di abbassarli in caso di necessità?

La BCE non può permettersi ancora di perdere tempo.

Detto questo, i mercati risultano liquidi, tecnici e ben correlati. Con l’approccio al rischio corretto, esistono molte possibilità di lavoro.

Non dobbiamo dimenticarci che è avvenuto un cambio di focus: fino a poco tempo fa gli unici rendimenti potevano essere cercati sui listini azionari, che salivano senza soluzione di continuità, dati i tassi a zero sia sui bond governativi che, di conseguenza, sulle relative valute. Ora la siatuzione è cambiata e occorre navigare seguendo i giusti venti.

Mi terrò in contatto con voi per condividere i miei pensieri, potrebbero risultare utili spunti di riflessione.

Un cordiale saluto.

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